{"id":1000027862,"date":"2026-02-16T12:32:48","date_gmt":"2026-02-16T15:32:48","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000027862"},"modified":"2026-02-16T12:32:50","modified_gmt":"2026-02-16T15:32:50","slug":"al-museo-maxxi-una-mostra-dedicata-a-franco-battiato-unaltra-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000027862","title":{"rendered":"Al Museo\u00a0 MAXXI una mostra dedicata a Franco Battiato. Un\u2019altra vita"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 26 Aprile 2026 si potr\u00e0 ammirare al Museo Maxxi di Roma una mostra dedicata al grande Franco Battiato,&nbsp; \u201cFranco Battiato. Un\u2019altra vita\u201d a cura di Giorgio Calcara e Grazia Cristina Battiato. L\u2019esposizione coprodotta dal Ministero della Cultura e dal MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, ed \u00e8 organizzata da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare di Alessandro Nicosia, in collaborazione con la Fondazione Franco Battiato ETS.&nbsp; Attraverso ricordi, materiali inediti e documenti rari, il percorso espositivo restituisce un ritratto intimo e stratificato dell\u2019artista, raccontandone la capacit\u00e0 di continua reinvenzione, la resilienza e l\u2019eredit\u00e0 culturale. Ne emerge un viaggio intenso e immersivo che va oltre la musica e attraversa il tempo, esplorando ogni dimensione della sua ricerca. Cantautore, musicista, poeta, filosofo e intellettuale, Franco Battiato ha saputo attraversare generi e linguaggi diversi: dall\u2019avanguardia al pop, dall\u2019elettronica alla mistica. Ricercatore instancabile e progressista, ha trasformato profondamente la canzone italiana, unendo carisma, rigore culturale e un mistero inconfondibile. In una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Franco Battiato apro dicendo :&nbsp; Il mio incontro con Franco Battiato \u00e8 stato leggere Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto con questo libro si capisce la grandezza di Battiato e il suo incontro con i mistici, posso affermare che Francesco Battiato nasce il 23 marzo 1945 a Ionia, piccolo centro sulla costa orientale della Sicilia, tra le acque dello Ionio e il fuoco dell\u2019Etna, in una terra fertile, ma pericolosa per la costante minaccia del vulcano, e con un\u2019aria estremamente tersa e pura, profumata di mare, di agrumi e fiori di zagare, di cui negli anni a venire conserver\u00e0 un ricordo indelebile. Nonostante le fughe, le tourn\u00e9e per la promozione dei suoi dischi e i numerosi viaggi negli Stati Uniti e in Oriente, che lo porteranno spesso lontano dalla sua terra natia, Battiato rester\u00e0 sempre profondamente legato alla Sicilia, a quel mondo mitico e incontaminato in cui era nato e aveva trascorso l\u2019infanzia: \u201cGiubbe Rosse\u201d \u00e8 una specie di inno alla Sicilia. Parlo dei suoi cieli e sento che, tornando a vivere al sud, ho ritrovato uno spazio che credevo mitico e invece esiste veramente, \u00e8 reale. Certi tramonti, quella limpidezza del cielo azzurro, i profumi della primavera. Battiato scriver\u00e0 Giubbe Rosse nel 1989, dopo essere tornato a vivere in Sicilia. Nella tranquillit\u00e0 della villa di Milo, piccolo comune del catanese compreso nel parco dell\u2019Etna, immerso nella natura e, dunque, lontano dal contesto della vita metropolitana, Battiato ritrover\u00e0 il mondo incontaminato della sua infanzia, riconoscendo, per\u00f2, che le \u00abtrasformazioni irreversibili\u00bb, che la Sicilia stava subendo per colpa dell\u2019industrializzazione e dello sviluppo tecnologico, ne minacciavano la sopravvivenza. Saranno anche l\u2019amore per la propria terra e l\u2019amarezza nel vederla corrompersi sempre pi\u00f9 rapidamente, che porteranno Battiato a lottare contro il mito del progresso e a smascherarne l\u2019insito potenziale, alienante per l\u2019uomo e distruttivo per il mondo in cui vive.&nbsp; Andando via dalla Sicilia, a met\u00e0 degli anni Sessanta, Battiato fa la parte di quello che \u201cmette il carro innanzi ai buoi\u201d: molla tutto e parte senza sapere cosa trover\u00e0. L\u2019arrivo a Milano, per\u00f2, \u00e8 carico di entusiasmo: nessuno smarrimento e nessun rimpianto, solo sogni, una chitarra e qualche lira. Nonostante le difficolt\u00e0 economiche \u2013 \u00abla prima parte della mia esistenza a Milano \u00e8 stata molto dura perch\u00e9 non avevo soldi: d\u2019inverno mangiavo a pranzo un caco e un po\u2019 di pane\u00bb&nbsp; Battiato si sente a casa e fa di tutto per riuscire a inserirsi negli ambienti musicali della metropoli in cui \u201csi fanno\u201d le canzoni che a Riposto poteva semplicemente ascoltare alla radio o negli LP. Inizia a esibirsi in Galleria Vittorio Emanuele II, sede di diverse case discografiche, \u00abuna specie di parco bestiame, ed era impressionante. Vi convenivano centinaia di musicisti in cerca di scritture\u00bb strimpella assoli alla chitarra per le strade milanesi, tra una folla di aspiranti giovani artisti come lui; fa gavetta suonando nelle balere \u2013 \u00abgrande scuola di disciplina! Con un pubblico feroce che voleva divertirsi e ballare e se non eri all\u2019altezza, ti protestava durante la serata stessa\u00bb&nbsp; e, per mantenersi, lavora come fattorino, consegnando pacchi di dischi che lui stesso incideva. L\u2019esperienza pi\u00f9 importante di questi primi anni milanesi \u00e8, per\u00f2, sicuramente, quella al Cab 64, uno dei primissimi cabaret aperti in citt\u00e0, luogo di incontro di importanti artisti e intellettuali del tempo.Battiato si presenta come cantastorie di ballate siciliane tradizionali, ma in realt\u00e0, come lui stesso avrebbe dichiarato pi\u00f9 tardi, a parte alcuni brani, eseguiva tutte canzoni autografe, spesso improvvisate al momento dell\u2019esecuzione. \u00c8 al Cab 64 che Battiato incontra nuovamente Gregorio Alicata, amico siciliano tra i primi suoi veri sostenitori (insieme al fratello Michele), con cui nel 1967 forma un duo che inizia a esibirsi con il nome de \u201cGli ambulanti\u201d. Il loro repertorio \u00e8 fatto di qualche canzone tradizionale siciliana e una serie di brani scritti a quattro mani dai due autori, sul modello della canzone di protesta americana che in quegli anni stava spopolando grazie a Bob Dylan. Una sera ad ascoltarli c\u2019\u00e8 Giorgio Gaber all\u2019epoca, gi\u00e0 affermato cantautore \u2013 che li invita a casa sua per una sorta di \u201caudizione casalinga\u201d, della quale rimane talmente entusiasta da proporre ai due un provino alla \u201cRicordi\u201d per l\u2019incisione di un disco: l\u2019incontro non porta, per\u00f2, a nulla di fatto, perch\u00e9 Battiato si rifiuta di firmare il contratto di collaborazione con la casa discografica e, \u201cfatta parte per se stesso\u201d, prosegue da solo la carriera di musicista. Pochi mesi pi\u00f9 tardi, sempre grazie a Gaber con il quale stringer\u00e0 una forte amicizia e avvier\u00e0 una collaborazione professionale che si protrarr\u00e0 negli anni a venire Battiato ottiene un contratto con la casa discografica \u201cJolly\u201d e inizia a farsi strada come autore di musica di protesta. I singoli del \u201967 \u2013 La torre, Le reazioni, Triste come me e Il mondo va cos\u00ec \u2013 sono canzoni \u201cimpegnate\u201d, un beat-pop-rock caratterizzato da ritmi veloci e frenetici, dall\u2019uso di strumenti elettronici e da testi che riflettono sulla realt\u00e0 politica, sociale e culturale del tempo, mettendone in luce la natura corrotta. Battiato critica l\u2019ipertrofica ricerca del progresso e il mito utilitaristico del \u201cfare\u201d \u00absalverei chi non ha voglia di far niente e non sa fare niente\u00bb sottolinea la falsit\u00e0 che caratterizzava i rapporti tra le persone, in un contesto sociale in cui la ricerca del successo e dell\u2019arricchimento personali stava decretando la scomparsa di valori come la solidariet\u00e0 e l\u2019altruismo \u00abti chiuderanno in faccia le porte proprio quelli che ora stanno con te\u00bb e mette in luce l\u2019indifferenza dei pi\u00f9 fortunati verso chi era vittima di soprusi o discriminazioni, chi viveva in povert\u00e0, nella fame o in guerra. Battiato rileva la paradossalit\u00e0 di questa situazione, in un Italia che era appena uscita dalla Seconda Guerra Mondiale ma non sembrava aver imparato nulla dalla tragedia dell\u2019esperienza bellica: \u00abil mondo va cos\u00ec, forse finisce qui\u00bb, conclude, invitando a riflettere sulla crisi propriamente umana che la societ\u00e0 italiana di quegli anni stava vivendo e che l\u2019accelerata crescita economica, industriale e tecnologica occultava, nella speranza di sollecitare un cambiamento. Quarant\u2019anni pi\u00f9 tardi, Battiato avrebbe descritto il biennio 1969-1970 come anni di crisi: continua a lavorare, anche incrementando la sua attivit\u00e0 musicale, ma sta male, fino a vivere delle vere e proprie crisi di alienazione. Inizia ad avvertire un sempre pi\u00f9 forte senso di estraneit\u00e0 rispetto al mondo che lo circonda; ad avere l\u2019impressione di non essere nel posto giusto, di non appartenere a questa umanit\u00e0 e a questo pianeta. Battiato si rende conto di star perdendo i contatti con la realt\u00e0: come sottolinea Aldo Nove nella monografia dedicata al cantante, \u00abquella realt\u00e0 non gli interessava pi\u00f9, non era sua. Era qualcosa di simile alla nebbia che avvolgeva Milano e che tanto l\u2019aveva affascinato al suo arrivo nella metropoli\u00bb. Nel tentativo di raggiungere una pace