{"id":1000029986,"date":"2026-04-08T10:20:11","date_gmt":"2026-04-08T13:20:11","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000029986"},"modified":"2026-04-08T10:20:13","modified_gmt":"2026-04-08T13:20:13","slug":"leuropa-non-e-uncondominio-anche-se-qualcuno-insiste-a-portarsi-dietro-le-ciabatte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000029986","title":{"rendered":"L\u2019Europa non \u00e8 uncondominio (anche se qualcuno insiste a portarsi dietro le ciabatte)"},"content":{"rendered":"\n<p>Tra veti,distinguo e fughe solitarie, l\u2019Unione rischia di sembrare un\u2019assemblea dilitiganti pi\u00f9 che una comunit\u00e0 di destino<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un equivocodi fondo che, come certi rumori notturni nei palazzi mal amministrati, continuaa disturbare il sonno dell\u2019Europa: l\u2019idea che l\u2019Unione sia un elegantecondominio dove ciascuno pu\u00f2 fare ci\u00f2 che vuole, salvo poi lamentarsidell\u2019odore di fritto altrui. Non \u00e8 cos\u00ec. O, almeno, non dovrebbe esserlo. L\u2019UnioneEuropea nasce, sulla carta, come un\u2019unione di Stati che condividono non soloregole, ma anche una direzione politica, una visione, un minimo sindacale dicoerenza internazionale. Non \u00e8 il club del \u201cfaccio come mi pare purch\u00e9 pago lespese comuni\u201d, n\u00e9 una riunione di scapoli geopolitici in cerca d\u2019autore. Einvece, a giudicare dagli ultimi sviluppi, l\u2019aria che tira somiglia pi\u00f9 aquella dell\u2019\u201cArmata Brancaleone\u201d: ognuno per s\u00e9, Dio per tutti e, se possibile,qualche corsia preferenziale per i propri mercantili. Prendiamo il caso dellaSpagna di Pedro S\u00e1nchez. Mentre il resto dell\u2019Occidente cerca faticosamente unalinea comune su crisi e sicurezza, Madrid si distingue per una certa creativit\u00e0diplomatica: dialoga con l\u2019Iran, ottiene garanzie di transito nello stretto diHormuz, si smarca dalla missione europea \u201cAspides\u201d e, gi\u00e0 che c\u2019\u00e8, si dichiaracontraria all\u2019aumento della spesa NATO. Il tutto con la grazia di chi, invitatoa cena, decide di portarsi da casa il proprio men\u00f9. Il risultato? Teheranelargisce riconoscimenti selettivi: passaggio sicuro per i mercantili spagnoli\u201cperch\u00e9 Madrid rispetta il diritto internazionale\u201d. Una formula elegante, chesuona pi\u00f9 o meno come: \u201cvoi siete diversi dagli altri\u201d. E quando qualcuno iniziaa essere \u201cdiverso\u201d in politica estera, di solito significa che qualcosa si \u00e8incrinato. Ora, sia chiaro: il rispetto del diritto internazionale, quellovero, non quello a geometria variabile, non \u00e8 materia negoziabile. Il regime dilibero transito negli stretti, sancito dalla UNCLOS, non si contratta come unsaldo di fine stagione. \u00c8 una regola, e le regole o si rispettano tutti odiventano carta decorativa. Ma il punto non \u00e8 giuridico. \u00c8 politico. \u00c8strategico. \u00c8, in ultima analisi, esistenziale per l\u2019Europa. Si pu\u00f2, nel pienodi una tensione globale crescente, restare contemporaneamente dentro l\u2019UnioneEuropea, nella NATO e nel sistema delle Nazioni Unite, e poi comportarsi comeun battitore libero? Si pu\u00f2 essere \u201cnon allineati\u201d quando si \u00e8, perdefinizione, allineati a un sistema di alleanze? La risposta, se si vuoleessere onesti, \u00e8 no. O meglio: si pu\u00f2 fare, ma ha un prezzo. E di solito non lopaga solo chi gioca da solista. E qui entra in scena l\u2019altro convitato dipietra, l\u2019Ungheria, che da tempo interpreta l\u2019appartenenza europea come unaforma d\u2019arte contemporanea: astratta, incomprensibile e spesso provocatoria.Due casi non fanno ancora una regola, ma fanno certamente un problema. Anzi,due. \u201cHuston, abbiamo un problema\u201d, verrebbe da dire. Ma non \u00e8 un guastoimprovviso: \u00e8 un difetto di fabbrica mai corretto. L\u2019Europa ha tollerato troppoa lungo l\u2019ambiguit\u00e0, scambiandola per pluralismo. Ha accettato il dissensostrategico come fosse una sfumatura culturale. Ha confuso la libert\u00e0 conl\u2019arbitrio. Eppure, la realt\u00e0 \u00e8 meno filosofica e pi\u00f9 brutale: non si pu\u00f2 starecon due piedi in una scarpa. \u00c8 scomodo, e prima o poi si cade. Se l\u2019Unionevuole essere qualcosa di pi\u00f9 di un mercato ben arredato, deve decidere cosaessere: una potenza rispettabile o una riunione di cond\u00f2mini rumorosi. Nonesiste una terza via fatta di comunicati prudenti e malumori sussurrati. Chicondivide le regole resta e le rispetta. Chi non le condivide ha tutto ildiritto di andarsene, o il dovere degli altri di accompagnarlo gentilmente allaporta. Non per cattiveria, ma per igiene istituzionale. Perch\u00e9, alla fine, ilvecchio adagio non sbaglia: se osservi abbastanza a lungo il problema,scoprirai che il problema sei tu. E l\u2019Europa, a forza di guardarsi allospecchio, dovrebbe averlo capito. Ma continua a pettinarsi. E intanto, fuori,il mondo bussa. Non sempre con buone intenzioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Giuseppe Arn\u00f2<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra veti,distinguo e fughe solitarie, l\u2019Unione rischia di sembrare un\u2019assemblea dilitiganti pi\u00f9 che una comunit\u00e0 di destino C\u2019\u00e8 un equivocodi fondo che, come certi rumori notturni nei palazzi mal amministrati, continuaa disturbare il sonno dell\u2019Europa: l\u2019idea che l\u2019Unione sia un elegantecondominio dove ciascuno pu\u00f2 fare ci\u00f2 che vuole, salvo poi lamentarsidell\u2019odore di fritto altrui. 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