{"id":1000027721,"date":"2026-02-11T12:29:57","date_gmt":"2026-02-11T15:29:57","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000027721"},"modified":"2026-02-11T12:29:59","modified_gmt":"2026-02-11T15:29:59","slug":"a-cagliari-in-mostra-antonio-ligabue-il-pittore-ribelle-e-visionario-che-ha-sconvolto-il-panorama-artistico-del-novecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000027721","title":{"rendered":"\u00a0A Cagliari in mostra Antonio Ligabue : Il pittore ribelle e visionario che ha sconvolto il panorama artistico del Novecento."},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 7 Giugno 2026 si potr\u00e0 ammirare a Palazzo di Citt\u00e0 di Cagliari che accoglie per la prima volta una mostra dedicata ad Antonio Ligabue curata da Francesco Negri e Francesca Villanti. L\u2019esposizione \u00e8 stata organizzata dal Comune di Cagliari, Assessorato alla Cultura, Spettacolo e Turismo, Palazzo di Citt\u00e0 &#8211; Musei Civici, con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna e della Fondazione di Sardegna, in collaborazione con Arthemisia. \u201cAntonio Ligabue. La grande mostra\u201d presenta 60 capolavori \u2013 tra oli e disegni \u2013 che ripercorrono l\u2019intero arco creativo di un artista fuori da ogni schema, capace di trasformare la sua vita difficile in una straordinaria avventura pittorica. A Cagliari viene proposto un avvincente percorso tra i temi centrali dell\u2019universo di Antonio Ligabue: le scene di vita contadina, le carrozze, le troike, i postiglioni che rievocano la memoria delle stampe popolari e della tradizione rurale, fino ai celeberrimi autoritratti, nei quali l\u2019artista affronta il proprio volto come un campo di battaglia interiore. Figura complessa e profondamente umana, Ligabue \u2013 definito da molti il \u201cVan Gogh italiano\u201d \u2013 \u00e8 stato per anni un emarginato, che ha trovato nella pittura la sua forma pi\u00f9 autentica di riscatto e che ha saputo trasformare il suo dolore in arte. Egli non dipingeva: ruggiva sulla tela. Le sue opere non sono semplici rappresentazioni della realt\u00e0, ma visioni di un mondo interiore che esplode in colori accesi, pennellate vigorose e animali carichi di vita e simbolo. Le fiere, tema ricorrente del suo immaginario, sembrano incarnare la sua stessa forza istintiva: tigri, aquile e leoni dipinti con energia quasi febbrile, in cui la natura si fa metafora dell\u2019anima. Accanto a esse, animali domestici, cavalli, buoi e cani fedeli, osservati con uno sguardo di empatia e dolcezza, rimandano al bisogno di affetto e appartenenza di un uomo spesso incompreso. Ogni opera \u00e8 un grido, una confessione, una rivelazione: Ligabue dipingeva come si vive \u2013 con urgenza, con passione, con dolore e meraviglia. Il suo lavoro rivela la tensione di un uomo che cercava nella pittura la propria salvezza e che, attraverso il colore e la forma, tentava di riscattare la propria condizione di solitudine. Nei suoi occhi e nelle sue bestie feroci si legge la stessa fiamma: quella di un artista che ha vissuto la vita come una continua sfida contro il destino. La forza di Ligabue risiede proprio nella sua autenticit\u00e0 radicale. Pur lontano dalle correnti artistiche dominanti del suo tempo, ha anticipato tendenze che solo pi\u00f9 tardi avrebbero esaltato la libert\u00e0 espressiva e la spontaneit\u00e0 creativa. La sua tecnica apparentemente istintiva, quasi primitiva, infrange le regole accademiche e invita a un\u2019esperienza estetica pi\u00f9 diretta, pi\u00f9 viscerale. Entrare in contatto con le sue opere significa confrontarsi con una verit\u00e0 senza filtri, con un\u2019arte che nasce