{"id":1000030183,"date":"2026-04-15T07:58:50","date_gmt":"2026-04-15T10:58:50","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000030183"},"modified":"2026-04-15T07:58:52","modified_gmt":"2026-04-15T10:58:52","slug":"in-mostra-in-val-camonica-tullio-pericoli-un-confronto-tra-arte-rupreste-e-archeologia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000030183","title":{"rendered":"In mostra in Val Camonica Tullio Pericoli un confronto tra arte rupreste e archeologia\u00a0"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 17 Maggio 2026 si potr\u00e0 ammirare presso la Pieve di San Siro a Cemmo di Capo di Ponte Brescia la mostra dedicata a Tullio Pericoli \u2013 \u2018Terre rupestri e Terremobili\u2019 a cura dell\u2019Associazione culturale d\u2019ADA in collaborazione con l\u2019artista. L\u2019esposizione propone un dialogo tra il passato e il presente, tra l\u2019archeologia e l\u2019arte contemporanea e conduce il pubblico in un viaggio nel tempo tra segni, paesaggio e identit\u00e0, attraverso una nuova chiave di lettura del patrimonio storico-artistico in forte connessione con i cambiamenti geopolitici attuali. L\u2019iniziativa, promossa dall\u2019Associazione culturale d\u2019ADA grazie al sostegno dei main sponsor Gruppo industriale Lucefin e El.da Srl, di Fondazione Comunit\u00e0 Bresciana, Comunit\u00e0 Montana e Sito UNESCO di Valle Camonica, Comune di Capo di Ponte e Fondazione Valle dei Segni, media partner Sky Arte,testimonia quanto i segni rupestri, alla base della nostra cultura visiva, continuino a ispirare la creativit\u00e0 contemporanea in un\u2019ottica di reinterpretazione artistica, sociologica e antropologica. La rassegna presenta 31 ol\u00ee su tela nei quali Tullio Pericoli reinterpreta i segni antichi delle incisioni come movimento, memoria e trasformazione della terra. Le opere nascono dall\u2019incontro di Tullio Pericoli con i graffiti di et\u00e0 del Ferro, che lo hanno affascinato al punto da divenire la matrice creativa sulla quale realizzare la serie di lavori dedicati al tema delle \u201cTerremobili\u201d, ovvero una interpretazione originale sulla fragilit\u00e0 dei nostri scenari naturali, che trae ispirazione dal segno primordiale e archetipico delle mappe del parco archeologico,in particolare quella di Bedolina a Capo di Ponte. I dipinti esposti a Cemmo sono caratterizzati da una notevole forza espressiva, dove segno e colore conducono a una composizione formale che d\u00e0 vita a dipinti in continuo movimento, creando una sorprendente vicinanza tra quei segni primordiali e alcune terribili immagini di oggi. Come afferma nel suo saggio critico Salvatore Settis : (\u2026) Decine, forse centinaia di migliaia di graffiti su roccia, pazientemente incisi da migliaia di mani in alcuni millenni di frequentazione della Valle,formano un corpus d\u2019arte e di vita senza molti rivali, la cui fama ho visto crescere senza sosta da quando lo visitai per la prima volta con Emmanuel Anati, negli anni Sessanta del secolo scorso. In questo quadro di straordinarie, austere bellezze naturali e d\u2019arte, i temi e i linguaggi dei graffiti mutano nel tempo, raggiungendo forse la maggior complessit\u00e0 nell\u2019Et\u00e0 del Ferro, quando alcuni petroglifi \u2013 questo il nome \u201ctecnico\u201d di tali incisioni rupestri \u2013 sembrano assumere un accentuato carattere topografico, come a registrare immaginate vedute dall\u2019alto, a volo d\u2019uccello, su questo o quell\u2019angolo della Valle. Come dubitare che quando Tullio Pericoli, qualche anno fa, s\u2019imbatt\u00e9 nella foto di uno di questi graffiti, la Mappa di Bedolina,vi riconoscesse sull\u2019istante un\u2019oscura ma intensa fraternit\u00e0? Da decenni, l\u2019arte di Pericoli \u00e8 una paziente ricerca sul e nel paesaggio, specialmente delle sue Marche, ma non solo: un paesaggio inteso, lo ha scritto lui stesso, come\u201cuna cadenza, una lingua, un dialetto\u201d, l\u2019incancellabile idioma materno che,attraverso instancabili esperienze visive e altrettante esplorazioni mentali,diventa materia pittorica, finestra o