{"id":1000028620,"date":"2026-03-09T11:29:02","date_gmt":"2026-03-09T14:29:02","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000028620"},"modified":"2026-03-09T11:29:05","modified_gmt":"2026-03-09T14:29:05","slug":"a-roma-una-mostra-dedicata-a-robert-doisneau-uno-dei-fotografi-piu-amati-del-novecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000028620","title":{"rendered":"A Roma una mostra dedicata a Robert Doisneau Uno dei fotografi pi\u00f9 amati del Novecento"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 19 Luglio 2026 si potr\u00e0 ammirare al Museo del Genio di Roma la mostra dedicata a Robert Doisneau a cura dell\u2019Atelier Robert Doisneau e Gabriele Accornero.&nbsp; L\u2019esposizione \u00e8 patrocinata&nbsp; dall\u2019Ambasciata di Francia in Italia, dalla Regione Lazio e dal Comune di Roma ed \u00e8 prodotta e organizzata da Arthemisia. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Arthemisia e Ministero della Difesa, Esercito Italiano e Difesa Servizi, societ\u00e0 in house del Ministero della Difesa che ha avviato un importante percorso di valorizzazione dei Musei Militari aprendoli al grande pubblico attraverso iniziative culturali, per promuovere e rendere accessibile a tutti l\u2019immenso patrimonio storico \u2013 artistico della Difesa. La mostra si inserisce inoltre nelle celebrazioni del 70\u00b0 anniversario del gemellaggio tra Roma e Parigi, sancito il 30 gennaio 1956 come simbolo di amicizia, cooperazione e valori comuni all\u2019interno del contesto europeo. Un legame che, rinnovato e consolidato nel tempo, testimonia come le due citt\u00e0 abbiano condiviso progetti culturali, scambi artistici e iniziative pubbliche, promuovendo il dialogo e la collaborazione tra le comunit\u00e0. In questo scenario, l\u2019esposizione di Doisneau diventa un\u2019occasione privilegiata per rafforzare ancora una volta la connessione culturale tra le due capitali. Un viaggio emozionante attraverso immagini che hanno saputo raccontare la vita con ironia, tenerezza e profonda umanit\u00e0. L\u2019esposizione con oltre 140 scatti ripercorre l\u2019intera carriera di Doisneau, dagli esordi degli anni Trenta fino alle opere pi\u00f9 mature. Fotografie di strada, ritratti, giochi di bambini, piccoli istanti della vita di tutti i giorni e straordinari scorci parigini compongono un racconto visivo meraviglioso e coinvolgente. Attraverso immagini poetiche e spesso ironiche, Doisneau ci invita a osservare il mondo con occhi curiosi e sensibili, trovando bellezza anche nei gesti pi\u00f9 semplici. La mostra al Museo del Genio \u00e8 un\u2019occasione per riscoprire un maestro della fotografia: con il suo sguardo \u201claterale\u201d, mai invadente, osserva Parigi e i suoi abitanti con discrezione, cogliendo attimi quotidiani senza forzarli. Non cerca l\u2019effetto, ma la verit\u00e0 di un momento. Nelle sue immagini prende forma il mondo come avrebbe voluto che fosse: pi\u00f9 umano, pi\u00f9 gentile, pi\u00f9 attento agli altri. Dietro questa apparente leggerezza si cela una tensione pi\u00f9 profonda. Doisneau raccontava di fotografare come in una \u201cbattaglia contro l\u2019idea che siamo destinati a scomparire\u201d. Ogni scatto diventa cos\u00ec un modo per fermare il tempo, per custodire ci\u00f2 che \u00e8 fragile e passa in fretta. La fotografia, per lui, \u00e8 un gesto semplice ma potente: trattenere la vita, anche solo per un istante. Accanto alla vita quotidiana e agli sconosciuti protagonisti della strada, Doisneau ha saputo ritrarre anche alcuni grandi nomi del Novecento, restituendoli con lo stesso sguardo partecipe e umano. Davanti al suo obiettivo sono passati artisti, intellettuali e icone: da Pablo Picasso ad Alberto Giacometti, da Jean Cocteau a Fernand L\u00e9ger e Georges Braque, fino a figure del cinema e della moda come Brigitte Bardot, Elsa Schiaparelli e Juliette Binoche. Anche nei confronti di personalit\u00e0 cos\u00ec celebri, Doisneau non cerca mai la celebrazione retorica: li ritrae nel gesto quotidiano, cogliendone la dimensione pi\u00f9 autentica. Ed \u00e8 proprio questa capacit\u00e0 di trovare verit\u00e0 e poesia nei gesti pi\u00f9 semplici che trova la sua espressione pi\u00f9 alta nell\u2019immagine destinata a diventare il simbolo stesso di Parigi. In una mia ricerca storiografia e scientifica sulla figura di Robert Doisneau apro il mio saggio dicendo: Posso affermare che vi sono pi\u00f9 accezioni per intendere la parola \u201cUmanista\u201d. Una, secondo il dizionario, \u00e8 la \u201cpersona che condivide gli ideali culturali propri dell\u2019umanesimo, e anzitutto il culto per le lettere antiche\u201d . Cio\u00e8, quell\u2019 umanesimo che trova le proprie basi nella filosofia orientale gi\u00e0 in Confucio e Gautama Buddha, sebbene il termine sia pi\u00f9 frequentemente usato per indicare i filosofi occidentali. Il termine, coniato solo nel 1808 da Friedrich Immanuel Niethammer, designa il pensiero tradizionale in Occidente, nel quale si intendeva evidenziare l\u2019importanza delle lettere classiche e dell\u2019uomo, nel mondo che \u00e8 fatto a sua misura. \u00c8 in questa visione dell\u2019uomo come figura centrale del mondo che si deve intendere il termine umanista nella fotografia. Vi \u00e8 una rivalutazione della figura dell\u2019uomo, che diventa il soggetto centrale e il punto cardine visto come l\u2019essere umano che lascia una traccia di s\u00e9 nella natura e nel mondo . La fotografia umanista \u00e8 un chiaro esempio di come questa concezione illuminista fu fondamentale anche nei secoli a seguire, anche se teoricamente, una vera \u201cscuola umanista\u201d non sembra esistere e determinarne i confini temporali \u00e8 particolarmente difficile. Si pu\u00f2 supporre che il movimento principale si svilupp\u00f2 tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e la fine degli anni \u201960, in Europa ma principalmente in Francia, per poi spostarsi negli Stati Uniti e trovando le sue radici nella fotografia e nel cinema degli anni \u201930. La fotografia, dopo la grande guerra, sta avendo il suo momento di splendore, accanto alle avanguardie degli anni \u201920, andando alla ricerca di valori nuovi e di nuove forme per superare quel conflitto che aveva distrutto un paese e i suoi uomini. L\u2019espansione industriale sta sconvolgendo l\u2019ambiente e la vita, cos\u00ec come il paesaggio intorno sembra star cambiando grazie alla ricostruzione di grandi fabbriche. \u00c8 negli anni trenta infatti che si inizia a rivolgersi all\u2019uomo: la fotografia diventa la testimonianza della gente dei quartieri pi\u00f9 disagiati. La fotografia ben presto inizia ad avvicinarsi alle persone, prima nelle strade prima, poi nelle fabbriche fino a toccare i quartieri pi\u00f9 poveri della citt\u00e0 . Ma la Francia, come altri paesi europei, viene a sua volta colpita dalla crisi dopo quel breve periodo di prosperit\u00e0. L\u2019arte si avvicina di nuovo all\u2019ordine e la fotografia, invece, si avvicina ancora di pi\u00f9 alla realt\u00e0, mostrando le classi operaie e la loro ribellione, condotti dal movimento del Fronte Popolare. Ma anche questo periodo di pace, segnato anche da qualche vittoria dei lavoratori, sembra avere vita breve, intimorito dalle nuove minacce di guerra che sembrano sorgere intorno al paese. Cos\u00ec le arti si fanno pi\u00f9 scure, caratterizzate da una certa disperazione e allo stesso modo la fotografia sembra rallentare, fino ad una rottura che sar\u00e0 segnata dalla dichiarazione di guerra e dall\u2019occupazione tedesca. Se durante la guerra si era preferito una fotografia di propaganda, soprattutto al servizio del governo di Vichy, con la liberazione di Parigi, si cerca di promuovere la ripresa del paese e l\u2019unit\u00e0, anche a livello mondiale. Si cerca, al contempo, di rinnovare i valori universali di umanit\u00e0 che, con la scoperta dei campi di concentramento e l\u2019utilizzo della bomba atomica durante la Seconda