{"id":1000030619,"date":"2026-04-26T22:02:20","date_gmt":"2026-04-27T01:02:20","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000030619"},"modified":"2026-04-26T22:02:21","modified_gmt":"2026-04-27T01:02:21","slug":"007-ombre-e-fondi-opachi-il-lato-nascosto-dei-servizi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000030619","title":{"rendered":"007, ombre e fondi opachi: il lato nascosto dei Servizi"},"content":{"rendered":"\n<p>SIFAR, SID, SISMI, SISDE, AISI: le sigle dei nostri 007 nel tempo, una sequenza di zone d\u2019ombra. Sullo sfondo, il potere politico che li utilizza e li scarica quando diventano ingombranti. Leonardo Sciascia oggi direbbe che i \u201cprofessionisti dell\u2019antimafia\u201d non solo si sono moltiplicati, ma hanno affinato il senso dell\u2019opportunit\u00e0 e sono finiti pure in Parlamento. Con coraggio Il Tempo \u2013 con i tuoi articoli e quelli del Comandante Angelo Jannone \u2013 ha acceso un faro sulle tante anomalie nei nostri Servizi nella lotta alla mafia e alla criminalit\u00e0 organizzata, soffermandosi su quello che, con grande efficacia, hai sintetizzato come l\u2019\u201caffaire appartamenti\u201d. Ma vediamo cosa si nasconde davvero dietro questa vicenda che, nel corso degli anni, sfiora privilegi inconfessabili.&nbsp;&nbsp;Un sistema di alloggi riservati ai collaboratori di giustizia e ai loro familiari, intestati a insospettabili uomini dell\u2019Amministrazione che li mettono a disposizione garantendosi una rendita in nero: un fenomeno esteso, difficilmente misurabile, proprio per questo meritevole di un\u2019attenzione pi\u00f9 rigorosa. Dobbiamo partire dagli anni \u201980: il modello dei collaboratori di giustizia \u2013 dietro l\u2019impulso di figure quali il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa \u2013 come strumento necessario per penetrare organizzazioni \u201cchiuse\u201d, si \u00e8 progressivamente trasformato anche in altro, molto altro. Una struttura con una propria economia interna, sottratta, di fatto, a controlli effettivi. Una stortura che lo stesso Giulio Andreotti, pur riconoscendone l\u2019indispensabilit\u00e0, ne ammetteva l\u2019opacit\u00e0. L\u2019unico che tent\u00f2 di metterci mano fu, per un breve periodo, il guardasigilli Oliviero Diliberto, senza tuttavia riuscire a scoperchiare quel vaso di Pandora. Persino la Corte dei Conti ha margini di verifica estremamente limitati: i giustificativi di spesa hanno vita brevissima, circa sessanta giorni, il tempo minimo necessario a \u201clegittimare\u201d l\u2019esborso, poi tutto finisce al macero. Il sistema degli alloggi diventa cos\u00ec inevitabilmente un fantasma inafferrabile. Se si potesse aprire la \u201cscatola nera\u201d, emergerebbe come, ad esempio, parecchie delle case destinate ai collaboratori di giustizia e ai loro familiari abbiano progressivamente abbandonato la funzione originaria. Non si tratta pi\u00f9 di misure di protezione, ma quasi di prebende per molti uomini dell\u2019Amministrazione, con l\u2019avallo della magistratura. Appartamenti senza contratti, pagati con fondi neri, spesso a prezzi altissimi, anche con la complicit\u00e0 di agenzie immobiliari finite poi sotto inchiesta, come la Faro Immobiliare, che aveva sede a pochi passi dalla Corte di Cassazione \u00e8 una di queste. Si tratta di solito di seconde case sfitte, di propriet\u00e0 di ufficiali dei carabinieri, superpoliziotti, magistrati, consiglieri di Stato: un circuito che trasforma uno strumento straordinario in un beneficio stabile, in nome dell\u2019anonimato e della sicurezza. Tutto dovrebbe essere verificato dal Servizio Centrale di Protezione, organismo che opera in un palazzo blindatissimo in zona Eur, a due passi dall\u2019ENI, e che dipende dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale, la pi\u00f9 