{"id":1000029351,"date":"2026-03-23T13:02:19","date_gmt":"2026-03-23T16:02:19","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000029351"},"modified":"2026-03-23T13:02:21","modified_gmt":"2026-03-23T16:02:21","slug":"a-pistoia-una-retrospettiva-dedicata-a-ettorre-sottsass-una-delle-menti-piu-autorevoli-e-creative-del-designer-e-dellarchitettura-italiana-del-novecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000029351","title":{"rendered":"A Pistoia una retrospettiva dedicata a Ettorre Sottsass: Una delle Menti pi\u00f9 autorevoli e creative del Designer e dell\u2019Architettura Italiana del Novecento\u00a0"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 26 Luglio 2026 si potr\u00e0 ammirare a Palazzo Buontalenti di Pistoia una retrospettiva dedicata ad Ettore Sottsass \u2013 \u2018Io sono un architetto. Ettore Sottsass\u2019&nbsp; a cura di Enrico Morteo. L\u2019esposizione promossa e organizzata da Fondazione Pistoia Musei e Fondazione Caript con Electa e Fondamenta \u2013 Fondazione per le arti e la cultura della casa editrice, con la main partnership di Intesa Sanpaolo e in collaborazione con il Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) dell\u2019Universit\u00e0 di Parma e la partecipazione dello Studio Ettore Sottsass Srl, della Fondazione Vittoriano Bitossi, del Centro Studi Poltronova per il Design, del Museo Casa Mollino. La mostra, patrocinata da Regione Toscana, Comune di Pistoia e Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Pistoia, presenta oltre 1.400 opere \u2013 disegni, progetti, fotografie, materiali documentari e oggetti di design \u2013 che coprono circa trent\u2019anni, dall\u2019immediato dopoguerra alla met\u00e0 degli anni Settanta dal 1945 al 1975 periodo in cui i rapporti di Sottsass con la Toscana sono pi\u00f9 intensi. Ettore Sottsass a un\u2019identit\u00e0 univoca \u00e8 un\u2019impresa tutt\u2019altro che semplice. Pittore, grafico, editore, fotografo, figura cardine del design e dell\u2019architettura italiana del Novecento, Sottsass ha attraversato il secolo scorso con uno sguardo critico, solo apparentemente disincantato, in realt\u00e0 partecipe e sensibile. Una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Ettore Sottsass apro il mio saggio dicendo : Ettore Sottsass nacque a Innsbruck il 14 settembre 1917 da madre austriaca, Antonia Peintner, e da padre trentino, l\u2019architetto Ettore senior. Diplomatosi al Liceo scientifico Galileo Ferraris, il 15 giugno 1940 si laure\u00f2 alla Scuola superiore di architettura del Politecnico di Torino. Nel luglio del 1944, dopo essersi arruolato per poter tornare in Italia nella divisione alpina Monterosa della Repubblica di Sal\u00f2, riusc\u00ec a rientrare a Torino; qui, gi\u00e0 negli ultimi mesi di guerra prese parte alla vita culturale della citt\u00e0 e inizi\u00f2 a collaborare con alcune nuove testate, come il quotidiano socialista&nbsp;<em>Sempre Avanti!<\/em>, diretto da Umberto Calosso e Mario Passoni. L\u2019anno dopo, nell\u2019Italia liberata, si un\u00ec con il padre al Gruppo architetti moderni torinesi Giuseppe Pagano, il cui dibattito sulla cultura artistica e architettonica fu ospitato nelle pagine di&nbsp;<em>Agor\u00e0<\/em>. Inizi\u00f2 quindi a collaborare come grafico per Eclettica Edizioni, Einaudi e Orma, e come progettista di pubblicit\u00e0 e di strutture espositive per Carpano, Cogne e Grassotti. Nel 1946 present\u00f2 alla mostra dell\u2019Associazione pro cultura femminile di Torino il&nbsp;<em>Piccolo soggiorno per una ragazza che scrive<\/em>, di chiara ispirazione neoplasticista, e inizi\u00f2 a disegnare arazzi per la manifattura Redan di Pinerolo, per cui nel 1955 progett\u00f2 il negozio a Torino. Nel settembre del 1946 lavor\u00f2 per la \u00abMostra internazionale dell\u2019edilizia\u00bb presso gli spazi dell\u2019ex Arsenale di Torino, allestendo l\u2019esposizione di architettura americana e progettandone il catalogo. Trasferitosi a Milano, apr\u00ec nel 1947 uno studio di progettazione architettonica e di arredamento d\u2019interni, avviando un\u2019indagine sugli spazi domestici come ambienti antropizzati da precisi usi, abitudini, bisogni e riti. A partire da quest\u2019anno realizz\u00f2 i primi lavori astratti intitolati&nbsp;<em>Plastici<\/em>&nbsp;o&nbsp;<em>Costruzioni<\/em>, esposti alla mostra \u00abArte astratta e concreta\u00bb, organizzata dal gruppo l\u2019Altana presso il Palazzo Reale di Milano, e al Salon des r\u00e9alit\u00e9s nouvelles, promosso a Parigi da&nbsp;Fr\u00e9do Sid\u00e8s. Furono poi presentati nell\u2019edizione successiva del Salon da Palma Bucarelli (membro del Comitato d\u2019onore) insieme alle opere di Lucio Fontana e degli astrattisti romani. A febbraio del 1947 Sottsass fece parte del comitato promotore della mostra \u00abArte italiana oggi. Premio Torino 1947\u00bb, ma si distanzi\u00f2, sulle pagine de&nbsp;<em>l\u2019Unit\u00e0<\/em>&nbsp;piemontese, da ogni radicalismo nel dibattito tra realismo e astrazione. A novembre il suo lavoro fu inoltre presentato da Max Bill nella \u00abMostra d\u2019arte cubista e astratta\u00bb presso il Circolo ticinese di cultura di Lugano. A Roma nel marzo del 1948 Sottsass fu tra i promotori, insieme ad Achille Perilli e Armando Pizzinato, dell\u2019esposizione \u00abArte astratta in Italia\u00bb presso la galleria Roma. Nello stesso anno ader\u00ec al Movimento di arte concreta (MAC), fondato a Milano da Anastasio Soldati, Gillo Dorfles, Bruno Munari e Gianni Monnet, e partecip\u00f2 a dicembre alla prima mostra del gruppo presso la Libreria Salto. In questi anni frequent\u00f2 a Parigi Costantin Brancusi, Alexander Calder, Alberto Magnelli e Frank Lloyd Wright, insieme a Fernanda Pivano, sua moglie dal 1949. Increment\u00f2 cos\u00ec il proprio interesse verso le avanguardie storiche (in particolare per il costruttivismo, il neoplasticismo) e il Bauhaus, che si estese poi alle ricerche spazialiste, di CoBrA e Forma 1, con cui entr\u00f2 in contatto grazie al mercante d\u2019arte Carlo Cardazzo. Quest\u2019ultimo present\u00f2 i suoi lavori, tra il gennaio e il maggio del 1955, alla