{"id":1000028570,"date":"2026-03-07T09:56:44","date_gmt":"2026-03-07T12:56:44","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000028570"},"modified":"2026-03-07T09:56:46","modified_gmt":"2026-03-07T12:56:46","slug":"caffe-e-te-contro-la-demenza-ecco-quante-tazze-servono-davvero-per-proteggere-il-cervello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000028570","title":{"rendered":"Caff\u00e8 e t\u00e8 contro la demenza: ecco quante tazze servono davvero per proteggere il cervello"},"content":{"rendered":"\n<p>Uno studio condotto su quasi 132.000 partecipanti ha rilevato che un consumo moderato di caff\u00e8 o t\u00e8 \u00e8 associato a un minor rischio di sviluppare demenza e contribuisce a rallentare il declino cognitivo e a preservare le funzioni mentali. Finora il legame tra consumo di caff\u00e8 e rischio di demenza era rimasto incerto, soprattutto a causa dei limiti degli studi precedenti, caratterizzati da periodi di follow-up relativamente brevi e da una raccolta incompleta dei dati. La nuova ricerca, pubblicata su JAMA, ha invece seguito alcuni partecipanti per un arco di tempo fino a 43 anni, raccogliendo informazioni dettagliate sulla loro dieta, sul consumo di diverse bevande contenenti caffeina e sulle loro capacit\u00e0 cognitive nel tempo. Come per molte malattie, anche nel caso della demenza la parola chiave \u00e8 prevenzione: ed \u00e8 proprio da qui che sono partiti i ricercatori, cercando di capire quali fattori legati allo stile di vita possano influire sul rischio di soffrire di demenza. Il caff\u00e8 e il t\u00e8 contengono ingredienti bioattivi come i polifenoli e la caffeina, da tempo considerati potenziali agenti neuroprotettivi, sostanze in grado di ridurre l&#8217;infiammazione e il danno cellulare proteggendo dal declino cognitivo. Merito della caffeina? Dei 131.821 partecipanti, 11.033 hanno sviluppato demenza: chi, per\u00f2, consumava le maggiori quantit\u00e0 di caff\u00e8 (a prescindere dal sesso biologico) presentava un rischio inferiore del 18% di ammalarsi rispetto a chi ne beveva poco o nulla. Risultati analoghi sono emersi anche per il consumo di t\u00e8, mentre non \u00e8 stata osservata alcuna associazione protettiva nel caso del caff\u00e8 decaffeinato. Questo dato rafforza l&#8217;ipotesi che la caffeina possa rappresentare il principale fattore responsabile degli effetti neuroprotettivi osservati. I benefici cognitivi sono risultati massimi tra chi consumava 2\u20133 tazze di caff\u00e8 al giorno (non tazzine di espresso, ma tazze di caff\u00e8 americano) oppure 1\u20132 tazze di t\u00e8. Tuttavia, un&#8217;assunzione di caffeina superiore a questi livelli ha mostrato effetti benefici simili a quelli del dosaggio considerato ideale e, contrariamente a quanto indicato da studi precedenti, non \u00e8 stata associata a conseguenze negative. I benefici osservati, inoltre, sono risultati indipendenti dalla predisposizione genetica allo sviluppo della demenza. \u00ab\u00c8 importante ricordare che l&#8217;effetto osservato \u00e8 modesto, e che esistono molti modi importanti per proteggere le funzioni cognitive con l&#8217;avanzare dell&#8217;et\u00e0\u00bb, tiene a sottolineare Daniel Wang, uno degli autori, specificando che il consumo di caff\u00e8 o t\u00e8 \u00e8 solo \u00abuno dei tasselli del puzzle\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiara Guzzonato<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno studio condotto su quasi 132.000 partecipanti ha rilevato che un consumo moderato di caff\u00e8 o t\u00e8 \u00e8 associato a un minor rischio di sviluppare demenza e contribuisce a rallentare il declino cognitivo e a preservare le funzioni mentali. 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