{"id":1000029496,"date":"2026-03-28T10:36:03","date_gmt":"2026-03-28T13:36:03","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000029496"},"modified":"2026-03-28T10:36:05","modified_gmt":"2026-03-28T13:36:05","slug":"quella-bugia-per-portarlo-al-napoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000029496","title":{"rendered":"Quella bugia per portarlo al Napoli"},"content":{"rendered":"\n<p>Buenos Aires\u2026Sono tornato alla \u201cCantina de David\u201d \u2026.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMaradona? No, quel ragazzo \u00e9 un funambolo ma non \u00e9 adatto al Napoli\u00bb, ricordo ancora quella pietosa bugia che Gianni di Marzio allora allenatore degli azzurri raccont\u00f3 a noi, a Buenos Aires\u2026. Era di giugno del 1978\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Seguivo per Il Mattino di Napoli i mondiali di calcio in Argentina. Il direttore, Orazio Mazzoni aveva deciso di inviarmi in Sudamerica all&#8217;improvviso. \u00ab\u00c8 meglio che te ne vai un po&#8217; all&#8217;estero\u2026. &#8211; mi disse &#8211; vai in giro, scrivi dei raccontoni, come vivono i nostri emigrati, cosa fanno i militari, se \u00e9 vero che ammazzano tutti i loro oppositori\u2026 \u00ab.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e1: avevo seguito tutto il \u00abcaso-Moro\u00bb, dal sequestro delle Brigate Rosse, al ritrovamento del cadavere in via Caetani, nel bagagliaio di una Renault 4 rossa, parcheggiata, simbolicamente, tra via delle Botteghe Oscure e Piazza del Ges\u00f9 (dove avevano sede rispettivamente il PCI e la DC). E poi ero stato in Sicilia, per l&#8217;assassinio di Peppino Impastato\u2026.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abBasta mafia e Br, vai a scrivere un p\u00f3 di calcio\u2026.\u00bb, mi disse Mazzoni. E cos\u00ed tornai in Argentina. Ero gi\u00e1 stato a Buenos Aires, pochi anni prima. Un tour vacanziero post-laurea targato Jumbo Alitalia con fermate a Caracas, Rio de Janeiro, Buenos Aires, Lima, Santiago del Cile\u2026.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle intenzioni del mio direttore di allora a fine giugno dovevo rientrare in Italia. Vi rimasi invece fino a settembre scoprendo e raccontando un Paese meraviglioso, ricco, gaudente, il tango al Viejo Almac\u00e9n, le folli notti di Corrientes e Palermo, un Paese per\u00f3 martoriato dall&#8217;arroganza e dalla malvagit\u00e1 dei militari, gi\u00fa, gi\u00fa fino a Ushuaia.<\/p>\n\n\n\n<p>Era stato un problema in quel periodo &#8211; giugno 1978 &#8211; trovare posto negli alberghi di Buenos Aires ma, grazie al buon cuore del collega Gianni Perrelli del Corriere dello Sport occupai anch&#8217;io il secondo letto della sua stanza. Dormivamo in quattro, con turni di 12 ore a testa\u2026 C&#8217;erano anche Willy Mulco e Franco, un fotografo romano free-lance che spar\u00ed dopo una decina di giorni. Ricomparve a fine giugno, fidanzatissimo con una procace vedova di Mar del Plata\u2026.<\/p>\n\n\n\n<p>La sera ci ritrovavamo tutti noi giornalisti alla \u00abCantina di David\u00bb un ristorante-trattoria- pizzeria (fondato da un immigrato di Sicignano degli Alburni), nel barrio della Cacharita, ritrovo del calcio argentino e delle vecchie glorie (conobbi l\u00ed il grande Alfredo Di Stefano, era di casa\u2026).<\/p>\n\n\n\n<p>E fu proprio alla Cantina de David che sentii parlare per la prima volta di Maradona. Stavamo gustando delle meravigliose ed enormi bistecche accompagnate da un \u00abMalbec\u00bb d&#8217;annata quando arriv\u00f3 Omar Sivori, el \u00abcabezon\u00bb. \u00abVi consiglio di andare a vedere un ragazzo che gioca nell&#8217;Argentinos Juniors. \u00c8 forte e forse gioca come gioco io\u2026.\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Al tavolo eravamo con Angelo Pesciaroli del Corriere dello Sport, Maurizio Romano del Roma, Franco Recanatesi della Repubblica, Italo Cucci, Alfeo Biagi, Gianni Perrelli e Gianni Di Marzio a quel tempo allenatore del Napoli\u2026Se il grande Sivori si permette di parlare di un ragazzo che, dice gioca come lui vuol dire che \u00e9 un fenomeno\u2026..