{"id":1000029598,"date":"2026-03-30T09:33:56","date_gmt":"2026-03-30T12:33:56","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000029598"},"modified":"2026-03-30T09:33:58","modified_gmt":"2026-03-30T12:33:58","slug":"la-premier-trovi-il-coraggio-per-il-meloni-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000029598","title":{"rendered":"La premier trovi il coraggio per il Meloni II"},"content":{"rendered":"\n<p>Da uno zucchetto rosso \u00e8 arrivato lo schiaffo pi\u00f9 sferzante alla politica italiana occupata solo a fare gazzarra attorno al referendum. Davanti al feretro di un \u201cpassionario\u201d visionario come Paolo Cirino Pomicino, il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, ha esortato: \u00abIl compromesso \u00e8 dialogo, \u00e8 confronto\u00bb. Una frase semplice, ma che suona come una reprimenda a una stagione che ha ridotto il confronto a rissa permanente, smarrendo la capacit\u00e0 pi\u00f9 difficile: tenere insieme.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella di Zuppi pare la risposta teologica a ci\u00f2 che potrebbe essere definita come \u201cla sindrome di Palazzo Chigi\u201d che, negli ultimi vent\u2019anni, ha contagiato leader molto diversi tra loro: Silvio Berlusconi nel 2006, Matteo Renzi nel 2016 e oggi Giorgia Meloni. Lo schema \u00e8 sempre lo stesso: piegare il referendum da giudizio su una riforma a conferma della propria leadership. La risposta \u00e8 stata sempre: No. E non tanto al quesito, quanto al tentativo di forzare l\u2019equilibrio istituzionale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un riflesso quasi antropologico. L\u2019Italia non si riconosce nella persona sola al comando. Pu\u00f2 anche premiarla \u2013 come accade a Giorgia Meloni \u2013 ma se avverte una torsione del sistema, reagisce e lo riporta entro i suoi limiti. Eppure, nella situazione presente, il quadro \u00e8 meno lineare. Giorgia Meloni continua a godere \u2013 con quasi 11 milioni di voti \u2013 di un consenso rilevante, mentre si avvicina alla fase pi\u00f9 delicata della legislatura: quella delle scelte concrete che incidono sulla vita quotidiana dei cittadini \u2013 sanit\u00e0, fisco, caro bollette, sicurezza \u2013 ora che i conti sono stati rimessi in ordine.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella Prima Repubblica il rapporto con gli elettori era diverso. I partiti disponevano di una classe dirigente radicata sul territorio, plurale e competitiva. Nella Democrazia Cristiana, ad esempio, i leader non erano proprietari del potere: venivano spinti avanti e poi, nel caso, riposizionati. I tempi sono cambiati, \u00e8 vero. Ma oggi i partiti sono fragili e personalizzati: meno classe dirigente, pi\u00f9 leadership solitarie. E quando il consenso si concentra in una sola persona, scompaiono le visioni parallele che un tempo lo bilanciavano.<\/p>\n\n\n\n<p>Le traiettorie recenti raccontano molto. Silvio Berlusconi, stoicamente, trasform\u00f2 la sconfitta referendaria in un rilancio politico con la nascita del Pdl. Matteo Renzi, invece, non \u00e8 mai riuscito davvero a metabolizzarla. Giorgia Meloni tenta oggi una strada diversa: costruire una narrazione di durata mettendo sul piatto temi concreti. Ma vale davvero la pena inseguire il record di permanenza assoluto a Palazzo Chigi subito dopo il Cavalier Mussolini, come obiettivo politico? La storia repubblicana suggerisce cautela: quando la durata diventa un fine, il rischio \u00e8 l\u2019immobilismo e la perdita di contatto con la realt\u00e0. Insistere, subito dopo la vittoria dei No, su una riforma elettorale non condivisa potrebbe rivelarsi un errore fatale.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche da queste colonne si \u00e8 osservato come, per la Meloni \u2013 favorita da una sinistra litigiosa e ora ringalluzzita \u2013 sarebbe stato pi\u00f9 lineare evitare un referendum rischiosissimo e ricorrere a elezioni anticipate. Trasformare il grande consenso in un mandato pieno e costruire un Parlamento coerente con una prospettiva di lungo periodo, con la possibilit\u00e0 di portare una personalit\u00e0 di centrodestra al Quirinale, magari la stessa Meloni. Ogni scelta istituzionale segna il presente, ma ancor pi\u00f9 il futuro dei nostri giovani. Una generazione che, in occasione del referendum, ha dimostrato di voler contare, incidere, partecipare. Ed \u00e8 qui che emerge la distanza: a una domanda crescente di partecipazione corrisponde un\u2019offerta politica sempre pi\u00f9 chiusa e personalizzata.