lente sul mondo. Ma le tele, in mano a Pericoli, acquistano spessore rivestendosi di una densa e pastosa trama di colori a olio, che vi formano una sostanza corporea, anzi quasi organica, come apprestassero, zolla su zolla, un terreno da arare. E vi si cala sopra, infatti,il gesto quasi chirurgico (o archeologico) di Pericoli, che vi traccia \u2013 in punta di matita o con una spatola o un bulino \u2013 una rete sempre diversa di solchi,sottili come minime scalfitture o insistiti come fenditure d\u2019aratro. Solchi che sollevano il colore sui bordi, dando profondit\u00e0 alla tela e facendone vibrare la superficie. Solchi, anzi <em>graffiti<\/em>, vien fatto ora di dire, non meno di quanto lo siano quelli degli ignoti camuni sulle rupi intorno a Cemmo. Quelli di Pericoli sono, l\u2019ho scritto gi\u00e0 altrove, \u201cpaesaggi altamente soggettivizzati, dove l\u2019adozione di codici rappresentativi di matrice geologica,archeologica o cartografica si sposa a una marcata intensit\u00e0 emotiva che evoca tutta una grammatica del vivere, il modo d\u2019intendere il paesaggio di chilo and\u00f2 lentamente forgiando per secoli\u201d. In questa assidua, minuta investigazione pittorica, la tela diventa l\u2019equivalente non solo metaforico e concettuale, ma <em>fisico <\/em>della terra, e le incisioni sull\u2019impasto dei colori prolungano i gesti dell\u2019agricoltore, i passi del viandante, le processioni delle feste, le orme di buoi e pecore e cavalli; gli scavi per piantare alberi e viti, o quelli per seppellire i morti, o per tracciare nel suolo le fondamenta delle case. \u00c8 dunque su una terra che lui stesso vien creando che si muove,dipingendo e incidendo, la mano di Tullio Pericoli, con uno spirito che mescola in uno la sapienza artigianale e il gioco di variazioni di un maestro. Egli sa di ereditare, per ovvia genealogia, una lunga tradizione pittorica,cartografica, fotografica che si \u00e8 esercitata sui paesaggi, ma vi incorporala millenaria manipolazione della terra da parte dell\u2019uomo: ed \u00e8 per questo che sulle sue tele, specialmente negli ultimi anni, aleggia una crescente inquietudine. In una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Tullio Pericoli apro il mio saggio dicendo : Posso affermare che la pittura di Pericoli lungo il percorso del secondo Novecento affida a due limiti assoluti il destino cui la pittura non pu\u00f2 pi\u00f9 sottrarsi, se non vuol correre il rischio di vedersi ridotta all\u2019insignificanza. Tra una dimensione ridotta al minimo essenziale e un\u2019altra che non ha limiti di spazio \u2013 siano essi fisici o mentali \u2013, la pittura ha bisogno di essere, mai come ora, il luogo privilegiato \u201cdove anima e corpo sono a proprio agio\u201d. \u00a0Attraverso \u2018l\u2019Arte\u2019, con l\u2019incontro con il dibattito Tullio Pericoli ci descrive un modo emblematico, quando l\u2019artista diviene tutt\u2019uno con l\u2019opera d\u2019arte, ecco che nasce la CoincidentiaOppositorum , le sue opere sono una ridda ubriacante di ossimori, di coerenti contraddizioni sono immobili tempeste, sono lampi di tenebra fatti di materia spirituale, sono funambolici giochi da tavolo di disequilibrato equilibrio, criptiche rivelazioni di un caos ordinato, superfici tridimensionali di levigata scabrosit\u00e0, arcaiche narrazioni contemporanee, apollinee composizioni dionisiache, ricche, colte e preziose opere di semplice e disarmante povert\u00e0. La forza primigenia e raffinata che promana da queste opere deriva proprio dall&#8217;innata capacit\u00e0\u00a0 dell\u2019artista di conciliare gli opposti per dar vita ad opere d&#8217;arte di sostanziale, corposa coerenza artistica ed eterea, originaria originalit\u00e0. Le opere di Tullio Pericoli sono costruite sull&#8217;inquieto equilibrio tra Luce e Tenebra, Ordine e Caos, Forma e Materia informe, ebbene in tutti questi casi non \u00e8 possibile non pensare a risvolti di tipo cosmogonico. Le opere di Tullio Pericoli si hanno espliciti riferimenti al libro della Genesi, quasi sempre dinnanzi ad uno di questi ci viene da pensare a quei