galleria del Cavallino a Venezia e alla galleria del Naviglio a Milano. Insieme al padre lavor\u00f2 al piano di intervento statale INA-Casa per l\u2019edilizia residenziale pubblica, avviato nel 1949 con i fondi stanziati da Amintore Fanfani, progettando dieci complessi abitativi&nbsp; dal 1951 al 1954 in diverse localit\u00e0 lombarde, piemontesi e sarde (Arborea, Carloforte, Carmagnola, Gozzano, Gravellona Toce, Meina, Novara, Romentino, Trecate, Vignole). In questo piano rientrarono i progetti per il villaggio operaio di Iglesias&nbsp; dal 1949 al 1950, e per le scuole elementari di Predazzo e Siliqua entrambi del 1951 del 1952. Nel frattempo, nella primavera del 1947, Sottsass iunior aveva esordito alla VIII Triennale di Milano, progettando l\u2019allestimento della&nbsp;<em>Sezione oggetti per la casa<\/em>, insieme a Lida Levi e Luigi Fratino, e, con quest\u2019ultimo, ordin\u00f2 la mostra dei Concorsi T8 intervenne inoltre, nella stessa occasione, come progettista insieme al padre al concorso per il quartiere sperimentale QT8, voluto da Piero Bottoni, presentando i disegni di una chiesa e di alcune residenze per veterani di guerra. In tale contesto partecip\u00f2 a diversi concorsi per la progettazione di tappeti, tessuti e carte da parati, banditi dalle aziende Braendli &amp; C., Fede Cheti, Italviscosa, M.I.T.A. e Reich. Dopo una piccola comparsa alla X Triennale del 1954 in cui allest\u00ec la mostra \u00abLa litografia d\u2019arte in Italia\u00bb ed espose un arazzo nella \u00abMostra del pezzo unico\u00bb, fu l\u2019unico membro dell\u2019MSA- <em>Movimento di Studi per l\u2019Architettura<\/em>, insieme a Marco Zanuso, a partecipare all\u2019edizione successiva del 1957, dissociandosi dalle posizioni del movimento che si era rifiutato di collaborare con l\u2019ente per disaccordi statutari. Allest\u00ec per l\u2019occasione, con Guido Strazza ed Enrico Bettarini, la&nbsp;<em>Sezione del vetro<\/em>, aggiudicandosi il secondo premio&nbsp;<em>ex aequo<\/em>&nbsp;nella&nbsp;<em>Sezione dei tessuti<\/em>, ed espose una serie di gioielli nella&nbsp;<em>Sezione dell\u2019oreficeria<\/em>&nbsp;curata da Arnaldo e Gi\u00f2 Pomodoro. In occasione della XII Triennale, dedicata a \u00abLa casa e la scuola\u00bb, progett\u00f2 l\u2019atrio d\u2019ingresso e l\u2019allestimento, insieme a Lorenzo Forges Davanzati, delle \u00abMostre personali di architettura\u00bb, di cui fu anche commissario per la progettazione. Il progetto allestitivo pi\u00f9 sperimentale lo propose per\u00f2, insieme ad Andrea Branzi, alla \u00abMostra internazionale dell\u2019industrial design\u00bb, durante la XV Triennale del 1973. Invece di esporre degli oggetti, i due presentarono un ciclo di proiezioni su diciannove televisori, secondo un filone di ricerca pi\u00f9 concettuale, che indagava la cultura del progetto non attraverso il prodotto ma tramite il linguaggio audiovisivo. Nel secondo dopoguerra i primi progetti di Sottsass di arredo in compensato curvato trovarono una rete di diffusione estera grazie alle mostre organizzate, tra il 1945 e il 1948, dalla fiorentina Commissione assistenza distribuzione materiali artigianato (CADMA), presieduta da Carlo Ludovico Ragghianti, in cooperazione con la fondazione americana Handicraft Development Inc., presso la House of Italian handicraft di New York. L\u2019interesse di Sottsass per le forme di espressione popolare mediterranee, con un\u2019attenzione particolare al concetto di rustico, si svilupp\u00f2 in seguito grazie a un incarico ricevuto nel 1950 da Ramy Alexander, vicepresidente della Compagnia nazionale artigiana, per svolgere una ricerca sull\u2019artigianato sardo nel quadro di un\u2019indagine promossa da Meyric Reynold Rogers per la mostra \u00abItaly at work. Her renaissance in design today\u00bb (presso il Brooklyn Museum). Quattro anni dopo Irving Richards inizi\u00f2 a distribuire tramite la sua azienda, la Raymor, alcuni piccoli oggetti colorati di Sottsass in lastra di alluminio, prodotti dall\u2019azienda italiana Rinnovel; dal 1955 acquist\u00f2 poi le sue ceramiche prodotte presso la manifattura Cav. Guido Bitossi e figli di Montelupo Fiorentino. Fu cos\u00ec avviata la storica collaborazione sul design della ceramica tra il direttore artistico dell\u2019azienda toscana Aldo Londi e Sottsass, i cui primi lavori furono esposti, nel dicembre del 1958, nella mostra \u00abLe ceramiche di serie\u00bb presso la galleria Il Sestante di Milano. La galleria present\u00f2 poi nel maggio del 1963&nbsp;<em>Le ceramiche delle tenebre \u2013&nbsp;<\/em>esposte l\u2019anno dopo insieme a&nbsp;<em>Offerta a Shiva<\/em>&nbsp;nelle gallerie fiorentine La Strozzina, Quadrante e l\u2019Aquilone \u2013, e nel maggio del 1969&nbsp;<em>Le ceramiche di fumo<\/em>. Nella seconda met\u00e0 degli anni Cinquanta Sottsass produsse inoltre delle lampade in perspex colorato e lamiera metallica per l\u2019azienda monzese Arredoluce di Angelo Lelii, inaugurando una serie di collaborazioni nel campo della progettazione di prodotti industriali che lo portarono poi a lavorare con Kartell, con Goodfriend \u2013 altro distributore dei suoi lavori in America \u2013, e negli ultimi anni della sua vita con Pedretti Graniti. Dal marzo al maggio del 1956 fece con Fernanda Pivano il suo primo viaggio negli Stati Uniti. Qui scopr\u00ec i materiali artificiali, come l\u2019acciaio cromato e le materie plastiche multicolori, e un nuovo modello di progettazione architettonica, fondato sui criteri industriali di prefabbricazione e commisurato alle esigenze pi\u00f9 elementari del committente medio americano, che veniva promosso da George Nelson nelle sue ricerche sulla&nbsp;<em>Experimental house<\/em> dal 1955 al 1957. Avendo gi\u00e0 conosciuto Nelson nel 1952 a Milano grazie a Lisa Ponti, figlia di Gio, per il quale aveva scritto di ricerca architettonica e visiva sulle pagine di&nbsp;<em>Domus<\/em>, Sottsass lavor\u00f2 per diversi mesi nel suo studio di New York. A partire dal 1957 inizi\u00f2 la sua lunga collaborazione con la Olivetti, per cui disegn\u00f2 dei bozzetti di copertina per le Edizioni di