<\/p>\n\n\n\n<p>Allo stesso modo il voto referendario ha disegnato una geografia politica chiara: nei grandi centri urbani ha prevalso il \u201cno\u201d, anche dove governa il centrodestra. Non \u00e8 un dettaglio, \u00e8 una linea di frattura. Le grandi citt\u00e0 non sono soltanto i centri pi\u00f9 popolosi. Sono i laboratori in cui si forma la classe dirigente, dove si concentrano universit\u00e0, ricerca, imprese e informazione. Sono gli spazi del confronto pi\u00f9 aperto, dove le trasformazioni sociali arrivano prima e si costruisce il capitale umano del Paese. Ma \u00e8 proprio in questi contesti che il centrodestra continua a mostrare il suo limite: fatica a radicarsi dove nascono competenze, cultura e orientamento del consenso.<\/p>\n\n\n\n<p>Il centrosinistra, al contrario, mantiene una presenza pi\u00f9 solida in questi agglomerati urbani complessi: le universit\u00e0, i centri culturali, le periferie pi\u00f9 dinamiche. Non \u00e8 soltanto una questione elettorale, \u00e8 un dato che caratterizza tutto l\u2019Occidente. Le grandi citt\u00e0 tendono a orientarsi a sinistra \u2013 da Londra a Parigi, da Madrid a Berlino, fino a New York e Los Angeles \u2013 mentre le aree interne prediligono spesso il fronte opposto. Il punto, quindi, non \u00e8 solo vincere le elezioni. \u00c8 costruire una classe dirigente credibile nei luoghi decisivi del Paese. Si pu\u00f2 governare senza le citt\u00e0, ma difficilmente si governa bene senza il loro consenso.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, il messaggio uscito dalle urne \u00e8 ancora pi\u00f9 profondo. Non ha vinto una parte contro l\u2019altra: ha vinto un\u2019idea, quella della difesa dell\u2019equilibrio costituzionale. Continuare a sostenere che i problemi del Paese derivino dalla Carta fondamentale significa ignorare la storia. Oggi, e i giovani lo percepiscono con chiarezza, quel rapporto si \u00e8 incrinato. Vorrebbero partecipare, ma non trovano vie facilmente accessibili e da qui nasce il \u201cmovimentismo\u201d che li porta in piazza. Il Parlamento appare sempre pi\u00f9 come il risultato di decisioni ristrette pi\u00f9 che luogo di un autentico processo democratico. Una percezione che riguarda anche le istituzioni europee.<\/p>\n\n\n\n<p>Come restituire, allora, senso e credibilit\u00e0 alla partecipazione? La risposta non pu\u00f2 che passare da un\u2019apertura vera: trasformare i partiti in spazi accessibili, non strutture verticali. Anche le risposte alla crisi dovrebbero muoversi dentro questo perimetro. Ha avuto davvero senso offrire all\u2019opinione pubblica lo scalpo del ministro Daniela Santanch\u00e8 \u2013 peraltro rafforzata da due voti di fiducia e ben apprezzata dagli operatori del settore \u2013 e del viceministro Andrea Delmastro? O non sarebbe stato pi\u00f9 efficace intervenire sulla squadra di governo con una crisi lampo e un \u201cMeloni due\u201d pi\u00f9 solido come prevede appunto la Costituzione in questi casi?<\/p>\n\n\n\n<p>Magari sostituendo alcuni ministri \u2013 da Urso a Pichetto Fratin, da Zangrillo a Schillaci \u2013 che, dopo quattro anni, non sembrano aver lasciato un segno riconoscibile. E aprendo la porta a personalit\u00e0 della societ\u00e0 civile pi\u00f9 competenti, uscendo dalla logica del \u201cdi te mi fido\u201d. Una volta superata la fase di assestamento, con veleni che coinvolgono i partiti del centro destra, Forza Italia, Lega e Fratelli d\u2019Italia, sarebbe il momento di ripartire da un\u2019agenda condivisa pi\u00f9 nitida: pochi punti, essenziali. Una direzione chiara. Il punto non \u00e8 dare un segnale. \u00c8 cambiare davvero. E allora tornano le parole di Zuppi. Il compromesso come dialogo. Il confronto come metodo. Tutto ci\u00f2 si riassume in una sola parola: democrazia.<\/p>\n\n\n\n<p>Luigi Bisignani<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da uno zucchetto rosso \u00e8 arrivato lo schiaffo pi\u00f9 sferzante alla politica italiana occupata solo a fare gazzarra attorno al referendum. Davanti al feretro di un \u201cpassionario\u201d visionario come Paolo Cirino Pomicino, il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, ha esortato: \u00abIl compromesso \u00e8 dialogo, \u00e8 confronto\u00bb. Una frase semplice, ma che suona come [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000029599,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[46,32],"tags":[],"class_list":{"0":"post-1000029598","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-italia","8":"category-politica"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/zadftgy.jpg?fit=912%2C512&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000029598","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000029598"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000029598\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000029600,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000029598\/revisions\/1000029600"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000029599"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000029598"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000029598"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000029598"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}