momenti cruciali nella storia dell&#8217;Universo in cui la Luce \u00e8 stata separata dalle Tenebre, le Terre dai Mari. Momenti che mitologie e religioni di tutti i tempi e in tutti i luoghi hanno raccontato molto spesso con immagini ed espressioni molto simili e che forse rappresentano un comune retaggio, profondo ed arcano dell&#8217;umana esperienza. Ma forse nel Macrocosmo si rispecchia il Microcosmo. Forse le cosmogonie raccontano, metaforicamente, soggettive, psicologiche ontogenesi. Forse dietro il conflitto tra la Luce e la Tenebra, tra il Cosmo e il Caos, si cela quello tra il Conscio e l\u2019Inconscio e la nascita del mondo simboleggia la nascita del soggetto. Ed allora possiamo interpretare sotto una diversa luce il difficile, complesso, conflittuale rapporto tra la Materia allo stato puro, indistinto, indifferenziato e la Forma che cerca disperatamente di emergere, di imporsi, di imporre il proprio sigillo di razionalit\u00e0 o quanto meno di ragionevolezza sull\u2019eterna rivale un rapporto tanto dialettico e necessario quanto problematico e violento. Nello scontro ineluttabile tra la Forma e l\u2019Informe, spesso i confini tra aggressore e aggredito si confondono, i ruoli si rovesciano a ripetizione, cos\u00ec rapidamente che talvolta capita di smarrirsi e di non distinguere pi\u00f9 l\u2019una cosa dall\u2019altra. Le opere di Tullio Pericoli\u00a0 raccontano anche questo quanto labile sia il confine che separa il Soggetto dall\u2019Oggetto, l\u2019Uomo dal Mondo che lo circonda. E quanto difficile, e doloroso, e per nulla certo, sia il processo di auto-definizione.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:66.84729%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/mostra-Tullio-Pericoli-DADA-2015-photo-credit-Davide-Bassanesi-1920x1280-1-1024x683.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000030189\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000030189\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/mostra-Tullio-Pericoli-DADA-2015-photo-credit-Davide-Bassanesi-1920x1280-1.jpg?fit=1920%2C1280&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1920,1280\" data-comments-opened=\"0\" 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Cos\u00ec colori e materiali che scompongono e ricompongono il piano narrativo appaiono come una vera e propria raffigurazione delle linee di forza e dei campi di energia che si sprigionano nel corso di questi eventi di autentica ontogenesi. Osservando bene Tullio Pericoli, egli \u00e8 \u00a0rigoroso pittore di se stesso, mai disponibile ad opportunismi e a compromessi di sorta. Nella sua lunga pratica di pittura si \u00e8 immedesimato nel paesaggio naturale o in quello di un volto umano, suoi alter ego, muovendosi con disinvolta sprezzatura tra minuscolo e immenso nel tracciare e annotare \u201cvedute\u201d autobiografiche. Io ho sempre pensato che Tullio Pericoli attraverso la sua pittura fine ed elegante e il suo continuo confronto con intellettuali, saggisti e storici ha permesso al maestro di lasciare una traccia indelebile nella storia dell\u2019arte contemporanea. Per Tullio Pericoli i paesaggi sono stati un soggetto affascinante che va ricercato a fondo perch\u00e9 racconta la storia di una comunit\u00e0, forma le persone che vivono in quel luogo. Il primo a commissionargli il ritratto di un paesaggio \u00e8 stato negli anni Sessanta Italo Pietra, direttore del Giorno, giornale per il quale Pericoli stava lavorando. Questa richiesta scatena nell\u2019artista una serie di emozioni che gli fanno capire che quella \u00e8 la direzione verso la quale deve andare. Il paesaggio che Italo Pietra gli aveva richiesto era Colli del Tronto, il paese d\u2019origine di Pericoli, e quando l\u2019artista vi si reca si accorge di non averlo mai osservato con attenzione prima di quel momento e comprende solo in quell\u2019istante la possibilit\u00e0 di trasformare, attraverso l\u2019arte, un luogo in un paesaggio. Ha voluto studiare il paesaggio e ritrarlo da diversi punti di vista: si \u00e8 aggirato all\u2019interno per capire come era fatto sotto