interiore sempre pi\u00f9 urgente, Battiato si rivolge alla meditazione: in pochi mesi divora i testi dei grandi mistici orientali, si avvicina alla Bhagavadg\u012bt\u0101 e approfondisce la lettura della Bibbia e del Corano. La visione del mondo e della vita umana, che matura nel corso di questi mesi, lo porta a intraprendere una nuova direzione non solo a livello esistenziale ma anche professionale, trasformando la crisi in un\u2019occasione di cambiamento. Quando, finalmente, Battiato ottiene il congedo definitivo, ha inizio quella che Massara definir\u00e0 come l\u2019esperienza musicale pi\u00f9 eccitante della sua vita, un lungo periodo di improvvisazioni, scambi di idee, esperimenti ed esplorazioni sonore, che avrebbero dato vita ai dischi sperimentali dei primi anni Settanta: Fetus (1972), Pollution (1973), Sulle corde di Aries (1973) e Clic (1974). Alla ricerca di nuove forme e soluzioni, in questi album Battiato si distacca dal formato della canzone e si dedica completamente alla sperimentazione musicale: esplora gli strumenti elettronici e le loro sonorit\u00e0, continuando a usare il VCS3; decostruisce le strutture testuali tradizionali, dando vita a brani frammentati, in cui le parole si mescolano a suoni e voci catturate dalla realt\u00e0 di tutti i giorni, fino a sparire per lasciare spazio alla sola musica. Nei suoni elettronici, freddi e meccanici del sintetizzatore, Battiato sente di aver trovato quel nuovo linguaggio musicale, di cui era alla ricerca: un mezzo capace di comunicare senza deformarle la sua esperienza del mondo e la sua personale interpretazione del senso dell\u2019esistenza umana. Le personalit\u00e0 che giocano un ruolo fondamentale nell\u2019esperienza artistica, musicale ed esistenziale di Battiato, a partire dalla fine degli anni Settanta: Giusto Pio e Georges Ivanovi\u010d Gurdjieff. In un\u2019intervista del 1991, Battiato dichiara: il vero cambiamento della mia vita, il pi\u00f9 grande, lo debbo alla scoperta di Gurdjieff. Da solo, con un\u2019esperienza da autodidatta davvero selvaggia, ma molto interessante, avevo scoperto quella che in Occidente si chiamava meditazione trascendentale, avevo cio\u00e8 gi\u00e0 fatto un percorso interiore, ma nel pensiero di Gurdjieff vidi perfettamente disegnato un sistema che io avevo intuito e frequentato. In un solo momento raccolsi tutto. Esistono tante vie&nbsp; e quella di Gurdjieff mi era molto congeniale. Una specie di sufismo applicato all\u2019Occidente, all\u2019interno di una societ\u00e0 consumistica. La scoperta fulminante di Gurdjieff \u2013 Battiato parla di un \u00abamore folgorante\u00bb&nbsp; risale al 1978 e, in particolare, alla lettura di Incontri con uomini straordinari, un testo incentrato sull\u2019idea che l\u2019uomo moderno-contemporaneo agisca in un mondo fatto di convenzioni e automatismi, che limitano l\u2019autentica libert\u00e0 d\u2019essere dell\u2019individuo, non consentendogli di vivere realmente. Il viaggio raccontato nel libro \u00e8 la ricerca e l\u2019incontro di uomini che, riscoprendo se stessi attraverso lo sviluppo della coscienza, sono riusciti a distaccarsi dalla corruzione dilagante, accedendo alla verit\u00e0 e a un\u2019esperienza esistenziale pi\u00f9 autentica e originaria. Un omaggio a Gurdjieff compariva gi\u00e0 nell\u2019album del \u201978, L\u2019Egitto prima delle sabbie, il cui titolo alludeva appunto alla mappa dell\u2019\u201dEgitto-di-prima-delle-sabbie\u201d, di cui il Maestro parla negli Incontri con uomini straordinari tuttavia, \u00e8 a partire da quella che la critica considera \u201cla trilogia del successo\u201d e, in particolare \u2013 come afferma Aldo Nove \u2013 a partire da L\u2019era del cinghiale bianco, che Franco Battiato, con il suo sodale Giusto Pio, trova la sintesi perfetta di tutta la sua ricerca musicale ed esistenziale, e che, quindi, i riferimenti al pensiero di Gurdjieff sono pi\u00f9 ricorrenti e consapevoli. Aspetto fondamentale di questo album, come dei successivi, \u00e8 la presenza di elementi orientali ed esoterici, a partire dal cinghiale bianco richiamato nel titolo, figura che nella tradizione celtica e primitiva rappresentava il potere spirituale, messo alla berlina dalla materialit\u00e0 del mondo moderno. Nella canzone che d\u00e0 il titolo alla raccolta, Battiato canta \u00abspero che ritorni presto l\u2019era del cinghiale bianco\u00bb, auspicando il ritorno a un\u2019et\u00e0 primigenia in cui, a differenza di ci\u00f2 che avviene in quella presente che, \u00absecondo le teorie esoteriste \u00e8 il ciclo pi\u00f9 basso dell\u2019universo\u00bb, l\u2019essere abbia un ruolo predominante rispetto all\u2019avere o, ancora peggio, all\u2019apparire. Si tratta di una visione negativa della realt\u00e0 contemporanea, che, per\u00f2, a differenza di quella contenuta nei testi precedenti&nbsp; non si limita a criticare e condannare, ma nasce dalla consapevolezza che un\u2019alternativa, quella offerta dalla riscoperta di s\u00e9, \u00e8 possibile e se ne fa voce. Anche Il re del mondo, brano centrale della raccolta, presenta un testo ricco di riferimenti esoterici e contiene, in particolare, un omaggio all\u2019omonimo romanzo di Ren\u00e9 Gu\u00e9non, nel quale il filosofo francese sviluppa una riflessione sull\u2019illusione umana del libero arbitrio e della possibilit\u00e0 di autodeterminare la propria esistenza. \u00abIl re del mondo \u2013 afferma Battiato \u2013 \u00e8 una forza che determina di nascosto le sorti del nostro pianeta. Come un burattinaio invisibile che \u00e8 causa del nostro dolore e che \u201cci tiene prigioniero il cuore\u201d\u00bb. L\u2019anno successivo, 1980, Battiato pubblica Patriots, album che segna la transizione da L\u2019era del cinghiale bianco a La voce del padrone, mettendo a fuoco tutti gli aspetti che qui saranno centrali: l\u2019uso dell\u2019ironia, la frammentazione testuale, la commistione linguistica e l\u2019accostamento di citazioni derivanti dal linguaggio colto a citazioni appartenenti al linguaggio popolare.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra la fine del 1981 e l\u2019estate del 1982, La voce del padrone ottiene un successo clamoroso, superando qualsiasi aspettativa, da parte del suo autore e della casa discografica. Dopo tanto lavoro, Battiato si prende una lunga pausa di riflessione e rifiuta qualsiasi contatto con l\u2019esterno \u2013 media e pubblico \u2013 fino all\u2019uscita del nuovo disco, atteso per la fine del 1982. Seguendo l\u2019istinto, Battiato intraprende l\u2019ennesimo cambio di rotta e decide di parlare d\u2019altro, di non ripetersi, per stimolare chi lo ascolta ad andare oltre. Come lui stesso dichiara, in questo nuovo disco \u00abc\u2019\u00e8 pi\u00f9 osservazione del mondo reale che essendo, a mio avviso, una realt\u00e0 catastrofica induce effettivamente a canzoni sulla catastrofe e sul modo in cui se ne pu\u00f2 uscire\u00bb. Quasi come una sorta di preveggente, Battiato guarda al futuro e scorge il destino tragico cui il corso presente degli eventi sta conducendo l\u2019uomo: le grandi migrazioni di popoli, la repressione di certi regimi politici e il controllo della libert\u00e0 individuale; il monopolio della tecnologia, la cui evoluzione \u00e8 causa di \u00abappassimento e appiattimento delle facolt\u00e0 propriamente umane\u00bb, perch\u00e9 inaridisce l\u2019esistenza e il declino della civilt\u00e0 occidentale sotto il peso del capitalismo sfrenato, l\u2019ipertrofia del progresso e i disastri ambientali \u00abNelle vie calde la temperatura si alzer\u00e0\u00bb l\u2019uomo sempre pi\u00f9 chiuso nei propri limiti e poco propenso a confrontarsi con i suoi simili. Battiato scorge la fine di questo \u00abmondo moribondo\u00bb in un nuovo diluvio universale e un\u2019Arca che, come quella di No\u00e8, metta in salvo solo chi lo merita: per Battiato, \u00abchi non ha voglia di far niente e non sa fare niente\u00bb, come aveva affermato tanti anni prima. Nel 1983 Battiato pubblica un nuovo album, Orizzonti perduti, che gi\u00e0 nel titolo si pone in diretta continuit\u00e0 con il senso dell\u2019album precedente: gli orizzonti perduti, infatti, sono quegli aspetti propriamente e originariamente umani dell\u2019esistenza, che il progresso declino della societ\u00e0 ha inaridito e appiattito, fino a decretarne la scomparsa. Emblema di questa perdita diventa la terra natia di Battiato, la Sicilia, che l\u2019autore, scavando nella memoria della propria infanzia, rievoca attraverso immagini, profumi e sensazioni, che sa appartenere a un passato praticamente irrecuperabile, a seguito \u00abdella trasformazione irreversibile\u00bb che l\u2019isola ha subito negli ultimi trent\u2019anni. Di fronte alla crisi del mondo moderno, al Tramonto occidentale, Battiato attenua senza, per\u00f2, abbandonarli del tutto i toni apocalittici, che avevano caratterizzato l\u2019album precedente, ed esorta chi lo ascolta a cercare un\u2019esistenza diversa e pi\u00f9 autentica: a cercare, cio\u00e8, Un\u2019altra vita. Contro il logorio dell\u2019esistenza moderna, che \u00absfianca\u00bb, \u00abinnervosisce\u00bb e \u00abfa arrabbiare inutilmente\u00bb, provocando \u00abmalesseri speciali\u00bb, \u00abnoia e stanchezza\u00bb, \u00abnon servono pi\u00f9 tranquillanti o terapie\u00bb, \u00abeccitanti o ideologie\u00bb, ma \u00abci vuole un\u2019altra vita\u00bb: Battiato auspica un cambiamento radicale, che consenta all\u2019uomo di riscattare se stesso dall\u2019inautenticit\u00e0 in cui