<\/p>\n\n\n\n<p>Alcuni giorni dopo andammo a scovare questo \u00abfenomeno\u00bb, Diego Armando Maradona\u2026 con Pesciaroli, Romano e Di Marzio. Il presidente dell&#8217;Argentinos Junior si chiamava Settimio Aloisio, era un calabrese tifosissimo del Catanzaro squadra che Di Marzio aveva portato in serie A da tecnico. Era lui che premeva per \u00abvendere\u00bb Maradona al Napoli..<\/p>\n\n\n\n<p>Dieguito, per\u00f3, il giorno dell&#8217;appuntamento non si present\u00f2: dissero che era ancora arrabbiato con Menotti, ct della nazionale argentina, che lo aveva inserito nella lista dei 40 per il Mondiale ma non dei definitivi 22.<\/p>\n\n\n\n<p>Che facciamo? Andiamo via? No, Di Marzio ci disse di aspettare l\u00ed, ci lasci\u00f3 e and\u00f3 con Aloisio a Villa Fiorito, la casa del ragazzo, per convincerlo a venire. \u00abNon mi ha fatto una buona impressione con quei capelli lunghi, un po&#8217; bassino, vestito cos\u00ec come uno zingaro\u2026.\u00bb ci disse al suo ritorno \u00abComunque sta arrivando\u2026..\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Maradona venne, e s&#8217;inizi\u00f2 la partita. Non segn\u00f3 ma col pallone faceva quello che voleva\u2026un funambolo\u2026Capelli neri e ricci due occhi furbi e un sorriso provocatore\u2026 eccolo il \u00abfenomeno\u00bb raccontato da Sivori. Di Marzio dopo una decina di minuti di gioco si alz\u00f3 e se ne and\u00f3 con Aloisio. \u00abNo, non \u00e9 un giocatore da Napoli\u2026Scrivetelo\u2026abbiamo perso tempo\u00bb ci disse. E noi sconcertati lo scrivemmo\u2026.<\/p>\n\n\n\n<p>La Patagonia, Mar del Plata, Ushuaia\u2026 i militari\u2026 tornai a casa e non si parl\u00f3 pi\u00fa di Maradona ma solo dell&#8217;Italia, di Bearzot e della partita con l&#8217;Argentina quando il tecnico della nazionale azzurra si rifiut\u00f2 di comunicare la formazione con le solite ventiquattro ore di anticipo, resistendo\u2026 eroicamente alle pressioni dei giornalisti anche nel corso di un pranzo di riappacificazione offerto da Carraro agli inviati in Argentina alla \u00abCantina di David\u00bb, il locale del furbo calabrese che aveva fatto i miliardi servendo ai nostalgici dell&#8217;Italia spaghetti e pizza vagamente all&#8217;italiana.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo pochi mesi, il presidente del Napoli di allora, Corrado Ferlaino, licenzi\u00f3 Di Marzio. \u00abNon ha saputo vedere che Maradona \u00e9 un fuoriclasse\u00bb disse. Ma Di Marzio raccont\u00f3 la verit\u00e0, la vera storia sul mancato acquisto del Napoli\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon \u00e9 vero. Aloisio a giugno del 1978 si impegn\u00f2 a dare al Napoli Diego per una cifra di 300mila dollari &#8211; giur\u00f3 il tecnico napoletano &#8211; Ma Ferlaino non volle, non si fidava\u2026Non voleva spendere tanti soldi per un ragazzino\u2026 e cos\u00ed dissi a voi che quel giovane talento non era adatto al Napoli\u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Maradona arriv\u00f3 a Napoli sei anni pi\u00fa tardi, fortemente voluto proprio da\u2026Ferlaino\u2026.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho rivisto Gianni qualche anno fa, alla Caffettiera di Piazza dei Martiri. Ci abbracciammo e ricordammo i tempi belli e giovanili, gli amici in comune\u2026 Di Marzio, Gianni, \u00e8\u2019 morto qualche anno fa. \u00c8\u2019 stato un grande allenatore con poca fortuna. Ricordo i tempi dell&#8217;Internapoli con Luciano Iannone, a Pavullo.Grande amico mio, Gianni, grande scopritore di talenti. Meritava senz\u2019altro di pi\u00fa\u2026. E quella pietosa bugia, concordata con Ferlaino, per non far salire il prezzo di Maradona non la scorder\u00f2 mai\u2026 Oggi sono tornato qui, a Buenos Aires\u2026. La Cantina de David \u00e8 sempre qui\u2026. Un po\u2019 diversa, certo\u2026. Ma alle pareti sono appese le foto ingiallite, i tavoli degli avventori\u2026. E con Di Stefano\u2026ricordo Gianni Di Marzio, Maradona, il 1978, il campionato del mondo pi\u00f9 bello di sempre\u2026.<\/p>\n\n\n\n<p>Mimmo Porpiglia<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Buenos Aires\u2026Sono tornato alla \u201cCantina de David\u201d \u2026. \u00abMaradona? No, quel ragazzo \u00e9 un funambolo ma non \u00e9 adatto al Napoli\u00bb, ricordo ancora quella pietosa bugia che Gianni di Marzio allora allenatore degli azzurri raccont\u00f3 a noi, a Buenos Aires\u2026. 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