{"id":1000029231,"date":"2026-03-22T12:48:08","date_gmt":"2026-03-22T15:48:08","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000029231"},"modified":"2026-03-22T12:48:10","modified_gmt":"2026-03-22T15:48:10","slug":"difendere-la-costituzione-e-facile-se-si-sa-come-farlo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000029231","title":{"rendered":"Difendere la Costituzione \u00e8 facile, se si sa come farlo"},"content":{"rendered":"\n<p>A conclusione della, ahim\u00e8, poco partecipata manifestazione di Piazza San Giovanni per il \u201cNo\u201d al referendum sulla giustizia, la Segretaria del PD Elly Schlein ha affermato che \u00e8 necessario respingere la \u201criforma Nordio\u201d al fine di difendere la Costituzione antifascista. Nei talk show televisivi, sui social, nelle varie assemblee dei comitati \u201cSociet\u00e0 civile per il No \u2013 Per difendere Giustizia, Costituzione e Democrazia\u201d si \u00e8 fatta largo, negli ultimi mesi, l\u2019idea che la Costituzione non possa essere cambiata, non debba essere cambiata, perch\u00e9 nata dall\u2019esperienza della Resistenza, e quindi gi\u00e0 perfetta cos\u00ec com\u2019\u00e8. La materia costituzionale \u00e8 molto complessa e, proprio alla luce di queste esemplificazioni da piazza, \u00e8 necessario fare chiarezza su alcuni punti che non tornano di questa narrazione. In qualsiasi corso universitario di Diritto Costituzionale ci viene insegnato che la nostra Carta \u00e8 caratterizzata da alcuni aggettivi: democratica, lunga, scritta, votata, pacifista, lavorista (o sociale), compromissoria, rigida e programmatica. Occorre, al fine di meglio interpretare il dibattito odierno, soffermarsi sulle ultime tre qualifiche: la Costituzione \u00e8 compromissoria, in quanto frutto di compromesso fra le tre maggiori forze politiche presenti alla Costituente (quella democratico Cristiana, quella social comunista e quella liberale-repubblicana) e, in considerazione di questo, \u00e8 corretto definirla antifascista in quanto nata dalla ideologicamente variegata esperienza del Comitato di Liberazione Nazionale e, come tale, affermante ideali che niente hanno a che vedere con un sistema autoritario come quello mussoliniano. \u00c8 anche rigida in quanto non pu\u00f2 essere modificata con la legge ordinaria, ma solo attraverso un procedimento molto pi\u00f9 complesso e specifico (art. 138); \u00e8 programmatica in quanto non si limita solo a sancire i diritti ed organizzare i poteri del nuovo Stato, ma traccia un programma politico futuro che il legislatore si deve impegnare a realizzare. Considerando tutto ci\u00f2, non risulta complesso smontare la narrazione della sinistra odierna che della Costituzione sembra essere l\u2019unica protettrice. Il primo errore \u00e8, quindi, bollare la Carta come qualcosa esclusivamente di sinistra, come spesso \u00e8 avvenuto negli ultimi anni sulla base di una non ben giustificata \u201cappropriazione morale\u201d. Essendo, come detto, frutto di un compromesso politico \u00e8 bastevole leggere i primi 12 articoli (i Principi Fondamentali, ossatura del Stato e non modificabili) per respirare, oltre all\u2019idea sociale e lavorista propria delle tradizioni socialiste e comuniste, le idee laiche, democratiche egualitarie proprie delle altre due sensibilit\u00e0, quella della Democrazia Cristiana e quella delle formazioni laiche, liberali, azioniste e repubblicane (quelle, cio\u00e8, di quei partiti che, esemplificando, hanno governato la Nazione ininterrottamente per quasi 50 anni, dal 1 giugno 1947 al 29 aprile 1993). Il secondo errore \u00e8 quello di affermare che la Costituzione non si possa cambiare. I padri costituenti, troppo spesso impropriamente tirati per la giacchetta ed improvvidamente interpretati, hanno chiaramente previsto la possibilit\u00e0 di riforma e modifica, mettendola nero su bianco in un\u2019intera Sezione (la seconda del Titolo VI), specificandone le modalit\u00e0 e i limiti (sono immutabili, come gi\u00e0 citato, i principi fondamentali, ma anche la forma repubblicana dello Stato, per buona pace degli ultimi reduci monarchici). Proprio per questa ragione, in settantotto anni (dal 1\u00b0 gennaio 1948 ad oggi), il nostro Statuto \u00e8 stato diverse volte pi\u00f9 o meno profondamente modificato (dall\u2019abolizione totale della pena di morte, a quella dell\u2019immunit\u00e0 parlamentare, alla riduzione dei componenti di Camera e Senato, ecc); ed \u00e8 stato proprio il centro-sinistra ad operare la pi\u00f9 mastodontica modificazione costituzionale, fino ad ora, cambiando, nel 2001, un\u2019interno Titolo (il quinto), sostituendone 7 articoli, modificandone 2 e abrogandone 6, comprese alcune disposizioni (giusto per chiarire: l\u2019attuale riforma non cancellerebbe n\u00e9 sostituirebbe nessun articolo, andando a modificarne 6). Ma i vari De