vive, liberandosi dalla schiavit\u00f9 dei condizionamenti esterni, affrancandosi dai processi di omologazione e alienazione, sottraendosi alle illusioni consolatrici e rassicuranti del pensiero comune, per riscoprirsi come insegnava Gurdjieff \u2013 nella propria originaria autenticit\u00e0. Come afferma Zuffanti, \u00abi testi di Battiato da La voce del padrone in poi diventano vere guide per una vita pi\u00f9 profonda, critica e completa\u00bb: con le sue canzoni, Battiato si sforza di trasmettere l\u2019urgenza di cambiare se stessi e le proprie idee, mettendo in discussione le basi del pensiero dominante e del vivere comune. Come precedentemente sottolineato, nella trilogia del successo L\u2019era del cinghiale bianco, Patriots e La voce del padrone questi messaggi non erano quasi mai espliciti, ma celati dietro un gioco di citazioni e riferimenti, che solo chi sapeva leggere oltre la superficie del testo riusciva a cogliere. In Orizzonti perduti, come gi\u00e0 ne L\u2019Arca di No\u00e8 e nel successivo Mondi lontanissimi, invece, questo carattere criptico tende ad attenuarsi, lasciando spazio a toni critici pi\u00f9 espliciti e, dunque, facilmente comprensibili anche per l\u2019ascoltatore pi\u00f9 superficiale. Probabilmente, fu anche questo uno dei motivi dello scarso successo di questi album, del quale, per\u00f2, Battiato non sembra affatto preoccuparsi: in un\u2019intervista del 1986, dichiarer\u00e0, infatti: \u00absono stato il primo a gioire quando si \u00e8 finalmente placato il successo esploso con La voce del padrone. \u00c8 stato un gioco divertente finch\u00e9 \u00e8 durato, ma oggi non ha pi\u00f9 ragione d\u2019essere\u00bb e in un\u2019altra, di due anni prima, sosteneva che per un pezzo voleva \u00abstare tranquillo, lontano dalle sale di registrazione e dai concerti\u00bb. \u00c8 in questo clima che, nel 1985, nasce il nuovo album, Mondi lontanissimi, il cui titolo sembra alludere a una fuga verso una dimensione spazio-temporale diversa e distante da quella umana, ma \u2013 come sempre \u2013 il vero significato di questo cammino \u00e8 un altro, pi\u00f9 profondo. Come sottolinea La Posta, quello che apparentemente si presenta come un avventuroso viaggio siderale \u00e8 in realt\u00e0 un viaggio, altrettanto ricco di sorprese, imprevisti e ostacoli, nello spazio interiore, alla conquista di nuovi mondi, lontanissimi ma in realt\u00e0 vicinissimi: I mondi lontanissimi \u2013 spiega Battiato \u2013 sono i mondi della fantasia, dei pianeti della nostra costellazione in cui forse ci sono altre forme di vita che non riusciamo a immaginare. Sono i mondi interiori, quei livelli di consapevolezza che non solo non riusciamo a immaginare ma che sprechiamo come il pi\u00f9 grande tesoro nascosto di ogni individuo. Il tema del viaggio spaziale, come viaggio interiore, \u00e8 introdotto dal primo brano, Via lattea, in cui Battiato racconta di un lungo viaggio, alla conquista degli spazi interstellari, reso necessario dalla rovina del pianeta in cui viviamo e della stessa esistenza umana: la prima, rappresentata sotto forma di sfruttamento e inquinamento ambientali non pi\u00f9 gestibili, la seconda, presentata come conseguenza di un eccessivo sviluppo della razionalit\u00e0 tecnica. Nel terzo brano della raccolta, No time no space, Battiato canta: \u00abmi preparavo al lungo viaggio\u2026in cui ci si perde\u00bb; \u00abnavigare nello spazio\u00bb, infatti, significa andare oltre ci\u00f2 che si conosce, per affrontare ci\u00f2 che \u00e8 sconosciuto, dentro e fuori di s\u00e9, vivendo un senso di smarrimento che consente di riscoprirsi in nuove dimensioni e da prospettive inedite. In tal senso, la conoscenza autentica di s\u00e9, del mondo e dell\u2019esistenza \u00e8 compenetrazione di vicinanza e lontananza; in tal senso, i mondi lontanissimi in realt\u00e0 sono vicinissimi. Ed \u00e8 proprio questo il tipo di viaggio che, ancora una volta, intraprender\u00e0 Battiato, sempre pronto a mettersi in discussione e a esporsi al cambiamento aperto dalle possibilit\u00e0 che l\u2019esistenza gli offre. Nell\u2019intervista con Mario Conti del 1985, di pochi mesi successiva all\u2019uscita del disco, Battiato dir\u00e0: \u00abCon l\u2019album Mondi lontanissimi si \u00e8 conclusa la quarta fase della mia evoluzione musicale. Se ne sta per aprire un\u2019altra molto diversa, ma per me il cambiamento non \u00e8 certo una novit\u00e0\u00bb. Dopo l\u2019uscita di Mondi lontanissimi, Battiato dovrebbe partire per gli Stati Uniti, per la promozione americana del disco, ma cambia idea e, abbandonato il progetto \u2013 con grande disappunto dei discografici della EMI&nbsp; decide di rimanere in Italia. Il motivo di questa decisione si deve a una nuova voglia di cambiamento e alla ricerca di un nuovo linguaggio con cui parlare alle persone, come sostiene nell\u2019intervista con Massimo Bernardini, del 1986: \u00absento di dover fare una cosa diversa, di non poter pi\u00f9 usare gli stessi meccanismi per arrivare alla gente\u00bb. Qualche tempo prima, Henri Thomasson \u2013 scrittore e mistico francese, discepolo di Gurdjieff \u2013 aveva suggerito a Battiato di cimentarsi in un\u2019occupazione diversa rispetto alla scrittura delle canzoni: \u00abMi ha detto \u2013 dichiara nelle Conversazioni autobiografiche con Franco Pulcini \u2013 che avrei dovuto scrivere un\u2019opera\u00bb. Accettato il suggerimento, Battiato comincia a comporre un\u2019opera lirica, ispirata ai primi capitoli della Genesi, e presenta questo passaggio dal mondo pop della canzone a quello classico della musica operistica, come un\u2019assunzione di responsabilit\u00e0: Il momento presente nel nostro Paese, come in tutto il mondo, non \u00e8 dei migliori. Occorre, dunque, impegnarsi con volont\u00e0 contro il conformismo dominante. C\u2019\u00e8 oggi una frivolezza che diviene di giorno in giorno pi\u00f9 preoccupante, un\u2019insensatezza per molti versi ormai insopportabile. Ecco perch\u00e9, in un lavoro come Genesi, lascio da parte il gioco e mi espongo come non ho mai fatto prima.&nbsp; Da questo momento, Battiato inizier\u00e0 ad esplorare linguaggi artistici differenti da quello della canzone pop, cimentandosi nella produzione di opere liriche e cinematografiche, lavorando in teatro e dedicandosi alla pittura: una molteplicit\u00e0 di esperienze diverse, tramite le quali rivolgersi alle persone, attraverso il linguaggio delle emozioni, dell\u2019immaginazione e dell\u2019interiorit\u00e0. Genesi esce nel 1987, dopo oltre un anno di lavoro e perfezionamento, e il 27 aprile di quell\u2019anno viene rappresentata per la prima volta al Teatro Regio di Parma, con un enorme successo di pubblico e critica.<\/p>\n\n\n\n<p>Il libretto \u00e8 una sorta di favola esoterico-fantascientifica in cui Battiato \u2013 collegandosi ai lavori precedenti \u2013 mette in scena il tentativo, da parte degli dei, di salvare l\u2019umanit\u00e0 dal tragico destino verso il quale si sta avviando. Come scrive Zuffanti, all\u2019inizio dell\u2019opera, \u00abgli dei mandano sulla Terra quattro arcangeli-messaggeri, che possano provare a evitare l\u2019ennesimo diluvio, aiutando gli abitanti a superare la pi\u00f9 grave crisi che ha investito il pianeta dei tempi della sua creazione\u00bb: l\u2019opera, quindi, pur rappresentando un decisivo cambio di rotta rispetto alla produzione precedente, se ne ricollega a livello tematico, portando avanti la critica alla decadenza della societ\u00e0 moderna e la convinzione che solo un cambiamento radicale e un nuovo inizio (una nuova genesi), avrebbero potuto ribaltare le sorti tragiche, cui gli uomini sembravano essersi destinati. Il racconto prosegue con l\u2019arrivo sulla Terra degli arcangeli-messaggeri, che scoprono una possibilit\u00e0 di salvezza, per mezzo di persone che hanno mantenuto vivi insegnamenti e pratiche della tradizione esoterica, dalle epoche mitologiche al presente. I quattro messaggeri costruiscono, quindi, una grande astronave, per affrontare un viaggio atto a conquistare una nuova comprensione del mondo, dell\u2019esistenza e della specie \u2013 con evidenti richiami all\u2019Arca dell\u2019album del 1982 e al viaggio spaziale di Mondi lontanissimi. Forti di questa nuova conoscenza, i quattro tornano tra gli uomini e condividono con loro il sapere acquisito, che, per\u00f2, viene rifiutato in nome di una cultura che, per quanto falsa e ingannevole, \u00e8 ormai consolidata. A questo punto, conclude Zuffanti, \u00abla fine \u00e8 inevitabile e dopo la fine sorge un nuovo mondo\u00bb. Da un punto di vista tematico e contenutistico, l\u2019opera porta a compimento il percorso di critica e ricerca che Battiato aveva iniziato tanti anni prima con la sperimentazione elettronica e, poi, con la canzone degli anni Ottanta, con cui condivide il carattere criptico, oscuro, esoterico. Consapevole di aver prodotto un\u2019opera estremamente complessa, Battiato cerca di facilitare la comprensione da parte dello spettatore creando uno spettacolo in cui le parole e i contenuti si intrecciano al canto, alle luci e alle danze: per questo, come sottolinea Zuffanti, \u00abil termine opera \u00e8 assai riduttivo\u00bb. Genesi ottiene un enorme successo, di cui Battiato stesso sembra inizialmente essere sorpreso, come dichiara in un\u2019intervista del 1987: Mi \u00e8 sembrato che il pubblico fosse pi\u00f9 emozionato di me e questo capita quando le intenzioni di partenza dell\u2019autore sono giuste. Allora da una favola visiva si