{"id":1000030116,"date":"2026-04-13T17:12:12","date_gmt":"2026-04-13T20:12:12","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000030116"},"modified":"2026-04-13T17:12:14","modified_gmt":"2026-04-13T20:12:14","slug":"menzogne-utiliverita-scomode-il-doppio-volto-della-sinistra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000030116","title":{"rendered":"Menzogne utili,verit\u00e0 scomode: il doppio volto della sinistra"},"content":{"rendered":"\n<p>All\u2019indomani delreferendum, una parte consistente della sinistra ha celebrato l\u2019esito come unavittoria politica netta: una sconfessione del governo di centrodestra e,soprattutto, il segnale di una ritrovata sintonia con il Paese reale. Unalettura suggestiva, ma difficilmente sostenibile se si analizzano con maggiorelucidit\u00e0 sia la natura della consultazione sia il comportamento degli attoripolitici in campo. Il primo elemento da chiarire riguarda propriol\u2019impostazione della campagna referendaria. Il centrodestra ha scelto \u2013 forseanche in modo discutibile sul piano strategico \u2013 di non politicizzare il voto,concentrandosi sui contenuti tecnici dei quesiti, che toccavano aspettirilevanti del sistema giuridico italiano. Una scelta che puntava a riportare ilreferendum alla sua dimensione originaria: uno strumento di interventonormativo diretto da parte dei cittadini. Di segno opposto \u00e8 stata la strategiadella sinistra, che ha invece fortemente politicizzato la consultazione. Ilreferendum \u00e8 stato trasformato in un voto \u201ccontro\u201d un campo politico, piegandoi contenuti a una narrazione pi\u00f9 ampia e, per molti versi, fuorviante. Inalcuni casi, si \u00e8 arrivati a sostenere che votare \u201cNO\u201d significasse opporsialla guerra o difendere la Costituzione: un\u2019argomentazione che appare pi\u00f9propagandistica che fondata. In questo contesto si inserisce anche una delleprincipali linee comunicative adottate durante la campagna: quella secondo cuila riforma avrebbe comportato una subordinazione dei magistrati al poterepolitico. Una tesi che, alla prova dei contenuti, appare difficilmentesostenibile. I testi oggetto della consultazione, infatti, tendevano semmai arafforzare e cristallizzare ulteriormente i principi di autonomia eindipendenza della magistratura. Eppure, proprio questa rappresentazione \u2013semplificata e distorta \u2013 ha finito per orientare una parte significativadell\u2019opinione pubblica. Proprio il richiamo alla difesa della Costituzionemerita un ulteriore approfondimento. La Carta non \u00e8 un testo immutabile:prevede esplicitamente la possibilit\u00e0 di revisione per adeguarsi ai mutamentidel contesto storico e sociale. Sostenere che ogni modifica rappresenti unaminaccia alla sua integrit\u00e0 rischia di trasformare uno strumento dinamico in unfeticcio ideologico, svuotandolo della sua funzione evolutiva. Ma ilpost-referendum ha anche messo in luce un dato politico pi\u00f9 profondo: lecontraddizioni interne alla sinistra. Le posizioni oscillanti e spessodivergenti, anche sul metodo con cui individuare la leadership \u2013 tra primaries\u00ec e primarie no \u2013 espresse da figure come Elly Schlein, Giuseppe Conte, NicolaFratoianni e Matteo Renzi, insieme allo scetticismo verso lo strumento diselezione della leadership espresso dal sindaco di Genova Silvia Salis,restituiscono l\u2019immagine di un campo frammentato, incapace di esprimere unalinea chiara e coerente. Una sinistra \u201cpirandelliana\u201d: una, nessuna ecentomila. Le stesse dinamiche emergono anche nel confronto parlamentare. Inpi\u00f9 occasioni, esponenti del Partito Democratico hanno sostenuto tesi su unpresunto aumento della precariet\u00e0 e una diminuzione dei salari che non trovanoriscontro nei dati ufficiali. Le pi\u00f9 recenti rilevazioni dell\u2019ISTAT, infatti,delineano un quadro diverso, contribuendo a smentire una narrazione costruitapi\u00f9 su percezioni politiche che su evidenze empiriche.