{"id":1000030357,"date":"2026-04-20T08:26:43","date_gmt":"2026-04-20T11:26:43","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000030357"},"modified":"2026-04-20T08:26:45","modified_gmt":"2026-04-20T11:26:45","slug":"non-e-meloni-a-cambiare-e-latlantismo-ad-essersi-trasformato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000030357","title":{"rendered":"Non \u00e8 Meloni a cambiare: \u00e8 l\u2019atlantismo ad essersi trasformato"},"content":{"rendered":"\n<p>Pi\u00f9 che una frattura improvvisa, quello a cui stiamo assistendo \u00e8 una trasformazione lenta ma profonda del concetto di \u201catlantismo\u201d. Ed \u00e8 proprio qui che si inserisce il nodo cruciale del dibattito: non tanto se Giorgia Meloni abbia \u201ctradito\u201d l\u2019atlantismo, quanto piuttosto se e quanto l\u2019atlantismo stesso, sotto la leadership di Donald Trump, sia rimasto pienamente riconoscibile rispetto alla sua versione storica. Per decenni, l\u2019asse euro-atlantico non \u00e8 stato soltanto un\u2019alleanza militare, ma anche un perimetro politico-valoriale: cooperazione tra democrazie liberali, condivisione di strategie di sicurezza, prevedibilit\u00e0 nelle relazioni tra Stati Uniti ed Europa e una certa idea di Occidente come comunit\u00e0 politica. In questo quadro, le differenze tra amministrazioni americane erano fisiologiche, ma raramente tali da mettere in discussione la struttura e la coerenza complessiva dell\u2019alleanza. Con Trump, questo equilibrio si \u00e8 incrinato in modo pi\u00f9 evidente rispetto al passato. La sua impostazione ha spinto verso una ridefinizione dell\u2019interesse nazionale statunitense in senso pi\u00f9 transazionale e meno multilaterale: minore centralit\u00e0 delle istituzioni condivise, maggiore ricorso a rapporti bilaterali, pressione sugli alleati sul piano della spesa e dei contributi e una diversa gerarchia delle priorit\u00e0 strategiche rispetto all\u2019Europa. In questo contesto, molti governi europei si sono trovati a gestire una relazione con Washington percepita come meno prevedibile e pi\u00f9 esposta alle dinamiche politiche interne americane. Dire questo non significa sostenere che gli Stati Uniti abbiano abbandonato l\u2019Alleanza Atlantica, n\u00e9 negarne il ruolo centrale nel sistema di sicurezza occidentale. Significa piuttosto riconoscere che il baricentro dell\u2019atlantismo si \u00e8 spostato: da un sistema relativamente stabile di valori e interessi condivisi a una relazione pi\u00f9 negoziale, in cui la convergenza non \u00e8 pi\u00f9 data per scontata, ma deve essere continuamente costruita e mantenuta. In questo scenario, la posizione di Giorgia Meloni si colloca dentro una tensione tipica di molti governi europei contemporanei. Da un lato, la volont\u00e0 di mantenere saldo il legame strategico con gli Stati Uniti, considerato ancora imprescindibile sul piano della sicurezza e della proiezione internazionale; dall\u2019altro, la necessit\u00e0 di confrontarsi con le conseguenze concrete delle dinamiche geopolitiche, in particolare sul piano energetico, economico e sociale, che incidono direttamente sulla stabilit\u00e0 interna dei Paesi europei. \u00c8 proprio qui che si inserisce un punto spesso sottovalutato nel dibattito pubblico: una leadership politica non si misura soltanto sulla coerenza ideologica esterna, ma anche sulla capacit\u00e0 di reggere l\u2019impatto interno delle scelte strategiche. Una crisi energetica prolungata, o una fase di forte instabilit\u00e0 economica, si trasformano rapidamente in pressione sociale, erosione del consenso e instabilit\u00e0 politica. Per questo la questione non pu\u00f2 essere ridotta a una dicotomia tra fedelt\u00e0 e tradimento dell\u2019atlantismo. Giorgia Meloni ha mostrato per anni una linea coerentemente atlantista, ma oggi ogni governo europeo deve porsi con pragmatismo un interrogativo preciso: fino a che punto \u00e8 sostenibile aderire a un\u2019alleanza che, nella sua evoluzione recente, pu\u00f2 entrare in tensione con interessi nazionali, tenuta interna e gli stessi principi fondativi delle democrazie liberali occidentali? In altri termini: cosa dovrebbe fare un leader europeo in questo contesto? Seguire in modo acritico una declinazione dell\u2019atlantismo sempre pi\u00f9 disallineata rispetto ai suoi stessi presupposti storici, anche a costo di compromettere la stabilit\u00e0 economica e politica del proprio Paese? Oppure cercare un equilibrio pi\u00f9 complesso, accettando il rischio di essere criticato sia sul piano internazionale sia su quello interno?<\/p>\n\n\n\n<p>Salvatore di Bartolo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pi\u00f9 che una frattura improvvisa, quello a cui stiamo assistendo \u00e8 una trasformazione lenta ma profonda del concetto di \u201catlantismo\u201d. 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