{"id":1000028602,"date":"2026-03-08T21:55:17","date_gmt":"2026-03-09T00:55:17","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000028602"},"modified":"2026-03-08T21:55:18","modified_gmt":"2026-03-09T00:55:18","slug":"il-ritorno-del-petrolio-di-mosca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000028602","title":{"rendered":"Il ritorno del petrolio di Mosca"},"content":{"rendered":"\n<p>La crisi energetica innescata dal conflitto con l\u2019Iran costringe Washington a una mossa che, indirettamente, concede una boccata d\u2019ossigeno alla Russia. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha spiegato apertamente che il suo Dipartimento \u201cpotrebbe revocare le sanzioni sul petrolio russo\u201d per aumentare l\u2019offerta globale, ricordando che \u201cci sono centinaia di milioni di barili di greggio sanzionato in mare\u201d. In una fase di tensione sui mercati energetici, ha aggiunto, \u201crevocando le sanzioni, il Tesoro pu\u00f2 creare offerta\u201d. Ma non solo. Il Dipartimento del Tesoro statunitense ha infatti annunciato una deroga temporanea che consentir\u00e0 all\u2019India di acquistare milioni di barili di petrolio russo gi\u00e0 caricati sulle petroliere e rimasti bloccati in mare a causa delle sanzioni. L\u2019autorizzazione avr\u00e0 una durata limitata: trenta giorni, fino all\u2019inizio di aprile. Ma arriva in un momento in cui il mercato globale dell\u2019energia \u00e8 sotto pressione e rappresenta un segnale di quanto la nuova crisi mediorientale stia modificando gli equilibri della geopolitica del petrolio. Poco dopo, annunciando la misura su X, Bessent ha precisato che si tratta di \u201cuna deroga temporanea di 30 giorni\u201d pensata per alleviare le tensioni sul mercato: \u201cQuesta misura, deliberatamente a breve termine, non fornir\u00e0 significativi benefici finanziari al governo russo, poich\u00e9 autorizza solo transazioni che riguardano petrolio gi\u00e0 bloccato in mare, ma allevier\u00e0 la pressione causata dal tentativo dell\u2019Iran di prendere in ostaggio l\u2019energia globale\u201d. Dietro la decisione c\u2019\u00e8 la nuova emergenza energetica legata allo stretto di Hormuz. La via marittima, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio e del gas liquefatto trasportato via mare nel mondo, \u00e8 stata di fatto chiusa dall\u2019Iran, trasformando quello che \u00e8 gi\u00e0 il principale collo di bottiglia dell\u2019energia globale in un punto critico per i mercati. Le conseguenze si sono fatte sentire rapidamente sui prezzi. Il Brent europeo \u00e8 salito intorno agli 84 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate americano si avvicina agli 80 dollari. Un aumento che mette sotto pressione soprattutto i grandi importatori asiatici. Tra questi c\u2019\u00e8 l\u2019India, uno dei paesi pi\u00f9 esposti alla crisi. Nuova Delhi compra dal Medio Oriente circa il 60 per cento del petrolio che consuma e oltre met\u00e0 del gas naturale liquefatto proviene da Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Le difficolt\u00e0 di transito nello stretto stanno quindi complicando la sicurezza energetica del paese. La questione \u00e8 particolarmente delicata anche per il ruolo dell\u2019India nell\u2019industria petrolifera globale. Il paese \u00e8 il quarto raffinatore di greggio al mondo, il terzo importatore e il quinto esportatore di prodotti raffinati. Qualsiasi interruzione significativa nelle forniture rischia quindi di propagarsi rapidamente ai mercati internazionali. Negli ultimi mesi Washington aveva spinto con forza Nuova Delhi a ridurre \u2013 e poi interrompere \u2013 gli acquisti di greggio russo. La strategia faceva parte del tentativo di colpire le entrate energetiche del Cremlino e ridurre le risorse disponibili per la guerra in Ucraina. Le pressioni non erano state soltanto diplomatiche: gli Stati Uniti avevano imposto dazi punitivi che avevano portato le tariffe sulle merci indiane fino al 50 per cento. A febbraio era arrivato un primo compromesso: Washington aveva abbassato i dazi al 18 per cento dopo che l\u2019India aveva accettato di limitare gli acquisti di petrolio russo. La nuova deroga, pur limitata nel tempo, sembra andare nella direzione opposta. La spiegazione ufficiale resta quella dell\u2019emergenza energetica. La Casa Bianca vuole evitare che il conflitto con l\u2019Iran provochi un\u2019impennata incontrollata dei prezzi del petrolio e colpisca le economie pi\u00f9 vulnerabili. In questo senso, permettere che il greggio gi\u00e0 in mare raggiunga le raffinerie indiane serve a immettere rapidamente nuova offerta sul mercato. Ma la decisione ha anche un effetto politico inevitabile: dimostra quanto sia difficile isolare completamente la Russia quando il sistema energetico globale entra in crisi. In teoria l\u2019India potrebbe sostituire le forniture con petrolio proveniente dal Venezuela o dagli Stati Uniti. Nella pratica, per\u00f2, i tempi logistici sono lunghi: i carichi venezuelani impiegherebbero almeno un mese per arrivare e, per ora, non si registra un aumento significativo degli acquisti di greggio americano. Per il momento la misura resta temporanea. Tuttavia, se la crisi nello stretto di Hormuz dovesse protrarsi oltre le prossime settimane, non \u00e8 escluso che la licenza venga estesa. Nel frattempo, anche senza trionfalismi ufficiali, a Mosca il segnale \u00e8 chiaro: nonostante le sanzioni e gli sforzi occidentali per ridurre le sue entrate energetiche, la Russia continua a trovare spazi per restare nel mercato globale del petrolio. Una resilienza che, ancora una volta, ricorda quanto sia difficile togliere di mezzo Vladimir Putin. In geopolitica, come si dice spesso, ha almeno sette vite.<\/p>\n\n\n\n<p>Franco Lodige<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi energetica innescata dal conflitto con l\u2019Iran costringe Washington a una mossa che, indirettamente, concede una boccata d\u2019ossigeno alla Russia. 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