{"id":1000028873,"date":"2026-03-13T12:55:13","date_gmt":"2026-03-13T15:55:13","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000028873"},"modified":"2026-03-13T12:55:15","modified_gmt":"2026-03-13T15:55:15","slug":"lo-spettro-bomba-h-dove-si-nasconde-la-vera-minaccia-iraniana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000028873","title":{"rendered":"Lo spettro Bomba H: dove si nasconde la vera minaccia iraniana"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00c8 il 1987. Un vecchio apparecchio per la radioterapia viene rubato da un ospedale abbandonato a Gol\u00e2nia, in Brasile. Un commerciante di rottami, affascinato da quello strano materiale simile al sale da cucina che emanava una luce blu, lo compra e lo distribuisce a parenti e amici. Si tratta di Cesio-137, un isotopo radioattivo. La sua diffusione causa la contaminazione di 85 edifici, 28 persone ustionate dalle radiazioni su 249 contaminate, 4 decedute, l\u2019economia della regione messa in crisi. E\u2019 il primo caso comprovato di \u201cbomba sporca\u201d: la polverizzazione di un componente radioattivo che si diffonde in una comunit\u00e0 provocando danni maggiori di una bomba anche ad alto potenziale e la contaminazione per decenni, forse secoli, di un\u2019area geografica estesa. Muovendo proprio dalla contaminazione di Gol\u00e2nia, un rapporto pubblicato a Berna nel 2020 dall\u2019Ufficio federale della protezione della popolazione, si occupa per primo in maniera razionale delle bombe sporche e rappresenta un caposaldo anche per comprendere in questi giorni le reali motivazioni dell\u2019attacco israelo-americano all\u2019Iran e la minaccia che 456 chilogrammi di uranio, arricchito \u201csolo\u201d al 60%, e dei quali a oggi non si conosce il destino finale, rappresentano per tutti i Paesi del Medio Oriente nonch\u00e9, nella chiave di un utilizzo per atti terroristici, per tutti gli obiettivi sensibili nel mondo occidentale. Un esperto in contaminazione radioattiva ci ha aiutato a semplificare ci\u00f2 di cui i media parlano poco e a rendicontare un raffronto terra a terra, fra bombe nucleari, bombe nucleari in grado di emettere raggi gamma e bombe sporche. Una analisi che evidenzia come per Israele ma anche per gli Stati Uniti, l\u2019individuazione del sito o dei siti dove questo materiale fissile \u00e8 nascosto in Iran, abbia rappresentato sulla base di fonti dell\u2019intelligence, una motivazione emergenziale per far scattare l\u2019attacco alla Repubblica islamica. Per anni dalla Guerra fredda a oggi l\u2019attenzione e anche la paura dell\u2019opinione pubblica si \u00e8 concentrata sulle bombe nucleari o bombe all\u2019idrogeno, ordigni a enorme potenziale, in modo grottesco definite \u201cbombe pulite\u201d perch\u00e9 il loro utilizzo presuppone un colpo deflagrante in grado di distruggere un target esteso e , nel caso delle Bombe G, ordigni teorici progettati per massimizzare il fallout radioattivo tramite l\u2019emissione di intensi raggi gamma, ideati per investire di radioattivit\u00e0 vaste aree senza distruggere le infrastrutture e senza creare una contaminazione permanente. Bombe sofisticate che richiedono una tecnologia avanzata.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal fallimento dei Salt ai nuovi arsenali atomici<\/p>\n\n\n\n<p>Oggetto dei negoziati Salt 1 fra Breznev e Nixon, quindi dei Salt 2 nei quali il presidente Carter aveva rinunciato all\u2019installazione di nuove bombe su mezzi sommergibili, i negoziati Salt denunciati da Biden, anche dopo l\u2019accordo \u201csuicida\u201d di Obama con il regime iraniano, prevedevano un censimento delle bombe ma solo quelle superpotenze. Restavano e restano fuori dal computo gli arsenali nucleari di Corea del Nord, Pakistan Israele, India, Francia e Gran Bretagna con un punto interrogativo sul Sudafrica da molti indicato come imminente nuovo membro del club della distruzione di massa. Ma da tutti i controlli o pseudo-tali sfuggono le bombe sporche, oggetto di pi\u00f9 di