passa a dei risvegli emotivi di stadi primordiali, a dei veri e propri recuperi. All\u2019interno della produzione di Battiato, Genesi non rappresenta un unicum, ma la prima di una serie di opere di matrice sacra ed esoterica, con la quale l\u2019autore avvia una sorta di carriera parallela a quella di musicista, come compositore colto. Nelle Conversazioni autobiografiche con Franco Pulcini, Battiato afferma che, inizialmente, cimentarsi nella composizione di opere liriche non era una sua ambizione, n\u00e9 tantomeno rientrava nei suoi progetti, per\u00f2, aggiunge, \u00aba un certo punto ho sentito che era una strada che dovevo percorrere. Questo \u00e8 il lato divertente dei destini degli uomini: una cosa che non pensi assolutamente, che non \u00e8 nelle tue corde, diventa poi forse il mestiere principale\u00bb. Di fronte al successo di Genesi, infatti, Battiato annuncia, gi\u00e0 nell\u2019estate del 1987, il progetto di una nuova opera: \u00abscrivere una seconda opera \u00e8 stato come fare una lunga e rilassante nuotata in mare aperto\u00bb, dichiara; tuttavia, accantona il progetto prima d\u2019averlo ultimato, per dedicarsi (nuovamente) alla canzone. Tra i lavori operistici successivi, i pi\u00f9 interessanti \u2013 a detta dello stesso Battiato \u2013 sono Gilgamesh del 1992, ispirata al mito dell\u2019eroe sumero, e Il cavaliere dell&#8217;intelletto, realizzata nel 1994, con la collaborazione del filosofo Manlio Sgalambro. Per capire da dove nasce la nuova stagione artistica e musicale di Franco Battiato \u00e8 necessario richiamare un evento dell\u2019aprile del 1993, ossia la pubblicazione del nuovo libro di Manlio Sgalambro, Dialogo teologico, che Battiato legge e apprezza: \u00abfui contagiato da quella scrittura \u2013 dichiara in un\u2019intervista \u2013 , io sono un musicista quindi amo le sonorit\u00e0, ma mi colpirono anche i contenuti\u00bb. Proprio in quei giorni, durante la presentazione di un libro di poesie del comune amico Angelo Scandurra, i due si incontrano e Battiato rimane profondamente colpito dal filosofo e dal suo \u00abacuto senso dell\u2019ironia\u00bb, tanto da proporgli subito di collaborare a un progetto che gli era stato commissionato: Dovevo comporre un\u2019opera sulla distruzione di Troia&nbsp; e insistetti perch\u00e9 lui scrivesse il libretto. Si prese un po\u2019 di tempo prima di accettare, ma infine disse che si poteva provare. Le sue parole coincidevano perfettamente con la mia partitura: non c\u2019era un aggiustamento da fare. Nonostante gli ottimi risultati, il progetto si interrompe, per non essere mai pi\u00f9 ripreso. Nel frattempo, per\u00f2, a Battiato arriva una nuova richiesta da parte della Regione Sicilia, che gli commissiona un\u2019opera, che celebrasse degnamente l\u2019ottavo centenario dalla nascita di Federico II di Svevia. Intrigato dall\u2019idea di sperimentare nuovamente il genere lirico dopo Genesi (1987) e Gilgamesh (1992), Battiato accetta il progetto e propone a Sgalambro una nuova collaborazione: nasce, cos\u00ec, Il cavaliere dell\u2019intelletto, opera in cui le musiche del cantante si combinano al libretto del filosofo. Pur essendo un\u2019opera su commissione, Il cavaliere dell\u2019intelletto (1994) si inserisce perfettamente nella storia personale e artistica di Battiato, infatti, oltre a essere un grande condottiero e un regnante illuminato, mecenate propiziatore di arti e lettere, Federico II era stato il primo sovrano a cogliere l\u2019importanza del dialogo tra Oriente e Occidente, trasformando la propria corte in luogo d\u2019incontro tra culture diverse. Federico II, per Battiato, era il tipico esempio di un personaggio che \u2013 come lui \u2013 cercava una cultura multirazziale: \u00abLui, nordico, calandosi in una realt\u00e0 come quella araba, visse il proprio sradicamento come un arricchimento personale\u00bb, nella consapevolezza che solo l\u2019uomo capace di uscire dalle rigidit\u00e0 della propria tradizione culturale, sociale e religiosa \u00abpu\u00f2 mirare alla saggezza\u00bb. E proprio questo, l\u2019ideale di saggezza come apertura al diverso e sua integrazione con ci\u00f2 \u00e8 noto, \u00e8 il tema attorno a cui ruota l\u2019opera, che, come sottolinea Battiato, \u00abnon narra la storia del personaggio, ma si occupa della sua natura intellettuale\u00bb. Al di l\u00e0 dell\u2019opera in s\u00e9, per\u00f2, Il cavaliere dell\u2019intelletto rappresenta un momento fondamentale dell\u2019esperienza artistica e musicale di Battiato, perch\u00e9 mostra \u2013 seppur in forma embrionale \u2013 quelli che saranno gli elementi caratteristici della nuova stagione compositiva e degli album che nasceranno dalla collaborazione con Manlio Sgalambro: L\u2019ombrello e la macchina da cucire (1995), L\u2019imboscata (1996) e Gommalacca (1998). Nell\u2019estate del 1994 \u2013 prima che l\u2019opera venisse rappresentata \u2013 il filosofo aveva composto dei testi in cui affrontava tematiche centrali del suo pensiero, impiegando uno stile e un linguaggio che, \u00abper miracolo\u00bb, si erano perfettamente inseriti nella riflessione musicale di Battiato. Il cantante&nbsp; consapevole di aver trascurato, nell\u2019ultimo periodo, la forma canzone, per dedicarsi con maggiore impegno e interesse alla musica colta e, in particolare, all\u2019opera lirica \u2013 trova nella scrittura di Sgalambro, criptica e ricca di riferimenti filosofici, poetici e letterari, un nuovo modo di comunicare attraverso le canzoni e di stimolare il pubblico alla riflessione oltre che all\u2019ascolto: un nuovo linguaggio, che lo entusiasma al punto da affidare al filosofo la composizione quasi esclusiva dei successivi testi, che confluiranno negli album nati dalla loro collaborazione. Se non avessi iniziato questo rapporto con Sgalambro \u2013 dichiara in un\u2019intervista \u2013 probabilmente non avrei composto nulla per un po\u2019 di anni. Avevo esaurito tutto quello che sentivo di voler dire. I testi di Sgalambro condividono con quelli passati di Battiato una struttura frammentata che intreccia pensieri, sensazioni e immagini spesso distanti tra loro; l\u2019impiego di uno stile volutamente criptico, che procede per accostamenti, incursioni veloci e ritiri improvvisi, ribaltamenti del senso comune e giochi di parole, \u00abvoli imprevedibili ed ascese velocissime\u00bb, che, come sottolinea La Posta, hanno lo scopo di indurre a pensare, di costringere la mente allo sforzo della riflessione; la presenza dell\u2019ironia, di citazioni alte e basse e di riferimenti colti, dalla letteratura, alla poesia e alla filosofia. Secondo il critico, la scrittura di Sgalambro si rif\u00e0, rinnovandola, a quella usata da Battiato nelle canzoni degli anni Ottanta, come quelle contenute ne L\u2019era del cinghiale bianco o La voce del padrone: ricompaiono le frasi accostate liberamente, ma, se Battiato cercava, in questo modo, oltre che di nascondere i diversi piani di lettura, anche un testo capace di incastrarsi alla perfezione al suono, Sgalambro, le cui parole nascono \u201cdal tranquillo divagare, con la mente che segue ora questo ora quello, distratta e pigra\u201d sembra inseguire lo spiazzamento, la creazione di quel vuoto mentale che istintivamente porta alla nascita di un pensiero che vada colmarlo. Battiato si dichiara entusiasta di questi testi, che definisce \u00abvere folgorazioni di bellezza, piccole grandi gemme per me irresistibili\u00bb. In due interviste, di poco successive alla pubblicazione dell\u2019album, L\u2019ombrello e la macchina da cucire, dir\u00e0: L\u2019arrivo di Sgalambro mi ha fatto fare i conti con una prosa, che pu\u00f2 sembrare non naturale come la mia, ma nello stesso tempo mi ha dato una diversit\u00e0 di approccio al mio lavoro e mi ha fatto superare problemi nuovi nella scrittura musicale. Proprio perch\u00e9 non ho avuto la responsabilit\u00e0 dei testi mi sono sentito libero come musicista: molti di quelli che hanno gi\u00e0 ascoltato il disco mi hanno detto che suona innovativo. L\u2019innovazione musicale \u00e8 determinata dai testi di Sgalambro. Questo tipo di scrittura caratterizzer\u00e0, in particolare, gli album L\u2019ombrello e la macchina da cucire del 1995 e L\u2019imboscata del 1996, che gi\u00e0 nel titolo mostrano due degli aspetti topici della modalit\u00e0 compositiva di questi anni. Il primo, la citazione: il titolo del primo album, infatti, prende spunto da un frammento de I canti di Maldoror, poema epico in prosa pubblicato nel 1869 dal Conte di Lautr\u00e8amont, pseudonimo di Isidore Ducasse, e da una frase (\u00abUna macchina da cucire con un ombrello\u00bb) spesso citata da Andr\u00e9 Breton, poeta, saggista e critico d\u2019arte francese, che la impiegava per sintetizzare il programma del Surrealismo e che Sgalambro recupera per esprimere il senso di una scrittura che procede per associazione libera di idee e accostamenti imprevedibili, \u00abun flusso di coscienza utile a scardinare i principi razionali della comunicazione tradizionale\u00bb. Il secondo, la pluri-significativit\u00e0 del testo, infatti, come spiega lo stesso Battiato, l\u2019immagine dell\u2019imboscata esprime l\u2019idea che sotto la superficie dell\u2019immediatezza si nascondono spessori differenti: \u00abin realt\u00e0, \u00e8 questa l\u2019imboscata: dietro alle cose apparentemente pi\u00f9 semplici ci sono altri piani di lettura, come dietro a canzoni pretenziose, che mirano in alto, spesso c\u2019\u00e8 la pochezza\u00bb. Con il terzo