{"id":1000028340,"date":"2026-02-26T11:14:03","date_gmt":"2026-02-26T14:14:03","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000028340"},"modified":"2026-02-26T11:14:05","modified_gmt":"2026-02-26T14:14:05","slug":"ma-in-che-stato-e-lunione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000028340","title":{"rendered":"Ma in che stato \u00e8 l\u2019Unione?"},"content":{"rendered":"\n<p>Dopo il lungo, ridondante e noioso discorso di Donald Trump sullo stato dell\u2019Unione, dobbiamo chiederci cosa permetta ad un quasi ottuagenario, narcisista ed egoriferito di salire sulla tribuna del Congresso ed infliggerci 108 minuti di sconclusionate riflessioni tra realt\u00e0 e fantasia. Purtroppo, ci sar\u00e0 sempre un giurista, un ideologo o un consigliere creativo pronto a fornire all\u2019uomo forte di turno le basi giuridiche, filosofiche o morali per realizzare il suo sogno: forgiare un mondo migliore, plasmato dalle sue mani, protetto da una sovranit\u00e0 indiscussa. Negli Stati Uniti, il giudice Antonin Scalia ha contribuito a sviluppare la teoria dell\u2019esecutivo unitario, che ha fornito le fondamenta costituzionali per concentrare nel Presidente il pieno controllo del potere esecutivo, riducendo al minimo le interferenze del Congresso. Questo ha reso possibile una presidenza sempre pi\u00f9 autonoma nelle decisioni di politica estera e sicurezza nazionale. In Russia, Vladislav Surkov ha elaborato il concetto di democrazia sovrana, presentato nel 2006 come una forma di governo in cui il potere politico \u00e8 controllato da un\u2019\u00e9lite \u201cdiversa e autentica\u201d, immune da influenze esterne (occidentali o liberali) e da eccessi pluralistici interni. La teoria ha legittimato il presidenzialismo putiniano: elezioni formali, ma con un centro di potere verticale che garantisce stabilit\u00e0, sovranit\u00e0 nazionale e rifiuto del \u201ccaos\u201d liberale; di fatto \u00e8 stata la copertura ideologica per trasformare la Russia in un regime ibrido, dove la democrazia serve il governo anzich\u00e9 viceversa. Nel 1997 Fareed Zakaria, con il suo articolo \u201cThe Rise of Illiberal Democracy\u201d, ha involontariamente fornito un concetto pericoloso: la democrazia illiberale. Viktor Orb\u00e1n l\u2019ha abbracciato per descrivere il proprio modello, dove elezioni competitive coesistono con erosione dello stato di diritto, controllo dei media e centralizzazione del potere in nome della \u201cvolont\u00e0 popolare\u201d e della sovranit\u00e0 nazionale.&nbsp;&nbsp;Parafrasando Zakaria, potremmo dire che la democrazia, senza liberalismo costituzionale, non solo risulta inadeguata, ma diventa addirittura pericolosa, in quanto quando non \u00e8 accompagnata da garanzie liberali (stato di diritto, diritti individuali, limiti al potere), la democrazia stessa diventa un simulacro e finisce in pericolo. Un sistema dove questi elementi non convivono efficacemente pu\u00f2 portare al potere leader che limitano libert\u00e0 civili, pluralismo e indipendenza giudiziaria, sfociando in maggioranze oppressive, autoritarismo strisciante e instabilit\u00e0 geopolitica. Credo che oggi molte potenze \u2013 inclusa una certa traiettoria statunitense \u2013 stiano attraversando proprio questa fase. Guardiamo gli effetti concreti della teoria dell\u2019esecutivo unitario negli USA: in pochi decenni i Presidenti, democratici e repubblicani, hanno accumulato un potere decisionale enorme. Abbiamo assistito a isolazionismo di facciata, interventismo riluttante, moralismo woke, esportazione della democrazia a suon di bombe, linee rosse tracciate e poi cancellate, primavere arabe finite in caos. Presidenti \u201cinternazionalisti\u201d hanno abbandonato Siria e Afghanistan al loro destino; altri, attenti ai voti del Midwest, hanno liberato Kuwait e Iraq. In tutti i casi, il Congresso ha contato sempre meno: interventi, guerre, sanzioni e dazi sempre decisi dall\u2019esecutivo, al punto che \u00e8 di questi giorni la clamorosa decisione della Corte Suprema di limitare l\u2019autonomia Presidenziale nell\u2019imporre dazi. L\u2019interesse americano non sembra pi\u00f9 quello di plasmare il mondo a propria immagine, ma piuttosto quello di creare uno \u201cspazio vitale\u201d geopolitico dove agire con pragmatismo muscolare, disturbati il meno possibile da dettagli come democrazia, rispetto dei diritti umani e dei diritti dei popoli. Si tratta di gestire, contenere o sfruttare tirannie esistenti, piuttosto che abbatterle: pressione politica e militare unilaterale, interventi mirati contro minacce dirette (nucleare iraniano, droga venezuelana, petrolio di contrabbando), sostegno modesto alle rivolte interne, e ricerca di un dialogo con le \u00e9lite militari e i regimi stabili. Insomma, una sorta di pragmatismo muscolare\/commerciale che ricorda lo stile Compagnia delle Indie. Certo, visti i risultati delle Presidenze precedenti Bush, Obama e Biden \u00e8 difficile rimpiangerle \u2013 guerre mai concluse, rivoluzioni sedate nel sangue, popolazioni abbandonate, intere generazioni radicalizzate \u2013 ma dobbiamo chiederci se questa nuova dottrina \u201cpragmatica\u201d di pilotare le tirannie porter\u00e0 risultati migliori. Per ora il saldo \u00e8 positivo e vediamo che il Medio Oriente, dopo decenni di consolidamento dei radicalismi peggiori, sta cambiando volto, che l\u2019Europa sembra risvegliarsi dal torpore, costretta a decisioni non pi\u00f9 rinviabili e il Sud America sta abbandonando le sognanti democrazie rivoluzionarie che hanno generato debito, povert\u00e0 e arretratezza. Il principale fallimento resta l\u2019Ucraina, e nel silenzio del suo discorso \u00e8 facile comprendere che il problema \u00e8 la considerazione che Trump ha di Putin. Insomma, le teorie dell\u2019esecutivo unitario, della democrazia sovrana e della democrazia illiberale condividono un nucleo: legittimare la concentrazione del potere in nome di una sovranit\u00e0 \u201cautentica\u201d che protegge la nazione da minacce interne (pluralismo eccessivo, \u00e9lite liberali) ed esterne (ingerenze globaliste). Il discorso di questa notte di Trump, con i rimproveri alla Corte Suprema, gli applausi continui dei membri del Congresso che ricordano i congressi del Comintern, i numeri sballati dell\u2019economia USA, la pace rivendicata in guerre che nessuno sapeva fossero scoppiate, \u00e8 la dimostrazione di quanto immaginato da Zakaria: senza liberalismo la democrazia rischia di diventare un mero formalismo, ridondante, noioso e alla lunga pericoloso.<\/p>\n\n\n\n<p>Antonio De Filippi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo il lungo, ridondante e noioso discorso di Donald Trump sullo stato dell\u2019Unione, dobbiamo chiederci cosa permetta ad un quasi ottuagenario, narcisista ed egoriferito di salire sulla tribuna del Congresso ed infliggerci 108 minuti di sconclusionate riflessioni tra realt\u00e0 e fantasia. 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