dal bisogno di esistere, di affermarsi, di raccontare la vita nella sua forma pi\u00f9 cruda e struggente. Ogni dipinto \u00e8 un racconto di s\u00e9, ma anche un frammento universale di umanit\u00e0. Il percorso espositivo \u2013 con opere come il raramente esposto Circo all\u2019aperto (1955\u20131956) o Leopardo nella foresta (1956\u20131957), Aratura (1944\u20131945), Diligenza con castello (1957\u20131958) e Autoritratto con berretto da fantino (novembre 1962) \u2013 offre cos\u00ec non solo una straordinaria immersione visiva, ma anche un\u2019occasione di riflessione sul valore dell\u2019arte come strumento di liberazione personale e di riconciliazione con il mondo. Seguendo una ripartizione cronologica, sono narrate le diverse tappe dell\u2019opera e della storia di un uomo tanto straordinario da aver appassionato negli anni migliaia di persone, diventando addirittura protagonista di film e sceneggiati televisivi, sin dagli anni \u201870. In una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Antonio Ligabue che \u00e8 divenuta modulo monografico e seminario universitario apro il saggio dicendo : Antonio Ligabue nacque a Zurigo il 18 dicembre 1889 da Maria Elisabetta Costa, emigrata prima della fine del secolo in Svizzera dove faceva l\u2019operaia, il padre \u00e8 ignoto. Dopo un anno, Elisabetta si spos\u00f2 con Bonfiglio Laccabue, originario di Gualtieri di Reggio Emilia, che riconobbe il bambino dandogli il proprio cognome. La vita di Antonio Ligabue non fu facile, fin da piccolo l\u2019artista non visse mai con la sua vera famiglia, ma: fu affidato a una coppia: Johannes Gobel ed Elise Hanselmann che l&#8217;artista consider\u00f2 come i propri genitori . Il rapporto con i suoi genitori naturali fu assai difficile ed ha segnato l\u2019infanzia dell\u2019artista. Dal matrimonio di Elisabetta con Bonfiglio nacquero tre bambini che crebbero con i loro genitori naturali, cosa che al piccolo Antonio non fu concessa. Questo avvenimento probabilmente fece crescere in lui sentimenti di inadeguatezza e di \u201cnon essere abbastanza\u201d. Poi ci fu l\u2019evento tragico, la morte della madre e dei fratelli nel 25 gennaio 1913 dopo tre giorni di agonia per aver ingerito carne avariata. La tragedia segner\u00e0 profondamente la psiche di Ligabue. I giornali locali scrivevano la notizia sugli immigrati italiani, che in quel periodo storico non erano benvisti dalla popolazione locale svizzera. \u201cWidnau: Il \u2018Giornale del Popolo della Val del Reno\u2019 scrive: \u2018Sabato mattina si diffuse la notizia alquanto inquietante che nella notte precedente, in una famiglia italiana, tutti i figli, tre di numero, fossero morti. Con tutta probabilit\u00e0 si tratta di avvelenamento. Il padre, un brutto dissoluto e ubriacone, che continuamente tormentava i figli, \u00e8 gi\u00e0 stato arrestato. Nell\u2019 abitazione si trovava un disordine pauroso, pieno di sporcizia ed immondizia. I bambini morti furono trovati tutti vestiti coperti di stracci nei miseri giacigli. Tutto ci\u00f2 \u00e8 un quadro di miseria indicibile\u201d . Il tragico avvenimento sconvolse la mente del povero Antonio, all\u2019epoca dei fatti appena tredicenne, il quale nonostante le risultanze della polizia attribu\u00ec ogni responsabilit\u00e0 del misfatto al padre che lo aveva legittimato, odiandolo e detestandolo per tutto il resto della vita. Per questa ragione lo disconoscer\u00e0 come genitore e gi\u00e0 dal suo arrivo a Gualtieri nel 1919 si far\u00e0 chiamare e firmer\u00e0 poi le sue opere con il cognome Ligabue, pur rimanendo regolarmente iscritto nei registri di stato civile dello stesso comune con quello del