una serie Netflix o affini sullo spionaggio, che funzionano anche con quantitativi minimi di materiale nucleare: \u201cnel caso di un attentato con \u00abbomba sporca\u00bb \u2013 si legge nel rapporto svizzero \u2013 si aggiunge materiale radioattivo all\u2019esplosivo convenzionale (ad esempio la dinamite) che ha come obiettivo di spargere nell\u2019ambiente i materiali radioattivi sotto forma di particelle\u201d. Non ha quindi direttamente a che vedere con l\u2019esplosione di un\u2019arma nucleare (bomba atomica), \u201cpoich\u00e9 non si innesca alcuna reazione a catena, e non si manifestano gli stessi effetti, quali ad esempio il lampo di calore, l\u2019onda d\u2019urto o la radiazione ionizzante al momento dell\u2019esplosione. Ma gli effetti di contaminazione intensa sono devastanti\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Mix mortale esplosivo tradizionale e uranio arricchito<\/p>\n\n\n\n<p>Fino a oggi, si legge nel dossier della Confederazione, non sono documentati attentati commessi con una bomba sporca. Vi sono per\u00f2 degli eventi, come furti, commercio illegale o incidenti legati a materiale radioattivo, che aiutano a capire le conseguenze dell\u2019uso reale di simili armi. Dall\u2019inizio della raccolta dei dati nel 1993, 145 Stati hanno segnalato all\u2019Aiea 4.243 incidenti, 350 dei quali probabilmente legati al traffico o all\u2019uso improprio di materiali nucleari. \u201cProbabilmente\u201d perch\u00e9 nell\u201987% dei casi non \u00e8 possibile stabilire con certezza il collegamento con il traffico illecito. Ma solo nel 9% dei casi \u00e8 stato escluso un collegamento diretto, mentre nel 4% \u00e8 praticamente certo. Tutti questi dati sono contenuti nell\u2019annuale Incident and trafficking database e per \u201ctraffico illecito\u201d si intendono tutte quelle attivit\u00e0 che vanno dal possesso illegale, alla messa in vendita e contrabbando di materiale. Negli ultimi anni, gli episodi legati alla tratta illegale o all\u2019uso dannoso sono stati costanti, sebbene la loro frequenza sia ancora bassa. Me nel 2023 c\u2019\u00e8 stato \u00abun apparente aumento della furto di materiali\u00bb. E l\u2019Iran: anche grazie al trattato firmato dal Presidente Obama, Teheran \u00e8 stata in grado di acquistare grandi quantitativi di uranio e procedere al suo arricchimento, ufficialmente per un uso civile. Ma questi quantitativi (456 chili di uranio arricchito che potrebbero, una volta identificati, essere trasportati fuori dall\u2019Iran con solo tre elicotteri equipaggiati per isolare le radiazioni) rappresentano una singola minaccia senza pari specie perch\u00e9 collocati in un Paese che ha investito in maniera compulsiva in un arsenale missilistico e in fabbriche di droni. Fin troppo facile arrivare a una deduzione finale: una microcarica radioattiva inserita insieme con un esplosivo tradizionale con innesco temporizzato nella testata di un missile o all\u2019interno di un drone sarebbe in grado di polverizzare il materiale fissile e spargerlo su comunit\u00e0 intensamente abitate. Sempre secondo fonti di intelligence lo sforzo del regime iraniano, si sarebbe concentrato proprio sull\u2019interazione fra esplosivi tradizionali e materiale nucleare al fine di favorire la massima polverizzazione di microparticelle contaminanti. Un pericolo immediato per Israele, ma oggi anche per tutti i Paesi del Golfo, e per un mondo occidentale che oggi protesta per una guerra \u201csporca\u201d \u2026 che \u00e8 sempre meglio che un arsenale sporco in mano a una teocrazia.<\/p>\n\n\n\n<p>N.P.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 il 1987. Un vecchio apparecchio per la radioterapia viene rubato da un ospedale abbandonato a Gol\u00e2nia, in Brasile. Un commerciante di rottami, affascinato da quello strano materiale simile al sale da cucina che emanava una luce blu, lo compra e lo distribuisce a parenti e amici. Si tratta di Cesio-137, un isotopo radioattivo. 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