Comunit\u00e0 e pubblic\u00f2 vari articoli sulla rivista omonima. Pur essendo inserito nell\u2019organigramma dell\u2019azienda, egli scelse di lavorare come consulente esterno per il design, progettando nel 1957 la fisionomia del primo calcolatore elettronico italiano, l\u2019<em>Elea<\/em>, ai cui prototipi lavor\u00f2 nei due anni seguenti, vincendo nel 1959 il Compasso d\u2019oro. Per l\u2019azienda di Ivrea disegn\u00f2 poi le macchine da scrivere&nbsp;Praxis 48 e Teche del 1964 e le famosi Lettere 36 e Valentine insieme a Perry King entrambi del 1969. Nel 1961, al ritorno da un viaggio con Fernanda Pivano in Birmania, India, Nepal e Sri Lanka, Sottsass si ammal\u00f2 gravemente e trascorse nel 1962, dietro indicazione di Roberto Olivetti, un lungo periodo di degenza presso una clinica di Palo Alto in California. Qui entr\u00f2 in contatto con la cultura new dada e pop, scrivendo del lavoro di Claes Oldenburg sulle pagine di&nbsp;<em>Domus&nbsp;<\/em>e, pi\u00f9 in generale, degli eccessi della cultura americana, che segnarono uno spartiacque importante tra gli anni della sua formazione e quelli di una nuova stagione progettuale, inaugurata con il mobile a torre realizzato, al ritorno dall\u2019ospedale, per la casa milanese di Mario Tchou, direttore della Divisione elettronica Olivetti e suo caro amico. Il suo interesse per la forma totemica era gi\u00e0 nato nel 1956, anche a seguito dell\u2019incontro con il monumentalismo naturale statunitense, ma si svilupp\u00f2 tra il 1964 e il 1965 nelle&nbsp;<em>Grandi ceramiche<\/em>, prodotte dalla Bitossi nei due anni successivi ed esposte in tre occasioni: nell\u2019aprile del 1967, alla mostra \u00abMenhir, Ziggurat, Stupas, Hydrants &amp; Gas Pumps\u00bb presso la sede milanese della galleria Sperone; nel giugno seguente, alla galleria genovese La Bertesca; e, in settembre, presso lo&nbsp;<em>showroom<\/em>&nbsp;della Poltronova ad Agliana con il titolo&nbsp;<em>Ceramiche sbagliate<\/em>. Questa indagine sulla scala sovradimensionata prosegu\u00ec in altre tre serie: le&nbsp;<em>Ceramiche tantriche<\/em>&nbsp;del 1968-69, realizzate in gr\u00e8s dal ceramista Bucci di Pesaro ed esposte nel febbraio del 1969 alla Galleria di Bologna; le&nbsp;<em>Ceramiche di fumo<\/em>&nbsp;del 1969 e le&nbsp;<em>Yantra<\/em>&nbsp;di terracotta. Sempre alla Bitossi Sottsass realizz\u00f2 una serie di altari, templi, mausolei e mandala esposti nel 1969 al National Museum di Stoccolma in occasione della mostra \u00abMilj\u00f6 F\u00f6r En Ny Planet<em>\u00bb&nbsp;<\/em>(Paesaggio per un pianeta fresco), il cui titolo citava l\u2019esperienza editoriale della rivista di controcultura (<em>Pianeta fresco<\/em>) da lui fondata due anni prima. Durante il ricovero a Palo Alto ide\u00f2 inoltre, dietro suggerimento di Fernanda Pivano, la rivista autoprodotta in tre fascicoli&nbsp;<em>Room east 128 chronicle<\/em>. Questa esperienza editoriale, tra il diario personale e il bollettino medico, coniug\u00f2 la cultura underground con il fascino per le filosofie orientali, e pose le basi dell\u2019eclettica collana Edizioni East 128&nbsp; dal 1963 al 1970 la cui veste grafica alternava tavole serigrafiche a lavori fotografici, testi di Fernanda Pivano a opere di scrittori beat americani e di mistici indiani. Nel 1967 Sottsass lavor\u00f2 a una nuova impresa editoriale, la fanzina&nbsp;<em>Pianeta fresco<\/em>, ideata con Fernanda Pivano e Allen Ginsberg e distribuita dalla libreria Hellas di Torino. Nei soli due fascicoli pubblicati durante il biennio, di cui il secondo doppio, rappresent\u00f2 un modello sperimentale di impaginazione, continuamente variata per i colori psichedelici, in cui si alternarono, tra gli altri, articoli tratti dal&nbsp;<em>San Francisco Chronicle<\/em>, un\u2019intervista di Barry Miles a Paul McCartney, il&nbsp;<em>Teatro dell\u2019impossibile<\/em>&nbsp;degli Archizoom e la serie fotografica di Gianni Berengo Gardin&nbsp;<em>Gli ultimi pacifisti di Milano<\/em>. All\u2019inizio del 1966&nbsp;<em>Domus<\/em>&nbsp;lo segnal\u00f2 all\u2019azienda piemontese Abet Laminati per l\u2019allestimento, insieme a Mario Bellini, Luigi Caccia Dominioni, Joe Colombo e Gio Ponti, della prima mostra genovese, a cura della rivista, intitolata \u00abEurodomus\u00bb, in cui egli present\u00f2 il primo ziggurat rivestito in laminato plastico. Questa sperimentazione decorativa sul laminato prosegu\u00ec nel laboratorio serigrafico di Abet, da lui fondato a Bra nel 1967, e trov\u00f2 presto applicazione nel progetto dei&nbsp;<em>Superbox<\/em>: una serie di armadi rivestiti in laminato Print, ispirati ai segnali stradali e ai distributori di benzina statunitensi, disegnati nel 1966 per Poltronova, azienda di Sergio Cammilli ad Agliana, di cui Sottsass era divenuto direttore artistico nel maggio del 1957. Oltre ad averne disegnato il logotipo, all\u2019inizio del 1963 egli progett\u00f2 il nuovo&nbsp;<em>showroom<\/em>&nbsp;di Poltronova e nel marzo del 1965 partecip\u00f2 alla mostra collettiva \u00abLa casa abitata\u00bb presso Palazzo Strozzi a Firenze con il progetto&nbsp;<em>La stanza per l\u2019amore<\/em>, presentando alcuni mobili prodotti da Poltronova. Inoltre, nel gennaio successivo il Centro Fly di Milano diretto da Gae Aulenti present\u00f2 la mostra monografica \u00abLa Poltronova presenta: mobili disegnati da Ettore Sottsass\u00bb, e nel 1969 alla terza edizione di \u00abEurodomus\u00bb, presso il Palazzo dell\u2019arte di Milano, Sottsass espose il progetto dichiaratamente anticommerciale dei&nbsp;<em>Mobili grigi<\/em>, realizzati in fibra di vetro. Nel 1970, separatosi dalla Pivano, conobbe l\u2019artista spagnola Eulalia Grau, con la quale condivise esperienze di nomadismo nei deserti della valle del fiume Ebro tra i Pirenei; la relazione s\u2019interruppe sei anni dopo a seguito dell\u2019incontro con Barbara Radice, sua nuova compagna fino alla morte. In occasione della mostra \u00abItaly: the new domestic landscape\u00bb, a cura di Emilio Ambasz presso il Museum of modern art di New York del 1972 Sottsass espose un ambiente sperimentale composto da un sistema di