guerra mondiale, erano stati quasi totalmente compromessi. Vi \u00e8 una nuova idea di speranza, anche se le comunit\u00e0 nazionali sono state distrutte, e vi \u00e8 il desiderio di costruire, nuovamente, un mondo migliore. Cos\u00ec la fotografia \u00e8 imbevuta della visione umanista e universalista del periodo post-bellico, in questa realt\u00e0 che \u00e8 ancora ricca di pessimismo per colpa anche della paura di possibili nuovi conflitti data la Guerra Fredda e la decolonizzazione . Vi \u00e8 la nascita di due correnti di pensiero diverse, una pi\u00f9 incentrata sul raccontare e mostrare gli eventi violenti e drammatici dell\u2019attualit\u00e0 e l\u2019altra, invece, ha un approccio pi\u00f9 scientifico-sociologico e osserva ed esplora la routine quotidiana dell\u2019uomo, con intento, non tanto a mostrare l\u2019azione, quanto le cose e il mondo in maniera pi\u00f9 ampia . Esiste anche una terza via, molto pi\u00f9 personale e artistica. Vi sono coloro che preferiscono vagare e usare la propria \u201cfantasia\u201d, concentrandosi sulle persone attraverso uno sguardo pi\u00f9 ironico, tenero, quasi compassionevole, realizzando immagini isolate, risultato di una visione pi\u00f9 personale. Sono fotografi meno interessati ad un evento o ad una specifica situazione, interessati invece ad uno spazio che loro scoprono attraverso lo scambio di sguardi, in questa relazione che instaurano con i soggetti fotografati e che viene percepita solo tra loro e il fotografo. Per questo tipo di fotografia, l\u2019emozione \u00e8 primaria ed \u00e8 pi\u00f9 importante della forma, la loro \u201cinvestigazione\u201d riguarda il quotidiano e il banale ma viene mostrata con una certa tenerezza e una grande fede nell\u2019uomo. Non \u00e8 strano che questo tipo di fotografia si sviluppi proprio in Francia, nel dopoguerra; gi\u00e0 nel diciannovesimo secolo, grazie anche alle innovazioni tecniche, molti fotografi avevano abbandonato gli studi per invadere le strade e le vie cittadine . Tra questi anche Eug\u00e8ne Atget che nelle sue fotografie di uomini e dei loro mestieri, pubblicate dalla rivista Paris Moderne , \u00e8 possibile cogliere l\u2019estetica, l\u2019ispirazione e la base di ricerca di quella fotografia poetica che invece avr\u00e0 il suo culmine mezzo secolo dopo. In questi anni di ricostruzione, a causa anche delle difficolt\u00e0 a ritrovare e reperire materiale e per gli alti costi di produzione, diventa fondamentale il ruolo delle agenzie di stampa, anche a livello internazionale, che permettono ai fotografi di continuare il loro lavoro e permettono di diffondere nell\u2019immaginario collettivo, lo stereotipo della Francia. Se nel dopoguerra si diffonde un\u2019idea pessimistica, attraverso l\u2019arte si oppone una corrente pi\u00f9 fiduciosa, che rifiuta la distruzione dell\u2019uomo e quella causata dall\u2019uomo e che concepisce la fotografia come una mezzo universale per celebrare l\u2019uguaglianza a le democrazia. Questo nuovo umanesimo cerca di ricostruire le rovine che l\u2019uomo ha fatto basandosi sui punti in comune che comunismo e cristianesimo scoprono di avere nel periodo postbellico. I due ideali dominano la stampa e se da una parte vi \u00e8 il sogno di una societ\u00e0 e lavoro senza classi, dall\u2019altra vi \u00e8 una particolare attenzione per la dignit\u00e0 dell\u2019uomo. La stampa e i giornali di sinistra, cos\u00ec come anche quelli cattolici, puntano su temi, situazioni e personaggi iconici che richiamano i temi umanistici. \u00c8 la stampa che \u00e8 in crescita e vi \u00e8 una continua richiesta di immagini e documenti, ma \u00e8 la stessa nozione di reporting che inizia ad evolversi e vi \u00e8, anzi, la nascita di una nuova professione: il \u00abreporters-illustrateurs\u00bb. Non \u00e8 pi\u00f9 un solo catturare le notizie pi\u00f9 importanti, quanto un approfondire le problematiche, per andare oltre al semplice momento, esternando quei valori di speranza e favorire un dialogo che allontani l\u2019ombra di una futura guerra mondiale, catturando l\u2019uomo le cui azioni possano testimoniare questa nuova era. Questo stile di immagini particolarmente apprezzato in Francia, beneficia della rinascita della stampa illustrata, con riviste come R\u00e9alit\u00e9s, Plaisirs de France o Paris Match ma anche grazie alle agenzie di fotografia che producono libri illustrati dei fotografi del momento, come l\u2019agenzia Rapho, rilanciata proprio nel 1945 dove, a fotografi come Savitry, Landau e Brassa\u00ef, si uniscono Boubat, Janine Niepce e Sabine Weiss, che rappresentano la corrente umanista. Ma non tutti lavorano per la stampa, alcuni, ad esempio Doisneau o Ronis, cercano di lavorare in modo indipendente anche se lo status di fotografo continua, ancora, ad essere molto precario. Coloro che non si affidano alle agenzie, cercano di farsi conoscere grazie al passaparola, attraverso le relazioni personali e attraverso pubblicazioni precedenti o rare mostre o sono i fotografi stessi a rivolgersi a editori per proporre i propri lavori, con pi\u00f9 o meno successo. Nella Francia del dopoguerra, i fotografi umanisti contribuiscono a creare l\u2019iconografia nazionale che \u00e8 tinta di note nostalgiche e punta all\u2019ottimismo, cercando di cogliere i parigini nella loro quotidianit\u00e0. \u00c8 inizialmente una Francia in cui si mostra l\u2019arte di vivere e gli stereotipi francesi, costruendo quello che \u00e8 l\u2019 \u201ciconografia francese\u201d. Le immagini sono volute principalmente da due istituzioni fondamentali, il Commissariat g\u00e9n\u00e9ral au tourisme e la Documentation fran\u00e7aise, con le quali i fotografi firmano un contratto per mantenersi e lavorare sotto commissione. Questi organi sollecitano tale tipo di fotografia per mostrare e promuovere quei particolarismi nazionali, istruendo e presentando, al contempo, la nuova economia e la forza del paese. Parallelamente a queste due organizzazioni, emergono anche importanti editori, che cercano anche loro di trasmettere l\u2019identit\u00e0 nazionale che sembra essersi perduta dopo l\u2019occupazione tedesca, cercando contemporaneamente di inserirsi tra tradizione e modernit\u00e0. I fotografi, in questo caso, lavorano fianco a fianco agli scrittori e se, in un primo momento devono quasi lottare per fare in modo che il proprio nome sia menzionato, con la liberazione di Parigi e il secondo dopoguerra, le fotografie umaniste, non senza qualche difficolt\u00e0, avranno sempre pi\u00f9 spazio. La fotografia lentamente va a sostituire il disegno, e anzi, si va ad evolvere anche il rapporto tra testo e immagine. Inizialmente l\u2019immagine era solo ornamento, per accompagnare le linee di testo ma diventer\u00e0 talmente importante da ridurre lo stesso testo ad una breve legenda, fino ad essere essa stessa il punto di partenza dello scrittore. La fotografia viene scelta perch\u00e9 pi\u00f9 radicata nella citt\u00e0, \u201ctestimonianza reale\u201d di ci\u00f2 che avviene, quindi definita pi\u00f9 \u201cimparziale\u201d della scrittura che invece \u00e8 filtrata dalla conoscenza e dai pensieri dello scrittore o poeta. Essa diventa importante al punto che \u00e8 alla base anche della copertina dei libri, una evoluzione che per\u00f2 non piace a molti, notando il pericolo nel vedere le proprie immagini ritagliate, perdendo ogni riferimento al soggetto, cosa che porter\u00e0 artisti come Willy Ronis a lasciare l\u2019agenzia Rapho perch\u00e9 non in grado di controllare l\u2019uso improprio delle sue fotografie . Con il termine umanista, \u00e8 l\u2019uomo il soggetto principale, immerso nella citt\u00e0 e nella vita urbana che ne fa da sfondo ai vari scatti. Questa tendenza si rivela soprattutto nella terza edizione &nbsp;del 1948 del Salone Nazionale di Francia, presso la Biblioteca Nazionale &#8211; evento creato nel 1946 e successivamente organizzato annualmente, fino al 1958 &#8211; in cui la citt\u00e0, rappresentata nei suoi sobborghi, non \u00e8 sfondo solo per moda, ma \u00e8 una continua ricerca del vero e della verit\u00e0 che non si trova nei quartieri pi\u00f9 agiati. I fotografi umanisti prediligono il Salon perch\u00e9 permette loro di mostrare il proprio lavoro personale, continuando, al contempo, l\u2019intento stesso del Salone di preservare la \u201cproduzione di immagini\u201d. Tra gli espositori vi sono Brassa\u00ef, Boubat, Ronis e Doisneau. L\u2019uomo rappresentato \u00e8 un uomo semplice, che vive ed \u00e8 consapevole della realt\u00e0 e della propria epoca, e il fotografo, attraverso la ricerca di materiale \u201cumano\u201d, cerca di rinnovare l\u2019iconografia ma al contempo di soddisfare anche il gusto del pubblico. Visto il pubblico pi\u00f9 popolare al quale la mostra era destinata, l\u2019uomo rappresentato aveva un valore morale e un forte significato sociale, al punto per\u00f2 di creare e moltiplicare i vari clich\u00e9 e archetipi, fino a perdere quasi del tutto la spontaneit\u00e0 delle fotografie, sfiorando il dilettantismo e perdendo il vigore e l\u2019approvazione iniziale . Il fotografo umanista \u00e8 idealizzato come colui che passeggia e che, attraverso quelli che appaiono incontri improvvisi e fortuiti, incornicia un momento, divenendo, al contempo, sia spettatore che attore stesso. Lui cammina tra gli altri, rivendicando la sua dimensione umana, ma al contempo fotografa, dimostrando la sua dimensione di artista. \u00c8 contemporaneamente dentro e fuori quella realt\u00e0 che lo circonda. La citt\u00e0 \u00e8 lo sfondo principale delle fotografie degli umanisti, cos\u00ec come la strada \u00e8 il luogo in cui l\u2019uomo si inserisce. Con un forte richiamo ad Atget, la strada nei fotografi umanisti \u00e8 il palcoscenico per mostrare le figure eccentriche che in passato erano le donne di strada e i disonesti. Ma \u00e8 Parigi che con le sue architetture crea lo stile e rappresenta la vera estetica fotografica del movimento. Cos\u00ec come i soggetti privilegiati, in queste fotografie dal formato ridotto, sono l\u2019uomo nella sfera dell\u2019amore, della famiglia e del sociale. Le foto devono rappresentare soggetti che, in un periodo di ricostruzione post guerra, siano in grado di portare un\u2019idea ottimistica alle nuove generazioni, immerse anche dei valori tradizionali della societ\u00e0, considerati bene prezioso. Se la sfera famigliare e il mondo pi\u00f9 privato \u00e8 uno dei soggetti prediletti, non nasconde per\u00f2 nasconde per\u00f2, e anzi, lascia ben in mostra anche un\u2019altra realt\u00e0 popolata da ubriaconi, zingari, artisti o donne di strada, che brulicano e invadono le strade e le vie nel silenzio notturno. Per alcuni, come Doisneau, non \u00e8 tanto il centro, quanto la periferia parigina il suo soggetto favorito, fatta di grandi cambiamenti. Le strade che attraversa, i locali che frequenta, come i bistrot, considerati luogo di convivialit\u00e0, o le rive della Senna e i quartieri pi\u00f9 svariati, sono gli stessi che anche Izis e Willy Ronis scelgono, cercando per\u00f2, di interessarsi tutti ad ambiti differenti. Oltre a questa predilezione per gente comune e per quei personaggi pittoreschi che ispirarono poeti e scrittori, ad attirare i fotografi del dopoguerra sono aspetti nuovi e meno divertenti. Grazie alla stampa, i fotografi focalizzano il loro interesse sulla presenza dell\u2019uomo che \u00e8 testimone di un\u2019era, incentrandosi su inchieste pi\u00f9 sociali. I temi dei loro reportage riflettono le speranze e le lotte del popolo, altamente influenzato anche dagli ideali del Parti communiste fran\u00e7ais. Si lavora per ottenere un realismo poetico, con un richiamo a quello documentario, come si attesta negli scioperi che scuotono la Francia del 1947, nei quali i fotografi, con occhio attento, documentano gli avvenimenti. Illustrano con forza la durezza dei conflitti sociali, sottolineando i sobborghi della citt\u00e0, trasformando ci\u00f2 che \u00e8 sporco e malridotto in qualcosa che tende al meraviglioso, annacquando quell\u2019iconografia solita che vedeva in modo nostalgico il passato. Molti fotografi, in questo modo, esprimono il proprio impegno ideologico, accanto a comunisti e cristiani, o sentono una certa empatia verso quest\u2019ultimo, sentendo la solidariet\u00e0 per il povero. Molti condividono le lotte operaie e ne prendono parte, ma mostrano anche la modernizzazione e il progresso nel mondo del lavoro, della vita quotidiana nelle citt\u00e0 e nelle periferie. Si sviluppano campagne per promuovere il bene collettivo, per lo sviluppo del benessere dell\u2019individuo, affermando una speranza per una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta e un domani migliore. Willy Ronis, che insieme a Doisneau fece parte del Gruppo dei XV, \u00e8 colui che \u00e8 pi\u00f9 interessato alla denuncia dei problemi sociali e alla lotta dei lavoratori, mostrando la loro vita quotidiana e la modestia dei parigini. Pi\u00f9 riservato, attento alla forma, al catturare le persone nel loro ambiente e nel cogliere i lavoratori e le famiglie, mostrando la passione per gli uomini e l\u2019idea di fratellanza che li unisce. Anche per questo motivo e per la sua sensibilit\u00e0 ai temi sociali, ne fece di lui il fotografo simbolo del Fronte Popolare. Izis invece, definito il \u201csognatore\u201d e in parte \u201cmelanconico\u201d ha sempre cercato di far trasparire questa sua tristezza e dolcezza, nei suoi scatti. Le sue fotografie alla classe operaria, ai bambini, a semplici uomini nei caf\u00e8 o anche ai clochard, mostrano il disagio del loro vivere ma al contempo una dignit\u00e0 d\u2019animo, raccontando la realt\u00e0 umana dei quartieri pi\u00f9 popolari. Edouard Boubat invece, appartenente al gruppo della rivista R\u00e9alit\u00e9s, \u00e8 colui che estende il proprio campo d\u2019azione non solo alla Francia, viaggiando per il mondo e cercando di avvicinare a s\u00e9 le persone. \u00c8 un testimone contemplativo e calmo, definito dal poeta Pr\u00e9vert come \u201ccorrispondente di pace\u201d. Cerca di scoprire il mondo e i suoi abitanti, cercando di mostrare i momenti pi\u00f9 felici della vita, non eventi eccezionali ma rappresentando una quotidianit\u00e0 ricca di \u201cgrazia, poesia e pienezza atemporale\u201d. Questo tipo di coinvolgimento personale e sociale, per quanto in parte, come affermato prima, mitighi la nostalgica visione del passato, in realt\u00e0 non hanno l\u2019effetto sortito, in quanto nei libri viene minimizzata questa denuncia alla miseria. Nella stampa straniera prevale per lo pi\u00f9, infatti, quella visione \u201ctipicamente francese\u201d, negando quella realt\u00e0 sociale e politica del paese. Con i lavoratori, uomini semplici e le loro famiglie delle classi medie e modeste, bambini ricchi rappresentati solamente nella loro spontaneit\u00e0 e innocenza, o coppie innamorate che manifestano i propri sentimenti, i fotografi cercano di rappresentare un\u2019idea e valori umani universali, ma con una loro visione personale. In tutti loro per\u00f2 vi \u00e8 l\u2019assenza del voyerismo e della ricerca del sensazionalismo. Non \u00e8 vi \u00e8 alcuna intenzione di sorprendere o scioccare, non vogliono perseguire l\u2019insolito, ma cercano di rappresentare la vita di tutti i giorni, approcciandosi rispettosamente verso i soggetti, soprattutto quelli pi\u00f9 umili. Il culmine di questa corrente \u00e8 sicuramente la mostra organizzata nel 1955 da Edward Steichen al MOMA di New York, intitolata \u201cThe Family of Man\u201d, che tra i tanti artisti internazionali, figuravano anche dodici fotografi francesi. La mostra fu di grande successo, al punto che, dopo un tour negli Stati Uniti, venne riaperta e riallestita permanentemente al castello di Clervaux. Questa esposizione mescola la pura foto di reportage con quella di tipo \u201cumanista\u201d, quasi unificandole. Il soggetto della mostra \u00e8 l\u2019uomo, l\u2019essere umano nella sua vita e i suoi modi