{"id":1000030519,"date":"2026-04-23T09:05:50","date_gmt":"2026-04-23T12:05:50","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000030519"},"modified":"2026-04-23T09:05:52","modified_gmt":"2026-04-23T12:05:52","slug":"terna-di-foggia-si-arrende-a-meloni-niente-buonuscita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000030519","title":{"rendered":"Terna: Di Foggia si arrende a Meloni, niente buonuscita"},"content":{"rendered":"\n<p>La partita si chiude con una resa nei fatti e con un risultato politico evidente. Giuseppina Di Foggia rinuncia alla buonuscita da 7,3 milioni di euro e apre cos\u00ec la strada al suo approdo alla presidenza di Eni, mettendo fine a una vicenda che aveva sollevato pi\u00f9 di un interrogativo. A pesare \u00e8 stata soprattutto l\u2019impuntatura di Giorgia Meloni, che aveva posto il tema in termini netti e non negoziabili. Non a caso, la premier aveva chiarito pubblicamente la linea del governo: \u201cPenso che la Di Foggia debba scegliere tra la presidenza dell\u2019Eni e la buonuscita di Terna. Mi pare abbastanza semplice la questione. Questa \u00e8 una scelta di Di Foggia, in caso contrario valuteremo le nostre alternative\u201d. Una posizione che, alla prova dei fatti, ha prodotto l\u2019esito voluto da Palazzo Chigi, chiudendo la partita senza concessioni. Il punto politico \u00e8 tutto qui: la linea del governo ha prevalso, costringendo a un passo indietro su una richiesta che appariva difficilmente sostenibile, non solo sul piano dell\u2019opportunit\u00e0 ma anche su quello della coerenza. Non \u00e8 un dettaglio che Terna operi in un contesto regolato e relativamente stabile, con una rete elettrica che garantisce ricavi prevedibili e un profilo di rischio limitato rispetto a realt\u00e0 ben pi\u00f9 complesse come Eni o Ferrovie dello Stato. In questo quadro, la pretesa di una buonuscita milionaria risultava ancora pi\u00f9 difficile da giustificare.<\/p>\n\n\n\n<p>Una buonuscita contestata, tra diritto e opportunit\u00e0<\/p>\n\n\n\n<p>La richiesta di 7,3 milioni si basava su un calcolo che includeva 24 mensilit\u00e0 della retribuzione globale, ma si scontrava con pi\u00f9 di un ostacolo. Da un lato la normativa sul cosiddetto pantouflage, che rende discutibile il riconoscimento di un\u2019indennit\u00e0 nel passaggio tra societ\u00e0 controllate dallo stesso azionista pubblico. Dall\u2019altro le regole interne di Terna, che limitano la contemporanea presenza in altre societ\u00e0 del settore energetico. A rendere ancora pi\u00f9 fragile la posizione era il contesto complessivo. Il passaggio non era un\u2019uscita dal sistema delle partecipate, ma una promozione interna, da una societ\u00e0 a un\u2019altra, per di pi\u00f9 verso un ruolo di vertice in un gruppo ben pi\u00f9 esposto e strategico. In questo scenario, la buonuscita rischiava di trasformarsi in un corto circuito, pi\u00f9 politico che giuridico.<\/p>\n\n\n\n<p>Il ruolo decisivo del governo<\/p>\n\n\n\n<p>La scelta finale di rinunciare all\u2019indennit\u00e0 certifica che la pressione politica ha avuto un peso determinante. Non si \u00e8 trattato solo di un confronto tecnico tra interpretazioni giuridiche, ma di una linea precisa imposta dall\u2019esecutivo, che ha voluto evitare un precedente scomodo e un segnale distorto sul fronte delle partecipate pubbliche. Il risultato \u00e8 un doppio effetto: si sblocca la nomina a Eni e si chiude una polemica potenzialmente dannosa, proprio mentre il governo \u00e8 impegnato a consolidare il quadro delle nomine e a preparare la fase finale della legislatura. In questo senso, il caso Di Foggia diventa emblematico: non solo per la cifra in discussione, ma per il principio affermato. Alla fine, pi\u00f9 che una questione di cavilli, \u00e8 prevalsa una logica di sistema. Chi resta dentro il perimetro pubblico, passando da una poltrona all\u2019altra, difficilmente pu\u00f2 rivendicare una liquidazione da uscita. E la rinuncia ai 7,3 milioni lo conferma, chiudendo una vicenda che ha mostrato quanto il confine tra diritto e opportunit\u00e0, nelle partecipate, resti inevitabilmente politico.<\/p>\n\n\n\n<p>Enrico Foscarini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La partita si chiude con una resa nei fatti e con un risultato politico evidente. Giuseppina Di Foggia rinuncia alla buonuscita da 7,3 milioni di euro e apre cos\u00ec la strada al suo approdo alla presidenza di Eni, mettendo fine a una vicenda che aveva sollevato pi\u00f9 di un interrogativo. 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