padre, Laccabue. La famiglia adottiva, cos\u00ec come quella natale, viveva in condizioni economiche e culturali assai disagiate per questo era costretta a continui spostamenti a causa della precariet\u00e0 del lavoro. L&#8217;infanzia del pittore fu caratterizzata da difficolt\u00e0 e restrizioni economiche unite alle sue malattie, ne compromisero un normale sviluppo fisico e psichico. L\u2019artista aveva difficolt\u00e0 di apprendimento e disturbi comportamentali. Eccelle solo nel disegno, per il resto \u00e8 definito \u201cduro di comprendonio\u201d. A causa di questi disturbi venne mandato in diversi istituti per ragazzi con deficit, dove si cercava di fornire a giovani come Antonio Ligabue gli strumenti per l\u2019inserimento nella societ\u00e0. Nelle cartelle cliniche si testimonia la grande abilit\u00e0 di Ligabue nel disegno e soprattutto nel raffigurare animali. La mamma adottiva Hanselmann scrive in una delle lettere: \u201cIo l\u2019ho allevato sempre come il mio vero figlio\u2026 Antonio non \u00e8 di cattivo carattere, non ama le bevute, i divertimenti, la sua soddisfazione \u00e8 giocare con le bestie a casa\u201d. I sentimenti della Hanselmann risultavano pienamente contraccambiati dal fanciullo, il quale le dimostrava un profondo attaccamento affettivo, nonostante il carattere lunatico e non facile lo porti spesso a comportarsi con la mamma adottiva con odio aggressivo e violento. Sia l\u2019adolescenza sia la giovinezza del pittore sono segnate da una strana passione di amore-odio nei confronti della madre. Il ragazzo si allontanava per giorni da casa, vagando come un disperato tra le campagne e i cascinali del circondario. Poi, non appena il suo animo s\u00ec era placato, ritornava dalla madre, pentito e pieno di amore come non mai e di nuovo pronto a circondarla di ogni attenzione. \u00e8 bene precisare che nonostante tutto, fu proprio il patrigno ad accompagnare il giovane Antonio a visitare i musei di San Gallo e ad abituarlo alla loro frequentazione. Ligabue stesso raccont\u00f2 di essersi intrattenuto diverse volte con il padre adottivo nei musei di scienze naturali e di belle arti e cos\u00ec pure nei giardini, botanico e zoologico e di essere rimasto impressionato dalle varie specie di animali imbalsamati. Dalla prima giovinezza trascorsa in Svizzera il futuro artista prestava attenzione ad una notevole smania, seppure in termini autodidattici, di conoscere e di sapere con notevole interesse alle varie specie di animali esistenti. Come diceva l\u2019artista, \u201cconosceva le bestie anche dentro\u201d . Dal maggio del 1913 al maggio del 1915 Ligabue viene affidato a un istituto rieducativo di Marbach diretto da un prete evangelico, che tenta il reinserimento dei ragazzi e delle ragazze dal carattere difficile mediante la pratica di attivit\u00e0 lavorativa, contatto con la natura, la cura degli animali e la preghiera. Al ritorno dall\u2019 istituto nella famiglia adottiva lavor\u00f2 come contadino e accud\u00ec animali nelle fattorie dove ebbe la possibilit\u00e0 di osservare gli animali domestici, il loro carattere. Nel gennaio del 1917 ad appena diciotto anni di et\u00e0, entra per la prima volta nell\u2019 istituto psichiatrico di Pfafers, uno dei pi\u00f9 grandi ed antichi di Svizzera. Le cartelle cliniche riportano quanto fosse \u201cfacile agli sbalzi di umore, con improvvise eccitazioni e profonde malinconie\u201d, inoltre \u00e8 pi\u00f9 volte citata \u201cla sua straordinaria capacit\u00e0 del disegno, soprattutto degli animali\u201d, \u201cnon sopporta assolutamente il sentir tossire, il parlare ad alta voce, pi\u00f9 spesso collerico e facile agli scatti