unit\u00e0 mobili, componibili liberamente in diverse configurazioni per assecondare qualsiasi esigenza, cos\u00ec sviluppando la propria indagine sul ruolo attivo dell\u2019oggetto in un paesaggio domestico libero da simboli di&nbsp;<em>status<\/em>&nbsp;culturali o sociali. Nel 1973 fu tra i fondatori a Milano del laboratorio Global tools, nato dalle esperienze architettoniche radicali della seconda met\u00e0 degli anni Sessanta, che, scardinando la concezione modernista di progetto, promuovevano una linea di ricerca anticipata dal suo lavoro. In occasione della Biennale di Venezia del 1976 realizz\u00f2 gli allestimenti delle mostre \u00abDesign. Cinque graphic designers\u00bb nell\u2019ala napoleonica del Museo Correr, e \u00abAttualit\u00e0 internazionali &nbsp;dal 1972 al 1976\u00bb presso gli ex cantieri della Giudecca; fu inoltre coinvolto in prima persona nella sua esposizione itinerante \u00abEttore Sottsass un designer italiano\u00bb, organizzata dall\u2019Internationales Design Zentrum di Berlino e dal Centre de cr\u00e9ation industrielle di Parigi e sempre ospitata presso l\u2019ala napoleonica. Nell\u2019ottobre dello stesso anno Hans Hollein lo invit\u00f2 ad esporre le sue&nbsp;<em>Costruzioni all\u2019aperto<\/em>&nbsp;e le sue&nbsp;<em>Metafore<\/em>, in cui l\u2019indagine antropologica superava l\u2019identit\u00e0 tecnica del progetto legata alla cultura industriale, nella mostra \u00abMAN transFORMS. Aspects of design\u00bb presso il neonato Cooper Hewitt, Smithsonian Design Museum di New York. Nel 1979 entr\u00f2 nel gruppo Alchimia, fondato tre anni prima da Alessandro Guerriero e Alessandro Mendini, con cui espose al Design Forum di Linz&nbsp; del1979 la&nbsp;<em>Seggiolina da pranzo<\/em><em>,<\/em> la lampada da terra&nbsp;<em>Svincolo&nbsp;<\/em>e il tavolino&nbsp;<em>Le strutture tremano<\/em>. Nel 1980 apr\u00ec lo studio Sottsass Associati con Aldo Cibic, Marco Marabelli, Matteo Thun e Marco Zanini, la cui attivit\u00e0 si estese dall\u2019industrial design alla progettazione di interni, dalla grafica allo studio dell\u2019immagine aziendale. Dagli anni Ottanta riprese anche la sua indagine in campo architettonico, lavorando a diversi progetti di negozi (Alessi, Fiorucci ed Esprit e firmando importanti collaborazioni con Johanna Grawunder e Zanini. Nel 1981 fu tra i fondatori del gruppo Memphis&nbsp; dal 1981 al 1987, per cui disegn\u00f2, tra gli altri, il mobile&nbsp;<em>Cargo<\/em>&nbsp;del 1979, la libreria&nbsp;<em>Carlton<\/em> del 1981 e il tavolo&nbsp;<em>Tartar<\/em>del 1985. Unitasi al gruppo, nel 1988 Barbara Radice inizi\u00f2 con lui, Santi Caleca, Christoph Radl e Anna Wagner la pubblicazione della rivista biennale&nbsp;<em>Terrazzo<\/em><em>,<\/em> edita in lingua inglese fino al 1996. Nel corso della sua vita Sottsass matur\u00f2 una visione del design come strumento di critica sociale che restitu\u00ec non solo nei progetti ma anche nei suoi scritti, la cui raccolta pi\u00f9 completa, con i testi editi dal 1946 al 2001, fu pubblicata nel 2002 da Neri Pozza. La sua autobiografia, intitolata&nbsp;<em>Scritto di notte<\/em>, apparve invece postuma nel 2010, edita da Adelphi. Mor\u00ec per un\u2019insufficienza cardiaca durante un\u2019influenza presso la sua abitazione di Milano il 31 dicembre 2007, all\u2019et\u00e0 di novant\u2019anni. Il suo archivio fu da lui donato in due diversi momenti, nel 1979 e nel 2005, al CSAC \u2013 Centro studi e Archivio della comunicazione di Parma. Il fondo, schedato nel Catalogo del Sistema museale dell\u2019Universit\u00e0 di Parma, \u00e8 costituito da 13.858 materiali grafici (9918 schizzi e disegni, 3940 disegni esecutivi e 1023 copie eliografiche), 5 scatole di disegni esecutivi, 24 sculture ed alcuni materiali ancora in fase di definizione. Dal 1992 il Centre Pompidou a Parigi ha raccolto, tramite acquisti e donazioni, un fondo archivistico, la biblioteca dell\u2019artista e la pi\u00f9 importante collezione europea di sue opere, composta da 420 unit\u00e0. Il titolo della rassegna, Io sono un architetto, riprende un\u2019affermazione dello stesso Sottsass che sottolinea quanto si sentisse profondamente impegnato a progettare e costruire la relazione fra le fragilit\u00e0 di ogni individuo e l\u2019infinito ordine del cosmo. Il nucleo espositivo si costruisce a partire dai documenti, molti dei quali inediti, conservati nel ricco fondo affidato dallo stesso Sottsass al Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) dell\u2019Universit\u00e0 di Parma, integrato da prestiti dalla Fondazione Vittoriano Bitossi, dal Centro Studi Poltronova per il Design, da istituzioni pubbliche e da archivi e collezioni private, tra cui: Collezione Fulvio Ferrari, Torino, Associazione Archivio Storico Olivetti-Ivrea, Archivio Ugo Mulas, Fondazione La Triennale di Milano, Universit\u00e0 Iuav di Venezia-Archivio Progetti, Civico Archivio Fotografico del Comune di Milano, Centro Pecci di Prato, Antonia Jannone Disegni di Architettura e Archivio Domus. Si tratta, nella grande maggioranza dei casi, di carte, fogli di lavoro e di studio, ognuno dei quali non esaurisce la compiutezza di un pensiero o di un progetto, ma il cui insieme restituisce l\u2019elaborarsi di una ricerca. A questi si affiancano alcuni gioielli raramente esposti e allumini ispirati allo stile di vita americano cos\u00ec come rappresentato nei film di Hollywood. Sono oggetti che testimoniano l\u2019evoluzione di un linguaggio che, quando incontrer\u00e0 la terracotta toscana, sapr\u00e0 condizionare l\u2019idea di ceramica contemporanea. E poi ancora oggetti che hanno fatto la storia del design internazionale. Pur fermandosi sulla soglia della tendenza postmoderna, la mostra ne dispiega la ricchezza delle premesse, rivelando con chiarezza le illusioni di un futuro modernista, positivo e ottimista, che alla fine non si \u00e8 realizzato. Di questo paesaggio fatto di illusioni e disincanto, di speranze e di misteri Sottsass non \u00e8 stato solo limpido testimone, ma partecipe protagonista, architetto visionario capace di suggerire alternative, di proporre visioni, di elaborare