{"id":1000028933,"date":"2026-03-16T07:27:34","date_gmt":"2026-03-16T10:27:34","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000028933"},"modified":"2026-03-16T07:27:36","modified_gmt":"2026-03-16T10:27:36","slug":"tre-anni-di-schlein","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000028933","title":{"rendered":"Tre anni di Schlein"},"content":{"rendered":"\n<p>Tre anni in politica non sono pochi. Possono bastare per costruire una leadership, cambiare il volto di un partito, preparare un\u2019alternativa di governo. Oppure, pi\u00f9 semplicemente, per rimanere esattamente dove si era partiti. Ed \u00e8 proprio questa la sensazione che accompagna il terzo anniversario dell\u2019ascesa di Elly Schlein alla guida del Pd. Era il 12 marzo 2023 quando la giovane outsider, cresciuta politicamente tra Emilia e Bruxelles, sbaragli\u00f2 i pronostici delle primarie battendo Stefano Bonaccini. \u201cNon ci hanno visto arrivare\u201d, disse allora con il sorriso. Una frase rimasta celebre perch\u00e9 fotografava bene il momento: il Pd reduce dal disastro elettorale dell\u2019era Letta, i dirigenti spiazzati, una nuova leadership che prometteva di rifondare la sinistra italiana. Tre anni dopo, per\u00f2, la vera domanda non \u00e8 pi\u00f9 se qualcuno avesse visto arrivare Schlein. Il punto \u00e8 che ancora oggi si fatica a vedere arrivare qualcosa di diverso: una leadership compiuta, un progetto politico riconoscibile, un\u2019alternativa credibile al governo di Giorgia Meloni. Se si guardassero i numeri, la segretaria potrebbe rivendicare qualche piccolo merito. Quando prese il partito in mano il Pd era scivolato intorno al 14 per cento, minimo storico dopo la sconfitta delle politiche del 2022. Oggi i sondaggi lo collocano stabilmente sopra il 20, attorno al 22 per cento. Significa aver ricompattato un pezzo di elettorato progressista che si era disperso tra astensione, Cinque Stelle e varie sigle della galassia di sinistra. Insomma, la Schlein ha rimesso insieme il recinto. Ma non lo ha allargato. Anzi. Il profilo sociologico dell\u2019elettorato democratico \u00e8 rimasto pi\u00f9 o meno quello di sempre: ceto medio urbano, pubblica amministrazione, scuola, professioni intellettuali. Quel progressismo medio-borghese che da anni rappresenta la base pi\u00f9 fedele del partito. Al contrario, la platea dei lavoratori dipendenti, quella che un tempo costituiva il cuore della sinistra italiana, \u00e8 ormai lontanissima. La \u201clandinizzazione\u201d del Pd, con il partito spesso in sintonia con le mobilitazioni sindacali, non ha riportato a casa il mondo operaio. Semmai ha rafforzato altre formazioni pi\u00f9 radicali. Il risultato \u00e8 che mentre il Pd prova a inseguire la sinistra pi\u00f9 movimentista, a crescere nei sondaggi sono soprattutto i partiti alla sua sinistra. E la coalizione che la Schlein immagina come alternativa al centrodestra somiglia sempre di pi\u00f9 a una somma aritmetica: Pd pi\u00f9 Movimento 5 Stelle, pi\u00f9 Avs, pi\u00f9 qualche frammento centrista. Una coalizione che esiste nei numeri, ma che politicamente fatica ancora a trasformarsi in qualcosa di pi\u00f9 di un collage. L\u2019algebra \u00e8 stata probabilmente la principale strategia della segretaria: ricomporre il campo progressista dopo la frantumazione del 2022. E da questo punto di vista un risultato c\u2019\u00e8 stato. Il centrosinistra oggi, almeno sulla carta, appare meno diviso di tre anni fa. Non \u00e8 un caso se il centrodestra abbia iniziato a ragionare su possibili modifiche della legge elettorale: segno che un minimo di competizione si intravede. Ma l\u2019algebra, in politica, ha un limite. Perch\u00e9 la somma dei partiti non coincide automaticamente con la nascita di una leadership. Ed \u00e8 qui che emerge il problema pi\u00f9 evidente della segreteria Schlein. In tre anni \u00e8 diventata la guida del Pd, ma non \u00e8 diventata il leader dell\u2019opposizione. Se oggi si immaginassero delle primarie di coalizione per scegliere il candidato premier del centrosinistra, in molti scommetterebbero su Giuseppe Conte. Un paradosso notevole: il capo del partito pi\u00f9 grande della coalizione che rischia di non essere il punto di riferimento politico del suo stesso campo. Nel frattempo, il centrodestra continua a viaggiare con il vento in poppa. Alle politiche del 2022 la coalizione guidata da Meloni raccolse il 43,8 per cento dei voti. Oggi i sondaggi la collocano attorno al 48. \u00c8 un dato che dice molto non solo sulla tenuta del governo, ma anche sulla debolezza dell\u2019opposizione. Nella storia recente italiana difficilmente una maggioranza ha mantenuto un consenso cos\u00ec alto a distanza di anni dall\u2019inizio della legislatura. Anche il bilancio elettorale non aiuta la segretaria dem. In questi tre anni il centrodestra ha vinto la maggioranza delle elezioni regionali, mentre il centrosinistra ha collezionato pi\u00f9 sconfitte che successi. Le europee non hanno segnato il cambio di passo sperato. Il referendum sul Jobs Act \u00e8 stato perso. E ogni appuntamento elettorale continua ad avere per il Pd il sapore di un\u2019occasione mancata. C\u2019\u00e8 poi la questione politica pi\u00f9 profonda: che cosa sia oggi il Pd. La segreteria Schlein ha spinto il partito su posizioni pi\u00f9 marcatamente di sinistra, ridimensionando quella componente cattolica e centrista che per anni aveva rappresentato uno dei pilastri del Pd. Il risultato \u00e8 un\u2019identit\u00e0 pi\u00f9 nitida sul piano ideologico, ma anche pi\u00f9 stretta sul piano elettorale. Su molti temi decisivi \u2013 dalla politica estera alle riforme istituzionali \u2013 il cosiddetto campo largo continua a parlare con voci diverse. E senza una linea comune diventa difficile convincere gli elettori che esista davvero un\u2019alternativa di governo. Cos\u00ec, tre anni dopo la sua sorprendente vittoria alle primarie, Elly Schlein si trova in una posizione curiosa. Ha ricostruito un partito che sembrava allo sbando. Ha rialzato un po\u2019 le percentuali del Pd. Ha provato a rimettere insieme il centrosinistra. Ma non \u00e8 riuscita ancora a compiere il salto pi\u00f9 difficile: trasformarsi nella leader capace di contendere davvero Palazzo Chigi alla Meloni. In politica, a volte, non basta essere arrivati. Bisogna anche dimostrare di poter guidare il viaggio. E su questo, almeno per ora, il giudizio resta sospeso.<\/p>\n\n\n\n<p>Franco Lodige<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tre anni in politica non sono pochi. 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