di agire e comportarsi, con il mondo e con gli altri, utilizzando la fotografia come mezzo di comunicazione tra i popoli, mostrando la vita quotidiana nelle sue gioie e dolori, trasmettendo la dignit\u00e0 umana. Fu considerata come un messaggio di speranza e fraternit\u00e0 globale, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, che ancora marchiava i ricordi. Questa, secondo molti considerando invece la mostra \u201cFive French Photographers\u201d del 1951 ancora poco matura &#8211; segna il trionfo dell\u2019umanesimo e il punto pi\u00f9 alto della corrente, che si espanse poi al di fuori del suo epicentro francese, ma considerata anche l\u2019ultima manifestazione degna di nota di questo importante movimento. La mostra che per\u00f2 non manc\u00f2 di ricevere critiche, soprattutto per l\u2019eliminazione delle differenze, dell\u2019importanza della storia dei singoli paesi verso una verit\u00e0 universale, obiettivo che molti fotografi non perseguono. Anzi, questa eliminazione delle tante diversit\u00e0 per una fraternit\u00e0 globale, sembr\u00f2 aver cancellato anche la natura soggettiva nei lavori dei fotografi. Ma si pu\u00f2 notare come in questa mostra solo una minima parte, il 6% delle opere esposte , fosse di artisti francesi, facendo intuire anche come l\u2019Europa e la Francia, in quel periodo, non fossero pi\u00f9 il centro del mondo .Da non confondere con il Gruppo dei Quindici, il Groupe des XV era una associazione di fotografi francesi con l\u2019obiettivo di promuovere la fotografia come arte e al contempo di preservare il patrimonio fotografico francese. Nata nel 1946 come continuazione dell\u2019associazione Le Rectangle, scioltasi con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, venne fondata e guidata da Andr\u00e9 Garban, e insieme si riunivano presso il suo studio fotografico, vicino alla chiesa di Notre Dame de Lorette. Tra il 1946 e il 1957&nbsp; ultimo anno prima dello scioglimento \u2013 veniva organizzata una mostra collettiva all\u2019anno, in diverse sedi come nella Galerie Pascaud, o nella galerie Mirador. Andr\u00e9 Garban fu anche creatore e promotore del Salon national de la photographie e il curatore Jean Vallery-Radot concesse loro lo spazio della galerie Mansart, presso la Biblioteca nazionale, dal 1949. Il manifesto del gruppo aveva un forte richiamo a quello di Le Rectangle, creando quindi un legame tra le due associazioni, promuovendo una fotografia come arte, in grado di mostrare opere di qualit\u00e0, impegnandosi a rispettare lo spirito di lealt\u00e0 e aiuto reciproco, caratterizzati da un forte cameratismo, \u201cquasi spirito di squadra sportivo\u201d . Il rispetto veniva associato anche al processo fotografico, attraverso l\u2019utilizzo di una fotografia reale, un negativo perfetto e, se possibile, senza alcun ritocco, ricercando nuovi angoli, nuove idee ma guardando sempre alla tradizione, identificata in Nadar, Atget e Cartier-Bresson. Il 1946 fu, oltre che l\u2019anno di fondazione del gruppo, un anno importante per la nuova visione delle arti e una nuova rivalutazione che port\u00f2 alla nascita della SIAP, associata al Groupe des XV, che gestiva il diritto d\u2019autore e la riproduzione delle fotografie, attraverso un codice etico e prezziario, per controllare la diffusione delle opere. Tra i membri del gruppo, ricco di stili differenti, possiamo ricordare soprattutto i due umanisti Robert Doisneau e Willy Ronis, infatti in comune alla corrente umanista, sono interessati alla documentazione della vita nelle strade della citt\u00e0, mostrando la cultura francese, con richiami per\u00f2 al Surrealismo e alla Nuova Oggettivit\u00e0 (Neue Sachlichkeit), rifiutando invece il pittorialismo. Il lavoro dei fotografi \u00e8 reso possibile grazie all\u2019utilizzo di una macchina fotografica molto pi\u00f9 maneggevole e leggera, al punto da essere una vera e propria rivoluzione. L\u2019arrivo della Leica \u00e8 considerato il punto di partenza per la fotografia moderna, che consente di avere pi\u00f9 angoli di inquadratura, diventando una \u201cestensione dell\u2019occhio\u201d stesso. Gli ingranditori per\u00f2, non erano abbastanza avanzati e l\u2019immagine stampata non permetteva di essere di buona qualit\u00e0, ma granulosa, anche nel formato 18&#215;24. L\u2019introduzione di Ergy Landau, nel 1928, della Rolleiflex 4&#215;4, fu una vera rivoluzione in Francia, che venne presto utilizzata da Brassa\u00ef e dal gruppo di fotografi ungheresi, per poi venire adottata anche da chi lavora per l\u2019agenzia Rapho . Il nuovo dispositivo, preferito alla Leica, permise un movimento pi\u00f9 fluido, liberandolo dall\u2019ingombro del treppiede. Oltre a Leica e Rolleiflex, si inizia ad utilizzare anche la Contax, competitor della Leica, che venne presto utilizzata soprattutto per la possibilit\u00e0 di montare ottiche Zeiss e che permetteva di avere dai grandangolari ai teleobiettivi. Nel 1935, intorno a questi tre dispositivi, si riunirono pi\u00f9 fotografi formando dei piccoli \u201cgruppi\u201d divisibili in: Contax-club, Rollei-club e Leica-club. I fotografi, con queste nuove attrezzature, furono ben presto in grado di creare un rapporto simbiotico con il dispositivo, rendendo in questo modo il loro lavoro pi\u00f9 personale e, grazie al formato quadrato (6&#215;6), danno vita ad una propria estetica. L\u2019evoluzione della fotografia umanista fu possibile, dopo il secondo conflitto mondiale, anche grazie al progresso tecnologico e alle attrezzature americane, con l\u2019introduzione anche di lampade flash, strobo, teleobiettivi a focale corta e pellicole 1000 ASA. I fotografi umanisti, grazie anche ad una naturalezza nella composizione, attraverso la luce e il contrasto, non abbandonano l\u2019importanza della forma, sempre secondaria per\u00f2 al soggetto principale. In pi\u00f9, lavorano quasi esclusivamente in bianco e nero, che permette un approccio diverso rispetto all\u2019utilizzo del colore, con anche per\u00f2 ulteriori problemi tecnici che possono influenzare le fotografie, lasciando meno spazio all\u2019immaginazione. Rifiutano, almeno in teoria ed ispirandosi a idee pre belliche, ci\u00f2 che \u00e8 il trucco tecnico, il falso e il ritocco. Non hanno il gusto per le manipolazioni n\u00e9 per le composizioni audaci, cercano di riprodurre la realt\u00e0 che si presenta loro sul momento, atteggiamento forse ereditato dalla fotografia documentaria, e non vogliono infatti ricostruire la scena. Questo rifiuto per il cambiamento per\u00f2 \u00e8 ora visto solo come una pura teoria dopo la scoperta che \u201cIl bacio davanti all\u2019Hotel De Ville\u201d di Doisneau era stato organizzato insieme a due attori, cosa ben diversa dalle fotografie invece fatte su commissione come quelle di Ronis. Anche la stampa e la qualit\u00e0 di stampa ha il suo valore nella fotografia umanista, al punto che lo stesso formato va a condizionare anche l\u2019impaginazione dei giornali dell\u2019epoca. Bisogna per\u00f2 aspettare il 1955 con l\u2019introduzione di nuovi obiettivi e pellicole pi\u00f9 veloci, come l\u2019introduzione nel mercato della pellicola Tri-X caricata su un dispositivo 24&#215;36, per avere un\u2019ulteriore rivoluzione nella fotografia, che per\u00f2 sembra toccare solo di sfuggita quella umanista, se si considera la fine, apparente, del movimento a fine anni \u201860. \u00c8 in questo variegato e animato contesto storico francese che si sviluppa il movimento umanista. I fotografi che ne fanno parte diventano importanti protagonisti della scena pubblica del paese, sia a livello sociale che nella sfera umana. Molti fotografi decidono di dedicarsi a questa nuova idea di uomo e di visione e tra questa moltitudine di personaggi, colui che \u00e8 possibile designare a \u201cfondatore\u201d del movimento umanista \u00e8 Robert Doisneau. Nasce in un sobborgo di Parigi nel 1912 e si forma, studiando litografia, presso l\u2019Ecole Estienne, ma sostiene pi\u00f9 di