d\u2019ira\u201d. A luglio del 1919 dopo una furibonda lite \u00e8 la madre stessa a consegnare il figlio alle autorit\u00e0 competenti di Romanshorn affinch\u00e9 venga mandato in Italia. In seguito, la prefettura di Como affida il giovane italo-svizzero ai carabinieri reali affinch\u00e9 provvedano a consegnarlo al sindaco di Gualtieri. Il giovane era visto da paesani come timido e spaurito. Il municipio gli assegna un letto al ricovero di mendicit\u00e0, una modesta sovvenzione in denaro e la possibilit\u00e0 di lavorare come scarriolante alla costruzione degli argini del Po o presso qualche contadino della zona. Nel testo originale dall\u2019archivio di Gualtieri della visita medica scritto: \u201c2 settembre 1919. Ufficiale sanitario di Gualtieri al sindaco. III.mo Signor Sindaco, a richiesta di V.S. III. Ma ho visitato Laccabue Antonio di anni 19(?). Nato a Zurigo e residente a Durgans e ho riscontrato che il medesimo non presenta sintomi di malattie contagiose e di malattie organiche clinicamente dimostrabili. Il medesimo per\u00f2 \u00e8 individuo di costituzione piuttosto debole e affetto da ipertrofia della ghiandola tiroide e del tessuto adenoide del rinofaringe, nonch\u00e9 da estesa carie dentaria. Ritengo che il medesimo sia idoneo a lavori non eccessivamente gravosi. Con perfetta osservanza. Dr. Giuseppe Bertani\u201d. Dalla biografia si apprende come il povero Antonio, di natura poco disponibile al dialogo, e sempre pi\u00f9 solo e disperato, non conosce nemmeno la lingua e fatica quindi a esprimersi e a farsi comprendere. Inoltre, vive all\u2019ospizio tra poveri vecchie dalla salute malandata, ammalati cronici e minorati mentali, a solo diciannove anni. Col tempo, per farsi meglio capire adotter\u00e0 uno strano linguaggio, un insieme di italiano, tedesco e dialetto emiliano, sul quale si far\u00e0 evidente una strana inflessione teutonica. Ligabue, dopo un fallito tentativo di ritorno in Svizzera \u201cinizialmente visse in un capanno sulle rive del Po e poi in un fienile grazie agli aiuti offerti dal Comune e dai compaesani e da ci\u00f2 che gli inviava la madre adottiva\u201d , si mantenne lavorando come manovale o come bracciante sulle rive del Po, dipingendo insegne e cartelloni, nonch\u00e9 come inserviente per piccole compagnie circensi che giungevano in paese in occasione delle fiere. In Italia condusse una vita nomade, spostandosi nei paesi della Bassa Reggiana, ospitato da contadini, o dimorando in capanne sulla riva del fiume. Il disegno, la pittura e la scultura, erano un sollievo per le sue ansie, le sue ossessioni, la sua solitudine. L\u2019arte per Antonio Ligabue \u00e8 stata una possibilit\u00e0 di riflessione sulla sua vita infelice e tragica che manifesta la sua sconvolgente genialit\u00e0 creativa. Il dramma della sua vita, l\u2019infelicit\u00e0, le contraddizioni della sua esistenza vengono ogni volta rappresentati nei suoi dipinti. Nell\u2019arco della vita era soggetto a crisi depressive, si infliggeva con veemenza lesioni sul viso con particolare accanimento al naso, colpendolo ossessivamente con un sasso o contro un muro per avere la stessa identit\u00e0 dei suoi amici rapaci. Gli incontri con Ligabue non furono facili, era spesso scorbutico ed inavvicinabile, conosciuto come \u201cToni al mat\u201d, \u201cla pitur\u201d. Tra i suoi amici c\u2019erano vari pittori e scultori: Renato Marino Mazzacurati, Andrea Mozzali, Arnaldo Bartoli. Grazie a loro prese la scelta di dedicarsi alla pittura e alla scultura in modo pi\u00f9 sistematico e acquis\u00ec una maggiore consapevolezza delle proprie potenzialit\u00e0 artistiche, ma anche dei mezzi tecnici per esprimerle, facendosi