utopie, realt\u00e0 solo possibili ma irraggiungibili. Il sostrato culturale di Ettore Sottsass si forma alla fine della Seconda guerra mondiale, quando prende coscienza della sconfitta intellettuale e umana di un mondo che, sedotto dalle promesse della tecnica e del futuro, ne aveva svelato i risvolti pi\u00f9 feroci. \u00c8 da questa frattura che inizia una ricerca destinata a condurlo fuori dalle illusioni rassicuranti del progresso e dalla prospettiva di una societ\u00e0 dell\u2019avvenire intesa come destino inevitabile. All\u2019ottimismo della pubblicit\u00e0, all\u2019efficienza dell\u2019industria, alla falsa gioia del consumo, Sottsass oppone l\u2019indagine di emozioni elementari, di oggetti essenziali, di luoghi minimi capaci di accogliere incertezze, speranze, paure e desideri. Nasce cos\u00ec una via che al rigore della funzione preferisce la forza del colore, che spezza la gabbia delle strutture attraverso la luce, che trasgredisce le regole in nome delle emozioni e recupera, nel linguaggio, la poesia dei simboli. Luce, colore, gesto e sentimento diventano materiali autentici del progetto, strumenti per costruire un\u2019architettura fatta di luoghi pi\u00f9 che di spazi, dell\u2019individuo pi\u00f9 che della societ\u00e0, della tenerezza pi\u00f9 che del calcolo. Il percorso espositivo, che si articola in una successione di temi, seguendo un ordine prevalentemente cronologico, si apre con le molteplici ricerche condotte da Sottsass nel mondo dell\u2019arte, disciplina a cui si affid\u00f2 per elaborare un linguaggio capace di trascendere i limiti di un\u2019architettura razionalista, alle cui norme sostituisce la libert\u00e0 del gesto, la forza del colore e l\u2019energia della luce. Un\u2019attitudine che non si ferma solo alla tela dipinta o al disegno, ma diventa progetto per stoffe, trama per tappeti, segno con cui costruire autentici scenari cromatici. Si passa, quindi, a esplorare il rapporto diretto, manuale e sperimentale, con la materia. Prima di confrontarsi con i problemi dell\u2019industria e della produzione in serie, egli trova nella dimensione del \u201cfare a mano\u201d l\u2019occasione per studiare la relazione fra forma, materia e spazio. Il corpus centrale della mostra \u00e8 scandito dall\u2019alternanza di ambienti che accompagnano il visitatore attraverso altrettante situazioni che vedono Sottsass alle prese con le prime sperimentazioni tridimensionali della forma per poi avventurarsi alla scoperta della ceramica. In particolare, viene approfondita la sua collaborazione con la manifattura Bitossi a Montelupo fiorentino. Sotto la guida di Aldo Londi, Sottsass rimette in discussione l\u2019intero vocabolario della ceramica moderna, in breve tempo, cessa di \u201cdecorare\u201d la ceramica e inizia a lavorare \u201cnella ceramica\u201d, usando il colore per creare volume, la forma per evocare il valore del rito, trasformando la funzione in un segnale del presente. Non manca una sezione che evoca il lavoro di Sottsass come decoratore d\u2019interni, svolto tra la fine della guerra e i primi anni Sessanta, quando disegna pareti come quadri che racchiudono vuoti destinati ad accogliere luce, suoni, emozioni, vita. A questa, fa da contrappunto quella dedicata al suo lavoro di architetto che, nel primo dopoguerra, lo conduce a superare la rigidit\u00e0 del progetto razionalista attraverso curve, gettate in cemento armato, dando importanza pi\u00f9 all\u2019emozione che alla funzione. Tra le sue collaborazioni con le aziende del territorio toscano, si segnala quella intrapresa, in qualit\u00e0 di art director, con Poltronova di Sergio Cammilli ad Agliana (PT). Quando vi arriva, nel 1956, Sottsass non ha alcuna esperienza nella produzione di mobili, ma ha ancora negli occhi l\u2019utopia dell\u2019America vista nello studio di George Nelson a New York, visitato nella primavera di quell\u2019anno. Un sogno di ordine e felice razionalit\u00e0, che Sottsass misura nei suoi limiti: dietro al miraggio del benessere c\u2019\u00e8 l\u2019inganno della pubblicit\u00e0, il vuoto del consumo, la violenza della societ\u00e0 di massa. Sottsass sceglie una sottile ironia per mettere in discussione la banale normalit\u00e0 dell\u2019arredamento. Qui saranno esposti alcuni esempi di questa fase progettuale, tra cui due modelli della serie dei Mobili Fly (la consolle Tempus e il cassettone Bastonio) e i preveggenti Superbox. Nel 1962, un viaggio in India e una grave forma di nefrite portano Sottsass a cambiare il suo modo di sentire e di partecipare al mondo. La sala che documenta questo periodo propone un design in cui ogni oggetto \u00e8 investito di un significato pi\u00f9 intenso: non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 spazio per la banalit\u00e0 di una vita inconsapevole, e gli oggetti devono indicarci il posto dell\u2019uomo nel cosmo. Esemplari a tal proposito sono numerose serie di ceramiche progettate a met\u00e0 degli anni Sessanta, fra cui Le ceramiche delle tenebre, i piatti della serie Offerta a Shiva, Le ceramiche di fumo, Le ceramiche Yantra. Un altro passaggio di fondamentale importanza nella carriera di Sottsass \u00e8 la sua collaborazione con Olivetti. Nel 1957 Adriano e Roberto Olivetti gli affidano il design della nuova divisione elettronica dell\u2019azienda di Ivrea: un\u2019occasione per confrontarsi con il vero design industriale, ma anche con il mistero di tecnologie d\u2019avanguardia dalle prestazioni ancora indefinite. Sottsass utilizza il progetto per mettere in scena la natura sconosciuta di questi strumenti innovativi: superfici argentee, magiche e misteriose, stereometrie semplici, geometrie elementari che danno forma a un inedito paesaggio. A Massa, la Olivetti Synthesis produce gli oggetti per l\u2019ufficio che Sottsass disegna, coniugando rigorosa ergonomia e nuovi paesaggi cromatici. Anche il mistero dell\u2019elettronica e dell\u2019intelligenza artificiale devono essere ricondotti nella dimensione di una umana comprensione, e a Pisa prende forma il primo calcolatore elettronico italiano, cui Sottsass consegna un cangiante abito di etereo alluminio. Tra