{"id":1000030507,"date":"2026-04-23T08:57:17","date_gmt":"2026-04-23T11:57:17","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000030507"},"modified":"2026-04-23T08:57:19","modified_gmt":"2026-04-23T11:57:19","slug":"luranio-maduro-e-la-cina-le-tre-strane-notizie-sulliran-che-nessuno-pubblica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000030507","title":{"rendered":"L\u2019uranio, Maduro e la Cina: le tre strane notizie sull\u2019Iran (che nessuno pubblica)"},"content":{"rendered":"\n<p>Che guerre strane, delle quali non si hanno immagini, delle quali si sa poco o nulla. Parliamo oggi dell\u2019Iran e del Medio Oriente certo per fornire qualche notizia, ma specialmente qualche elemento di riflessione.&nbsp;&nbsp;La prima informazione \u00e8 strana e inspiegabilmente nell\u2019ormai corale accreditamento circa una presunta follia del presidente americano, Donald Trump,&nbsp;&nbsp;\u00e8 rimasta fra le righe. Non considerandomi un fine interprete di una geopolitica cos\u00ec complessa come quella attuale, un dato mi ha comunque sollecitato una sana quanto isolata curiosit\u00e0. Le informazioni ufficiali e ufficiose sulla provenienza dell\u2019uranio iraniano, persino l\u2019intelligenza artificiale si fermano agli anni Ottanta e novanta. In allora, quasi mezzo secolo addietro, Teheran si era rifornita di 450 tonnellate di uranio naturale acquistandolo in Sudafrica: quindi, nel 1991 composti di uranio erano arrivati in Iran trasportati da navi cinesi e negli anni 90 l\u2019Argentina aveva fornito combustibile nucleare per il reattore di ricerca iraniano, mentre nessuna fornitura risulta dalla Francia che con il progetto Eurodif avrebbe dovuto fornire all\u2019Iran pre-Khomeinista quantitativi per una centrale. Ma allora da dove \u00e8 arrivato il materiale arricchito poi sino al 60% e secondo molti oggi bloccato sotto tonnellate di macerie provocate dai bombardamenti americani e israeliani? Frettolosamente l\u2019ipotesi di forniture dal Venezuela, che vanterebbe (e il condizionale \u00e8 d\u2019obbligo) consistenti risorse di minerale nella zona della Guyana venezolana, sono state liquidate come fanta-politica, ogni volta che qualcuno ha osato anche solo parlarne. In questi giorni la successione dei fatti, prima l\u2019attacco al Venezuela di Maduro certo molto legato specie con Chavez all\u2019Iran degli Ayatollah, ha riproposto in maniera molto meno fantasiosa questi interrogativi. E un secondo interrogativo riguarda il flusso di petrolio attraverso Hormuz: l\u2019incubo di una crisi petrolifera che starebbe per abbattersi sull\u2019Europa e l\u2019impennata dei prezzi dei prodotti petroliferi ha prodotto una importante e immediata colpevolizzazione dell\u2019attacco Usa-Israele all\u2019Iran. Ma quanto c\u2019\u00e8 di vero? E quanto \u00e8 propaganda o speculazione? I numeri dovrebbero parlare chiaro, anche senta prendere in considerazione il sempre pi\u00f9 consistente approvvigionamento di greggio e raffinati, garantito dalla dark fleet sovietica. In tempi normali attraverso Hormuz transitano dai 20 ai 21 milioni di barili al giorno pari al 20% del consumo globale di petrolio, Met\u00e0 di questo quantitativo alimenta la sete di energia della Cina (con 8\/10 milioni di barili al giorno), seguita dall\u2019India con 4\/5 milioni di barili; in Europa arrivano dai 2 ai 2,5 milioni di barili, pari al 10\/15% della produzione del Golfo Persico (Iran compreso che vendeva il suo greggio alla Cina al prezzo di circa 7 dollari al barile). Se in Europa la crisi di Hormuz ha provocato e sta provocando i disastri energetici che ipotecano persino l\u2019operativit\u00e0 di collegamenti aerei e spingono Bruxelles verso provvedimenti straordinari come quello di spegnere la luce nella stanza in cui in quel momento non si vive, cosa sta succedendo in Cina, o in India o nel su est asiatico? La Cina compra il 45% delle sue importazioni da Arabia Saudita, Emirati, Iraq e Iran. Possibile che in Cina non si stia fermando nulla? Neppure una piccola fabbrica di magliette contraffatte? Da vecchio cronista poteri ricordare un commento consueto nelle redazioni dei giornali: non fa notizia. E poi la terza notizia che \u201cfa scopa\u201d con il silenzio dei Paesi del Golfo impegnati a progettare e costruire a tappe forzate oleodotti che consentano al loro petrolio di raggiungere il Mediterraneo. Dove? A Haifa, in quello che evidentemente nelle prospezioni di medio e lungo periodo di Arabia, Emirati, Oman, sar\u00e0 un Paese amico. Ieri sera per la prima volta televisioni libanesi hanno esposto alle spalle dei commentatori dei telegiornali la bandiera nazionale del Paese dei cedri abbinata con quella israeliana. Cosa significa? Probabilmente che in Libano sta salendo la consapevolezza che il vero problema sono gli Hezbollah e non un\u2019Israele che, non solo per gli incombenti accordi di Abramo, sta diventando un alleato naturale contro Jihadisti, proxy iraniani come gli Hezbollah o come un Hamas che \u00e8 tornata a reclutare e armarsi. E al di l\u00e0 delle tregue uno scenario di questo tipo rende probabilmente sempre pi\u00f9 aleatoria non la fine del conflitto, ma l\u2019avvento di una pace che in tutti i Paesi del Medio Oriente, anche in Siria, dovr\u00e0 scaturire da una resa dei conti definitiva con l\u2019integralismo islamico.&nbsp;&nbsp;Per intanto da alcune sere nelle strade di Teheran spadroneggiano bande di arabo-islamisti che nulla hanno a che fare con la popolazione persiana e sempre di pi\u00f9 assomigliano ai mercenari al servizio di un regime sull\u2019orlo del baratro.<\/p>\n\n\n\n<p>Bruno Dardani<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che guerre strane, delle quali non si hanno immagini, delle quali si sa poco o nulla. 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