prestare, anche con inganni colori, pennelli e tele, \u00e8 diventato un artista stimato, spontaneo ed istintivo, l\u2019arte del quale \u00e8 stata creata tra la dignitosa povert\u00e0, incultura forzata, genialit\u00e0 e follia. L\u2019arte di Antonio Ligabue \u00e8 senz\u2019altro un continuo procedere nel solco della costante ricerca. Inizi\u00f2 a dedicarsi alla pittura negli anni Venti, grazie all\u2019incontro con l\u2019artista reggiano Mazzacurati. Nel suo linguaggio artistico sono presenti anche i riferimenti alle opere degli artisti che lo hanno preceduto. Grazie a Mazzacurati e Andrea Mozzali l\u2019artista acquista stampe e pubblicazioni d&#8217;arte, delle opere di Van Gogh, di G. Klimt, dei fauves e degli espressionisti tedeschi, con cui alcuni suoi quadri presentano analogie estetiche e stilistiche. \u2018La sua vasta iconografia prendeva spunti da film, documentari, giornali presi da osterie, dai volumi di Brehm \u201cLa vita degli animali\u201d, consultava le stampe popolari e le figurine della biblioteca civica di Guastalla.\u2019 A volte saliva nelle logge del cinema-teatro di Gualtieri, si appartava in un angolino buio a vedere film per approfondire la conoscenza degli animali feroci, delle savane, delle giungle equatoriali. Le prime esperienze artistiche del giovane pittore si svolgono in estrema solitudine, ma in modo sempre pi\u00f9 efficace e risoluto. L\u2019impegno da lui profuso nelle discipline figurative \u00e8 fortemente orientato, sin da suoi inizi, a sperimentare un\u2019esposizione di chiara tendenza psicologica attraverso gli aspetti, a volte deformati, del reale. \u201cAlla fine degli anni Venti e negli anni Trenta, i dipinti hanno un impianto formale e semplice. I colori, si presentano diluiti e spenti a causa di un budget limitato, i contorni risultano sfumati, la definizione degli sfondi \u00e8 sommaria, i dipinti dominanti sono gli autoritratti e gli animali, rappresentati inizialmente statici e di profilo.\u201d Inoltre, come si nota nei dipinti, l\u2019abbondano, le incertezze e le ingenuit\u00e0 schematiche nell\u2019impianto grafico e nell\u2019impostazione coloristica, sono avare di consistenza materica. Si sprigiona la forza espressiva dall\u2019ordine primitivo e nello stesso momento un misterioso fascino estetico. Sin dal principio l\u2019opera di Ligabue \u00e8 viva e presente. Con il tempo nei suoi quadri, iniziano a trovare espressione, le sensazioni e i sentimenti che non riusciva a esprimere con le parole, che uscivano stentate dalla sua bocca, in una lingua che era un misto di svizzero-tedesco e dialetto della Bassa padana. Al di l\u00e0 delle evidenti analogie, si manifesta la necessit\u00e0 di evidenziare l\u2019importanza della Svizzera nordorientale nella formazione umana e artistica del pittore. In molti dipinti di Ligabue gli spettatori riconoscono nel paesaggio che compare in secondo piano, San Gallo, con il suo villaggio e il suo campanile. La memoria dei luoghi dell\u2019infanzia e dell\u2019adolescenza accompagner\u00e0 per tutta la vita il pittore, cos\u00ec come la nostalgia per la Svizzera in lui non si attenuer\u00e0 mai del tutto. I dettagli \u00abelvetici\u00bb non si limitano al paesaggismo. Nei quadri sullo sfondo o come dettagli, si possono intravedere contadini con il costume appenzellese, e si intravedono la cattedrale di San Gallo, l\u2019alto ponte ferroviario che conduce nella citt\u00e0, i castelli della valle del Reno. Lo sfondo nordico svizzero si mescola con quello della bassa Reggiana creando un paesaggio magico, attingendo alle immagini custodite nella memoria visiva: tutto ci\u00f2 che cadeva sotto i suoi