{"id":1000028994,"date":"2026-03-16T16:56:28","date_gmt":"2026-03-16T19:56:28","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000028994"},"modified":"2026-03-16T16:56:29","modified_gmt":"2026-03-16T19:56:29","slug":"povera-sinistra-vuole-la-riforma-ma-vota-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000028994","title":{"rendered":"Povera sinistra: vuole la riforma ma vota No"},"content":{"rendered":"\n<p>S\u00ec o No, quando cambiare idea diventa un peccato. O la va o la spacca. Il referendum sulla riforma della magistratura entra nel rush finale. E subito dopo torner\u00e0 l\u2019altro eterno nodo della politica italiana: la legge elettorale. La vittoria del SI o del NO, insieme al possibile ritorno delle preferenze, potrebbe rimescolare posizioni e convinzioni che sembravano consolidate. Capita cos\u00ec che sulla separazione delle carriere chi per anni l\u2019ha sostenuta \u2014 come Luciano Violante, Massimo D\u2019Alema e Piero Fassino, che ne fecero persino una proposta di legge \u2014 oggi la osservi con maggiore prudenza. Mentre chi l\u2019aveva contrastata, a cominciare dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, la considera una garanzia democratica. Lo stesso copione si osserva sul terreno della legge elettorale, dove torna un altro grande classico: le preferenze. Non compaiono quasi mai nei testi ufficiali, ma riemergono puntualmente al primo tavolo di trattativa parlamentare. A rilanciarle \u00e8 Giorgia Meloni con Fratelli d\u2019Italia, mentre in passato il partito le guardava con diffidenza. Nel Partito Democratico la questione divide: Elly Schlein in passato si era mostrata favorevole ma oggi appare pi\u00f9 cauta, mentre Antonio De Caro, recordman Pd alle Europee, continua a sostenerle. Del resto, il confine tra coerenza e cambiamento, in politica, \u00e8 sempre stato un terreno impervio. Se si osservano i percorsi personali l\u2019elenco \u00e8 lungo, a cominciare da quel \u201cGiuseppi\u201d Conte che guid\u00f2 il governo gialloverde segnato da posizioni sovraniste mentre oggi dirige un movimento che dialoga con la sinistra europea. Ogni volta che un leader cambia posizione, l\u2019accusa arriva puntuale: tradimento. Tradimento delle promesse, delle identit\u00e0 politiche, delle parole pronunciate quando si era all\u2019opposizione e diventate improvvisamente meno praticabili una volta al governo. Su questa tensione si innesta la riflessione proposta nel libro Le ragioni di Giuda di Tommaso Cerno (Rizzoli), sottotitolato Quando il tradimento ideologico diventa un atto di libert\u00e0. Il punto di partenza \u00e8 la figura di Giuda Iscariota, tradizionalmente considerato il simbolo dell\u2019infamia. Nel volume Giuda non \u00e8 soltanto il traditore per antonomasia. Diventa anche la figura di chi rompe un ordine stabilito. La stessa parola \u201ctradimento\u201d contiene un\u2019ambiguit\u00e0 linguistica interessante: il latino tradere significa consegnare, trasmettere. Dalla stessa radice deriva \u201ctradizione\u201d, cio\u00e8 il passaggio di conoscenze da una generazione all\u2019altra. \u00c8 stata la storia, pi\u00f9 che la lingua, a trasformare quella consegna in colpa. Talvolta \u00e8 il risultato dell\u2019urto con la realt\u00e0. Guardando oltre i confini italiani si trovano esempi simili. Volodymyr Zelensky chiede nuove armi all\u2019Occidente pacifista. Donald Trump alterna richiami all\u2019isolazionismo alla promessa di una nuova stagione di potenza americana. Emmanuel Macron parla apertamente di truppe europee dopo anni di prudenza strategica. E la Germania, dopo decenni di pacifismo costituzionale e di rigore nei conti, ha avviato una politica di riarmo e di spesa pubblica. Ma non \u00e8 la prima volta che accade nella storia. L\u2019economista John Maynard Keynes liquid\u00f2 l\u2019accusa di incoerenza con una frase rimasta celebre: \u00abQuando i fatti cambiano, io cambio idea. Lei cosa fa?