{"id":1000030629,"date":"2026-04-26T22:30:47","date_gmt":"2026-04-27T01:30:47","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000030629"},"modified":"2026-04-26T22:30:49","modified_gmt":"2026-04-27T01:30:49","slug":"lenergia-costerebbe-32-euro-noi-la-paghiamo-110-sapete-perche-tante-grazie-tassa-verde","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000030629","title":{"rendered":"L\u2019energia costerebbe 32 euro, noi la paghiamo 110. Sapete perch\u00e9? Tante grazie tassa verde"},"content":{"rendered":"\n<p>Lo sappiamo bene, purtroppo: per l\u2019Unione Europea di Ursula von der Leyen il \u201cgreen\u201d \u00e8 una religione. E in queste settimane di crisi energetica si parla spesso del famigerato protocollo ETS, lo strumento attivo in Europa dal 2005 utile a ridurre le emissioni di gas serra. Ma cos\u2019\u00e8 esattamente? E, soprattutto, per quale oscura ragione, in determinati momenti di crisi energetica e geopolitica (mentre il resto del mondo continua a inquinare senza freni), per l\u2019Europa questo meccanismo risulta impossibile da sospendere? L\u2019ETS \u00e8 il primo e pi\u00f9 grande mercato di scambio di quote di CO\u2082 al mondo. Si basa sul principio \u201ccap and trade\u201d: l\u2019Unione Europea fissa un tetto massimo (cap) alle emissioni di CO\u2082 e altri gas serra per i settori interessati (principalmente produzione di energia elettrica, industrie come quelle dell\u2019acciaio, del cemento e chimiche, e pi\u00f9 recentemente trasporti marittimi), che rappresentano circa il 40% delle emissioni totali di gas serra dell\u2019UE. Questo tetto si riduce progressivamente ogni anno per allinearsi agli obiettivi climatici ambiziosi dell\u2019Europa, come la riduzione del 55% entro il 2030 rispetto al 1990 e la neutralit\u00e0 climatica entro il 2050. Le industrie, per emettere CO\u2082, devono dunque acquistare o ricevere quote di emissione, ciascuna corrispondente a una tonnellata di CO\u2082 equivalente. Al termine dell\u2019anno, devono restituire un numero di quote pari alle loro emissioni reali. Le quote possono essere scambiate sul mercato. Attualmente, il prezzo oscilla intorno ai 74-75 euro per quota, cio\u00e8 per tonnellata di CO\u2082. Questo sistema mira a rendere economicamente conveniente ridurre le emissioni: chi inquina di pi\u00f9 paga di pi\u00f9. Tuttavia, l\u2019impatto sui costi energetici \u00e8 significativo. Per rendere l\u2019idea: produrre un megawattora con il carbone costa circa 36 \u20ac, mentre per produrlo con il gas si arriva intorno agli 82 \u20ac. Ma con l\u2019ETS entra in gioco il costo delle quote relative all\u2019inquinamento. Aggiungendo al costo dell\u2019energia il prezzo attuale dell\u2019ETS, pari a circa 75 \u20ac, il costo finale di un MWh prodotto con il carbone arriva a circa 111 \u20ac. Per il gas, l\u2019aggiunta \u00e8 minore (intorno ai 30 \u20ac), arrivando a pi\u00f9 o meno 113 \u20ac. I due costi si allineano, ma il risultato \u00e8 un aumento generale del prezzo dell\u2019energia. L\u2019harakiri europeo si palesa chiaramente con tutta la sua forza in momenti di crisi come quello attuale, in cui tra Ucraina e Medio Oriente questo meccanismo diventa particolarmente gravoso. Mentre paesi come Cina e India continuano a costruire centrali a carbone, puntando al proprio sviluppo economico, l\u2019Europa impone a s\u00e9 stessa un costo aggiuntivo che erode la competitivit\u00e0 delle sue industrie. L\u2019assurdo, peraltro, \u00e8 che questo fenomeno porta alla delocalizzazione della produzione verso paesi con normative ambientali pi\u00f9 morbide. E quindi le emissioni globali non diminuiscono; semplicemente si spostano altrove. Cos\u00ec, gli europei si trovano di fronte a bollette sempre pi\u00f9 elevate mentre il resto del mondo continua a inquinare. In questo contesto complicato, il governo italiano sta provando a chiedere con forza la sospensione del sistema ETS per la produzione di elettricit\u00e0 da fonti termiche, cos\u00ec da alleggerire il peso sulle bollette e sulle imprese in un momento di crisi a premier Giorgia Meloni e i ministri Adolfo Urso e Gilberto Pichetto hanno avanzato la richiesta a Bruxelles, sottolineando come l\u2019ETS agisca oggi come una tassa aggiuntiva. Tuttavia, l\u2019Unione Europea ha risposto negativamente, ribadendo l\u2019importanza del sistema per il raggiungimento degli obiettivi climatici. E cos\u00ec, anche in tempi di crisi, l\u2019Europa mantiene invariato il meccanismo, accettando il rischio di sacrificare competitivit\u00e0 e crescita senza una riduzione proporzionata delle emissioni a livello globale.<\/p>\n\n\n\n<p>Alessandro Bonelli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo sappiamo bene, purtroppo: per l\u2019Unione Europea di Ursula von der Leyen il \u201cgreen\u201d \u00e8 una religione. E in queste settimane di crisi energetica si parla spesso del famigerato protocollo ETS, lo strumento attivo in Europa dal 2005 utile a ridurre le emissioni di gas serra. Ma cos\u2019\u00e8 esattamente? 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