occhi veniva registrato, rielaborato e riutilizzato per creare scene dal forte potere evocativo. Nella sua mente i ricordi dell&#8217;infanzia, i paesaggi e gli episodi di vita reale contemporanei, le immagini di film, cartoline, libri assumevano una forma definita e tangibile e divenivano parte del suo patrimonio iconografico. Il pittore studiava gli animali che incontrava per la campagna: i grossi cavalli da tiro, i buoi con l\u2019aratro, le capre, le galline, gli scarafaggi, e tutto il resto del mondo, animale e vegetale che lo circondavano e che una volta fissato nella sua mente non \u00e8 stato pi\u00f9 dimenticato. I campi di grano con i papaveri rossi, i canneti delle paludi, i cascinali, i tramonti sul fiume rinvieranno ai primi piani delle sue scene pittoriche. All\u2019ambiente padano l\u2019artista dedica spesso la parte centrale dei suoi dipinti, nello sfondo invece innesta\u00a0 con tanto rispetto le immagini gotiche (ricche di guglie, campanili e cuspide) dei paesaggi elvetici. Tra le scene amate dal pittore vi sono le lotte tra belve feroci, dove prevale la vegetazione africana e giungle misteriose e tormentate che occupano interamente il quadro. Ligabue dipingendo l\u2019animale feroce imitava il verso, con tale viscerale trasporto da intimorire tutti coloro che si trovassero nelle vicinanze. Erano urla impressionanti, a loro volta intercalate da gemiti angosciosi sollecitati dal suo subconscio, che lo induceva in quel momento a vivere un rapporto di autoidentificazione col soggetto stesso. Spesso modellava l\u2019animale dipinto. Concentrato al massimo nella sua ispirazione creativa, impastava la creta con la bocca, quasi si trattasse della consacrazione di un rito arcaico, misto alla volont\u00e0 di misurarsi in un rapporto fetale. \u201cPossiamo contrastare come l\u2019artista abbia vissuto in prima persona il dramma del proprio io e si sia immedesimato nell\u2019iconografia animale per riversarvi le proprie sensazioni e i propri sentimenti.\u201d Si evidenzia la grande capacit\u00e0 creativa del pittore con tecnica attenta e considerazione delle regole veriste, anche grazie alla puntigliosa ricerca analitica. Nei dipinti si nota l\u2019ottimo equilibrio tra forma e colore secondo criteri estetici. Durante gli ultimi dieci anni di vita\u00a0 l\u2019artista mostra nettamente una nuova impostazione stilistica che viene esercitata tramite una generale sintetizzazione delle norme grafiche e coloristiche. Scompaiono i caldi e grumosi piani materici, i dati inerenti allo stile di carattere espressionista. Lo svolgimento scenico, oltre a esser proposto in una forma decisamente vigorosa nei suoi aspetti estetici, \u00e8 spesso interessato da uno sconvolgente senso di alta drammaticit\u00e0. Tra 1961 e il 1962 Ligabue spesso parlava di Cesarina e nel corso dell\u2019estate del 1961 dipinse un grande ritratto di Cesarina e in seguito altri che poi le regal\u00f2. \u201cCon la vendita dei miei quadri la posso mantenere bene\u2026 molto bene\u2026- e voglio che non le manchi niente\u2026. E che mangi\u2026. mangi\u2026mangi\u2026. mangi\u2026. Poverina\u2026\u201d. Quest\u2019ultima fase artistica termina nel novembre del 1962, quando il grande artista mentre era all\u2019apice della maturit\u00e0 creativa, viene irrimediabilmente colpito dalla paralisi. Le prime recensioni critiche-biografiche sull\u2019artista gualtierese erano espresse con entusiasmo e lungimiranza da Morandi e Bartolini nel primo servizio televisivo di Sandro Volta dal titolo \u201cLe bestie feroci di Toni Ligabue\u201d, nel 1931 e nel 1941 sull\u2019allora periodico di attualit\u00e0, politica, letteraria e