{"id":1000028748,"date":"2026-03-11T08:25:17","date_gmt":"2026-03-11T11:25:17","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000028748"},"modified":"2026-03-11T08:25:19","modified_gmt":"2026-03-11T11:25:19","slug":"non-solo-venezuela-cosi-gli-usa-tornano-alloffensiva-nella-competizione-con-pechino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000028748","title":{"rendered":"Non solo Venezuela: cos\u00ec gli Usa tornano all\u2019offensiva nella competizione con Pechino"},"content":{"rendered":"\n<p>La cronaca \u00e8 essenziale: Washington torna a muoversi con decisione sul fronte venezuelano e latino-americano. Ma limitarsi all\u2019episodio sarebbe riduttivo. Il dato rilevante non \u00e8 Caracas in s\u00e9, bens\u00ec il cambio di postura degli Stati Uniti nel quadro geopolitico pi\u00f9 ampio. Nel grande gioco internazionale, gli Stati Uniti sembrano aver archiviato una fase di attendismo, tornando a una lettura pi\u00f9 realistica dei rapporti di forza.<\/p>\n\n\n\n<p>Il \u201ccortile di casa\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Per Donald Trump, ma pi\u00f9 in generale per l\u2019establishment strategico statunitense, l\u2019America Latina non \u00e8 una periferia distante. \u00c8 uno spazio di prossimit\u00e0 vitale, dove si intrecciano sicurezza, energia, filiere produttive, controllo dei flussi criminali e stabilit\u00e0 politica. Negli ultimi anni, questa area ha visto crescere dinamiche problematiche: rafforzamento dei cartelli del narcotraffico, consolidamento di regimi apertamente ostili a Washington, aumento dell\u2019influenza cinese, processi elettorali formalmente legittimi ma spesso contestati nella sostanza. A ci\u00f2 si \u00e8 aggiunta l\u2019erosione della classe media sudamericana, con ondate migratorie che hanno coinvolto anche comunit\u00e0 storicamente legate agli Usa e all\u2019Europa. In questo contesto, l\u2019idea che gli Stati Uniti potessero rimanere inattivi indefinitamente appariva difficilmente sostenibile. Un aspetto spesso sottovalutato riguarda il funzionamento della macchina statunitense. Le scelte strategiche non restano sul piano della dichiarazione politica, ma vengono recepite in documenti ufficiali e tradotte in procedure da tutto l\u2019apparato federale, a partire dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, fino alle agenzie e alle strutture di sicurezza. Il principio guida, espresso in varie forme negli ultimi anni, \u00e8 la riduzione della capacit\u00e0 di azione dei soggetti considerati apertamente ostili agli interessi americani. Questo pu\u00f2 significare pressione diplomatica, isolamento economico, azioni giudiziarie, strumenti informativi. In casi selezionati, anche interventi pi\u00f9 diretti, sempre all\u2019interno di una logica di contenimento.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa e l\u2019influenza delle potenze ostili<\/p>\n\n\n\n<p>In Europa, e in particolare a Bruxelles, il dibattito si concentra spesso sul rispetto formale del diritto internazionale. \u00c8 una posizione comprensibile, ma non esaurisce il quadro. Le recenti inchieste che hanno coinvolto alcuni membri del Parlamento europeo hanno riportato al centro il tema delle interferenze esterne e dei tentativi di condizionamento della politica comunitaria. Questi episodi vengono generalmente letti come casi isolati, ma negli ambienti strategici statunitensi si tende a considerarli all\u2019interno di un fenomeno pi\u00f9 ampio: l\u2019uso sistematico di leve economiche, relazionali e informative da parte di potenze concorrenti, in primis la Cina, per orientare decisioni politiche in senso meno allineato all\u2019asse euro-atlantico.<\/p>\n\n\n\n<p>Dati, tracciabilit\u00e0 e fine delle zone grigie<\/p>\n\n\n\n<p>Dal lato americano, la crescente capacit\u00e0 di analisi dei dati ha ridotto gli spazi di ambiguit\u00e0. L\u2019emergere di strumenti avanzati di incrocio informativo, sviluppati anche da aziende come Palantir, consente oggi di mappare relazioni, flussi finanziari e percorsi decisionali con un livello di dettaglio inedito. Questo non implica automatismi n\u00e9 cacce alle streghe, ma aumenta la trasparenza dei contesti decisionali. In tale scenario, alcune posizioni che in passato potevano apparire neutre o opache diventano pi\u00f9 difficili da sostenere.<\/p>\n\n\n\n<p>Competizione strategica<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto sta accadendo non va letto come un\u2019improvvisa escalation, bens\u00ec come l\u2019ingresso in una fase pi\u00f9 esplicita della competizione strategica tra Stati Uniti e Cina. Una competizione che non si gioca solo sul piano militare, ma su tecnologia, filiere produttive, controllo delle infrastrutture e influenza politica. Il 2026 si apre quindi come un anno di consolidamento di questa dinamica. Gli Stati Uniti, con Trump o senza Trump, sembrano orientati a difendere in modo pi\u00f9 diretto il proprio perimetro strategico. Non per spirito di confronto, ma per una valutazione di interessi ritenuti essenziali. Nel mondo reale, le grandi potenze raramente agiscono per principio astratto. Agiscono quando percepiscono che il costo dell\u2019inazione diventa superiore a quello dell\u2019intervento. E questo, oggi, sembra essere il punto di svolta.<\/p>\n\n\n\n<p>Nicola Porro<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cronaca \u00e8 essenziale: Washington torna a muoversi con decisione sul fronte venezuelano e latino-americano. Ma limitarsi all\u2019episodio sarebbe riduttivo. Il dato rilevante non \u00e8 Caracas in s\u00e9, bens\u00ec il cambio di postura degli Stati Uniti nel quadro geopolitico pi\u00f9 ampio. 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