{"id":1000030665,"date":"2026-04-27T06:39:58","date_gmt":"2026-04-27T09:39:58","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000030665"},"modified":"2026-04-27T06:39:59","modified_gmt":"2026-04-27T09:39:59","slug":"eutanasia-il-dottor-morte-vale-70-milioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000030665","title":{"rendered":"Eutanasia, il Dottor Morte vale 70 milioni"},"content":{"rendered":"\n<p>La storia di Wendy Duffy non \u00e8 solo una vicenda personale. \u00c8 il punto da cui partire per capire cosa sta diventando il cosiddetto \u201cfine vita assistito\u201d in Europa. A 56 anni, senza una malattia terminale, ha scelto di morire oggi in una clinica svizzera dopo aver dichiarato di non riuscire pi\u00f9 a sopportare il dolore per la perdita del figlio.&nbsp;&nbsp;Una scelta che viene raccontata come autodeterminazione, ma che solleva una domanda inevitabile: quando la sofferenza esistenziale diventa sufficiente per accedere alla morte assistita, il confine smette di essere medico e diventa culturale. E, sempre pi\u00f9 spesso, anche economico.<\/p>\n\n\n\n<p>Il prezzo della morte<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un dato che pesa pi\u00f9 di ogni altro: il \u201cfine vita assistito\u201d muove oggi tra i 65 e i 70 milioni di euro l\u2019anno tra Svizzera e Olanda. Non si tratta di una stima ideologica, ma di una ricostruzione basata su bilanci, procedure e flussi finanziari. Dietro le parole \u201cdignit\u00e0\u201d e \u201cdiritto\u201d, emerge una struttura che, pur definendosi non-profit, gestisce entrate rilevanti e costanti. Un sistema che non si limita a rispondere a richieste individuali, ma finisce per organizzarle, incanalarle e \u2013 inevitabilmente \u2013 monetizzarle.<\/p>\n\n\n\n<p>Svizzera: il modello privato che piace all\u2019estero<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 proprio in Svizzera che si \u00e8 recata Wendy Duffy, presso la clinica Pegasos. Qui il modello \u00e8 basato su associazioni private che operano su scala internazionale. Nel 2025 si stimano circa 1.700 decessi assistiti, con un ricavo medio di circa 11.000 euro per paziente straniero. Il totale delle sole procedure sfiora i 19 milioni di euro, a cui si aggiungono oltre 13 milioni di euro di quote associative. Il risultato \u00e8 un sistema da oltre 30 milioni di euro l\u2019anno, alimentato anche da persone che pagano per anni senza mai utilizzare il servizio. Un modello che vive tanto dell\u2019atto finale quanto dell\u2019attesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Olanda: la normalizzazione attraverso il sistema sanitario<\/p>\n\n\n\n<p>In Olanda il quadro \u00e8 diverso ma altrettanto significativo. Qui l\u2019eutanasia \u00e8 integrata nella sanit\u00e0 pubblica, con oltre 10.000 casi annui e un costo medio di circa 3.000 euro per procedura, coperto da assicurazioni e Stato. Il risultato \u00e8 un giro d\u2019affari di circa 30 milioni di euro l\u2019anno, sostenuto dalla fiscalit\u00e0 generale. In questo caso la morte assistita non \u00e8 un servizio acquistato, ma una prestazione erogata. Il passaggio \u00e8 sottile ma decisivo: da scelta eccezionale a opzione prevista.<\/p>\n\n\n\n<p>Un sistema che accumula risorse<\/p>\n\n\n\n<p>Le principali organizzazioni svizzere dispongono di riserve milionarie, tra immobili e liquidit\u00e0. Fondi che vengono reinvestiti in strutture, personale e attivit\u00e0 di pressione politica. Questo aspetto \u00e8 raramente al centro del dibattito pubblico sull\u2019eutanasia, ma \u00e8 difficile ignorarlo: pi\u00f9 cresce il numero delle procedure, pi\u00f9 cresce la capacit\u00e0 di influenza di queste realt\u00e0. Non solo sanitaria, ma culturale e legislativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il costo individuale<\/p>\n\n\n\n<p>Per chi, come Wendy Duffy, decide di rivolgersi a queste strutture, il costo \u00e8 tutt\u2019altro che marginale. Una procedura completa in Svizzera pu\u00f2 arrivare a 10.000-12.000 euro, tra pratica, valutazioni e servizi accessori. Una parte consistente finisce direttamente all\u2019organizzazione, mentre il resto copre spese burocratiche e obblighi legali. Anche in caso di esito negativo, alcuni costi restano acquisiti. Il dato \u00e8 semplice: per il singolo \u00e8 una spesa significativa, per il sistema \u00e8 un flusso costante.<\/p>\n\n\n\n<p>Domanda reale o offerta organizzata?<\/p>\n\n\n\n<p>Il caso di Wendy Duffy riporta al centro una questione che spesso viene evitata. Se una persona in lutto pu\u00f2 accedere a queste strutture per l\u2019eutanasia, significa che il criterio non \u00e8 pi\u00f9 solo clinico. Significa che la soglia si \u00e8 abbassata, e che ci\u00f2 che un tempo richiedeva condizioni estreme oggi pu\u00f2 essere ricondotto a categorie pi\u00f9 ampie e meno verificabili. In questo contesto, la presenza di un sistema organizzato e finanziariamente solido non \u00e8 neutrale. Perch\u00e9 quando esiste un\u2019offerta strutturata, la domanda tende a seguirla.<\/p>\n\n\n\n<p>Una questione aperta<\/p>\n\n\n\n<p>Il punto non \u00e8 negare il dolore individuale n\u00e9 semplificare storie personali complesse. Ma ignorare il contesto in cui queste decisioni avvengono significa rinunciare a comprendere il fenomeno. E oggi quel contesto dice una cosa chiara: attorno al fine vita si \u00e8 sviluppato un sistema economico rilevante, capace di crescere, strutturarsi e influenzare il dibattito pubblico. Il caso Wendy Duffy, al di l\u00e0 della sua dimensione personale, diventa cos\u00ec qualcosa di pi\u00f9. Non solo una scelta individuale di eutanasia, ma il segnale di un cambiamento pi\u00f9 ampio, in cui il valore della vita e il peso delle decisioni rischiano di essere ridefiniti anche \u2013 e forse soprattutto \u2013 in base a ci\u00f2 che \u00e8 possibile organizzare, offrire e finanziare.<\/p>\n\n\n\n<p>Enrico Foscarini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La storia di Wendy Duffy non \u00e8 solo una vicenda personale. \u00c8 il punto da cui partire per capire cosa sta diventando il cosiddetto \u201cfine vita assistito\u201d in Europa. 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