una volta che le lezioni pi\u00f9 importanti le abbia imparate nelle strade e nei sobborghi dov\u2019\u00e8 cresciuto. Inizia a la sua carriera da fotografo relativamente presto, nel 1929, quando prende in prestito la sua prima macchina fotografica, senza per\u00f2 mostrare l\u2019uomo come soggetto, e inizia a lavorare per il fotografo Andr\u00e9 Vigneau nel 1931 e passare alle fotografie industriali. La fotografia per lui \u00e8 una vera scoperta e nel 1932 compra la sua prima Rolleiflex per iniziare la sua scoperta di Parigi e i suoi sobborghi, di uomini e passanti, ma ancora ad una certa distanza, per una certa timidezza. Nel 1934, dopo il servizio militare, inizia a lavorare per la Renault come fotografo, dove scopre il mondo degli operai, la loro dignit\u00e0 e la solidariet\u00e0 che saranno sempre presenti nella sua memoria. Dopo essere stato licenziato, si mette in contatto con Charles Rado, fondatore dell\u2019agenzia Rapho ma in quello stesso periodo, scoppia la Seconda Guerra Mondiale. Lo scoppio della guerra non fa interrompere la sua carriera fotografica e anzi, sopravvive in quel paese occupato con diversi espedienti, tra cui entrare nelle fila della Resistenza, utilizzando le sue capacit\u00e0 di acquisite all\u2019Ecole per mandare comunicati e falsificare documenti. Con la fine della guerra, torna nuovamente a lavorare come fotografo pubblicitario, realizzando per Vogue parecchi reportage. Inizia una nuova attivit\u00e0 fotografica frenetica, rappresentando non la desolazione che aveva lasciato la guerra ma quella sommossa popolare vista non pi\u00f9 come violenza. \u00c8 una fotografia umanista e poetica, interessato alla vita delle periferie e degli operai. Importante fu, nel 1945, l\u2019incontro con lo scrittore Cendrars con il quale, nel 1949, pubblica il suo primo libro fotografico, \u201cLe Banlieu de Paris\u201d, il primo di una serie, in cui vengono mostrate le immagini di Parigi e dei suoi cittadini. Un lavoro del quale sar\u00e0 sempre molto affezionato perch\u00e9 mostrava la realt\u00e0 che lui stesso aveva vissuto da ragazzo e durante la sua infanzia con una \u201ccommovente gentilezza\u201d in contrasto con la visione disillusa, quasi brutale e ruvida dell\u2019autore. Nel 1950 entra in contatto con la rivista Life, la quale richiede un reportage sugli amori parigini e gli innamorati. Da questa richiesta verr\u00e0 realizzata la serie di \u201cBaci\u201d tra i quali anche una delle sue fotografie pi\u00f9 note, Bacio davanti all\u2019H\u00f4tel de Ville. Questa serie port\u00f2 alla ribalta internazionale Doisneau e l\u2019anno seguente, insieme a Willy Ronis, Izis e Brassa\u00ef, parteciper\u00e0 ad una mostra al Moma a loro dedicata (\u201cFive French Photographers\u201d). Da met\u00e0 anni \u201850 in avanti, la sua vita e la sua attivit\u00e0 da fotografo diventa frenetica, lavorando per riviste di moda o per campagne pubblicitarie, cercando, nel frattempo, di continuare la propria ricerca personale, vagando attraverso le vie della citt\u00e0 in compagnia di Robert Giraud, permettendo alla sua fama di consolidarsi sempre pi\u00f9. Dopo aver vinto il premio Niepce, entra a far parte del Gruppo XV, associazione di fotografi particolarmente dediti alla ricerca artistica e attenti al tramandare la tecnica nel campo fotografico, partecipando a mostre collettive, tra le quali anche la famosa \u201cThe Family of Man\u201d, per la quale vedr\u00e0 le proprie foto girare il mondo. Il suo repertorio fatto da immagini della tradizione o al di fuori dai canoni, \u00e8 caratterizzato da una forte sensibilit\u00e0 umanista che in molti dei suoi scatti sar\u00e0 presente, almeno fino agli anni 60\u2019, duranti i quali la fotografia umanista sembra andare in crisi. Con la diffusione capillare della televisione, anche la generazione di Doisneau sembra spegnersi e cos\u00ec, anche dopo la decisione di tornare in strada a fotografare, quelli sembrano essere anni bui, lontani alla visione originale. Il cambio generazionale e di mentalit\u00e0 della societ\u00e0 sembra essere la fine del fotografo che in realt\u00e0 scopre una nuova rinascita negli anni \u201970, con un ritorno alla ribalta che durer\u00e0 fino alla sua scomparsa, nel 1994. La sua fama lo trasformer\u00e0 nel fotografo francese pi\u00f9 popolare del suo tempo e i suoi scatti diventeranno icone della fotografia . La citt\u00e0 prediletta di Doisneau \u00e8 la capitale francese, nella quale sa muoversi e orientarsi, in quelle vie che lentamente si trasformano. Per scoprire la citt\u00e0, un fotografo deve sapere dove fermarsi, dove rimanere in attesa che si mostri la realt\u00e0 in mezzo alla monotonia. Doisneau ama al punto Parigi che cerca di compiere meno viaggi possibili, perch\u00e9 in un viaggio si vedono troppe cose e non si ha idea di cosa riprendere, e per fare il fotografo, secondo lui, non si deve essere turisti . L\u2019incontro decisivo, che gli permise di ampliare i suoi orizzonti di fotografo, avvenne nel 1945, quando conobbe lo scrittore Blaise Cendrars. Gli venne infatti incaricato dal suo editore un ritratto, trovandosi subito in sintonia. Profondo conoscitore di Parigi, e della periferia, Cendrars \u00e8 anche un noto sostenitore del \u201cpopulismo\u201d. I temi prediletti tratti dalla cultura popolare sono simili a quelli di Doisneau, entusiasmandosi velocemente delle sue fotografie. Riusc\u00ec anzi a trovare un editore e insieme iniziarono a lavorare per questo progetto condiviso che porter\u00e0 alla pubblicazione di La Banlieue de Paris. Cendrars e Doisneau realizzano questo lavoro omogeneo frutto di incontri e che mette a confronto e in dialogo immagini e parole. Il testo a volte utilizza un tono quasi acido nel rapportarsi con le immagini e anzi, vi \u00e8 a tratti una descrizione quasi pessimistica delle foto. Il libro offre l\u2019opportunit\u00e0 a Doisneau di mostrare i suoi scatti dei primi quindici anni di lavoro fotografico e permette di mostrare la sua passione nel cogliere sul vivo l\u2019umanit\u00e0. Attraverso questo libro Doisneau riesce a consolidare la propria fama nel mondo della fotografia anche se come libro non fu un successo. Tra il 1950 e il 1956 pubblica altre sei opere con il tema di \u201cParigi\u201d, pubblicate da diverse case editrici con le quali avr\u00e0 una lunga collaborazione. L\u2019uscita a poca distanza dei vari lavori accentua l\u2019identit\u00e0 parigina del fotografo, in una evoluzione anche nelle immagini, che, se in Le Banlieu de Paris, sono quasi cupe, vi \u00e8 invece una vena quasi umoristica che si sprigiona nelle immagini, apprezzate soprattutto nelle generazioni successive. Il primo approccio con la citt\u00e0 e con il reale \u00e8 un relazionarsi attraverso le strade, senza avvicinarsi troppo alle persone, preferendo inquadrature larghe che diverranno parte del suo stile e collocandosi ad una certa distanza. La distanza permette a Doisneau di collocare il soggetto in una storia pi\u00f9 ampia, contestualizzandola e arricchendola, diventando parte integrante della narrazione. Con il passare degli anni, la trasformazione economica e commerciale di Parigi, ha fatto perdere il fascino della citt\u00e0 e delle sue periferie, delle strade dove i protagonisti si sono presto allontanati e scomparsi. Il cambiamento della citt\u00e0 per\u00f2 ha reso le fotografie di Doisneau una testimonianza di un mondo che \u00e8 scomparso divenendo solamente memoria . Lo stile di Doisneau potrebbe essere descritto come una continua ricerca di semplicit\u00e0, in sintonia con l\u2019immediatezza e una certa economia dei mezzi. Mezzi economici che lui traduce attraverso l\u2019utilizzo della Rolleiflex 6&#215;6, dall\u2019inizio degli anni \u201930 fino a fine anni \u201950, maneggevole e portatile, soprattutto apprezzata dal gruppo degli umanisti. Uno strumento particolarmente semplice e poco ingombrante, normalmente posizionata all\u2019altezza dello stomaco che non necessitava di complicati movimenti