importante direzione del Dipartimento di Pubblica Sicurezza sotto la supervisione del Capo della Polizia Vittorio Pisani e del Ministro dell\u2019Interno Matteo Piantedosi. Non \u00e8 una novit\u00e0 assoluta. Nella Prima Repubblica, i servizi segreti utilizzavano due societ\u00e0, Gus e Gattel, entrambe gestivano questa immobiliare dell\u2019intelligence. Erano strutture di copertura del SISDE, il canale dove fluivano i fondi non dichiarabili: pagamenti in contanti e coperture operative, tutto ci\u00f2 che non poteva passare dai bilanci ufficiali. Era l\u2019epoca dello scandalo dei fondi del SISDE e della famosa frase di Scalfaro : \u00abIo non ci sto!\u00bb. La stessa epoca dell\u2019offensiva stragista di Cosa Nostra. E i collaboratori finivano dentro quel circuito. Le spese pi\u00f9 sensibili \u2013 trasferimenti, alloggi protetti, sostegni familiari \u2013 venivano coperte tramite la Gattel. Quando la Corte dei Conti scopr\u00ec il meccanismo, ci fu il solito fuggi-fuggi: uffici svuotati, documenti spariti, fascicoli distrutti per ridurre al minimo l\u2019esposizione. Le spese per i fondi riservati \u2014 capitolo 1117 del bilancio del SISDE \u2014 avevano raggiunto 328 miliardi e 536 milioni di lire, con documentazione sistematicamente eliminata e quindi impossibile da esaminare. Il collaboratore, diventato un investimento, era consapevole di essere l\u2019ingranaggio di un sistema. Anche quelli che credevano nella redenzione sono rimasti intrappolati nel loro stesso ruolo: prima testimoni, poi dipendenti. Non possono pi\u00f9 smettere di esserlo, pure se volessero. Perch\u00e9 lo Stato ha bisogno di loro per giustificare s\u00e9 stesso. \u00c8 la \u00abburocrazia della redenzione\u00bb. Nonostante quanto sia successo in passato, il \u201cgioco\u201d continua anche oggi: gran parte degli immobili utilizzati a questi fini, infatti, sfugge alle regole ordinarie: contratti non registrati, intestazioni fittizie, pagamenti veicolati attraverso fondi non rendicontati. Gli appartamenti diventano rendite stabili. Il segreto dell\u2019alloggio cessa di essere misura di sicurezza per diventare copertura economica: un canone mensile, garantito e non verificabile, spesso non tassato. A volte gli immobili restano occupati sulla carta e vuoti nella realt\u00e0, pur producendo rendita. Altre volte gli inquilini cambiano in silenzio, senza registrazioni. Pi\u00f9 che aggirare i controlli, qui i controlli non esistono. Attorno al collaboratore si organizza una filiera \u2013 affitto, utenze, assistenza, servizi \u2013 gestita in zone grigie e difficilmente penetrabili, una rete che tende ad autoperpetuarsi. I numeri ufficiali (2022) parlano di circa cinquemila persone tra collaboratori e familiari: gi\u00e0 questo esclude che il circuito degli appartamenti protetti sia un fenomeno marginale. Di questi tempi agli alloggi si aggiunge un altro capitolo: quello legato all\u2019acquisto di sofisticati apparati di decrittazione, dalle piattaforme SIGINT ai sistemi di lawful interception, fino ai software di crittoanalisi avanzata. \u00abLa democrazia \u00e8 il governo del potere pubblico in pubblico\u00bb, scriveva Norberto Bobbio. \u00c8 proprio in questo passaggio che la sicurezza rischia di trasformarsi in alibi e la segretezza in sistema. In fondo, il principio sembra essersi evoluto da solo: chi prima arriva, meglio alloggia. E chi resta, spesso, non ha alcuna ragione per andarsene. Una casa \u00e8 per sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Luigi Bisignani<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SIFAR, SID, SISMI, SISDE, AISI: le sigle dei nostri 007 nel tempo, una sequenza di zone d\u2019ombra. Sullo sfondo, il potere politico che li utilizza e li scarica quando diventano ingombranti. 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