album, Gommalacca, uscito nel settembre del 1998, Sgalambro e Battiato procedono oltre, raggiungendo l\u2019apice della loro collaborazione: il nuovo disco, infatti, sembra ripercorrere, attualizzandolo, l\u2019intero percorso musicale, poetico e artistico di Battiato, dalle sperimentazioni elettroniche di Fetus e Pollution, alla grande canzone de L\u2019era del cinghiale bianco e de La voce del padrone; dai toni apocalittici de L\u2019arca di No\u00e8, di Orizzonti perduti e di Mondi lontanissimi, alla speranza della rinascita gurdjieffiana, fino alle influenze nichiliste ed esistenzialiste dello stesso Sgalambro. Si tratta di un album-ritratto, in cui Battiato riassume la propria esperienza passata, tirando le fila di una ricerca \u2013 artistica, musicale ed esistenziale \u2013 durata pi\u00f9 di cinquant\u2019anni e preparandosi ad affrontare, con questo biglietto da visita, l\u2019inizio del nuovo millennio. Nell\u2019articolo del 1975, How Can We Be Moved by the Fate of Anna Karenina?, Colin Radford e Michael Weston discutevano la questione del cosiddetto \u201cparadosso della finzione\u201d, che indaga il valore delle esperienze emotive suscitate da enti e mondi fittizi. I due filosofi recuperavano una riflessione antichissima gi\u00e0 formulata da Aristotele, che, nella Poetica, aveva valorizzato il potere catartico dell\u2019esperienza artistica e il valore conoscitivo della mimesi poetica, evidenziando l\u2019utilit\u00e0 sociale dell\u2019arte e l\u2019importanza di includerla nella formazione dell\u2019individuo. La questione della paradossalit\u00e0 delle emozioni suscitate dalle opere di finzione, infatti, si inserisce nella pi\u00f9 ampia riflessione sul valore dell\u2019esperienza artistico-letteraria e sul suo ruolo nell\u2019esistenza umana, rappresentando, dunque, una questione fondamentale, che riguarda il nostro stesso rapporto con l\u2019arte. Per questo, nonostante gi\u00e0 Aristotele avesse offerto una valida soluzione al cosiddetto \u201cparadosso della finzione\u201d, la questione avrebbe continuato a essere al centro del dibattito estetico, della teoria della letteratura e, in misura minore, dell\u2019ontologia della finzione, suscitando maggiore interesse in momenti della Storia segnati da una forte fiducia nel mito della ragione e in autori che, come Colin Radford e Michael Weston, la affrontavano a partire da una visione razionalistica dell\u2019uomo e dell\u2019esperienza conoscitiva. Nell\u2019articolo del 1975, infatti, i due filosofi discutevano la questione del paradosso proprio sulla scia del cognitivismo e, in particolare, dell\u2019interpretazione razionalistica dell\u2019esperienza emotiva, secondo cui sarebbero possibili solo le emozioni suscitate da enti giudicati e, conseguentemente, creduti reali. A partire da queste premesse, Radford e Weston concludevano la loro analisi, affermando l\u2019inautenticit\u00e0 delle reazioni emotive alle opere di finzione, riducendole a pseudo emozioni irrazionali e involontarie, circoscritte al momento della fruizione estetica e sostanzialmente diverse dalle emozioni reali della vita vera:&nbsp; commuoversi leggendo un romanzo o assistendo a una rappresentazione teatrale non \u00e8 esattamente come commuoversi di fronte a ci\u00f2 che si crede accada nella vita vera, anzi, \u00e8 profondamente differente. Si possono, quindi, distinguere due tipi di coinvolgimento emotivo e due sensi in cui ci si pu\u00f2 commuovere: esiste il commuoversi (autentico) nella vita reale ed esiste il \u201ccommuoversi\u201d (inautentico) per ci\u00f2 che accade nella finzione. I dubbi sull\u2019autenticit\u00e0 delle esperienze emotive finzionali, come quelli sollevati da Radford e Weston, mettono in discussione il valore della stessa esperienza artistico letteraria, di cui la finzione e l\u2019immaginazione sono parte fondamentale. Affermare che tale esperienza consente solo un coinvolgimento emotivo fugace e involontario significa, infatti, aprire una frattura tra un presunto \u201cmondo vero\u201d \u2013 il contesto della vita politico-sociale, in cui gli uomini sono protagonisti della propria storia<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:66.75689%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Battiato_30-01-26_CT_-5-1024x683.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000027867\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000027867\" 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alt=\"\" data-height=\"1708\" data-id=\"1000027863\" data-link=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000027863\" data-url=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Battiato_30-01-26_CT_-1-1024x683.jpg\" data-width=\"2560\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Battiato_30-01-26_CT_-1-1024x683.jpg?ssl=1\" data-amp-layout=\"responsive\"\/><\/a><\/figure><\/div><\/div><\/div><\/div><\/div>\n\n\n\n<p>e vivono emozioni considerabili \u201creali\u201d \u2013 e un mondo semplicemente \u201capparente\u201d, illusorio e ingannevole \u2013 quello della realt\u00e0 artistico-letteraria, in cui il fruitore \u00e8 solo uno spettatore esterno che, per quanto coinvolto, non pu\u00f2 accedere a un\u2019autentica esperienza emotiva, ma ha a che fare solo con pseudo-emozioni e coinvolgimenti illusori. Tuttavia, come suggeriva gi\u00e0 Aristotele nella Poetica, l\u2019esperienza artistica pu\u00f2 essere momento di profondo coinvolgimento emotivo e occasione di trasformazione di s\u00e9, delle proprie idee e della propria visione del mondo. Proprio per questo, come puntualizza Maurizio Ferraris, il paradosso della finzione \u00e8 solo apparentemente un paradosso e le reazioni emotive suscitate dal fittizio \u2013 per quanto \u00abantitetiche al pensiero razionale\u00bb e, dunque, logicamente assurde \u2013 possono aprire esperienze conoscitive e di crescita personale determinanti per l\u2019esistenza dell\u2019uomo. In conclusione: Chi piange per Anna Karenina piange veramente. E dunque il paradosso della finzione, secondo cui, chi prova sentimenti per oggetti fittizi, non prova veramente dei sentimenti, non \u00e8 un paradosso, perch\u00e9 \u00e8 solo apparente. Come sottolinea giustamente Ferraris, all\u2019origine del paradosso della finzione c\u2019\u00e8 una visione prettamente razionalistica dell\u2019uomo, che interpreta la ragione come unico fondamento dell\u2019essenza umana ed esalta l\u2019attivit\u00e0 razionale come strumento esclusivo di conoscenza e acquisizione della verit\u00e0 chi svaluta le esperienze emotive finzionali, infatti, lo fa perch\u00e9 le considera paradossali, ossia razionalmente e logicamente inspiegabili, assurde il paradosso della finzione, poggia sin dall\u2019inizio su una fallacia, quella che assume che la sola attivit\u00e0 degli esseri umani sia il giudicare, il decidere se le proposizioni sono vere o false il giudizio, per\u00f2, non \u00e8 la trama della nostra esperienza, \u00e8 piuttosto un momento raro sebbene spesso decisivo. Tra la fine del XIX e l\u2019inizio del XX secolo \u2013 in un contesto di crescente sviluppo tecnico, scientifico e industriale, sulla scia dell\u2019esperienza illuministica settecentesca e del Positivismo ottocentesco, che avevano esaltato il progresso razionale come strumento di comprensione e controllo del reale, nonch\u00e9 mezzo di miglioramento della vita sociale \u2013 il mito della ragione si estremizza in una progressiva \u00abrazionalizzazione\u00bb dell\u2019intera esistenza umana, cui corrisponde una parallela svalutazione di quelle esperienze e di quegli aspetti della vita che, per natura, sono irriducibili al linguaggio della ragione. Nonostante i colpi inferti, prima, nel corso dell\u2019Ottocento, dal Romanticismo e, poi, a inizio Novecento, dall\u2019et\u00e0 del Decadentismo, il mito della ragione sopravvive nel XX secolo, quando si consolidano (radicalizzandosi) quei processi di industrializzazione, massificazione e tecnologizzazione della vita, gi\u00e0 avviati nel secolo precedente: pur contribuendo a un effettivo miglioramento delle condizioni di vita pratiche dell\u2019uomo e al progresso della civilt\u00e0, questi processi producono fenomeni \u2013 quali l\u2019alienazione e l\u2019omologazione, l\u2019intellettualizzazione della vita e l\u2019atrofia della sensibilit\u00e0, la reificazione e la mercificazione \u2013 che causano un generale impoverimento dell\u2019essenza e dell\u2019esistenza umane. Dopo la tragica esperienza delle due guerre mondiali, a partire dal secondo dopoguerra, la societ\u00e0 occidentale reagisce alla distruzione causata dal conflitto con un\u2019accelerazione pletorica dei ritmi di progresso tecnico e crescita economico-industriale, incrementando ulteriormente anche quei fenomeni disumanizzanti che vi si legano. \u00c8 in questo nuovo contesto storico, sociale e culturale, che risorge la riflessione attorno al \u201cparadosso della finzione\u201d e al valore delle esperienze emotive, finzionali e non. Come precedentemente sottolineato, quello sulla cosiddetta paradossalit\u00e0 delle emozioni suscitate dal fittizio e sul conseguente valore delle esperienze emotive artistico-letterarie era una questione antichissima, di cui gi\u00e0 Aristotele aveva offerto una valida soluzione. Tuttavia, il fatto che un simile problema riemerga in epoca contemporanea, pu\u00f2 essere visto come la prova della sua attualit\u00e0, ossia del fatto che le dinamiche di pensiero e le modalit\u00e0 esistenziali che ne stanno alla base \u2013 la visione razionalistica dell\u2019uomo e della conoscenza, la convinzione che solo la ragione e il progresso tecnico-scientifico consentano il miglioramento delle condizioni di vita umane, con la conseguente ipertrofia della razionalit\u00e0 a discapito di immaginazione, fantasia e sensibilit\u00e0 \u2013 esistono ancora, come esiste ancora il rischio (o, forse, la tendenza) di svalutare le esperienze e gli aspetti della vita umana irriducibili al monopolio della ragione. Da questo punto di vista, dunque, controbattere ai sostenitori del \u201cparadosso della finzione\u201d significa mettere in discussione la concezione razionalistica dell\u2019uomo, che ne \u00e8 alla base, ridimensionando il mito della ragione che ad essa si lega e, difendendo l\u2019autenticit\u00e0 e il valore delle esperienze non-razionali suscitate dalle emozioni, dall\u2019immaginazione e dalla fantasia \u2013 in primis, l\u2019esperienza artistico-letteraria \u2013, reagire all\u2019unilateralit\u00e0 del razionalismo, rivendicando l\u2019importanza dell\u2019arte per l\u2019uomo e per la sua esistenza. L\u2019idea che la ratio rappresenti l\u2019essenza dell\u2019essere umano e il mezzo di realizzazione della sua esistenza ha origine nella filosofia aristotelica e, in particolare, nella definizione dell\u2019uomo come \u201canimale razionale\u201d, cio\u00e8 un essere vivente dotato di ragione, facolt\u00e0 esclusivamente umana, superiore alla sensibilit\u00e0 e all\u2019istintivit\u00e0, comuni all\u2019animale. Secondo Aristotele, lo scopo della ragione \u00e8 quello di imporsi sugli impulsi, le passioni e i desideri che potrebbero corrompere l\u2019uomo e, controllandone il comportamento, consentirne l\u2019elevazione dallo stato animale a quello civilizzato della societ\u00e0: il possesso della ragione, dunque, non stabilirebbe solo la differenza dell\u2019uomo rispetto all\u2019animale e, in generale, alla realt\u00e0 non razionale, ma ne determinerebbe anche la superiorit\u00e0. Questa idea avrebbe dato adito a illusioni antropocentriche e a un altrettanto illusorio ottimismo progressista, la convinzione \u2013 tipica dell\u2019uomo moderno e contemporaneo \u2013 che l\u2019esercizio e lo sviluppo continuo della ragione avrebbero garantito il miglioramento della civilt\u00e0 umana e la sua felice realizzazione, attraverso il dominio della realt\u00e0 circostante e la sua manipolazione. La valorizzazione della ragione e delle sue potenzialit\u00e0 ha sicuramente incentivato il progresso tecnico-scientifico e industriale, che ha guidato l\u2019evoluzione della societ\u00e0 umana dall\u2019antichit\u00e0 all\u2019epoca presente \u2013 incoraggiando l\u2019uomo a esplorare e sperimentare, per accrescere le proprie conoscenze e migliorare le proprie condizioni di vita, in vista del raggiungimento della felicit\u00e0 \u2013 ma, portata alle estreme conseguenze, ha decretato il trionfo della tecnica sugli altri ambiti della vita umana, producendo quei processi di oggettivazione e spersonalizzazione degli individui che, in epoca moderna, hanno condotto a forme per lo pi\u00f9 inconsapevoli di disumanizzazione dell\u2019esistenza. Se, infatti, il potenziale alienante insito nel processo umano di razionalizzazione del reale pu\u00f2 essere ricondotto fino all\u2019origine della civilt\u00e0 umana e, in particolare, alla tesi aristotelica dell\u2019uomo come animale razionale, \u00e8 nella modernit\u00e0, quando il dominio della ragione ha iniziato a essere supportato da un considerevole sviluppo tecnico, scientifico e industriale, che le potenzialit\u00e0 drammatiche di questo processo si sono concretizzate nell\u2019impoverimento dell\u2019essenza e dell\u2019esistenza dell\u2019uomo. Nel periodo compreso tra il XVIII e l\u2019inizio del XX secolo, si avvicendano diversi movimenti culturali, filosofici e letterari che, alternativamente, propongono l\u2019esaltazione del mito della ragione o la sua critica, celebrano il potere della conoscenza razionale e del progresso tecnico, scientifico e industriale o mettono in discussione il monopolio della razionalit\u00e0 sui vari ambiti dell\u2019esistenza umana, rivendicando l\u2019importanza delle esperienze irrazionali, immaginative, emotive e inconsce. Nel corso del Settecento \u2013 non a caso definito \u201cil secolo dei Lumi\u201d \u2013 la ragione viene esaltata dall\u2019Illuminismo, che la celebra come la luce capace di rischiarare la vita dell\u2019uomo dalle tenebre dell\u2019ignoranza e della superstizione, del dogmatismo e dell\u2019assolutismo, calate nei secoli precedenti e in particolare in epoca medievale. Secondo gli illuministi, il Medioevo era stato un\u2019epoca di barbarie e di oscurantismo, che aveva gettato l\u2019uomo in uno stato di \u201cminorit\u00e0\u201d intellettuale, in cui, l\u2019accettazione passiva e dogmatica di un sapere tramandato come assoluto e perfetto \u2013 perch\u00e9 derivato dalla Parola di Dio \u2013 aveva ostacolato ogni forma di curiosit\u00e0 e criticit\u00e0 conoscitive, inibendo il libero esercizio della ragione e, conseguentemente, il progresso della civilt\u00e0. L\u2019emancipazione da questa forma di asservimento intellettuale era gi\u00e0 iniziata in epoca rinascimentale, in particolare, con la nascita dello sperimentalismo scientifico e l\u2019adozione di una metodologia conoscitiva fondata sull\u2019esercizio critico della ragione e sull\u2019osservazione diretta della realt\u00e0, non pi\u00f9 vista come qualcosa di statico ma colta nella sua mutevolezza e trasformabilit\u00e0, ad opera soprattutto dell\u2019agire umano; ma si sarebbe compiutamente realizzata proprio nell\u2019Et\u00e0 dei Lumi, con il trionfo di una ragione intesa come spirito critico, mezzo di progresso e strumento di autodeterminazione, libert\u00e0 e, dunque, felicit\u00e0. Come dichiarava Kant in un saggio del 1784: l\u2019Illuminismo \u00e8 l\u2019uscita dell\u2019uomo da uno stato di minorit\u00e0 . Minorit\u00e0 \u00e8 l\u2019incapacit\u00e0 di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stessi \u00e8 questa minorit\u00e0 se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi del proprio intelletto senza esser guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza \u2013 \u00e8 dunque il motto dell\u2019Illuminismo. L\u2019esaltazione illuministica della ragione \u2013 vista come l\u2019unico mezzo di conoscenza della verit\u00e0 e, attraverso l\u2019accrescimento del suo potere, come garante esclusivo del progresso della civilt\u00e0 umana \u2013 si tradurr\u00e0 in un forte ottimismo progressista, che verr\u00e0 ripreso e potenziato, a met\u00e0 del secolo successivo e in un contesto socio-economico e culturale differente, dalle ideologie positiviste. Il Positivismo si sviluppa a partire dalla seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento, in un momento storico in cui nasce il capitalismo industriale e si intensificano i processi di industrializzazione della societ\u00e0; emerge la societ\u00e0 di massa e compaiono i primi sintomi di quella massificazione alienante e omologante che trover\u00e0 compimento nel secolo successivo; si accelerano i ritmi del progresso tecnologico e dell\u2019evoluzione scientifica, visti come mezzi per lo sviluppo sociale e il miglioramento delle condizioni di vita, e si assiste all\u2019estensione del metodo scientifico e del calcolo ragionato a tutti gli aspetti dell\u2019esistenza umana. Come sottolineano Mario Pozzi ed Enrico Mattioda: Il Positivismo, che si impone come paradigma culturale nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento, erige a sistema l\u2019ottimismo nella capacit\u00e0 della scienza di risolvere i problemi umani, personali e sociali. La fiducia nel metodo scientifico e l\u2019ideologia del progresso si confondono fino a diventare un solo aspetto di una societ\u00e0 capitalista che conta sulle ricerche scientifiche per avere il predominio economico. Con il Positivismo, dunque, sorge una nuova fiducia nel potere della ragione \u2013 dopo i colpi inferti dall\u2019irrazionalismo romantico \u2013 considerata, insieme alla scienza e alla tecnica, l\u2019unico mezzo di conoscenza certa, precisa e, dunque, utile \u201cpositiva\u201d dell\u2019uomo e del mondo: a questa valorizzazione del pensiero razionale e di un atteggiamento conoscitivo obiettivo e distaccato, corrisponde la svalutazione di tutte quelle esperienze che, al contrario, esaltano i sentimenti e le emozioni, danno importanza all\u2019immaginazione e alla fantasia e rivendicano l\u2019importanza dell\u2019individualit\u00e0 e della percezione soggettiva del mondo, negando che questo sia riducibile a un insieme di fatti razionalmente calcolabili, dimostrabili e, conseguentemente, manipolabili. L\u2019esaltazione positivista del progresso razionale come mezzo di un illimitato progresso sociale, introduce l\u2019idea che l\u2019esistenza umana si realizzi e trovi compimento attraverso l\u2019ipertrofico sviluppo di una ragione tecnica, scientifica e calcolante, capace di trasformare il mondo per assecondare non pi\u00f9 solo i bisogni primari dell\u2019uomo, ma anche le sue pi\u00f9 vacue e capricciose richieste. La nuova fiducia nel potere della razionalit\u00e0 impartisce all\u2019esistenza umana un orientamento fortemente utilitaristico e pragmatico, che la riduce a una corsa frenetica verso un progresso tecnologico-materiale che, il pi\u00f9 delle volte, non corrisponde ad altrettanto progresso spirituale e culturale, ma, anzi, si