{"id":1000028026,"date":"2026-02-19T15:43:43","date_gmt":"2026-02-19T18:43:43","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000028026"},"modified":"2026-02-19T15:43:44","modified_gmt":"2026-02-19T18:43:44","slug":"un-milione-di-satelliti-ad-energia-solare-musk-vuole-portare-i-datacenter-nello-spazio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000028026","title":{"rendered":"Un milione di satelliti ad energia solare: Musk vuole portare i datacenter nello spazio"},"content":{"rendered":"\n<p>Fino a non molto tempo fa sarebbe stata roba da romanzi di fantascienza. Arthur C. Clarke o Isaac Asimov. Oggi Elon Musk prova a trasformare il concetto stesso di in infrastruttura: la maxifusione tra xAI e SpaceX riporta in orbita un vecchio sogno, quello dei data center nello spazio. Per decenni la Nasa ha accarezzato l\u2019ipotesi di spostare i computer pi\u00f9 energivori fuori dall\u2019atmosfera terrestre. Negli ultimi anni ci hanno pensato anche le Big Tech, da Alphabet a Blue Origin di Jeff Bezos. Energia solare continua, spazio infinito, calore da scaricare nel vuoto. A mancare erano i mezzi. Musk \u2013 scrive la Reuters \u2013 ora sostiene di averceli. Razzi, satelliti, una startup di intelligenza artificiale e una visione integrata che va dalla Terra all\u2019orbita bassa. L\u2019operazione riaccende l\u2019interesse degli investitori proprio mentre SpaceX si prepara a una possibile IPO monstre, valutata fino a 1.500 miliardi di dollari. E soprattutto mentre l\u2019azienda chiede il via libera per qualcosa che finora non si era mai visto: fino a un milione di satelliti a energia solare, concepiti come veri e propri data center orbitali. Un sistema collegato via laser, pensato per portare la potenza di calcolo dell\u2019AI oltre il pianeta. Quanti lanci di Starship servano, per\u00f2, resta un dettaglio non secondario e non dichiarato. Non \u00e8 la prima volta che l\u2019energia solare spaziale torna di moda. Negli anni Settanta, in piena Guerra Fredda, Nasa e Dipartimento dell\u2019Energia americano avevano gi\u00e0 studiato il concetto, archiviandolo come troppo costoso. Oggi la differenza \u00e8 nel controllo della filiera: SpaceX costruisce i razzi, produce satelliti in serie con Starlink, gestisce le reti di comunicazione e \u2013 dettaglio non trascurabile \u2013 pu\u00f2 contare su un ecosistema digitale pronto a generare domanda di calcolo. Resta il nodo tecnologico pi\u00f9 complicato. I chip nello spazio devono sopravvivere a un bombardamento costante di radiazioni cosmiche. In passato si usavano componenti \u201crinforzati\u201d, affidabili ma lenti. L\u2019AI moderna, invece, divora potenza e produce calore. E nello spazio, dove non c\u2019\u00e8 aria, il raffreddamento \u00e8 un incubo ingegneristico: servono enormi radiatori che aumentano peso, dimensioni e costi. SpaceX parla di \u201cdissipazione passiva del calore nel vuoto\u201d e di satelliti progettati per deorbitare rapidamente in caso di guasti.<\/p>\n\n\n\n<p>Piero Casillo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fino a non molto tempo fa sarebbe stata roba da romanzi di fantascienza. Arthur C. Clarke o Isaac Asimov. Oggi Elon Musk prova a trasformare il concetto stesso di in infrastruttura: la maxifusione tra xAI e SpaceX riporta in orbita un vecchio sogno, quello dei data center nello spazio. 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