rigore e fantasia, Sottsass ridefinisce l\u2019identit\u00e0 della macchina per il lavoro e, insieme, del lavoro stesso. Il percorso allestito a Palazzo Buontalenti prosegue con la sala che documenta la volont\u00e0 di Sottsass di affidare a oggetti provocatori, evocatori e ingenuamente disturbanti (emblematico in tal senso il vaso Florero Shiva), il compito di sollecitare i sensi, le sensibilit\u00e0, le emozioni e gli equilibri psicofisici. Sono segnali di una avvenuta svolta radicale, avviatasi alle soglie del 1968. Alla logica del potere, alla violenza della guerra, alla passivit\u00e0 del consumo Sottsass si sottrae, andando invece a cercare la purezza delle origini, la semplicit\u00e0 della natura, l\u2019ordine assoluto del cosmo, cos\u00ec come riluce nelle cose minime della vita. E dove non arrivano gli oggetti, Sottsass proietta il disegno, usato come strumento lucidamente visionario: \u00e8 il caso delle provocatorie pagine raccolte nell\u2019avventura della rivista \u00abPianeta Fresco\u00bb, ma anche di quelle pubblicate su \u00abCasabella\u00bb e della messa in scena della mostra allestita a Stoccolma. La mostra giunge alla sua conclusione con la sezione che documenta il ciclo fotografico delle Metafore, una serie di immagini in rigoroso bianco e nero che segna il termine della prima parte della sua vita umana e professionale e inaugura la sua seconda, felice stagione. Dopo tanto colore, il bianco e nero definisce un passaggio ad altissimo tasso concettuale, risolto attraverso un vocabolario formale estremamente ridotto. Sottsass assimila quanto fatto sino ad allora e lo riduce nei minimi termini di un assunto teorico. Non a caso, il ciclo delle Metafore coincide con la donazione del proprio archivio allo CSAC. Un gesto che, pi\u00f9 che chiudere, apre lo spazio a una nuova avventura, destinata a celebrare l\u2019inizio della stagione di Memphis. L\u2019allestimento, progettato da Daniele Ledda (XyComm), traduce nello spazio i principi della ricerca di Sottsass, costruendo un ambiente denso in cui opere, documenti e immagini si stratificano ed evocano un laboratorio in costante trasformazione. Il volume che accompagna la mostra, edito da Electa e a cura di Enrico Morteo, scompone il percorso espositivo in una costellazione di parole cui \u00e8 affidata l\u2019evocazione del modo di sentire e di agire di Sottsass. Pur corredato dall\u2019elenco completo delle opere in mostra, \u00e8 un libro pi\u00f9 che un catalogo: un atlante utile per ritrovarsi nel suo universo di forme, progetti e immagini.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Percorso Espositivo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ettore Sottsass \u00e8 stato una delle menti creative pi\u00f9 autorevoli e visionarie del Novecento italiano. Designer, artista, fotografo e soprattutto architetto: cos\u00ec amava definirsi, ed \u00e8 da questa dichiarazione che nasce il titolo della mostra. Con la sua idea di architettura ha trasformato il progetto in un modo di leggere la vita. Gli oggetti, per lui, non erano semplici soluzioni funzionali, ma strumenti di relazione, di emozione e di esperienza. Fondazione Pistoia Musei gli dedica una grande mostra per restituire la ricchezza di questo sguardo e per raccontare il suo intenso rapporto con la Toscana, dove collabor\u00f2 con realt\u00e0 come Poltronova ad Agliana, Bitossi Ceramiche a Montelupo e Olivetti a Pisa, incontrando un territorio capace di unire tradizione artigiana, sperimentazione e attenzione alla materia. Basata sul fondo del CSAC \u2013 Centro Studi e Archivio della Comunicazione di Parma e su importanti prestiti, la mostra attraversa trent\u2019anni di lavoro, dal 1945 al 1975: un periodo in cui Sottsass costruisce un linguaggio creativo personale, nel quale colore, simboli e forme diventano strumenti per pensare il progetto come un gesto consapevole, critico e profondamente umano.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>SALA 1<\/strong> <strong>Progettare con luce e colore: l\u2019invenzione di un alfabeto visuale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Insoddisfatto del rigore del pensiero razionalista, Sottsass adotta le modalit\u00e0 e la sensibilit\u00e0 dell\u2019arte, affrontando il progetto a partire dalla forza del colore e della luce. Fino alla met\u00e0 degli anni Sessanta la pittura sar\u00e0 per Sottsass un terreno di ricerca necessario per forgiare gli strumenti e la grammatica visiva di nuovi linguaggi formali. Tessuti, grafiche, tappeti e dipinti non sono che esplorazioni utili a mettere a punto un vocabolario di forme, con cui costruire uno spazio fatto di superfici sensibili e vive. Luce, colore, emozione: Sottsass trascende l\u2019armamentario consueto della professione per restituire al progetto la possibilit\u00e0 di intercettare l\u2019avventura del vivere.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>SALA 2 Progettare con le mani: esercizi di composizione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sottsass usa la materia come strumento per investigare la struttura dello spazio. \u00c8 lo stesso procedimento insegnato nel corso propedeutico della scuola del Bauhaus, dove la composizione di figure astratte serviva a rivelare le relazioni dei vuoti e dei pieni, fra struttura e forma. Con i limitati mezzi del dopoguerra a disposizione, Sottsass usa le mani per imparare la natura dei materiali, piega, taglia, intreccia. Da figure semplicissime ricava lampade o cestini, oggetti con funzioni elementari ma dalle forme complesse, oggetti che oscillano tra l\u2019immediatezza del gesto e il controllo di sofisticate geometrie. Ricondurre il disegno a forme semplici e gesti elementari rimarr\u00e0 un\u2019attitudine costante nel suo lavoro successivo fatto di sovrapposizioni, accostamenti e montaggi.