{"id":1000028488,"date":"2026-03-03T13:20:17","date_gmt":"2026-03-03T16:20:17","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000028488"},"modified":"2026-03-03T13:20:19","modified_gmt":"2026-03-03T16:20:19","slug":"schlein-non-vuole-le-dimissioni-di-meloni-ce-un-motivo-preciso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000028488","title":{"rendered":"Schlein non vuole le dimissioni di Meloni? C\u2019\u00e8 un motivo preciso"},"content":{"rendered":"\n<p>C\u2019\u00e8 una sottile arte, in politica, che consiste nel dire molto senza sembrare che si stia dicendo troppo. Elly Schlein, alla vigilia della chiusura della campagna referendaria, sceglie esattamente questa strada: \u201cSe vince il no, non chiederemo le dimissioni del governo: vogliamo battere la destra alle urne, e lo faremo alle prossime elezioni politiche\u201d. Una frase che, letta in superficie, suona come un atto di fair play istituzionale. Ma se la si osserva meglio, racconta una verit\u00e0 assai meno neutra. La segretaria dem spegne sul nascere qualsiasi tentazione di trasformare il referendum in una resa dei conti con il governo. Nessuna spallata, nessuna richiesta di crisi. Solo l\u2019idea che la battaglia vera si consumer\u00e0 pi\u00f9 avanti, nel 2027. \u00c8 una frenata brusca rispetto alla tradizione di un\u2019opposizione che, in altri tempi, avrebbe cavalcato ogni occasione per alzare il livello dello scontro. E infatti la prudenza non \u00e8 casuale. Schlein salir\u00e0 sul palco insieme a Giuseppe Conte e ai leader di Avs, Bonelli e Fratoianni, a chiudere una campagna che viene presentata come una battaglia di merito: \u201cLa nostra \u00e8 una battaglia nel merito di una riforma sbagliata e dannosa per il Paese che non migliora la giustizia per i cittadini e mina l\u2019indipendenza della magistratura\u201d. Parole nette, che marcano una distanza politica e culturale dalla maggioranza. Ma \u00e8 quello che viene dopo a chiarire il quadro strategico: \u201cDovesse vincere il S\u00ec andremo avanti con il nostro lavoro perch\u00e9 la sfida alla destra si giocher\u00e0 alle elezioni politiche del 2027\u201d. Il 2027, appunto. Non domani. Non tra sei mesi. Tra tre anni. \u00c8 qui che la riflessione si fa inevitabile. Perch\u00e9 se davvero si ritenesse che il governo \u00e8 delegittimato, o che una sconfitta referendaria possa aprire una breccia decisiva, non si parlerebbe con tanta serenit\u00e0 di fine legislatura. La verit\u00e0, per quanto nessuno la pronunci apertamente, \u00e8 un\u2019altra: oggi il Pd non ha alcuna convenienza a tornare alle urne. E probabilmente le perderebbe. Le parole della segretaria sono intelligenti, calibrate, perfino responsabili. Ma nascondono una consapevolezza politica molto concreta. Il centrosinistra non \u00e8 pronto. Il cosiddetto campo largo \u00e8 ancora un progetto sulla carta, pi\u00f9 evocato che costruito. Basta osservare le differenze che emergono su quasi ogni dossier per capire quanto sia fragile quell\u2019unit\u00e0 esibita sul palco: politica estera, guerra, Europa, riforme istituzionali, agenda economica. Ogni tema \u00e8 una potenziale linea di frattura. In questo quadro, chiedere elezioni anticipate sarebbe un salto nel buio. Perch\u00e9 un\u2019alleanza improvvisata, tenuta insieme pi\u00f9 dall\u2019avversione alla destra che da una piattaforma condivisa, rischierebbe di implodere prima ancora di convincere gli elettori. Schlein lo sa. E la sua priorit\u00e0, oggi, non \u00e8 accelerare ma guadagnare tempo. Tempo per cucire, per mediare, per provare a trasformare una coalizione litigiosa in una proposta credibile di governo. Il referendum diventa cos\u00ec una tappa, non un punto di svolta. Una occasione per consolidare un\u2019identit\u00e0, per parlare al proprio elettorato, per tenere insieme pezzi diversi dell\u2019opposizione. Ma non l\u2019anticamera di una crisi. Non il preludio di una sfida immediata. Dietro la scelta di non politicizzare il risultato c\u2019\u00e8, in fondo, una grande verit\u00e0 che tutti conoscono e pochi ammettono: la partita decisiva non pu\u00f2 essere giocata adesso. Perch\u00e9 adesso, molto semplicemente, il centrosinistra non la vincerebbe. E allora meglio aspettare il 2027, sperando che nel frattempo il campo largo smetta di essere una formula e diventi una coalizione vera. Altrimenti, pi\u00f9 che battere la destra alle urne, il rischio \u00e8 continuare a perdersi prima ancora di arrivarci.<\/p>\n\n\n\n<p>Franco Lodige<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 una sottile arte, in politica, che consiste nel dire molto senza sembrare che si stia dicendo troppo. 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