e, poi, l\u2019ha osservato con gli occhi di un uccello, dall\u2019alto verso il basso. Non solo le pianure, le colline, i borghi, i campi coltivati delle Marche, Pericoli ha dedicato una serie di tavole, carte e tele anche ai paesaggi del Piemonte, del quale era innamorato. Lo ha osservato dall\u2019alto, come se fosse sospeso su una mongolfiera, e con le sue mani, le sue matite e i suoi pennelli ha dato vita a opere simili ad atlanti immaginari sottratti delle case, perch\u00e9 il soggetto protagonista era la terra, il paesaggio. Pericoli \u00e8 fortemente conosciuto per i suoi ritratti di scrittori e grandi uomini di cultura, sono disegni dal tratto elegante e leggero cos\u00ec come i suoi acquerelli che ancora oggi vengono pubblicati su riviste e fanno da copertina a numerosi libri di diverse case editrici. Negli anni ha ritratto con ironia moltissime personalit\u00e0 di autori come Franz Kafka, Virginia Woolf, Ernest Hemingway, Pier Paolo Pasolini, Samuel Beckett, Beppe Fenoglio, Primo Levi e Italo Calvino, ma anche figure del mondo dell\u2019editoria come Carlo Caracciolo. Umberto Eco nel 1990 commentava le opere di Pericoli sostenendo che ritrarre un volto significa ritrarre un pensiero, una propria visione del mondo uno stile poetico o narrativo, puntando diritto all\u2019anima. Nel confrontarsi con l\u2019arte di Tullio Pericoli \u00e8 di difficile classificazione tanto \u00e8 vero\u00a0 che il maestro\u00a0 ha svolto in pi\u00f9 ambiti disciplinari il suo lavoro passando dal Citazionismo fino ad arrivare al Concettuale. A differenza di altri Tullio Pericoli avendo attraversato tantissime stagioni artistiche nelle sue opere si evince o meglio tenta di fornire un equivalente linguistico dell\u2019immagine visiva che permetta di ridisegnare precisamente le immagini che lo hanno ispirato. Della fisionomia dei personaggi ritratti dello spazio dipinto dove Pericoli colloca le figure, e nel contempo tenta di conserva solo alcuni dettagli. L\u2019aspetto fisico \u00e8 sommariamente tracciato, la posa \u00e8 evocata, gli abiti e lo sfondo solo a volte abbozzati. L\u2019insieme delle descrizioni incluse nel testo narrativo autorizza a vedere, a cogliere nei personaggi dei tratti che restano invisibili, o appena visibili. Invece di imporre una presenza attraverso descrizioni minuziose Pericoli rende incerta la tradizione dello schizzo o ancora quella del \u2018non-finito\u2019 due tradizioni che possono essere viste contemporaneamente come suggestione o come tracce. In quanto tali, i ritratti diventano da una parte sintomatici di una maniera di mostrare suggerendo, propria alla scrittore italiano, e dall\u2019altra capaci di fare del visibile un possibile prolungamento del leggibile. Poich\u00e9 solo abbozzati, i ritratti dei personaggi che rimandano all\u2019universo stesso dell\u2019artista dove errano delle figure misteriose dai tratti solo suggeriti o totalmente taciuti. Questa maniera di rappresentare come nel caso dei ritratti di grandi personaggi della storia culturale, quella posizione incerta di presenza-assenza e di continuit\u00e0-superamento che gli artisti contemporanei hanno ereditato dalle avanguardie novecentesche. Nel caso di Pericoli essa \u00e8 tuttavia prima di tutto l\u2019occasione di coinvolgere il fruitore chiamandolo a partecipare e attraverso la propria immaginazione e le proprie fantasie, a dar corpo e spessore ai personaggi. I ritratti di Tullio Pericoli appaiono come elementi di un lavoro ibrido nel quale parole e immagini interagiscono, si completano e si riflettono a vicenda. Davanti ai ritratti di Pericoli si evidenza il suo punto di vista, ma senza rotture, inscrivendolo in una continuit\u00e0 capace di sottolineare la vicinanza tra l\u2019universo quello del pittore-disegnatore e nello stesso tempo di stabilire una circolarit\u00e0 in grado di annullare eventuali rapporti di subordinazione tra la parola e l\u2019immagine. Concentrandosi su quello che non si vede nell\u2019immagine il prima e il dopo della creazione pittorica e aggiungendo quello che essa esclude il movimento, la parola e il fuori