per azionarla. Certo per\u00f2 che il formato 6&#215;6, a fine anni \u201950, per Doisneau sembra essere troppo limitato perch\u00e9 con un unico obiettivo il quale decide di cambiare e comprare una Leica, con pellicola 24&#215;36 con il vantaggio di poter montare vari obiettivi e quindi avere diversi approcci, anche se con il mirino ad altezza occhio e quindi meno discreto. \u00c8 grazie a queste macchine che nelle sue fotografie riesce a rendere l\u2019attimo e il fotografo deve essere in grado di cogliere l\u2019atto, diffidando invece delle immagini che sono costruite o elaborate, con troppi riferimenti. La fotografia doveva essere in grado di cogliere ci\u00f2 che \u00e8 imperfetto, che avviene per pura fortuna, un istante che per\u00f2 non \u00e8 automaticamente spontaneo. In una Parigi distrutta dalla guerra, Doisneau diceva: \u00abIl mondo che cercavo di far vedere era un mondo dove stavo bene, dove la gente era gentile e dove trovavo la tenerezza di cui avevo bisogno. Le mie fotografie volevano dimostrare che un mondo del genere poteva esistere\u00bb Per lui la fotografia \u00e8 come la \u201cpesca\u201d, che necessita di tempo, \u00e8 una attivit\u00e0 lenta e sedentaria, che ha bisogno di pazienza per cogliere lo scatto, non senza una certa preparazione. Molti dei suoi scatti, infatti, sono il risultato una attenta progettazione e la sua immagine spesso nasce dal contrasto tra una figura umana e lo spazio che la circonda, nella \u201csceneggiatura\u201d. In questo spazio, o d\u00e9cor, il fotografo pu\u00f2 aspettare che avvenga ci\u00f2 che Doisneau definisce come \u201cmiracolo\u201d, come nella serie di Il pont des Arts&nbsp; del 1953, oppure esiste un secondo metodo che \u00e8 quello di \u201cinseguire\u201d una forma e aspettare che si inserisca in un d\u00e9cor appropriato per lo scatto, in entrambi i casi per\u00f2, \u00e8 l\u2019ambientazione quella che rende la fotografia ci\u00f2 che \u00e8. In certi casi per\u00f2, diventa anche una vera messa in scena, servendosi di comparse, di attori pagati o amici. Proprio di una messa in scena di parla con il Bacio dell\u2019Hotel de Ville che rivel\u00f2 come li scatti di quella serie fossero in realt\u00e0 frutto di una \u201cfinzione\u201d. Le fotografie di Doisneau sembrano voler narrare una storia ed \u00e8 proprio a questo che inizialmente il fotografo si ispira, lasciando che venisse stimolata l\u2019immaginazione dello spettatore. Fondamentali furono i titoli da lui scelti, dalle didascalie esplicative e descrittive, che nel corso degli anni, fino ad avere un culmine negli anni \u201970, si fecero pi\u00f9 poetici, accentuando la sua tendenza \u201cletteraria\u201d, dando il proprio gusto e la propria soggettivit\u00e0. Le sue \u201cstorie\u201d sono per\u00f2 spesso velate di una carica umoristica, incentrate sull\u2019uomo e le azioni umane, immerse in un contesto cittadino e popolare con l\u2019attenzione anche a personaggi bizzarri. Questa sua vena \u201cumoristica\u201d divenne un tratto fondamentale nella sua fotografia, non realizzabile secondo una messa in scena ma solo attraverso il caso, il fatto accidentale, un nuovo approccio che risiede nella sua visione leggera e giocosa, non solo nei suoi scatti ma anche nel suo modo di essere, che funziona da filtro attraverso l\u2019obiettivo. Umorista ma anche umanista, che intende mettere al centro l\u2019uomo e i suoi problemi, politici, sociali ma non solo. Una nuova visione, nel dopo Occupazione, che ha un qualcosa di poetico e pittoresco, quasi consolatorio, che si riallaccia al pre-Guerra Mondiale. Si avvicina agli individui stabilendo un rapporto empatico con loro, cercando di fotografare non tanto l\u2019esterno, quanto l\u2019interno e sentirsi partecipe di ci\u00f2 che avviene. Ha sempre considerato lo scatto e la fotografia come un momento di condivisione, evitando gli scatti rubati o le foto di violenza. La gente rappresentata nelle sue fotografie \u00e8 quella definita come \u201cpovera\u201d, che spesso non viene rappresentata, con un forte attaccamento alla classe operaia e alla piccola borghesia. Non \u00e8 una fotografia \u201cpolitica\u201d quanto pi\u00f9 sensibile e compassionevole, ma mai sciocca, dalla quale traspare sempre un velato pessimismo ma che non nasconde invece una certa malevolenza nei confronti di coloro che hanno il potere e delle autorit\u00e0 . Il senso del tempo, scoperto nella pesca, \u00e8 uno dei motivi pi\u00f9 importanti nelle fotografie di Doisneau. Si pu\u00f2 facilmente affermare che la storia della fotografia \u00e8 basata sulla dimensione temporale, come una continua sfida con questa dimensione che va oltre la propria esistenza. Concezione del tempo che si tramanda anche nella filosofia, letteratura e con la quale gli uomini si scontrano sempre. Negli scatti di Doisneau \u00e8 possibile cogliere una dimensione tempo unica e transitoria, da vivere istante per istante, nel presente. La citt\u00e0 di Parigi fa da sfondo alle sue storie e, nelle sue vie e nel suo correre della Senna, vi \u00e8 un incrociarsi di passato e futuro, cos\u00ec come nelle fotografie vi sono momenti della vita in un \u201cmeraviglioso quotidiano\u201d. Ci\u00f2 che esiste, in Doisneau, \u00e8 la sua realt\u00e0 e il suo mondo e se uno non ha un mondo da mostrare, che sia diverso da quello dei media, allora non vale la pena fare immagini. Per essere fotografi, bisogna essere sensibili, bisogna sentirsi allo stesso livello di ci\u00f2 che si fotografa, mai sentirsi superiori. Per sentirsi uguali bisogna quindi conoscerlo e frequentarlo, quindi passare il proprio tempo e usarlo per creare una certa complicit\u00e0. Doisneau entra in rapporto con i propri soggetti, dedica loro del tempo, per pura curiosit\u00e0, per amore per la gente e per il mondo che lo circonda. Il tempo dei suoi scatti \u00e8 solo un istante, non \u00e8 la realt\u00e0 in s\u00e9 ma un punto di vista soggettivo di quella realt\u00e0. Tempo e luce sono le materie prime di un fotografo. La citt\u00e0 di Parigi, per egli, trasuda di una propria luce diffusa, emessa da tanti punti diversi che illumina in maniera uniforme. Per lavorare a lungo, ripercorrendo le strade e le vie, il fotografo ha bisogno di trovare sempre nuove motivazioni, dando un nuovo e continuo senso al suo lavoro, proprio per questo, Doisneau ha preferito attraversare Parigi, rimanendo a volte ore fermo dove \u201cnon c\u2019era niente da vedere\u201d. Per compiere ci\u00f2, ha dovuto sviluppare la pazienza, contrapposto invece alla smania dei giovani fotografi di essere subito famosi, di arrivare e vantare le proprie fotografi pubblicate. \u00c8 attraverso questo esercizio di \u201ctempo\u201d che riesce a realizzare lo scatto giusto, che permette di \u201caddomesticare il caso\u201d e di essere testimone di una \u201cimprovvisa armonia\u201d. Il protagonista dello scorrere del tempo, nella citt\u00e0 di Parigi \u00e8 sempre l\u2019uomo che vive in quello scorrere che \u00e8 la sua vita. Importanti sono quelli scatti che hanno come protagonisti i personaggi considerati minori nella societ\u00e0, con una predilezione per le figure dei perdenti e degli emarginati, considerati al contempo veri eroi della storia. Altri protagonisti assoluti sono i bambini delle periferie, capaci di divertirsi con niente e far passare il tempo. I suoi scatti li raffigurano nei momenti pi\u00f9 quotidiani come nel loro fuggire dopo uno scherzo, o attraversando una strada oppure in classe. Nei suoi scatti si ricerca un richiamo a quella et\u00e0 infantile, innocente e viva, con una nota autobiografica. I bambini sono descritti sempre con rispetto solenne, senza alcun giudizio, ma rid\u00e0 valore a chi sembra non averne. Nelle sue fotografie vi \u00e8 una leggera malinconia che sembra infatti presagire il cambiamento degli ambienti e dell\u2019uomo per lasciare che la citt\u00e0 diventi colma di grandi case e che le strade si riempiano di traffico e non pi\u00f9 bambini. Doisneau \u00e8 anche un abile ritrattista e davanti al suo obiettivo posano dai personaggi famosi a quelli invece pi\u00f9 famigliari, come le proprie figlie. Davanti alla sua macchina poseranno artisti e attori tra cui celebre la fotografia di Picasso con i quali Doisneau riesce a stabilire un rapporto quasi d\u2019amicizia, in una continua ricerca di un terreno comune e di empatia. Oltre agli scatti di pure piacere personale, Egli realizza anche lavori per campagne pubblicitaria e di moda. Di tutti questi suoi scatti, sono rimasti in archivio circa 450.000 negativi, che dimostrano il costante lavoro di Doisneau in oltre sessant\u2019anni di produzione . Forse uno dei suoi scatti pi\u00f9 famosi e pi\u00f9 noti al pubblico anche per via delle movimentate vicende che la riguardano. Scattata nel 1950, apparentemente mostra due giovani innamorati scambiarsi un bacio sul marciapiede, davanti ad un classico caf\u00e9 parigino, mentre intorno a loro, passano e sembrano correre passanti e auto in quello che \u00e8 un istante nella frenetica vita In realt\u00e0 questo scatto \u00e8 tutto frutto di una messa in scena. La stessa figlia di Doisneau afferm\u00f2 che l\u2019agente di suo padre propose, alla rivista Life, una serie sugli amanti di Parigi e questa accett\u00f2. Mentre era alla ricerca di ispirazione, trovarono due giovani a baciarsi e Doisneau chiese loro se fosse possibile ripetere il gesto in tre luoghi diversi. Nel 1993, l\u2019anno prima della sua morte, due coniugi fecero causa al fotografo sostenendo di rivedersi nel volto dei due amanti e richiedendo un compenso adeguato. Proprio per quel motivo il fotografo ammise di aver usato due attori Fran\u00e7oise Bonet e Jacques Carteaud che all\u2019epoca cercavano la fama e ai quali Doisneau aveva gi\u00e0 ricompensato con denaro e stampa timbrata. L\u2019ammissione della foto \u201ctruccata\u201d, oltre a sollevare molte critiche, mise fine a quella immagine quasi fiabesca che era il Bacio, diventato ormai simbolo iconico della Parigi degli anni cinquanta. La figlia Francine dichiar\u00f2 che \u201cI suoi modelli non erano modelli nel senso che posavano. Mio padre stava semplicemente testimoniando il loro flirtare e baciarsi, in modo molto naturale\u201d .<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:66.75330%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/DSCF7586-1024x683.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000028625\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000028625\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/DSCF7586-scaled.jpg?fit=2560%2C1707&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2560,1707\" data-comments-opened=\"0\" 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L\u2019obiettivo era raccontare l\u2019amore nella Parigi del dopoguerra: una citt\u00e0 che tornava a vivere, a sorridere, a respirare leggerezza. Tra il via vai dei passanti e i tavolini dei caff\u00e8, Doisneau mise in scena un gesto semplice e universale: il bacio di due giovani innamorati: due studenti di teatro, Fran\u00e7oise Bornet e Jacques Carteaud. Non si tratt\u00f2 di uno scatto rubato, ma di una scena ricreata con naturalezza per restituire l\u2019essenza di un momento autentico. La composizione \u00e8 ordinata e armoniosa: i due protagonisti emergono in primo piano mentre la citt\u00e0, leggermente sfocata, continua a scorrere attorno a loro. Intimit\u00e0 e spazio pubblico si fondono in un equilibrio perfetto. Pubblicata nel 1950 in piccolo formato all\u2019interno del servizio di Life, la fotografia non divenne immediatamente un\u2019icona. La sua consacrazione arriv\u00f2 soprattutto dagli anni Settanta, quando la demolizione delle Halles segn\u00f2 simbolicamente la fine di un\u2019epoca e le immagini della Parigi del dopoguerra acquistarono un valore nuovo, quasi nostalgico. Le Baiser de l\u2019H\u00f4tel de Ville inizi\u00f2 allora a essere riprodotto in poster, cartoline e libri, trasformandosi in una delle fotografie pi\u00f9 riconoscibili del Novecento e nel simbolo stesso della \u201cParigi dell\u2019amore\u201d. Negli anni Novanta l\u2019immagine fu al centro di una complessa vicenda giudiziaria legata ai diritti dei soggetti ritratti, un caso che contribu\u00ec a definire in modo pi\u00f9 chiaro il rapporto tra fotografia, notoriet\u00e0 pubblica e diritto all\u2019immagine. Anche questa pagina della sua storia ha finito per rafforzarne il mito, consolidando definitivamente il Bacio come icona globale della fotografia. Arthemisia propone questo affascinante viaggio tra gli scatti di Robert Doisneau in un anno speciale per la storia della fotografia: era infatti il 1826 quando Joseph Nic\u00e9phore Ni\u00e9pce realizza la prima fotografia della storia, nota come \u00abVista dalla finestra a Le Gras\u00bb. Oggi si ricordano quindi i 200 anni dalla nascita della fotografia come mezzo espressivo e documentario. In questo contesto, l\u2019esposizione offre l\u2019opportunit\u00e0 di riscoprire la visione di un maestro che ha saputo trasformare il quotidiano in poesia visiva, dimostrando quanto la fotografia possa catturare emozioni universali e raccontare storie senza tempo. Attraverso i suoi scatti, il pubblico potr\u00e0 apprezzare il ruolo centrale della fotografia nel raccontare la societ\u00e0 e nello stimolare curiosit\u00e0 e riflessione artistica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La Mostra \u00e8 suddivisa in sette sezioni :<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La mostra accompagna il visitatore all\u2019interno del suo universo visivo seguendo un itinerario che si sviluppa tra memoria personale, osservazione della realt\u00e0 e attenzione profonda alla dimensione umana. Il percorso prende avvio dalle origini della sua storia, attraverso materiali provenienti dall\u2019album di famiglia, che permettono di entrare in contatto diretto con la formazione del suo sguardo e con la sua esperienza pi\u00f9 intima. Da questo nucleo iniziale, il racconto si apre progressivamente alla citt\u00e0 di Parigi, luogo centrale nella vita e nell\u2019opera di Doisneau. Le strade, i quartieri, le periferie e gli spazi urbani diventano il teatro di una ricerca che attraversa il tempo e restituisce la complessit\u00e0 della vita quotidiana, colta nei suoi gesti pi\u00f9 semplici e autentici. Nel corso del percorso emergono alcuni dei temi fondamentali della sua fotografia: l\u2019infanzia, osservata come spazio di libert\u00e0 e scoperta; la presenza delle persone, colte nella loro naturalezza; e i molteplici contesti della vita sociale, dai momenti pi\u00f9 intimi alle situazioni pubbliche. Parallelamente, si rivela la ricchezza del suo linguaggio visivo, capace di evolversi pur mantenendo una profonda coerenza espressiva. Accanto alle immagini pi\u00f9 note, la mostra presenta anche aspetti pi\u00f9 personali e meno conosciuti della sua produzione, che testimoniano il legame tra esperienza privata e ricerca artistica, e permettono di cogliere la continuit\u00e0 e l\u2019unit\u00e0 del suo sguardo. Nel suo insieme, il percorso restituisce il ritratto di un autore che ha saputo osservare il mondo con sensibilit\u00e0, ironia e partecipazione, trasformando la vita quotidiana in un racconto universale e senza tempo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Prima sezione-&nbsp; Album personnel<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La sezione introduce il percorso umano e professionale di Robert Doisneau attraverso un racconto biografico arricchito da immagini provenienti dall\u2019album di famiglia. In apertura emergono le origini del suo sguardo, in un\u2019introduzione che intreccia vita privata e formazione, lasciando affiorare la dimensione pi\u00f9 personale della sua storia. Le fotografie seguono il suo percorso dagli anni dell\u2019infanzia fino a un ritratto realizzato nel 1985 nel suo studio di Montrouge, costruendo una linea narrativa che attraversa il tempo e restituisce, tappa dopo tappa, la figura dell\u2019uomo oltre l\u2019artista. Volti, luoghi e ricordi familiari diventano cos\u00ec la chiave per comprendere l\u2019evoluzione del suo percorso e per entrare nella sua opera a partire da ci\u00f2 che la sostiene: la memoria, l\u2019esperienza vissuta e il legame profondo con le persone. Questa sezione costituisce l\u2019inizio dell\u2019itinerario espositivo e offre un primo orientamento biografico, permettendo di entrare in contatto diretto con l\u2019universo intimo da cui prende le mosse la fotografia \u201cumanista\u201d di Robert Doisneau.