{"id":1000029628,"date":"2026-03-30T14:15:50","date_gmt":"2026-03-30T17:15:50","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000029628"},"modified":"2026-03-30T14:15:53","modified_gmt":"2026-03-30T17:15:53","slug":"il-gruppo-sanguigno-influisce-sulla-capacita-di-sopravvivere-a-una-ferita-grave","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000029628","title":{"rendered":"Il gruppo sanguigno influisce sulla capacit\u00e0 di sopravvivere a una ferita grave"},"content":{"rendered":"\n<p>Tra i fattori che determinano le chance di sopravvivere a una ferita potenzialmente letale potrebbe essercene uno inaspettato: il gruppo sanguigno di appartenenza. In base a uno studio giapponese pubblicato sulla rivista scientifica Critical Care, i pazienti di gruppo 0 (i \u00abdonatori universali\u00bb) sono anche quelli che corrono il rischio pi\u00f9 elevato di non sopravvivere all&#8217;emorragia di una ferita grave. La perdita massiccia di sangue \u00e8 la principale causa di morte tra chi incorre in un incidente traumatico, tuttavia gli studi sulla relazione tra gruppo sanguigno e sopravvivenza sono stati pochi, fino ad oggi. Per riempire il vuoto, i medici del Tokyo Medical and Dental University Hospital hanno raccolto i dati di 901 ricoverati con gravi ferite da trauma in due centri medici giapponesi di primo soccorso tra il 2013 e il 2016. In particolare, sono stati considerati i referti dei pazienti con punteggio di gravit\u00e0 delle lesioni (Injury Severity Score, ISS) maggiore di 15: con ferite, cio\u00e8, in grado di causare disabilit\u00e0 gravi o morte. I pazienti di gruppo sanguigno 0 (il 32% del campione) hanno mostrato di correre un rischio di morte significativamente maggiore rispetto agli altri. Il tasso di mortalit\u00e0 tra questi feriti \u00e8 stato del 28%, tre volte pi\u00f9 alto di quello dei pazienti di diverso gruppo sanguigno (11%). Al momento non \u00e8 possibile dare una spiegazione, perch\u00e9 si \u00e8 trattato di uno \u00abstudio osservazionale\u00bb, limitato cio\u00e8 alla registrazione a fini statistici di ci\u00f2 che avviene nella realt\u00e0. Un&#8217;ipotesi \u00e8 che il problema derivi dai ridotti livelli, nel sangue dei pazienti di gruppo 0, di un agente che facilita la coagulazione del sangue, il fattore di von Willebrand (vWF), che circola nel plasma (il liquido in cui sono sospese le cellule sanguigne). Questa sostanza svolge un ruolo chiave nell&#8217;arresto del sanguinamento &#8211; emostasi &#8211; perch\u00e9 facilita l&#8217;adesione delle piastrine (i corpuscoli che intervengono nella coagulazione del sangue) alle pareti interne dei vasi sanguigni danneggiati. In chi ha sangue di gruppo 0, le quantit\u00e0 di questo fattore sarebbero inferiori del 25-30%, e il rischio emorragie risulterebbe pi\u00f9 alto. Se l&#8217;ipotesi fosse verificata, questa caratteristica potrebbe contrastare alcuni dei conclamati vantaggi del gruppo 0, il pi\u00f9 diffuso tra i gruppi sanguigni, considerato \u00abdonatore universale\u00bb per l&#8217;assenza di specifiche proteine sulla superficie dei suoi globuli rossi. Se l&#8217;aumento di rischio per questi pazienti fosse confermato, si potrebbe giocare d&#8217;anticipo, velocizzando le operazioni di soccorso e trasfusione con opportune misure.<\/p>\n\n\n\n<p>Elisabetta Intini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra i fattori che determinano le chance di sopravvivere a una ferita potenzialmente letale potrebbe essercene uno inaspettato: il gruppo sanguigno di appartenenza. 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