{"id":1000029400,"date":"2026-03-24T14:50:56","date_gmt":"2026-03-24T17:50:56","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000029400"},"modified":"2026-03-24T14:50:58","modified_gmt":"2026-03-24T17:50:58","slug":"elogio-del-verde-che-non-se-piegato-alle-balle-del-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000029400","title":{"rendered":"Elogio del verde, che non s\u2019\u00e8 piegato alle balle del No"},"content":{"rendered":"\n<p>C\u2019\u00e8 un\u2019Italia che non urla, che non occupa le piazze, che non si racconta nei salotti televisivi. \u00c8 l\u2019Italia che apre la saracinesca alle sette del mattino, che esporta, che produce, che paga le tasse senza troppi alibi. Il referendum sulla giustizia ha fotografato con una chiarezza quasi brutale che c\u2019\u00e8 un pezzo di Paese che merita un applauso non tanto per la scelta di sostenere il S\u00ec, quanto per la coerenza. Perch\u00e9, numeri alla mano, Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia hanno votato a favore della riforma della giustizia. Hanno votato con la testa. Hanno votato, soprattutto, con l\u2019esperienza quotidiana di chi sa cosa significa avere a che fare con una macchina giudiziaria lenta, farraginosa, spesso incomprensibile. Non \u00e8 ideologia, \u00e8 vita vissuta. In quelle regioni non si discute di giustizia nei convegni, ma nei capannoni industriali, negli studi professionali, nei cantieri. \u00c8 l\u00ec che un processo civile che dura anni diventa un problema concreto, un costo, un freno. \u00c8 l\u00ec che la giustizia non \u00e8 un principio astratto, ma un fattore produttivo. E allora il voto diventa una scelta razionale: cambiare ci\u00f2 che non funziona. Non per vendetta, non per slogan, ma per necessit\u00e0. Il punto politico, per\u00f2, \u00e8 un altro. Ed \u00e8 scomodo. Questa Italia produttiva, che oggi si \u00e8 espressa con chiarezza, \u00e8 la stessa che negli ultimi anni \u00e8 stata messa un po\u2019 in disparte. Non per cattiveria, ma per scelta. Il governo, con risorse limitate, ha deciso di concentrare l\u2019attenzione sui pi\u00f9 fragili, sui percettori di sostegno, su una larga parte del pubblico impiego. Scelte legittime, per carit\u00e0. Ma ogni scelta implica una rinuncia. E la rinuncia \u00e8 stata proprio quella di ascoltare chi crea ricchezza. Chi tiene in piedi il sistema. Il referendum, in questo senso, \u00e8 stato anche un segnale: guardate che esistiamo. Guardate che abbiamo ancora qualcosa da dire. E, soprattutto, sappiamo ancora ragionare. Sarebbe ingeneroso per\u00f2 non rivolgere un pensiero a chi al Sud si \u00e8 schierato per il S\u00ec. Pochi \u2013 tre calabresi su dieci e tre siciliani su dieci \u2013 ma coraggiosi. Con buona pace di Nicola Gratteri che piagnucolava su mafiosi e deviati ma le regioni in cui pi\u00f9 hanno votato a favore dei magistrati sono quelle in cui lui ha fatto i maggiori danni. C\u2019\u00e8 ancora un altro dato che merita una riflessione, ed \u00e8 quello del voto degli italiani all\u2019estero. La maggioranza ha votato No. E qui la distanza non \u00e8 solo geografica, \u00e8 culturale. Chi vive fuori dall\u2019Italia, nella maggior parte dei casi, non ha a che fare con i tribunali italiani. Non subisce i tempi biblici della giustizia civile. Non si confronta con l\u2019incertezza che blocca investimenti e iniziative. Vive in sistemi diversi, spesso pi\u00f9 efficienti. E allora il voto diventa inevitabilmente pi\u00f9 ideologico, meno concreto. Pi\u00f9 legato a una percezione, meno ancorato all\u2019esperienza diretta. Non \u00e8 una colpa, \u00e8 un dato di fatto. Ma proprio per questo, forse, il risultato pi\u00f9 interessante di questo referendum non \u00e8 tanto nel merito dei quesiti, quanto nella geografia del voto. Da una parte l\u2019Italia che produce, che chiede efficienza, che vuole cambiare. Dall\u2019altra un\u2019Italia pi\u00f9 distante, pi\u00f9 protetta, pi\u00f9 legata allo status quo.<\/p>\n\n\n\n<p>Franco Lodige<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 un\u2019Italia che non urla, che non occupa le piazze, che non si racconta nei salotti televisivi. \u00c8 l\u2019Italia che apre la saracinesca alle sette del mattino, che esporta, che produce, che paga le tasse senza troppi alibi. 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