{"id":1000028485,"date":"2026-03-03T13:18:16","date_gmt":"2026-03-03T16:18:16","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000028485"},"modified":"2026-03-03T13:18:18","modified_gmt":"2026-03-03T16:18:18","slug":"i-danni-della-magistratura-sostituita-alla-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000028485","title":{"rendered":"I danni della magistratura sostituita alla politica"},"content":{"rendered":"\n<p>Il colpevole perfetto. Il referendum sulla giustizia non divide soltanto la politica. Rimette in discussione l\u2019equilibrio di poteri nato sulle macerie della Prima Repubblica. Per una di quelle coincidenze che in politica raramente sono casuali, riappare uno dei protagonisti attorno ai quali quel sistema croll\u00f2. \u00c8 in libreria da pochi giorni Il colpevole di Sergio Cusani, Rizzoli editore, un libro che rimanda pi\u00f9 a Balzac che alla memorialistica giudiziaria, non per ambizione letteraria, ma per la trama di interessi, passioni e potere che attraversa le sue pagine: dall\u2019inimitabile Serafino Ferruzzi al corsaro Raul Gardini, fino al diabolico Cuccia, Craxi, Berlusconi e Andreotti sullo sfondo di citt\u00e0 iconiche: Napoli, Milano, Roma. Honor\u00e9 de Balzac, maestro del romanzo realista, gi\u00e0 nell\u2019Ottocento aveva intuito che la legge \u00e8 anche rappresentazione e che ogni ordine ha bisogno di un volto su cui concentrare colpe e tensioni. Il processo Enimont ne \u00e8 la conferma moderna: Cusani, interrogato in diretta televisiva davanti a un Paese intero, divenne l\u2019agnello sacrificale di quella stagione. Pi\u00f9 che un processo, fu un\u2019anticipazione di quelle serie televisive giudiziarie oggi prodotte da Netflix: un racconto continuo, con protagonisti, antagonisti (il presidente Tarantola, l\u2019avvocato Spazzali, il pm Di Pietro, i potenti alla sbarra da Craxi a Forlani) e colpi di scena destinati a un pubblico nazionale. Un racconto falsato, mediaticamente ridotto a un dualismo tra buoni e cattivi. Tant\u2019\u00e8 che l\u2019autore conclude il suo libro con una frase del capo del pool di Mani Pulite, Francesco Saverio Borrelli: \u00abNon valeva la pena buttare all\u2019aria il mondo precedente per cadere poi in quello attuale\u00bb. Il colpevole offre anche uno spaccato amaro dei metodi investigativi dell\u2019epoca. Racconta come Antonio Di Pietro \u2014 oggi schierato per il S\u00cc, che non a caso rafforza i poteri del pubblico ministero e della polizia giudiziaria \u2014 conducesse talvolta gli interrogatori secondo una logica brutale: prima ti sbatto in galera, poi ne parliamo. Nel settembre 1993 Cusani \u00e8 da circa un mese detenuto a San Vittore quando i magistrati, rientrati dalle ferie, tornano a interrogarlo per smuoverlo dal silenzio. Di Pietro cambia tattica: accantonato l\u2019atteggiamento inquisitorio, assume un tono amichevole e gli chiede perfino se abbia bisogno di qualcosa. Il manager, quasi scherzando, risponde che, essendo asmatico, gradirebbe un goccio di whisky perch\u00e9 lo aiuterebbe a respirare meglio. Gli alcolici in carcere sono vietati, ma in pochi minuti il pm ne fa arrivare un bicchiere colmo. Cusani, sorpreso dalla trasgressione, ne beve solo un sorso; il resto lo tracanna, tutto d\u2019un fiato, il magistrato. In carcere bere insieme agli agenti significa creare un legame di collaborazione: in altre parole, essere considerato un infame dagli altri detenuti. Cusani non lo sapeva, Di Pietro s\u00ec. E Radiocarcere aveva gi\u00e0 diffuso la notizia prima che l\u2019ignaro uscisse dalla stanza. In un successivo interrogatorio. Cusani viene condotto in un ufficio; sedutosi, il solito pm non lo saluta nemmeno. Dopo qualche minuto, senza distogliere lo sguardo dai documenti, pronuncia con tono indifferente: \u00abPoco fa c\u2019era una persona importante che si \u00e8 sentita male\u00bb. Cusani non reagisce. Di Pietro continua a sfogliare faldoni e a porre domande banali, mantenendo la pressione psicologica. Solo dopo si scoprir\u00e0 che si trattava di Francesco Paolo Mattioli, dirigente Fiat, che ebbe incubi per mesi. Francesco Greco rappresentava invece l\u2019anima pi\u00f9 tecnica del pool, interessata a comprendere i meccanismi finanziari e le loro logiche, per le quali servivano analisi e tempo \u2014 molto tempo. Gli altri pm, per\u00f2, volevano correre: l\u2019inchiesta aveva ormai assunto il ritmo di una catena di montaggio giudiziaria che non poteva permettersi soste n\u00e9 esitazioni. Al punto che il gip dell\u2019epoca, Italo Ghitti, che