Gasperi, Terracini, Nenni, La Malfa, Einaudi, solo per citarne alcuni, non erano degli sprovveduti e, avendo vissuto un\u2019epoca contraddistinta da continui cambiamenti e conflitti sociali e politici (la Grande Guerra, il biennio rosso, la dittatura e la Seconda Guerra Mondiale), non potevano ingenuamente pensare di scrivere una Carta fondamentale immutabile. In questo senso, la Costituzione \u00e8 senza dubbio figlia della historia patriae, ma \u00e8 altres\u00ec improntata al futuro, previdente delle evoluzioni sociali, politiche ed economiche del Paese. Oltre al Titolo VI, vennero aggiunte in calce al documento 18 Disposizione transitorie e finali destinate a gestire il passaggio dal sistema monarchico e dittatoriale a quello repubblicano. Esse hanno carattere di eccezionalit\u00e0: perdono il loro valore una volta raggiunto lo scopo per il quale sono state scritte. Tra di esse, nel dibattito odierno, \u00e8 necessario riportare la prima parte della numero VII: \u201cFino a quando non sia emanata la nuova legge sull\u2019ordinamento giudiziario in conformit\u00e0 con la Costituzione, continuano ad osservarsi le norme dell\u2019ordinamento vigente\u201d. Basta leggerla per comprendere come i membri della Prima Assemblea non si limitassero ad auspicare una riforma dell\u2019ordinamento giudiziario in linea con i principi appena sanciti, ma prevedessero anche che tale riforma venisse concretamente promossa negli anni successivi. Un percorso avviato gi\u00e0 con le prime modifiche al Codice penale intitolato ad Alfredo Rocco, Ministro di Grazia e Giustizia del regime fascista, e culminato con l\u2019entrata in vigore del codice Vassalli-Pisapia nel 1988. Quest\u2019ultimo segn\u00f2 una svolta decisiva, superando una delle ultime eredit\u00e0 del fascismo: il passaggio dal processo inquisitorio \u2014 tipico dei regimi, caratterizzato da un ruolo attivo del giudice e da evidenti squilibri \u2014 al processo accusatorio, proprio delle democrazie, fondato sulla presunzione di innocenza, sulla separazione delle funzioni, sul contraddittorio tra le parti e sulla formazione della prova in dibattimento, in piena coerenza con i principi costituzionali. E\u2019, quindi, sbagliato, storicamente falso e finanche irrispettoso guardare alla Costituzione come un dolmen immobile e immutabile perch\u00e9, anche alla luce di quanto appena riportato (ma non solo), \u00e8 la storia della Repubblica a dimostrare che questa visione sarebbe sbagliata e fallace. Infatti, come osserva il professor Enzo Chieli nel trattato \u201cLa Costituzione nella Storia d\u2019Italia\u201d \u2014 contenuto nel volume \u201cNon solo sulla Carta \u2013 Quattro lezioni necessarie sulla Costituzione\u201d, scritto insieme a Giuliano Amato, Andrea Manzella e Augusto Barbera \u2014 la nostra Carta fondamentale, pur essendo nata come espressione di un compromesso e fondata su un sistema politico eterogeneo e destinato nel tempo al confronto e alla divisione, ha dimostrato una notevole capacit\u00e0 di adattamento. Si \u00e8 rivelata, infatti, uno strumento moderno e dinamico, capace di rinnovarsi pi\u00f9 volte per rispondere ai mutamenti della societ\u00e0 e alle esigenze del momento. Ha attraversato e retto ai principali sconvolgimenti della vita politica italiana \u2014 dalla fine della cosiddetta \u201cRepubblica dei partiti\u201d dopo Tangentopoli, al superamento del sistema proporzionale con il passaggio al bipolarismo, fino all\u2019ondata populista pi\u00f9 recente \u2014 giungendo fino a oggi, in una fase in cui si riapre il confronto sulle cosiddette \u201cgrandi riforme\u201d. E, ad oggi, la nostra Carta \u00e8 arrivata immutata e immutabile nei principi fondamentali, modificata e migliorata per aderire maggiormente ai bisogni della societ\u00e0 e, al bisogno, anche corretta per porre rimedio ai malfunzionamenti dei vari organismi statuari. In conclusione, in virt\u00f9 di quanto appena osservato, dire che la modifica costituzionale sia qualcosa di fascista e autoritario, continuare ad affermare che con la riforma della magistratura proposta dal Governo si potrebbero toccare i principi fondamentali dello Statuto, non pu\u00f2 che suscitare ilarit\u00e0 e stupore, perch\u00e9 \u00e8 la storia a smentire questa favola, a meno che non si voglia insinuare che De Gasperi, Nenni, Pertini, Malagodi e gli altri fossero in odore di dittatura (dall\u2019elenco, per ovvie ragioni, ho escluso il compagno Togliatti).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A conclusione della, ahim\u00e8, poco partecipata manifestazione di Piazza San Giovanni per il \u201cNo\u201d al referendum sulla giustizia, la Segretaria del PD Elly Schlein ha affermato che \u00e8 necessario respingere la \u201criforma Nordio\u201d al fine di difendere la Costituzione antifascista. 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