&nbsp;&nbsp;I dati di inizio 2026 mostrano un andamentocomplessivamente positivo del mercato del lavoro italiano. Il numero deglioccupati ha raggiunto livelli record, confermando una dinamica di crescita che,secondo il governo guidato da Giorgia Meloni, ha ormai superato i livellipre-pandemia. A gennaio 2026 si \u00e8 registrato un aumento dello 0,3% deglioccupati rispetto al mese precedente, consolidando una tendenza espansiva.Parallelamente, il tasso di disoccupazione \u00e8 sceso al 5,2%, un dato che segnalauna riduzione significativa e strutturale rispetto agli anni precedenti. Particolarmenterilevante \u00e8 la qualit\u00e0 dell\u2019occupazione: cresce il lavoro stabile, con unincremento dei contratti a tempo indeterminato, mentre si riducono i rapporti atermine e le forme di maggiore precariet\u00e0. A fine 2025, inoltre, il tasso dioccupazione nella fascia 15-64 anni ha raggiunto il 62,5%, in aumento su baseannua. Un elemento spesso trascurato nel dibattito pubblico riguarda poi lacomposizione della crescita occupazionale: essa \u00e8 trainata in misurasignificativa dalla fascia degli over 50, segnale di una maggiore permanenzanel mercato del lavoro ma anche di dinamiche demografiche che incidono sullastruttura complessiva dell\u2019occupazione. Per questi risultati sarebbe riduttivoignorare il contributo dell\u2019azione di governo e il ruolo della stabilit\u00e0politica garantita dall\u2019attuale maggioranza, insieme ad alcune misureeconomiche orientate a rafforzare il mercato del lavoro. In questo quadro siinserisce anche il tema delle alleanze. Il cosiddetto \u201ccampo largo\u201d appare, neifatti, sempre pi\u00f9 simile a un \u201ccampo lardo\u201d: un perimetro politico che tende ainglobare tutto e il contrario di tutto, senza una reale sintesi programmatica.Una configurazione che, lungi dal rafforzare l\u2019alternativa, finisce persollevare interrogativi seri sulla sua capacit\u00e0 di garantire stabilit\u00e0 egovernabilit\u00e0. Le contraddizioni interne non sono soltanto fisiologiche: sudossier cruciali \u2013 dalle politiche economiche al lavoro, dall\u2019ambiente allacollocazione internazionale \u2013 emergono divergenze profonde, talvoltaincompatibili. Le posizioni espresse da Elly Schlein e Giuseppe Conte, insiemealle spinte della sinistra radicale e alle mosse di Matteo Renzi \u2013 che sisbraccia alla ricerca di visibilit\u00e0 e di un riconoscimento da parte di unasinistra che, nei fatti, continua a considerarlo un corpo estraneo \u2013 evidenzianoqueste fratture, restituendo l\u2019immagine di un\u2019alleanza dagli equilibriinstabili. Emblematica, in questo senso, \u00e8 proprio la postura di Renzi: prontoad accodarsi alla vittoria del \u201cno\u201d al referendum, pur non avendo espresso conchiarezza un orientamento di voto durante la campagna referendaria, lasciandoanzi intendere, in pi\u00f9 passaggi, una possibile apertura verso il \u201cS\u00ec\u201d. Unadinamica che conferma, ancora una volta, la natura fluida \u2013 per alcuniopportunistica \u2013 di una parte della proposta politica che ambisce a guidare ilPaese. Si delinea cos\u00ec una vera e propria \u201calleanza degli ossimori\u201d, in cuil\u2019unico collante sembra essere l\u2019opposizione al governo guidato da GiorgiaMeloni. Ma una costruzione politica fondata prevalentemente sull\u2019ostilit\u00e0rischia di rivelarsi fragile e, soprattutto, inefficace nel momento in cui sitratti di governare. Il pericolo \u00e8 quello di scivolare verso una forma diconsociativismo paralizzante: una dinamica in cui le divergenze interneimpediscono decisioni incisive, condannando il Paese a una sorta di immobilismostrutturale, a \u201csabbie mobili\u201d che rallentano ogni processo riformatore. Inquesto scenario, la responsabilit\u00e0 del centrodestra diventa ancora pi\u00f9rilevante. Spetta alla maggioranza proseguire nel percorso di modernizzazionedel Paese, mantenendo una linea di coerenza e continuit\u00e0 nell\u2019azione digoverno, nonostante un clima politico spesso segnato da un\u2019opposizionepermanente e da tentativi di delegittimazione. La sfida, oggi, non \u00e8 soltantovincere il confronto politico, ma dimostrare nei fatti la capacit\u00e0 di tradurrela stabilit\u00e0 in risultati concreti e duraturi.<\/p>\n\n\n\n<p>Andrea Amata<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All\u2019indomani delreferendum, una parte consistente della sinistra ha celebrato l\u2019esito come unavittoria politica netta: una sconfessione del governo di centrodestra e,soprattutto, il segnale di una ritrovata sintonia con il Paese reale. Unalettura suggestiva, ma difficilmente sostenibile se si analizzano con maggiorelucidit\u00e0 sia la natura della consultazione sia il comportamento degli attoripolitici in campo. 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