campo della figurazione, si vuole evidenziare la parzialit\u00e0 e la precariet\u00e0 del visibile e, nello stesso tempo, offre ai ritratti e all\u2019autoritratto di Pericoli, grazie alle maschere e alla libert\u00e0 della finzione, dei passati e dei futuri narrativi. Il testo diviene tentativo di supplire al non detto dell\u2019immagine ma a sua volta l\u2019immagine diventa possibilit\u00e0 di supplire ai silenzi della parola. Evocati dalla pittura o dal disegno e da esso solo abbozzati i ritratti e l\u2019autoritratto di Pericoli offrono un possibile ma mai definitivo prolungamento del leggibile e fanno dell\u2019opera una fonte di cui appropriarsi e da cui allontanarsi attraverso amplificazioni, spostamenti e sottrazioni. Lungi dall\u2019esaurirsi a vicenda, disegno e pittura diventano dei centri di possibilit\u00e0 e di suggestioni infinite capaci, a loro volta, di essere continuati\u00a0 dall\u2019osservatore o ancora dal fruitore. La creazione artistica, pittorica o disegnativa, diviene cos\u00ec capace di dar forma, fornendone un esempio, a quella molteplicit\u00e0 che compone l\u2019identit\u00e0 e che caratterizza la pratica artistica di Pericoli. L\u2019allestimento si caratterizza per un approccio minimalista, concepito per preservare l\u2019equilibrio originario della Pieve senza alterarne l\u2019identit\u00e0, attraverso strutture espositive, essenziali e leggere, quasi invisibili, che accompagnano lo sguardo del visitatore, nel pieno rispetto della sacralit\u00e0 dello spazio, lasciando emergere le opere di Pericoli in tutta la loro forza espressiva. Elemento centrale del progetto \u00e8 la soluzione illuminotecnica, pensata anche in chiave narrativa. Fasci di luce calibrati con precisione valorizzano le superfici pittoriche, creando raffinati giochi di chiaroscuro che esaltano dettagli e contrasti senza mai risultare invasivi. La luce, infatti, non sovrasta ma rivela, contribuendo a definire un equilibrio tra rigore architettonico e sensibilit\u00e0 contemporanea. In questo contesto, la mostra costruisce la propria identit\u00e0 come intervento misurato e coerente: le opere non interrompono il silenzio della Pieve, ma lo animano, instaurando un dialogo profondo con lo spazio. All\u2019interno della chiesa, essenziale e materica, i dipinti sembrano trovare una collocazione naturale, come se fossero da sempre destinati a questo luogo. Nulla interferisce con la relazione tra segno e pietra, lasciando che sia proprio questo dialogo a generare significato e a trasformare la visita in un\u2019esperienza intima e contemplativa. Completa il percorso espositivo una videoproiezione sulle pareti dell\u2019abside della Pieve,dove il racconto visivo di Tullio Pericoli viene enfatizzato dall\u2019atmosfera austera e sacrale dell\u2019antico edificio. Accompagna\u00a0 la mostra un catalogo edito da Moebius con saggio critico di Salvatore Settis.<\/p>\n\n\n\n<p>Pieve di San Siro a Cemmo di Capo di Ponte Brescia<\/p>\n\n\n\n<p>Tullio Pericoli . Terre rupestri e Terremobili<\/p>\n\n\n\n<p>dal 28 Marzo 2026 al 17 Maggio 2026<\/p>\n\n\n\n<p>Sabato e Domenica dalle ore 10.00 alle ore 19.00<\/p>\n\n\n\n<p>Gli altri Giorni su prenotazioni<\/p>\n\n\n\n<p>Tullio Pericoli. Terre rupestri e Terremobili, Cemmo di Capo di Ponte (BS) I Ph. Davide Bassanesi<\/p>\n\n\n\n<p>Tullio Pericoli ritratto nel 1997. (Foto di Leonardo Cendamo\/Getty Images)<\/p>\n\n\n\n<p>Fonte :&nbsp; Ufficio stampa<\/p>\n\n\n\n<p>CLP Relazioni Pubbliche<\/p>\n\n\n\n<p>Ilenia Rubino | M. +39 333 2238560 | E. <a href=\"mailto:ilenia.rubino@clp1968.it\">ilenia.rubino@clp1968.it<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>T. + 39 02 36755700 | <a href=\"http:\/\/www.clp1968.it\">www.clp1968.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 17 Maggio 2026 si potr\u00e0 ammirare presso la Pieve di San Siro a Cemmo di Capo di Ponte Brescia la mostra dedicata a Tullio Pericoli \u2013 \u2018Terre rupestri e Terremobili\u2019 a cura dell\u2019Associazione culturale d\u2019ADA in collaborazione con l\u2019artista. 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