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:66.75332%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000029357\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000029357\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/17-DSA07373%C2%A9photoElaBialkowskaOKNOstudio-1920x1280-1.jpg?fit=1920%2C1280&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"1920,1280\" data-comments-opened=\"0\" 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Progettare con la terra: impastare il mondo con il cielo, le emozioni con la forma<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 il commerciante americano Richard Irving a suggerire a Sottsass di disegnare \u201cqualche cosa con la ceramica\u201d e a indirizzarlo nel 1956 presso la Fabbrica Bitossi di Montelupo Fiorentino. Con la ceramica Sottsass traspone nelle tre dimensioni la ricchezza del proprio paesaggio formale. A Montelupo avvia un percorso di apprendimento delle tecniche e di trasformazione della forma. Cessa di usare la ceramica come supporto per la trama di un disegno e inizia a lavorare nella materia, modellando volumi che si rivelano attraverso il colore, lavorando per somma di elementi semplici, dando alle emozioni il valore di autentica funzione. Nella Fabbrica Bitossi lavora con Aldo Londi, maestro ceramista e amico, con cui rimette in discussione il vocabolario della ceramica moderna, come testimoniano le serie realizzate per la Galleria Il Sestante di Milano.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>SALA 4 Progettare con le superfici: l\u2019interno come laboratorio<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La casa \u00e8 un tema centrale nelle riflessioni di Sottsass. Non uno spazio neutro e funzionale, bens\u00ec un luogo abitato dalle emozioni e dalle passioni, come dimostrano gi\u00e0 i suoi lavori universitari, quando tent\u00f2 di superare un esame di arredamento immaginando spazi quasi cubisti ma inondati dalla luce dei quadri di Matisse. Per Sottsass l\u2019interno \u00e8 sempre una scena abitata, un volume che racchiude un vuoto occupato dalla luce, dai suoni, dalle ambizioni, dalle preoccupazioni, delle gioie e, in sostanza, dalla vita. Le pareti sono superfici colorate e decorate, il cui compito \u00e8 organizzare un paesaggio di forme, di geometrie e di vibrazioni che comprendono anche i mobili.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>SALA 5 Progettare con i dubbi, oltrepassare il razionalismo: l\u2019architettura in discussione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sottsass non ha mai creduto nelle rigidit\u00e0 del progetto razionalista, nella purezza delle superfici, nella scontata corrispondenza fra forma e struttura o nella staticit\u00e0 dei telai ortogonali. A questi preferisce la capacit\u00e0 della luce di creare volume, la capacit\u00e0 delle ombre di generare profondit\u00e0. Sono queste convinzioni che, gi\u00e0 nei primissimi anni Cinquanta, lo spingono a sperimentare figure generate dal tracciato di volte sottili, superfici curve, gettate in cemento armato. Negli stessi anni, impegnato in Sardegna in alcuni progetti di edilizia pubblica e sociale, dimostra il suo interesse per la creazione di luoghi prima che spazi, situazioni pensate per assecondare relazioni e incontri.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>SALA 6 Progettare con gentilezza e provocazione: il design come alternativa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1956, quando Sergio Cammilli, fondatore di Poltronova, gli affida la direzione artistica dell\u2019azienda, Sottsass non ha alcuna esperienza nella produzione di mobili. Ha invece negli occhi le illusioni dell\u2019utopia americana, provate nel suo primo viaggio negli Stati Uniti fatto nella primavera di quell\u2019anno, durante il quale ebbe modo di lavorare nello studio dell\u2019architetto George Nelson a New York. L\u2019America dell\u2019epoca esibisce un sogno di felicit\u00e0, ma non \u00e8 difficile vedere anche l\u2019inganno della pubblicit\u00e0, il vuoto del consumo, la violenza della societ\u00e0 di massa. Forse gli oggetti non potranno cambiare il mondo, ma possono influenzare il nostro vivere. Sottsass presto sceglie l\u2019ironia per mettere in discussione con i suoi oggetti l\u2019idea dell\u2019abitare, la normalit\u00e0 dell\u2019arredamento e la banalit\u00e0 di una grigia alienazione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>SALA 7 Progettare con la morte, la riconoscenza, la speranza: strumenti per cerimonie individuali<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Un illuminante viaggio in India fatto nel 1961 e una gravissima malattia che lo colpir\u00e0 l\u2019anno successivo, cambiano per Sottsass il modo di sentire e partecipare del mondo. La consapevolezza acquisita rende la vita un\u2019esperienza pi\u00f9 intensa e ogni oggetto progettato ne dovr\u00e0 essere testimone. La forma viene sollecitata dall\u2019urgenza di significati pi\u00f9 tesi e vibranti, pi\u00f9 assoluti e simbolici. All\u2019apparente fragilit\u00e0 della ceramica Sottsass affida la forza delle emozioni vissute, mentre pubblica il torrente contrastante delle sue emozioni: pagine costruite con la luce della speranza e il buio della paura, con la curiosit\u00e0 della scoperta e l\u2019urlo della denuncia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>SALA 8 Progettare con l\u2019ignoto: il nuovo paesaggio della tecnologia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il rapporto professionale di Sottsass con Olivetti durer\u00e0 circa trent\u2019anni ed \u00e8 stato profondo, critico, innovativo. Nel 1957 Adriano e Roberto Olivetti affidano a Sottsass la responsabilit\u00e0 del design nella nuova divisione elettronica dell\u2019azienda di Ivrea. Responsabile dei nuovi progetti elettronici era l\u2019ingegnere Mario Tchou, che con un manipolo di fisici, logici e matematici progetta il primo calcolatore italiano. Evocare quell\u2019avventura che prende corpo in una villa a Barbaricina, nei sobborghi di Pisa, significa tornare al mistero di tecnologie sperimentali e d\u2019avanguardia, di prestazioni ancora indefinite e ai primi timori verso ignote intelligenze artificiali. Di fronte all\u2019incertezza del futuro Sottsass usa il progetto per mettere in scena la natura sconosciuta dell\u2019elettronica: superfici argentee, magiche e misteriose, volumi semplici, geometrie elementari.