\u00bb. Nel libro sfiziosamente pruriginoso Cerno mette a confronto due figure simboliche: Giuda e Ponzio Pilato. Il primo rompe il patto e paga il prezzo della scelta. Il secondo evita di decidere e si limita a lavarsi le mani. Se si guarda alla politica contemporanea, il problema non \u00e8 tanto la presenza di qualche Giuda ideologico quanto il rischio che la diffusione dei Pilato si espanda. Una societ\u00e0 piena di \u201ctraditori\u201d pu\u00f2 ancora cambiare direzione, una societ\u00e0 piena di Pilato resta ferma mentre gli eventi continuano a muoversi. Il senso della riflessione emerge anche dal percorso personale raccontato dall\u2019autore. Le ragioni di Giuda pu\u00f2 essere letto anche come un racconto accattivante di storia, politica, fede e costume, dove scorrono figure e vicende della vita pubblica italiana \u2014 dalle foibe al giornalismo \u2014 e dove riemergono protagonisti come Giulio Andreotti, Francesco Cossiga ed Eugenio Scalfari, figure diversissime tra loro ma accomunate dalla capacit\u00e0 di attraversare epoche e trasformazioni senza restare prigioniere delle etichette. Ne nasce uno sguardo lucido sull\u2019Italia recente. Il tradimento segna sempre un punto di rottura. Dopo non si torna indietro e la coscienza non \u00e8 pi\u00f9 la stessa: non necessariamente migliore o peggiore, ma pi\u00f9 consapevole di ci\u00f2 che si vuole davvero essere. Per\u00f2 la coscienza pu\u00f2 essere molte cose: un limite agli impulsi, una forma di rispetto verso se stessi, ma anche uno specchio che talvolta deforma la realt\u00e0, sebbene resti comunque il centro dell\u2019autodeterminazione dell\u2019individuo. Forse \u00e8 anche per questo che l\u2019autore racconta alcuni passaggi del proprio percorso. Da parlamentare del Partito Democratico \u00e8 approdato nel tempo a posizioni pi\u00f9 conservatrici. Deluso da una sinistra che descrive come inconcludente e autoreferenziale, \u00abIn ebollizione e priva di cuore\u00bb, Cerno accusa il Pd di essersi rifugiato in un giustizialismo spesso piegato a fini propagandistici. Ed \u00e8 schierato oggi per il S\u00cc. Non mancano frammenti di vita privata gustosissimi: da ragazzo, quando lo vedeva bazzicare con \u201cspiriti irregolari\u201d come Aldo Busi e Vittorio Sgarbi, sua madre lo metteva in guardia dai \u00absignori della televisione\u00bb che \u2014 temeva \u2014 potessero \u00abfare proposte strane\u00bb. Il destino poi ha rovesciato la scena: oggi Cerno \u00e8 diventato una presenza abituale proprio in quei salotti televisivi. In un episodio della prima infanzia, un compagno gli rinfacci\u00f2 il nonno fascista ma la nonna gli spieg\u00f2 che la storia spesso giudica secondo chi vince. Una lezione di esperienza diretta pi\u00f9 che di ideologie astratte che il direttore tiene cara. Cos\u00ec come il coraggio di rivendicare la propria omosessualit\u00e0 dopo un incontro fondamentale con Franco Grillini, fondatore dell\u2019Arcigay. Da fatti come questi nasce anche una convinzione: nella vita bisogna scegliere. Anche la politica resta una questione di scelte. Chi cambia idea rischia l\u2019accusa di tradimento. Chi non decide mai, invece, non rischia nulla. Nella storia si ricordano i Giuda. I Pilato passano. Potremmo suggerire a Cerno una terza categoria, tutta politica: i Proteo, quelli che cambiano campo cos\u00ec spesso da finire per non avere pi\u00f9 un campo \u2014 come qualcuno osserva oggi a proposito di Carlo Calenda In questo caso il rischio non \u00e8 tradire gli altri, ma finire per tradire se stessi. Cambiare idea pu\u00f2 risultare un errore, ma smettere di cambiarla \u00e8 quasi sempre un peccato.<\/p>\n\n\n\n<p>Luigi Bisignani<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>S\u00ec o No, quando cambiare idea diventa un peccato. O la va o la spacca. Il referendum sulla riforma della magistratura entra nel rush finale. E subito dopo torner\u00e0 l\u2019altro eterno nodo della politica italiana: la legge elettorale. 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