artistica, \u201cDocumento Arte\u201d dal titolo Leggenda di Ligabue. Luigi Bartolini nell\u2019articolo dal titolo \u201cAmo la pittura idiota ma non detesto Tiziano\u201d dedicato a Ligabue ha scritto: \u201cintanto, nel quadro che io ho visto (e che \u00e8 un quadro di media proporzione misurando un metro per settanta) prego di osservare per prima cosa come \u00e8 stato dipinto il cavallo. Anche Cesetti dipinge bene i cavalli, anche la pittura figlia dell\u2019antico Oriente dipinse o grafi benissimo i suoi cavallini. Anche quelli dell\u2019\u201dAurora\u201d di Guido Reni sono cavalloni belli, quantunque appaiano troppo pasciuti di troppo biada. Lo sappiamo: non pochi sono gli artisti che hanno ottimamente saputo dipingere dei cavalli. Ma osservate il cavallo di Ligabue. Un cavallo eguale a questo non era mai apparso nella storia dell\u2019arte. Il suo occhio \u00e8 anelante. Ilare \u00e8 stato il suo pi\u00f9 recente nitrito. Serba, figurata nell\u2019occhio, la gioia di nitrire al vento delle biade. La sua storia (amore verso il padrone, biada poca, fatica molta ma libera, contentezza per la prossimit\u00e0 della stalla) \u00e8 nella narrazione di Ligabue compiuta mediante linee e colori\u201d. Duole dire che questo e altri autorevoli giudizi rilasciati ai primordi della pittura di Ligabue rimasero per tanti anni inascoltati. Ricevere una valutazione a Ligabue non piaceva, bastava dare un giudizio negativo al suo dipinto o scultura che lui le distruggeva. Sergio Negri esplicita che questo gesto debba essere considerato: \u201ccome un esplicito atto di protesta nei confronti di una societ\u00e0 indifferente e ostile alle sue esternazioni pittoriche\u201d, ed un simbolo di \u201cdignit\u00e0 artistica\u201d. Ligabue \u00e8 conscio della sua arte, conscio della sua grandezza pittorica; ed \u00e8 drammatico che potr\u00e0 godere della sua fama solamente sul finire della sua vita, sapeva e sentiva di essere un grande artista. Nel corso della sua vita ebbe il ruolo di artista incompreso, era consapevole della scarsa preparazione artistica dei cittadini di Gualtieri e non l\u00ec incolpava del suo insuccesso, era convinto che alla sua morte i suoi quadri \u201cvarano molti soldi\u201d. Le previsioni dell\u2019artista si rivelarono corrette e negli ultimi anni della sua carriera ebbe vari riconoscimenti. Per Ligabue fu fondamentale nel 1959 l\u2019incontro con un documentarista di Roma, Raffaele Andreassi. Gir\u00f2 su Ligabue il documentario: \u201clo specchio, la tigre e la pianura\u201d grazie al quale vinse l\u2019orso d\u2019oro al premio di Berlino. La conoscenza con Andreassi si rivel\u00f2 utile a Ligabue nel 1961, quando alla Barcaccia di Roma il documentarista organizz\u00f2 una mostra monografica su Ligabue con l\u2019aiuto dei suoi colleghi. Per far presenziare il pittore hanno dovuto \u2018promettergli che il presidente della repubblica gli regalasse una medaglia d\u2019oro\u2019. Gli organizzatori mantennero la parola ma invece del presidente della repubblica, la medaglia, gliela diede Giorgio de Chirico.\u00a0 De Chirico rimase entusiasta della mostra ed ebbe modo di congratularsi con il pittore\u2019. Ovviamente questa mostra ebbe un enorme successo, venne attirata l\u2019attenzione della stampa che fece conoscere l\u2019artista in tutta Italia. Il pittore durante la realizzazione di tutti i suoi dipinti fa un profondo viaggio di introspezione psicologica alla ricerca di s\u00e9, si creava determinati stati per entrare nel processo artistico. Martinoni, mira ad allargare lo spettro delle conoscenze su Ligabue \u201ca cominciare da quello delle preoccupazioni nazionalistiche, o peggio provinciali, di