{"id":1000027893,"date":"2026-02-17T17:09:41","date_gmt":"2026-02-17T20:09:41","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000027893"},"modified":"2026-02-17T17:09:43","modified_gmt":"2026-02-17T20:09:43","slug":"il-grande-cambio-di-rotta-del-ministero-sullenergia-che-nessuno-racconta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000027893","title":{"rendered":"Il grande cambio di rotta del ministero sull&#8217;energia (che nessuno racconta)"},"content":{"rendered":"\n<p>Cambiano le parole d&#8217;ordine nelle priorit\u00e0 politiche del ministero dell&#8217;Ambiente e della sicurezza energetica, indicate dal Mase nel nuovo Piano integrato di attivit\u00e0 e organizzazione (Piano 2026-28). Nel nuovo Piano vengono abbandonate espressioni chiave come transizione ecologica e sviluppo sostenibile. Al loro posto, la sicurezza energetica assume il ruolo di priorit\u00e0 assoluta: se lo scorso anno era legata a decarbonizzazione, sostenibilit\u00e0 e lotta all&#8217;inquinamento atmosferico, oggi viene ricondotta al principio di neutralit\u00e0 tecnologica, con un&#8217;esplicita apertura al nucleare sostenibile. In questo scritto mi permetto di auspicare una possibile motivazione di questa svolta, peraltro in accordo col recente Position Paper sull&#8217;Energia EU da parte dell&#8217;EPS che auspica un cambio di priorit\u00e0 nella politica energetica europea, ponendo come finalit\u00e0 principali il migliorare la sicurezza dell&#8217;approvvigionamento, l&#8217;accessibilit\u00e0 economica e la sostenibilit\u00e0 del sistema energetico. L&#8217;auspicio \u00e8 quindi che l&#8217;EU si incammini verso una transizione energetica piuttosto che ecologica le cui differenze sono state delineate in un precedente scritto. Dell&#8217;inesistente aumento dei disastri climatici e della crisi climatica tanto urlata dai media ma non supportata da evidenze scientifiche si \u00e8 gi\u00e0 scritto ed i risultati sono in accordo con quanto da tempo sostiene l&#8217;IPCC. Dimostrata la non urgenza della transizione ecologica per motivi sanitari e\/o umanitari, c&#8217;\u00e8 per\u00f2 chi sostiene che il costo della mancata attuazione della transizione ecologica sarebbe assai maggiore del costo della transizione stessa: non \u00e8 chiaro da dove si possa trarre questa convinzione ma volendo fare un&#8217;ipotesi, potrebbe essere il famoso Rapporto Stern del 2006 che \u00e8 stato un documento fondamentale che ha rimodellato il modo in cui il cambiamento climatico \u00e8 stato inquadrato nelle politiche, nei media e nelle attivit\u00e0 di advocacy, con ripercussioni che riecheggiano ancora oggi. Le conclusioni della Rapporto Stern, secondo cui il cambiamento climatico era un&#8217;emergenza imminente e che valeva la pena affrontare praticamente qualsiasi costo, furono ampiamente considerate autorevoli al punto che plasmarono il dibattito sul clima ben oltre il Regno Unito e ben oltre i confini dell&#8217;economia. Il Rapporto Stern prevedeva un rapido aumento delle perdite a livello globale che si stimava sarebbero ammontate a circa 1,7 trilioni di dollari nel 2050. La previsione per il 2025 era di oltre 500 miliardi di dollari di perdite (media annua). In realt\u00e0, le perdite osservate nel 2025 ammontano a circa 200 miliardi di dollari, senza alcuna evidente crescita nei venti anni dalla pubblicazione del rapporto. L&#8217;errore di previsione non \u00e8 piccolo. Come ha fatto il Rapporto Stern a sbagliarsi cos\u00ec tanto? La risposta pu\u00f2 essere riassunta in due parole: cattiva scienza. Cattiva scienza anche alla base dell&#8217;articolo di Nature recentemente ritirato il cui modello \u00e8 stato purtroppo ampiamente utilizzato nelle politiche di tutto il mondo per giustificare le proiezioni di futuri impatti economici climatici catastrofici e come base per le analisi costi-benefici della mitigazione. In realt\u00e0 ci\u00f2 che la letteratura economica del settore prevede seguendo uno scenario di forte riduzione delle emissioni, \u00e8 una perdita di qualche punto percentuale di PIL pro-capite globale per la fine del secolo a causa del cambiamento climatico, a fronte di una perdita percentuale circa doppia nel caso di una riduzione blanda delle emissioni; perdita che in ogni caso \u00e8 prevista essere inferiore al 10%. Ma ci\u00f2 che spesso viene taciuto \u00e8 che gli enormi sacrifici economici richiesti per attuare la forte riduzione delle emissioni limitano la crescita economica globale per la fine del secolo a poco oltre la met\u00e0 della crescita prevista nello scenario a blande riduzioni. Di conseguenza in media il mondo avr\u00e0 26 milioni di poveri all&#8217;anno in pi\u00f9 nello scenario a forte riduzione delle emissioni rispetto a quello a riduzioni blande, in cui il reddito pro-capite in Africa \u00e8 previsto crescere di 30 volte nel 2100 rispetto al 2020. Ci\u00f2 ha importanti conseguenze poich\u00e9 redditi pi\u00f9 elevati consentono agli individui di accedere ad una maggiore istruzione ed a beni e servizi. Una ricca letteratura dimostra che essere pi\u00f9 ricchi significa anche essere pi\u00f9 sani: sia la societ\u00e0 che gli individui possono permettersi di acquistare maggiori prestazioni per la riduzione del rischio e per la salute. La letteratura mostra che l&#8217;impatto di redditi pi\u00f9 elevati si traduce in tassi di mortalit\u00e0 pi\u00f9 bassi come evidenziato anche dal recente minimo storico di decessi causati da disastri climatici. In definitiva c&#8217;\u00e8 da auspicarsi che le mutate priorit\u00e0 del nuovo Piano siano un primo passo sulla via di una rivisitazione radicale della politica energetico-climatico europea; un primo passo ma serve pi\u00f9 coraggio! La decarbonizzazione dall&#8217;essere una finalit\u00e0 deve passare ad essere una conseguenza della transizione energetica, auspicata e necessaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Gianluca Alimonti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cambiano le parole d&#8217;ordine nelle priorit\u00e0 politiche del ministero dell&#8217;Ambiente e della sicurezza energetica, indicate dal Mase nel nuovo Piano integrato di attivit\u00e0 e organizzazione (Piano 2026-28). 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