rivela causa di smarrimento e caducit\u00e0, aprendo quel vuoto esistenziale che Leopardi avrebbe definito noia, \u00abil desiderio della felicit\u00e0 lasciato, per cos\u00ec dir, puro\u00bb (17 ottobre 1823). La mentalit\u00e0 progressista, infatti, che esalta il progresso come mezzo di realizzazione dell\u2019esistenza umana, genera l\u2019illusione che la felicit\u00e0 si raggiunga assecondando i propri bisogni e desideri grazie agli strumenti offerti dallo sviluppo tecnico, scientifico e industriale e alla manipolazione del reale che essi rendono possibile; questa ricerca ipertrofica del progresso, per\u00f2, nasconde una dinamica corrotta che anzich\u00e9 consentire un\u2019autentica realizzazione dell\u2019uomo, ne alimenta l\u2019insoddisfazione e l\u2019infelicit\u00e0, perch\u00e9 lo sottopone a stimoli sempre nuovi e sempre pi\u00f9 difficili da realizzare. Questo atteggiamento, che aveva gi\u00e0 subito un duro attacco all\u2019inizio dell\u2019Ottocento con l\u2019esperienza romantica, entrer\u00e0 in crisi a cavallo tra XIX e XX secolo, quando si diffonder\u00e0 una forte sfiducia nei confronti della scienza, la cui validit\u00e0, prima considerata assoluta, sar\u00e0 messa in discussione da alcune scoperte che evidenzieranno limiti sia del metodo scientifico che, in generale, del ragionamento razionale. Il primo attacco moderno al mito illuministico della ragione \u00e8 inferto dal Romanticismo, movimento culturale, artistico e filosofico sorto in Germania alla fine del XVIII secolo e diffusosi poi in tutta Europa nel corso del XIX. Esaltando il libero esercizio della ragione contro il dogmatismo conoscitivo dei secoli precedenti, gli illuministi avevano sicuramente avuto il merito di favorire lo sviluppo della conoscenza umana e, stimolando il progresso scientifico, tecnologico e industriale, avevano consentito un effettivo miglioramento delle condizioni di vita di gran parte della societ\u00e0; tuttavia, elevando la ragione a unico mezzo di verit\u00e0 e il suo progresso a via esclusiva di sviluppo sociale, avevano finito per oscurare e sminuire gli aspetti non razionali della natura dell\u2019uomo e della sua esperienza \u2013 l\u2019irrazionalit\u00e0, i sentimenti, l\u2019immaginazione, i sogni, la fantasia, l\u2019inconscio e le arti ad essi legate \u2013 producendo un generale impoverimento dell\u2019esistenza. Ci\u00f2 che, prima nel Romanticismo e, poi, un secolo pi\u00f9 tardi, con il Decadentismo, si metter\u00e0 in discussione, sar\u00e0, appunto, il monopolio della ragione nella lettura e interpretazione del mondo, che \u2013 sorto con l\u2019intento di porre fine a secoli di pregiudizi, false credenze e conoscenze ingannevoli \u2013 aveva finito per generare esso stesso illusioni e convinzioni fallaci, come l\u2019antropocentrismo, l\u2019ottimismo progressista e la possibilit\u00e0 di penetrare l\u2019intera realt\u00e0 attraverso il linguaggio razionale. Gi\u00e0 il criticismo kantiano, sottoponendola al \u201ctribunale della ragione\u201d, aveva evidenziato i limiti della razionalit\u00e0 logica, concettuale e scientifica degli illuministi, che aveva s\u00ec consentito il raggiungimento di una conoscenza rigorosa, concettualmente e logicamente ordinata della realt\u00e0, accrescendo il sapere umano, ma si era rivelata incapace di procedere oltre l\u2019apparenza fenomenica delle cose, per coglierne la pi\u00f9 intima essenza \u2013 il senso ultimo del mondo e della totalit\u00e0 del reale, l\u2019esplorazione dell\u2019interiorit\u00e0 e degli aspetti oscuri della natura umana, la ricerca di un tutto dietro la molteplicit\u00e0 dell\u2019esistenza, la percezione di un infinito che si apre dietro la finitezza. I limiti della ragione messi in luce dalla critica kantiana non erano errori e mancanze di singole imprese conoscitive, carenze o lacune cognitive dell\u2019individuo che intraprende l\u2019esperienza gnoseologica, ma limiti costitutivi della facolt\u00e0 umana della conoscenza razionale, che ne smentivano l\u2019infallibilit\u00e0 e l\u2019assolutezza. Gi\u00e0 a fine Settecento, dunque, con Kant, che dell\u2019Illuminismo era stato interprete e sostenitore, iniziava a diffondersi l\u2019idea che la realt\u00e0, la natura umana e l\u2019esistenza stessa, non fossero completamente riducibili a ci\u00f2 che \u00e8 scientificamente dimostrabile, logicamente ordinabile e razionalmente calcolabile, ma che ci siano aspetti che sfuggono al ragionamento e che sono coglibili attraverso forme di conoscenza non-razionali. Come sottolinea Guido Mazzoni, analizzando i fenomeni e le trasformazioni che contribuirono al superamento del razionalismo illuminista e alla diffusione del nuovo spirito romantico \u2013 nonch\u00e9 alla rivalutazione del valore conoscitivo dell\u2019esperienza artistico-letteraria \u2013 , a cavallo tra Settecento e Ottocento si stava diffondendo un nuovo modo di vedere il mondo e pensare la relazione tra la totalit\u00e0 della vita e le sue parti: una visione che, rifiutando il meccanicismo della cultura precedente, considerava i vari aspetti della realt\u00e0 \u2013 la societ\u00e0, l\u2019arte, la scienza, la religione, la filosofia \u2013 come espressioni differenti ma ugualmente significative dell\u2019insieme. Al ridimensionamento del mito della ragione illuministica e del potere indiscusso della scienza razionale, inoltre, contribu\u00ec sicuramente anche l\u2019osservazione critica della realt\u00e0 storica di quegli anni: nel periodo immediatamente successivo alla Rivoluzione Francese e agli anni del Terrore, gli intellettuali avevano iniziato a domandarsi se il progresso razionale, industriale e scientifico \u2013 che gli illuministi e i rivoluzionari avevano supportato \u2013 avesse effettivamente contribuito a quello della civilt\u00e0 e alla rinascita dell\u2019uomo, dal momento che la situazione concreta sembrava dimostrare il contrario. Il Romanticismo si far\u00e0 portavoce di questi dubbi e risponder\u00e0 alla crisi della ragione illuministica con l\u2019esaltazione dell\u2019irrazionale e delle possibilit\u00e0 conoscitive aperte dalle esperienze veicolate da sentimenti, intuito, immaginazione e fantasia. A livello artistico-letterario, queste idee si tradurranno in una totale libert\u00e0 dell\u2019artista, che, concepito alla stregua di un genio divinamente ispirato, potr\u00e0 creare le proprie opere assecondando l\u2019ispirazione personale, il sentimento e l\u2019intuizione, in totale libert\u00e0 da regole compositive e principi stilistici: come avrebbe detto Delacroix, figura di spicco del romanticismo francese, \u00abla fonte del genio \u00e8 la sola immaginazione, la raffinatezza dei sensi che vede quello che gli altri non vedono o lo vede in modo diverso\u00bb. L\u2019esaltazione romantica dei sentimenti, dell\u2019intuito e dell\u2019immaginazione, la rivalutazione dell\u2019estetica come esperienza conoscitiva, il riconoscimento dei limiti della ragione e della fallibilit\u00e0 della conoscenza razionale e scientifica, portano anche a un significativo ridimensionamento di quell\u2019ottimismo progressista, che il mito illuministico della ragione aveva alimentato, e allo svelamento del suo carattere illusorio. Contro l\u2019ideologia che esalta \u00abdell\u2019umana gente le magnifiche sorti e progressive\u00bb, si eleva la voce critica di Giacomo Leopardi, che rester\u00e0 inascoltata dalla maggior parte dei suoi contemporanei, ma che rappresenter\u00e0 un punto di riferimento fondamentale per la riflessione di molti autori novecenteschi, tra i quali, nel campo musicale, Franco Battiato. Leopardi ironizza sull\u2019illusione umana che lo sviluppo razionale, scientifico e tecnologico \u2013 \u00abla possa \/ infin qui de\u2019 lambicchi e delle storte \/ e le macchine al cielo emulatrici\u00bb consenta un illimitato e crescente progresso della civilt\u00e0 e il raggiungimento della felicit\u00e0: secondo il poeta recanatese, l\u2019ipertrofia della ragione aveva condannato l\u2019uomo moderno a un\u2019esistenza inevitabilmente infelice, di noia, insoddisfazione e dolore, privandolo di quegli antidoti naturali (l\u2019immaginazione, la fantasia, la sensibilit\u00e0) capaci di procurargli una felicit\u00e0 che, per quanto illusoria, si rivelava l\u2019unica possibile. Il poeta-filosofo critica l\u2019ingenuo ottimismo progressista ampiamente diffuso nella societ\u00e0 del suo tempo, esprimendo la propria insofferenza di fronte all\u2019incapacit\u00e0 dei contemporanei \u2013 soprattutto, della classe intellettuale \u2013 di cogliere il \u00abdisagio della civilt\u00e0\u00bb, occultato dall\u2019ideologia della ragione e del progresso, che, come sottolinea Di Meo, promuoveva l\u2019illusione dell\u2019incivilimento come necessario processo di realizzazione dell\u2019uomo e di raggiungimento della felicit\u00e0. Per Leopardi, la conoscenza razionale e il progresso non conducevano l\u2019uomo a un\u2019esistenza felice, anzi, non facevano che acuirne l\u2019insoddisfazione, la noia e l\u2019infelicit\u00e0 per questo la vera saggezza consisteva nel riconoscimento della loro nullit\u00e0 e inutilit\u00e0, come avrebbe scritto in una nota dello Zibaldone del 7 novembre 1820: l\u2019apice del sapere umano e della filosofia consiste a conoscere la di lei propria inutilit\u00e0 se l\u2019uomo fosse ancora qual era da principio, consiste a correggere i danni ch\u2019essa medesima ha fatti, a rimetter l\u2019uomo in quella condizione in cui sarebbe sempre