{"id":1000029000,"date":"2026-03-16T17:03:21","date_gmt":"2026-03-16T20:03:21","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000029000"},"modified":"2026-03-16T17:03:22","modified_gmt":"2026-03-16T20:03:22","slug":"parliamo-e-pensiamo-tutti-allo-stesso-modo-la-colpa-e-dellia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000029000","title":{"rendered":"Parliamo (e pensiamo) tutti allo stesso modo: la colpa \u00e8 dell\u2019IA"},"content":{"rendered":"\n<p>L&#8217;IA sta influenzando il nostro linguaggio e le nostre opinioni pi\u00f9 di quanto crediamo: il rischio \u00e8 di spegnere il cervello e andare incontro a un \u00abappiattimento culturale\u00bb globale. Scriviamo sempre pi\u00f9 allo stesso modo. Le frasi si accorciano, i vocaboli si ripetono, le strutture convergono verso un unico standard fluido e neutro \u2014 quello dei grandi modelli linguistici che sempre pi\u00f9 spesso correggono, completano o riscrivono i nostri testi. Il rischio non \u00e8 solo stilistico: se il linguaggio \u00e8 il mezzo con cui pensiamo, un linguaggio appiattito potrebbe portare con s\u00e9 un pensiero altrettanto uniforme. Che ne pensate di questa introduzione? Niente male, eh? No, non siamo in cerca di conferme delle nostre capacit\u00e0 di scrittura creativa: vogliamo solo farvi sapere che a scriverla non \u00e8 stata una giornalista, ma Claude.ai, il grande modello di linguaggio (LLM) di Anthropic (e probabilmente non lo sospettavate affatto). In un saggio pubblicato su Trends in Cognitive Sciences un gruppo di psicologi e informatici mettono nero su bianco le loro preoccupazioni: non solo i chatbot stanno uniformando il nostro modo di scrivere, ma anche quello di pensare. Il rischio \u00e8 ridurre la saggezza collettiva dell&#8217;umanit\u00e0 e la sua capacit\u00e0 di adattarsi, rendendoci dei forbiti ripetitori di nozioni incapaci di pensare fuori dagli schemi (dell&#8217;IA).<\/p>\n\n\n\n<p>Cervelli spenti: l&#8217;IA che spegne il pensiero critico<\/p>\n\n\n\n<p>La diversit\u00e0 di pensiero, motore di creativit\u00e0 e intelligenza collettiva, si sta spegnendo a mano a mano che aumenta il numero di persone che utilizza gli LLM per migliorare la propria scrittura: \u00abse non controllata, questa omogenizzazione rischia di appiattire i panorami cognitivi che guidano l&#8217;intelligenza collettiva e l&#8217;adattabilit\u00e0\u00bb, avvertono gli studiosi. Nel 2025 uno studio del MIT aveva dimostrato che usare ChaGPT spegne il cervello: dopo aver chiesto a tre gruppi di ragazzi di scrivere un testo con l&#8217;aiuto di Google, di ChatGPT o solo della propria testa, avevano rilevato che chi aveva usato l&#8217;LLM aveva un&#8217;attivit\u00e0 cerebrale meno intensa, in particolare nelle aree legate a creativit\u00e0 e memoria. Non solo: alla fine del test, solo il 20% di chi aveva scritto con ChatGPT sapeva riferire i concetti elaborati.<\/p>\n\n\n\n<p>Scrittura robotica: lo stile noioso e omogeneo dell&#8217;IA<\/p>\n\n\n\n<p>Uno dei principali problemi \u00e8 che i testi redatti dai chatbot sono molto meno vari stilisticamente rispetto a quelli umani, oltre che soggetti a bias: tendono infatti a riflettere il linguaggio, i valori e il modo di ragionare tipici di una societ\u00e0 occidentale educata, industrializzata, ricca e democratica. Questa sovrarappresentazione della nostra cultura a discapito di altre minoritarie contribuisce ad appiattire lo stile di scrittura, rendendolo noioso e inumanamente omogeneo.<\/p>\n\n\n\n<p>Addio intuizioni: il rischio di un cervello \u00abschematico\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre a influenzare il nostro modo di scrivere, argomentano gli esperti, gli LLM influiscono anche sul nostro modo di pensare: dopo aver interagito con le IA iniziamo a pensare come loro, perdendo la capacit\u00e0 di fare connessioni in modo tipicamente umano, di ragionare per intuizioni o analogie, e risultando schematici e \u00abperfetti\u00bb anche nel pensiero.<\/p>\n\n\n\n<p>Spenti per sempre? Usare l&#8217;IA senza perdere la testa<\/p>\n\n\n\n<p>Presentata cos\u00ec, la situazione sembra preoccupante (e per certi versi lo \u00e8): continuando a usare l&#8217;IA in modo passivo e massiccio rischiamo di venire sommersi da informazioni, diventando dei bignamini senza personalit\u00e0, buoni solo a ripetere nozioni senza comprenderle e a scrivere testi anonimi. Il punto di (ri)partenza, crediamo noi, \u00e8 smettere di appoggiarci all&#8217;IA come a un cervello aggiuntivo, a uno schiavo cognitivo pronto a darci tutte le risposte, e iniziare a servircene per quello che \u00e8: uno strumento aggiuntivo e non sostitutivo della nostra intelligenza. Gli autori della ricerca, dal canto loro, auspicano che gli sviluppatori degli LLM li addestrino con dati che rispecchino l&#8217;eterogeneit\u00e0 del linguaggio umano, \u00abnon solo per preservare la diversit\u00e0 cognitiva umana, ma anche per migliorare le capacit\u00e0 di ragionamento dei chatbot\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiara Guzzonato<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;IA sta influenzando il nostro linguaggio e le nostre opinioni pi\u00f9 di quanto crediamo: il rischio \u00e8 di spegnere il cervello e andare incontro a un \u00abappiattimento culturale\u00bb globale. Scriviamo sempre pi\u00f9 allo stesso modo. 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