{"id":1000029338,"date":"2026-03-23T12:13:36","date_gmt":"2026-03-23T15:13:36","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000029338"},"modified":"2026-03-23T12:13:38","modified_gmt":"2026-03-23T15:13:38","slug":"le-alluvioni-devastano-il-malawi-almeno-13-morti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000029338","title":{"rendered":"Le alluvioni devastano il Malawi, almeno 13 morti"},"content":{"rendered":"\n<p>Almeno 13 morti e 35 feriti: \u00e8 questo il bilancio delle piogge torrenziali che da circa dieci giorni hanno investito il Malawi.<\/p>\n\n\n\n<p>La situazione sul terreno<\/p>\n\n\n\n<p>Paola Germano, membro della Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio dal 1974 e dal 2001 coordinatrice del Programma DREAM (Disease Relief through Excellent and Advanced Means), attivo in 11 Paesi africani per il contrasto dell\u2019HIV\/AIDS, della malnutrizione e di altre malattie infettive croniche, si trova attualmente a Blantyre, nel sud del Paese. Ci racconta che \u00abil problema pi\u00f9 grave riguarda il distretto di Chikwawa, una zona del sud attraversata dal fiume Shire, che \u00e8 esondato. Agli allagamenti normali si \u00e8 quindi aggiunta una vera e propria alluvione: case e campi coltivati sono stati completamente inondati. Questo ha provocato un esodo di circa 20.000 persone, soprattutto in aree rurali vicine al fiume\u00bb. Inoltre, prosegue Germano, \u00abquella parte del Paese \u00e8 rimasta completamente isolata: \u00e8 crollato il ponte che unisce le due rive e la strada nazionale \u00e8 andata distrutta, rendendo l\u2019area irraggiungibile per quattro giorni. Solo ieri una grande industria locale dello zucchero ha costruito un ponte provvisorio in metallo per permettere l\u2019accesso ai villaggi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il grande spostamento di popolazione<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema riguarda anzitutto i morti e feriti, ma anche \u00abil grande spostamento di popolazione. Il governo ha allestito una decina di campi, ma si tratta di soluzioni molto precarie: non sono campi organizzati come quelli per i rifugiati cui possiamo pensare noi europei, bens\u00ec semplici aree con tettucci di plastica dove le persone cercano riparo dalla pioggia. La gente ha perso tutto\u00bb. E, nel volto dei malawiani, Germano vede \u00absoprattutto molta rassegnazione. \u00c8 difficile reagire a qualcosa che viene percepito come inevitabile. C\u2019\u00e8 poi un altro fattore decisivo: l\u2019estrema povert\u00e0. Le case sono spesso di fango, quindi bastano poche ore di pioggia intensa per distruggerle. Chi vive in muratura, come in citt\u00e0, subisce meno danni, ma la maggioranza della popolazione \u00e8 molto vulnerabile\u00bb.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sant&#8217;Egidio in aiuto dei&nbsp;malawiani<\/p>\n\n\n\n<p>La Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio sta&nbsp; cercando di raccogliere beni di prima necessit\u00e0 per consegnarli appena le zone saranno accessibili. \u00abCibo e medicine restano i beni pi\u00f9 necessari \u2014 prosegue la rappresentante della Comunit\u00e0 \u2014, le persone sono fuggite senza niente. Il rischio sanitario \u00e8 molto alto: con queste condizioni tra poco arriver\u00e0 il colera. Perch\u00e9, dopo le inondazioni e con il caldo, le condizioni igieniche nei campi sono molto precarie. C\u2019\u00e8 poi un altro problema: questa \u00e8 la stagione in cui si raccoglie mais e altri cereali, ma le inondazioni hanno devastato tutto. Nei prossimi mesi ci sar\u00e0 una carestia. \u00c8 un ciclo vizioso che si ripete sulla pelle della gente\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema del cambiamento climatico<\/p>\n\n\n\n<p>E che sconta, anzitutto, il fenomeno del cambiamento climatico. \u00abChe in questa parte dell\u2019Africa ha avuto e sta avendo effetti micidiali \u2014 prosegue Germano \u2014 negli ultimi dieci anni, marzo \u00e8 diventato un mese terribile, perch\u00e9 arrivano cicloni sempre pi\u00f9 forti. Prima si fermavano sul Madagascar, ora invece colpiscono anche la costa africana. Blantyre stessa, cinque anni fa, \u00e8 stata quasi rasa al suolo\u00bb. Anche in Mozambico, soprattutto a Beira, si stanno verificando devastazioni enormi: in questi giorni si parla di 7.000 case distrutte e di circa 270.000 ettari di campi coltivati persi. Un problema anche per l\u2019approvvigionamento alimentare del Paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Il ridimensionamento degli aiuti internazionali<\/p>\n\n\n\n<p>Ancor pi\u00f9 di fronte a questa situazione, stupisce notare una forte carenza della presenza internazionale. \u00abLe grandi organizzazioni sono ormai abituate a queste emergenze, ma hanno meno risorse \u2014 conclude Paola Germano \u2014. Gli Stati Uniti hanno ridotto i finanziamenti e il World food programme ha dichiarato di non avere abbastanza fondi per fornire cibo. C\u2019\u00e8 una sorta di latitanza internazionale. Ed \u00e8 grave perch\u00e9 non si tratta solo di aiuti immediati: servirebbero investimenti in infrastrutture. Se un ponte crolla ogni anno, significa che non \u00e8 costruito adeguatamente. Lo stesso vale per la strada nazionale: servirebbero interventi strutturali, non solo emergenziali\u00bb. Se il problema dell\u2019assenza di fondi umanitari \u00e8 stato sollevato soprattutto dopo le dichiarazioni del presidente Usa, Donald Trump, esso riguarda anche altri Paesi. Da ultimo il Regno Unito che, come faceva peraltro notare giorni fa il quotidiano britannico \u201cThe Guardian\u201d, sta tagliando circa sei miliardi di sterline di aiuti, con una riduzione fino al 56 per cento per alcuni Paesi africani, per finanziare l\u2019aumento della spesa per la difesa. Una scelta che incide direttamente su settori cruciali come la sicurezza alimentare, la sanit\u00e0 e la risposta alle emergenze.<\/p>\n\n\n\n<p>Guglielmo Gallone<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Almeno 13 morti e 35 feriti: \u00e8 questo il bilancio delle piogge torrenziali che da circa dieci giorni hanno investito il Malawi. 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