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>SALA 9 Progettare l\u2019ufficio: la scena del lavoro<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La collaborazione con Olivetti d\u00e0 a Sottsass l\u2019occasione di ripensare lo spazio dell\u2019ufficio e la sua normalizzazione, frutto di un lavoro sempre pi\u00f9 scandito dall\u2019utilizzo delle macchine da scrivere e da calcolo. Sar\u00e0 il rispetto della persona, la necessit\u00e0 di un rapporto equilibrato con la macchina e la volont\u00e0 di introdurre qualit\u00e0 anche negli ambienti di lavoro a guidare il progetto di Sottsass. In questi progetti l\u2019ergonomia asseconda il rispetto dei gesti, dei tempi e dei modi del lavoro; il sistema diventa strategia per ridurre la complessit\u00e0; il colore introduce un elemento di qualit\u00e0 negli ambienti. Gli oggetti al servizio della persona e non solo della prestazione. Tra rigore e fantasia Sottsass ridefinisce l\u2019identit\u00e0 della macchina e ne riscrive la relazione con gli spazi e con le persone.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>SALA 10 Progettare il rito: oggetti a reazione simbolica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1970 Sottsass viene sollecitato dalla rivista \u00abIN Argomenti e immagini di design\u00bb, vicina alle posizioni delle contestazioni giovanili del periodo, a definire il proprio rapporto con gli oggetti, la citt\u00e0 e il lavoro all\u2019interno di una societ\u00e0 che sembrava sull\u2019orlo di una rivoluzione libertaria. Sottraendosi a qualsiasi posizione ideologica, Sottsass riconduce l\u2019attenzione alla scala dell\u2019oggetto, a cui affida il compito di stimolare sensi, sensibilit\u00e0, emozioni ed equilibri psicofisici. Ne scaturisce una trasgressiva e divertita proposta di oggetti simbolici che abbandonano l\u2019utilit\u00e0 pratica per attivare forme di provocazione, evocazione e disturbo. Sottsass immagina oggetti che costringano a pensare, che facciano riflettere e che ci interroghino sul nostro posto nel mondo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>SALA 11 Progettare un pensiero radicale: agire il corpo e l\u2019utopia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Dalla met\u00e0 degli anni Sessanta, Sottsass inizia a esplorare i territori di una controcultura giovanile ispirata dalle sperimentazioni della Beat Generation americana. La sua non \u00e8 una scelta rivoluzionaria n\u00e9 violenta, ma \u00e8 comunque una presa di distanza dal mondo modellato sulle ipocrisie delle convenzioni sociali. Consapevolmente, Sottsass imbocca una strategia radicale e alternativa, che presuppone desideri e comportamenti nuovi, e che cerca un rinnovato contatto con la natura e la naturalezza. Questa scelta traspare dalle pagine di riviste autoprodotte, nella concezione di mostre e nel disegno di mobili anticonvenzionali, cos\u00ec come nella capacit\u00e0 di usare il ricordo e la memoria quali generatori di forme nuove e nuovi linguaggi. Dove non riesce con gli oggetti, Sottsass usa il disegno come strumento lucidamente visionario capace di trasfigurare il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>SALA 12 Progettare con i sensi e con lo spazio: Italy.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>The New Domestic Landscape Nel 1972 il critico Emilio Ambaz allestisce al MoMA di New York una grande mostra dedicata ai successi commerciali e concettuali conseguiti dal design italiano nei pochi anni trascorsi dalla fine della guerra. Italy. The New Domestic Landscape \u00e8 l\u2019occasione per celebrare la maturit\u00e0 culturale e industriale del Paese, ma anche per lanciare i primi segnali di una contestazione radicale. Invitato alla mostra, Sottsass presenta un progetto che smonta ogni prevedibile relazione fra la struttura dello spazio domestico e le forme dell\u2019abitare. Si tratta di un ambiente destrutturato, ispirato a modelli di vita instabile, precaria e nomade, risolto con moduli in plastica mobili e indipendenti. Sottsass chiarisce che abitare non \u00e8 pi\u00f9 questione di comfort, ma \u00e8 una scelta, un pensiero, una conquista dello spazio come mostra il film girato dal regista Massimo Magr\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>SALA 13 Progettare con il vuoto: preparare il futuro<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio degli anni Settanta, Sottsass prende le distanze dal mondo che fino ad allora aveva disegnato. Le circa quaranta immagini del ciclo delle Metafore rappresentano una sorta di grado zero del progetto: dopo tanto colore, arriva il bianco e nero in un passaggio ad altissimo tasso concettuale risolto con uno striminzito vocabolario formale. A definire un ipotetico campo d\u2019azione tutto da reinventare \u00e8 la collisione priva di mediazioni fra l\u2019assoluto della natura e pochi sintetici segni di vita allestiti da Sottsass utilizzando materiali poveri ed essenziali. Ridotta ad assunto teorico, l\u2019esperienza lascia il campo a un futuro tutto da disegnare. Come un ideale momento di ripartenza, il ciclo delle Metafore coincide con la donazione del proprio archivio al CSAC \u2013 Centro Studi e Archivio della Comunicazione di Parma.<\/p>\n\n\n\n<p>Palazzo Buontalenti di Pistoia<\/p>\n\n\n\n<p>Io sono un architetto. Ettore Sottsass<\/p>\n\n\n\n<p>dal 7 Marzo 2026 al 26 Luglio 2026<\/p>\n\n\n\n<p>dal Mercoled\u00ec alla Domenica dalle ore 10.00 alle ore 19.00<\/p>\n\n\n\n<p>Luned\u00ec e Marted\u00ec Chiuso<\/p>\n\n\n\n<p>Installation view Io sono un architetto. Ettore Sottsass, 2026 Palazzo Buontalenti, Pistoia. Courtesy &nbsp;Fondazione Pistoia Musei. \u00a9 Foto: Ela Bialkowska, OKNOstudio<\/p>\n\n\n\n<p>Fonte : UFFICIO STAMPA CLP Relazioni Pubbliche Clara Cervia | clara.cervia@clp1968.it M. 333 9125684 | T. 02.36755700 www.clp1968.i<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 26 Luglio 2026 si potr\u00e0 ammirare a Palazzo Buontalenti di Pistoia una retrospettiva dedicata ad Ettore Sottsass \u2013 \u2018Io sono un architetto. Ettore Sottsass\u2019&nbsp; a cura di Enrico Morteo. 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