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Seconda sezione \u2013 Paris<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La sezione Paris \u00e8 dedicata alla citt\u00e0 che ha costituito il principale scenario del lavoro di Robert Doisneau e il luogo con cui il fotografo ha intrattenuto per tutta la vita un rapporto profondo e continuo. Piazze, edifici e soprattutto le periferie in cui Doisneau \u00e8 cresciuto diventano il punto di osservazione privilegiato per raccontare i cambiamenti profondi vissuti dalla capitale francese, dal periodo della guerra fino agli anni Ottanta. In questo racconto, la citt\u00e0 non appare mai come un semplice sfondo, ma come uno spazio vissuto e abitato, attraversato quotidianamente da uomini e donne colti nei loro gesti pi\u00f9 semplici e autentici. Con uno sguardo attento e partecipe, Doisneau osserva la vita che si svolge lungo i boulevard, nei quartieri popolari e nelle zone periferiche, restituendo una visione intima e profondamente umana della citt\u00e0. In questa sezione trova inoltre spazio la serie delle Petites boutiques, una documentazione sistematica dei piccoli negozi del quartiere realizzata negli anni Sessanta. Attraverso queste immagini, Doisneau conserva la memoria di un tessuto urbano fatto di relazioni, abitudini e presenze quotidiane, rivelando la dimensione pi\u00f9 autentica e fragile della vita parigina.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Terza sezione \u2013 Mondanit\u00e9s<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La sezione introduce il mondo della mondanit\u00e0 e degli eventi eleganti, che Doisneau osserva con uno sguardo capace di evidenziarne tanto il fascino quanto gli aspetti pi\u00f9 effimeri. Ricevimenti, incontri e occasioni sociali diventano occasioni per indagare il comportamento umano in contesti diversi da quelli della vita quotidiana. Pur trovandosi in ambienti segnati dall\u2019eleganza e dalla rappresentazione sociale, Doisneau mantiene il proprio approccio discreto e attento, cogliendo momenti inattesi, gesti spontanei e dettagli rivelatori. Anche in questi contesti, il suo interesse non \u00e8 rivolto alla celebrazione dell\u2019evento, ma alla presenza delle persone e alla verit\u00e0 dei loro atteggiamenti. Le immagini rivelano cos\u00ec la dimensione umana nascosta dietro l\u2019apparenza, confermando la coerenza del suo sguardo in ogni ambito della sua ricerca.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quarta sezione \u2013 Les enfants<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La sezione Les enfants raccoglie immagini dedicate all\u2019infanzia, tema centrale nella sensibilit\u00e0 del fotografo e nella sua visione del mondo. I bambini, spesso ritratti mentre giocano o si muovono liberamente nello spazio urbano, appaiono lontani dalle regole e dalle convenzioni degli adulti, protagonisti di momenti di spontaneit\u00e0, indipendenza e scoperta. Doisneau osserva la loro presenza con attenzione e rispetto, cogliendo gesti, sguardi e atteggiamenti che rivelano una relazione diretta e immediata con la realt\u00e0. Strade, cortili e marciapiedi diventano luoghi di libert\u00e0 e immaginazione, spazi in cui la vita si manifesta nella sua forma pi\u00f9 autentica. Attraverso queste immagini, il fotografo restituisce non solo il mondo dell\u2019infanzia, ma anche una dimensione universale dell\u2019esperienza umana, fatta di leggerezza, curiosit\u00e0 e meraviglia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quinta sezione \u2013 Couleurs<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019interno del suo lavoro, la fotografia a colori rappresenta un\u2019importante evoluzione del linguaggio visivo di Robert Doisneau, pur rimanendo coerente con la sua poetica e il suo modo di osservare la realt\u00e0. In queste immagini, il colore contribuisce a restituire con maggiore intensit\u00e0 l\u2019atmosfera della citt\u00e0 e dei suoi spazi. Le tonalit\u00e0 delle architetture diventano parte integrante del racconto visivo, arricchendo la rappresentazione senza alterarne la naturalezza. Come nelle fotografie in bianco e nero, anche qui Doisneau rimane fedele al suo interesse per la vita quotidiana. Il colore non rappresenta una rottura, ma un\u2019estensione del suo sguardo, che continua a esplorare la realt\u00e0 con la stessa sensibilit\u00e0 e attenzione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Sesta sezione \u2013 Cartes de voeux<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le Cartes de voeux, cartoline di auguri di Robert Doisneau, costituiscono un aspetto intimo e creativo della sua opera. Invece di semplici biglietti commerciali, Doisneau utilizza questi invii di fine anno come uno spazio di libert\u00e0 espressiva, in cui mette in scena situazioni umoristiche, tenere o poetiche. Spesso realizzate con la partecipazione dei suoi cari, dei suoi nipoti o utilizzando dettagli insoliti della vita parigina, queste immagini trasformano un gesto privato in un momento di creazione artistica. Attraverso composizioni semplici ma evocative, rivelano il lato pi\u00f9 personale e spontaneo del suo lavoro. Queste cartoline testimoniano il suo desiderio di mantenere vivo, anche nella dimensione privata, uno sguardo attento, sensibile e profondamente umano.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Settima sezione \u2013 C\u00e9l\u00e9brit\u00e9s<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>C\u00e9l\u00e9brit\u00e9s \u00e8 una serie di ritratti dedicati a personaggi celebri della Parigi del suo tempo, artisti e intellettuali con cui il fotografo intrattenne spesso rapporti di amicizia sincera. Davanti al suo obiettivo si trovano figure centrali della cultura del Novecento, tra cui Jacques Pr\u00e9vert, Alberto Giacometti, Georges Braque, Sabine Az\u00e9ma, Blaise Cendrars, Colette, Simone de Beauvoir, Fernand L\u00e9ger, Pablo Picasso e Jean Cocteau. In questi ritratti, Doisneau si avvicina ai suoi soggetti con naturalezza e sensibilit\u00e0, evitando ogni forma di celebrazione retorica. Le sue immagini restituiscono la presenza reale delle persone, cogliendole in momenti di concentrazione, riflessione o quotidianit\u00e0. Anche di fronte alla celebrit\u00e0, il fotografo rimane fedele alla propria visione, attenta prima di tutto alla dimensione umana e alla verit\u00e0 dell\u2019individuo.<\/p>\n\n\n\n<p>Museo del Genio di Roma<\/p>\n\n\n\n<p>Robert Doisneau<\/p>\n\n\n\n<p>dal 5 Marzo 2026 al 19 Luglio 2026<\/p>\n\n\n\n<p>dal Marted\u00ec al Venerd\u00ec dalle ore 10.00 alle ore 17.00<\/p>\n\n\n\n<p>Sabato e Domenica dalle ore 10.00 alle ore 20.00<\/p>\n\n\n\n<p>Luned\u00ec Chiuso<\/p>\n\n\n\n<p>Foto Allestimento della mostra Robert Doisneau al Museo del Genio di Roma dal 5 Marzo 2026 al 19 Luglio 2026 courtesy Arthemisia<\/p>\n\n\n\n<p>Fonte :&nbsp; Ufficio Stampa Arthemisia Salvatore Macaluso sam@arthemisia.it | M. +39 392 4325883 press@arthemisia.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 19 Luglio 2026 si potr\u00e0 ammirare al Museo del Genio di Roma la mostra dedicata a Robert Doisneau a cura dell\u2019Atelier Robert Doisneau e Gabriele Accornero.&nbsp; L\u2019esposizione \u00e8 patrocinata&nbsp; dall\u2019Ambasciata di Francia in Italia, dalla Regione Lazio e dal Comune di Roma ed \u00e8 prodotta e organizzata da Arthemisia. 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