{"id":1000028511,"date":"2026-03-03T13:40:17","date_gmt":"2026-03-03T16:40:17","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000028511"},"modified":"2026-03-03T13:40:18","modified_gmt":"2026-03-03T16:40:18","slug":"siluro-assicurativo-petroliere-ferme-nel-golfo-perche-i-costi-aumenteranno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000028511","title":{"rendered":"\u201cSiluro assicurativo\u201d. Petroliere ferme nel Golfo: perch\u00e9 i costi aumenteranno"},"content":{"rendered":"\n<p>Da oggi chi vorr\u00e0, o meglio chi dovr\u00e0 comunque navigare nelle acque ad alto rischio del Golfo Persico, del Mar Rosso, dello Stretto di Bab el Mandab, o, peggio, (a patto di riuscire a ottenere dai pasdaran la luce verde per transitare nel braccio di mare oggi pi\u00f9 pericoloso del mondo, ovvero lo Stretto di Hormuz, dovr\u00e0 negoziare ora per ora il premio assicurativo war risk. Per anni le navi, petroliere o portacontainer che fossero, dovevano versare alle compagnie di assicurazione un premio rischio guerra, pari allo 0,01% del valore per coprire quello che era considerato una sorta di rischio endemico. Da mesi il war risk, specie a causa degli attacchi dei ribelli Houthi era balzato all\u20191% del valore della nave. Una nave del valore di 100 milioni pagava una polizza assicurativa addizionale pari a un milione per il periodo di permanenza delle aree a rischio. Adesso, con una guerra estesa, che ha centinaia di potenziali bersagli e che gi\u00e0 sta coinvolgendo anche la navigazione marittima, il \u201ctappo\u201d \u00e8 saltato: in linea teorica, difronte a un ulteriore inasprimento del conflitto, le maggiori compagnie di assicurazione potrebbero arrivare a chiedere agli armatori il pagamento di un premio war risk del 10% o addirittura del 20% del valore nave. Tradotto in valuta fumante, una neve del valore di cento milioni di dollari, dovrebbe pagare per 24 o 36 ore di permanenza in aree a rischio un premio assicurativo addizionale di 10 o 20 milioni di dollari. Nulla di nuovo sotto il sole del Medio Oriente, che aveva sperimentato questa escalation negli anni della missione Desert Storm, o del conflitto Iran-Iraq, ma che ora vedrebbe ricadere sotto la copertura war risk un\u2019area particolarmente estesa. Area nella quale \u2013 secondo gli ultimi dati di Shipfinder \u2013 avrebbero dato fondo alle ancore e sarebbero quindi \u201cparcheggiate\u201d fra le 150 e le 200 navi, in prevalenza petroliere e gasiere, per altro costrette a stazionare in aree maledettamente a rischio. Con una categoria del mondo marittimo, che si prepara a conseguire risultati da record (i broker assicurativi che operano in percentuale sulle polizze staccate dalle compagnie per il war risk, da oggi cambia tutto. I contratti assicurativi in essere sono a tutti gli effetti rescissi e il livello dei premi da pagare sar\u00e0 frutto di trattative nave, per nave, frutto di una analisi comparata dei rischi reali e quindi dell\u2019andamento del conflitto in essere. Di certo l\u2019estensione dei bersagli dei missili iraniani, anche negli Emirati, nel Qatar, nell\u2019Oman e nell\u2019Arabia Saudita, non fa prevedere nulla di buono. Per altro- piccolo particolare non trascurabile \u2013 anche di fronte all\u2019incasso di premi war risk alle stelle le grandi assicurazioni chiedono come conditio sine qua non, che le navi mercantili oggetto della polizza navighino nella zona a rischio scortate da almeno un\u2019unit\u00e0 militare. E pensando ai precedenti di Hormuz, mai totalmente chiuso (e anche ora \u00e8 ufficialmente aperto) infestato dai barchini dei Pasdaran, risulta difficile pensare a un impiego esclusivo di navi militari di differenti bandiere impegnate nella scorta ai convogli. Ma tutto pu\u00f2 accadere. Lo avevamo anticipato, richiamando l\u2019attenzione sul significato geopolitico del discorso del presidente Modi alla Knesset israeliana e all\u2019attacco delle forze pakistane in Afganistan, prevedendo quasi al minuto l\u2019attacco su Teheran.<\/p>\n\n\n\n<p>Bruno Dardani<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da oggi chi vorr\u00e0, o meglio chi dovr\u00e0 comunque navigare nelle acque ad alto rischio del Golfo Persico, del Mar Rosso, dello Stretto di Bab el Mandab, o, peggio, (a patto di riuscire a ottenere dai pasdaran la luce verde per transitare nel braccio di mare oggi pi\u00f9 pericoloso del mondo, ovvero lo Stretto di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000028512,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[103],"tags":[102],"class_list":{"0":"post-1000028511","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-economia","8":"tag-economia"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/zder.jpg?fit=912%2C512&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000028511","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000028511"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000028511\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000028513,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000028511\/revisions\/1000028513"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000028512"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000028511"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000028511"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000028511"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}