stato, s\u2019ella non fosse mai nata. E perci\u00f2 solo \u00e8 utile la sommit\u00e0 della filosofia, perch\u00e9 ci libera e disinganna dalla filosofia. Un tentativo di smascherare i mali del suo tempo \u00e8 messo in atto con le Operette morali, prose satiriche in cui Leopardi critica la razionalizzazione moderna della vita, che impoverisce l\u2019esistenza burocratizzandola e macchinizzandola nella Proposta di premi fatta all\u2019Academia dei Sillografi il \u00abfortunato secolo\u00bb XIX \u00e8 definito \u00abl\u2019et\u00e0 delle macchine\u00bb condanna il tempo presente in cui la frivolezza, la viziosit\u00e0 e la corruzione rendono la vita pi\u00f9 simile alla morte \u00abla vita \u00e8 pi\u00f9 morta che viva\u00bb, si legge nel Dialogo della Moda e della Morte e attacca l\u2019ottimismo progressista che alimenta la fiducia in un futuro migliore emblematico il Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere e d\u00e0 adito all\u2019illusione antropocentrica ma il mondo non \u00e8 stato fatto per gli uomini e, anzi, continuerebbe tranquillamente a esistere anche se l\u2019intera umanit\u00e0 si estinguesse. Pur essendosi dichiaratamente schierato contro il Romanticismo, Leopardi si mostra vicino alla poetica romantica nella considerazione dell\u2019esperienza sentimentale e immaginativa come unico rimedio alla noia, al dolore e all\u2019infelicit\u00e0 esistenziali, acuiti dall\u2019ipertrofia della ragione e dall\u2019ideologia del progresso. Per il poeta-filosofo, le illusioni della fantasia, di cui la poesia si fa voce, rappresentano una risorsa fondamentale per l\u2019uomo, che dovrebbe rivitalizzarle anzich\u00e9 inibirle a favore di un monopolio esclusivo della razionalit\u00e0 sulla sua vita: come rivela il Genio a Tasso, infatti, \u00abdal vero al sognato, non corre altra differenza, se non che questo pu\u00f2 qualche volta essere molto pi\u00f9 bello e pi\u00f9 dolce, che quello non pu\u00f2 mai\u00bb. La critica avviata con le Operette morali sar\u00e0 portata avanti, con un\u2019ironia pi\u00f9 mordace e dissacrante, nelle ultime opere e, in particolare, nella Palinodia al marchese Gino Capponi, del 1835, con cui Leopardi \u2013 come aveva gi\u00e0 fatto nell\u2019ultima delle Operette morali per bocca di Tristano&nbsp; finger\u00e0 di abbracciare l\u2019ottimismo progressista dei suoi avversari e di ritrattare le proprie passate posizioni pessimistiche, che gli avevano procurato l\u2019ostilit\u00e0 e il disprezzo di molti intellettuali del suo tempo. Come sottolinea Di Meo, Leopardi si scontrer\u00e0 con i progressisti italiani, in particolare gli intellettuali dell\u2019Antologia, e con quegli \u00abavversari che credevano di potersi esimere dalla confutazione razionale del suo pessimismo presentandolo come il mero riflesso di una condizione patologica (pessimista perch\u00e9 gobbo!), privo quindi di ogni validit\u00e0 generale\u00bb. Pur nella consapevolezza d\u2019essere una voce inascoltata, il poeta avrebbe portato avanti la propria critica nel tentativo di smascherare le menzogne del proprio tempo e sollecitare un cambiamento che, pur non sottraendo l\u2019uomo all\u2019inevitabile infelicit\u00e0 cui era destinato esistendo, avrebbe consentito d\u2019alleviare il male dell\u2019esistenza: \u00e8 quello che ha fatto Franco Battiato facendo si che tutta l\u2019esperienza del grande poeta diverr\u00e0 il centro della sua esperienza artistica ed esistenziale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La mostra si articola in sette sezioni tematiche che ripercorrono la sua vita e la sua opera.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019inizio (dalla Sicilia a Milano)<\/strong> racconta gli esordi negli anni Sessanta, il trasferimento a Milano e il debutto come cantautore pop, sostenuto da Giorgio Gaber. Le prime apparizioni televisive e le canzoni influenzate dal clima beat pongono le basi della sua futura originalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Con <strong>Sperimentare (dall\u2019acustica all\u2019elettronica)<\/strong> si entra negli anni Settanta, quando Battiato abbandona la canzone leggera per dedicarsi alla ricerca d\u2019avanguardia ed elettronica, ispirata a figure come John Cage e Karlheinz Stockhausen. Album come Fetus, Pollution e Sulle corde di Aries lo consacrano come pioniere della sperimentazione musicale in Italia.<\/p>\n\n\n\n<p>La sezione <strong>Il successo (dall\u2019avanguardia al pop)<\/strong> documenta l\u2019approdo al grande pubblico tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta. Con L\u2019era del cinghiale bianco e soprattutto La voce del padrone, Battiato fonde cultura alta, spiritualit\u00e0 ed elettronica accessibile, diventando un fenomeno di massa senza rinunciare alla profondit\u00e0 artistica. Parallelamente, firma brani memorabili per Alice, Milva e Giuni Russo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Mistica (tra Oriente e Occidente)<\/strong> approfondisce il crescente interesse per la spiritualit\u00e0, l\u2019esoterismo e le filosofie orientali, influenzate dal pensiero di Gurdjieff e dal sufismo. Questa tensione trova compimento nelle canzoni mistiche e nelle grandi opere colte come Genesi, Messa arcaica e Gilgamesh.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>In L\u2019uomo (ritorno alle origini)<\/strong> emerge la scelta di lasciare Milano per tornare a Milo, sull\u2019Etna. Qui Battiato conduce una vita appartata, dedicata alla meditazione, alla lettura, alla pittura e alla composizione: un ritorno alle origini vissuto come atto pienamente consapevole.<\/p>\n\n\n\n<p>La sezione <strong>Il Maestro (come un diamante)<\/strong> racconta il consolidarsi della sua figura di guida culturale e morale, riconosciuta per generosit\u00e0, rigore e ironia, pur nel rifiuto dell\u2019etichetta di guru. Centrale \u00e8 il sodalizio con il filosofo Manlio Sgalambro, iniziato nel 1994 e durato quasi vent\u2019anni, da cui nascono alcune delle pagine pi\u00f9 dense della cultura italiana contemporanea.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, <strong>Dal suono all\u2019immagine (il cinema di Battiato) <\/strong>esplora l\u2019attivit\u00e0 cinematografica degli ultimi decenni, con film come Perduto amor e Musikanten, oltre a documentari e colonne sonore. Un vero e proprio \u201ccinema di Franco Battiato\u201d, come riconosciuto da Elisabetta Sgarbi, profondamente intrecciato al suo pensiero e alla sua prospettiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Cuore pulsante della mostra \u00e8 uno spazio ottagonale, eco simbolica dell\u2019ottava musicale, dove un sistema di ascolto Dolby Atmos e la proiezione di cinque videoclip avvolgono il visitatore in un\u2019esperienza multisensoriale e sinestetica. Il percorso \u00e8 arricchito da copertine di album, manifesti storici, fotografie e cimeli rari, che restituiscono la poliedricit\u00e0 di un artista capace di attraversare oltre cinquant\u2019anni di carriera come innovatore e precursore. Accanto all\u2019universo musicale emerge il c\u00f4t\u00e9 pittorico originale: una pittura silenziosa e contemplativa, caratterizzata da fondi dorati, simboli e archetipi di ascendenza mediorientale. Negli ultimi decenni della sua attivit\u00e0, la dimensione cinematografica si affianca a quella musicale, dando vita a lungometraggi e documentari che raccontano le sue ricerche artistiche e spirituali in dialogo con la contemporaneit\u00e0. La mostra \u00e8 accompagnata da momenti di approfondimento e da un catalogo edito da Silvana Editoriale, che raccoglie immagini, testi e un ricco repertorio di testimonianze. Franco Battiato. Un\u2019altra vita offre per la prima volta una visione complessiva di ogni aspetto della sua creativit\u00e0 e diventa occasione per riflettere sulla necessit\u00e0, per l\u2019uomo, di un\u2019evoluzione continua attraverso la bellezza, la ricerca di s\u00e9 e un\u2019idea di arte intesa come conoscenza e trasformazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Museo Maxxi di Roma<\/p>\n\n\n\n<p>Franco Battiato. Un\u2019altra vita<\/p>\n\n\n\n<p>dal 31 Gennaio 2026 al 26 Aprile 2026<\/p>\n\n\n\n<p>dal Marted\u00ec alla Domenica dalle ore 11.00 alle ore 19.00<\/p>\n\n\n\n<p>Chiuso il Luned\u00ec<\/p>\n\n\n\n<p>Foto Allestimento della mostra&nbsp; Franco Battiato. Un\u2019altra vita dal 31 Gennaio 2026 al 26 Aprile 2026 Museo Maxxi di Roma- Foto credit Cosimo Trimboli<\/p>\n\n\n\n<p>Fonte:Ufficio stampa C.O.R. Creare Organizzare<a> Realizzare Antonio Naselli | +39 3331865970 |&nbsp;<\/a><a href=\"mailto:antonionaselli.press@gmail.com\">antonionaselli.press@gmail.com<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ufficio stampa MAXXI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Flaminia Persichetti| +39 3495512059 |&nbsp;<a href=\"mailto:flaminia.persichetti@fondazionemaxxi.it\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">flaminia.persichetti@fondazionemaxxi.it<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Francesca Spatola | +39 3280842098 |&nbsp;<a href=\"mailto:press@fondazionemaxxi.it\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">press@fondazionemaxxi.it<\/a>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 26 Aprile 2026 si potr\u00e0 ammirare al Museo Maxxi di Roma una mostra dedicata al grande Franco Battiato,&nbsp; \u201cFranco Battiato. Un\u2019altra vita\u201d a cura di Giorgio Calcara e Grazia Cristina Battiato. 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