firmava qualsiasi richiesta di carcerazione in tempi record, disse allo stesso Cusani che parlare con Greco era una perdita di tempo \u2014 e forse, con una reale separazione delle carriere, casi Ghitti non se ne vedrebbero pi\u00f9. Con Il colpevole Cusani non racconta soltanto un\u2019epoca, ma individua il momento esatto in cui l\u2019inchiesta giudiziaria non cambi\u00f2 solo la classe dirigente, alterando il rapporto stesso tra politica e giustizia. Partiti storici \u2014 con l\u2019eccezione del PCI \u2014 furono spazzati via, cos\u00ec come alcuni potentati industriali, mentre altri, pienamente inseriti nel sistema di potere dell\u2019epoca, come Agnelli e De Benedetti, pur attraversando crisi ben pi\u00f9 profonde di quella del gruppo Ferruzzi, non subirono conseguenze comparabili. Il libro non parla soltanto di giudici: \u00e8 anche uno spaccato del potere economico e finanziario attraversato da figure simbolo come Guido Rossi. \u00c8 Sergio Cusani, partito da Napoli e approdato a Milano negli anni degli entusiasmi del movimento studentesco, a muoversi dentro quel sistema osservandone dall\u2019interno equilibri e protagonisti. In quel mondo Rossi emerge come uno dei principali artefici della regolazione dei mercati e, durante Mani Pulite, diventa il confidente pi\u00f9 ascoltato del pool, punto di raccordo tra finanza, istituzioni e magistratura. Non a caso, quando Bettino Craxi si trova nella necessit\u00e0 di indicare un nome per rifondare la Consob, chiede consiglio proprio a Cusani. Il manager sorprendentemente propone Guido Rossi e, pochi giorni dopo, al Biffi Scala, lo stesso Rossi mostra sorridente la lettera di nomina, segno di quanto stretto fosse allora il filo che univa politica, finanza e centri decisionali. Alla fine degli anni Ottanta la SME, il Polo alimentare pubblico italiano, rappresenta il grande premio industriale: tutti la vogliono, ma la chiave \u00e8 politica. Cusani e Sama incontrano Craxi all\u2019Hotel Raphael: il gruppo Ferruzzi punta alla SME per concentrarsi giustamente solo sull\u2019agroalimentare secondo la visione del fondatore Serafino. Sullo sfondo c\u2019\u00e8 sempre Raul, ormai uscito dal Gruppo, deciso a conquistare la stessa preda e a cancellare, in un delirio autoreferenziale \u2014 dettagliato in decine di episodi che sembrano ripresi dalla commedia francese \u2014 la stessa Ferruzzi. Craxi chiama Giuliano Amato, allora presidente del Consiglio \u2014 lo stesso che non and\u00f2 mai ad Hammamet e neppure ai funerali \u2014 mentre si sta recando a un altro appuntamento. Amato tenta di sottrarsi, ma Craxi lo blocca: \u00abAnnulla tutto e vieni qui\u00bb. Arrivato sotto la pioggia, Amato assiste alla decisione finale: la SME a Gardini non se ne parla, i Ferruzzi vanno difesi. Una sentenza politica prima ancora che industriale. Mani Pulite, sullo sfondo del crollo del Muro di Berlino e dei nuovi equilibri internazionali, assunse i tratti di una stagione drammatica, segnata da suicidi, detenzioni preventive spesso sproporzionate e carcerazioni che travolsero uomini e istituzioni, come quella dell\u2019ex ministro della Giustizia Clelio Darida, compagno d\u2019aria di Cusani a San Vittore che ha vissuto il carcere con rara dignit\u00e0. \u00c8 da questa asimmetria che affonda le radici un equilibrio ancora oggi oggetto di discussione: il momento in cui la giustizia cess\u00f2 di limitarsi a giudicare la politica e inizi\u00f2, consapevolmente o meno, a sostituirsi ad essa nel determinarne il destino. Ogni epoca in crisi costruisce il proprio colpevole necessario. Alla famiglia Ferruzzi sono serviti decenni perch\u00e9 l\u2019onore fosse restituito, solo dopo che Carlo Sama ha smascherato gli intrighi di Mediobanca e Sergio Cusani ha portato alla luce il disegno paranoico che segn\u00f2 l\u2019ascesa e la caduta di Raul Gardini.&nbsp;&nbsp;Leggere questo libro oggi \u00e8 importante non solo perch\u00e9 racconta la vita nelle sue cadute, nelle risalite, negli errori e nel perdono conquistato attraverso la sofferenza, ma anche perch\u00e9 ci convince che, comunque la si pensi, votare al referendum, mai come questa volta, non significa scegliere tra schieramenti, bens\u00ec decidere se ristabilire quell\u2019equilibrio tra poteri che \u00e8 la condizione stessa di ogni democrazia liberale.<\/p>\n\n\n\n<p>Luigi Bisignani<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il colpevole perfetto. Il referendum sulla giustizia non divide soltanto la politica. 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