chi si ostina a identificare la patria di origine con la patria culturale\u201d. A Sangallo Ligabue viene definito \u201cil Van Gogh svizzero\u00bb durante una mostra monografica del 2019 al museum im Langerhans di San Gallo. Il critico e storico dell\u2019arte Vittorio Sgarbi presentando una recente esposizione a Mosca dedicata a Ligabue definisce il rapporto dell\u2019artista con il suo tempo. Durante un\u2019intervista all\u2019Expo Milano del 2015 dichiar\u00f2: \u201cil modo di dipingere di Ligabue esemplifica perfettamente il rapporto originario tra artista e realt\u00e0. Infatti, i dipinti di Ligabue sono frutto della sua immaginazione. I suoi animali e la natura che li circonda sono la realt\u00e0 filtrata dalla sua individualit\u00e0.\u201d Quindi, nel periodo in cui le avanguardie distruggevano la figurazione, nelle sue opere Ligabue recupera la vera essenza dell\u2019artista. Non a caso, come sulle pareti delle grotte preistoriche, sono gli animali ad essere i soggetti preferiti da Antonio Ligabue. Secondo Sergio Negri in: \u201cAntonio Ligabue, Catalogo generale dei dipinti\u201d la produzione di Ligabue pu\u00f2 essere divisa in tre periodi. Il primo periodo, 1928-1939, \u201cPer quanto riguarda la determinazione dell\u2019esatta datazione di partenza del primo periodo dei tre cicli artistici non \u00e8 stato possibile risalire alle primissime esercitazioni figurative, eseguite dal pittore in modo saltuario al suo arrivo in Italia. Non \u00e8 da escludere l\u2019ipotesi secondo cui l\u2019artista, inappagato da quei primi saltuari approcci con l\u2019arte, distruggesse il tutto, eliminando ogni traccia. Di questa produzione non \u00e8 rimasto nulla che possa comprovarne i risvolti estetici e i dati cronologici. Nelle opere tarde di primo periodo si individua una \u201cnotevole incertezza grafica e coloristica\u201d . L\u2019impostazione dei quadri \u00e8 semplice spesso limitata ad un&#8217;unica immagine centrale. Ligabue non padroneggia ancora con sicurezza i materiali artistici, le figure non hanno ancora la plasticit\u00e0 e la matericit\u00e0 che caratterizzano i suoi quadri dal secondo periodo in poi. I colori usati per dipingere da Ligabue sono diluiti con l\u2019acquaragia, al fine di renderli pi\u00f9 morbidi e fluidi durante la stesura sulla tela. Molto meglio in questi casi l\u2019uso dell\u2019olio di lino cotto, probabilmente l\u2019artista ancora non era a conoscenza o forse non poteva permetterselo. La tavola cromatica usata dal pittore in questo periodo \u00e8 composta da \u2018varie tonalit\u00e0 di verdi, bruni, giallo cromo, il blu cobalto, \u00e8 stato rilevato l\u2019uso di terre naturali\u2019. Tutto manipolato per ottenere una \u201csoffusa atmosfera cromatica\u201d . La soggettistica pi\u00f9 ricorrente \u00e8 riferita al mondo animale e alla vita che girava intorno all\u2019artista. Ligabue spesso si dimostrer\u00e0 preoccupato di rappresentare non solo la visione figurativa nei suoi aspetti formalistici, ma anche i caratteri morali e ambientali in essa contenuti. I contorni del soggetto raffigurato appaiono del tutto sfumati, senza alcun accenno di segno scuro che lo circoscriva. L\u2019immagine stessa \u00e8 fissa e centralizzata, i valori prospettici inesistenti. La produzione artistica della fase iniziale di Ligabue \u00e8 quasi totalmente rivolta alla pittura raramente a disegni a inchiostro; pochissime le sculture in creta. I dipinti, non molto numerosi in questi anni \u2013 senza considerare quelli andati dispersi naturalmente &#8211; sono eseguiti su tavolette di legno o compensato dalle dimensioni non particolarmente grandi di formato medio-piccolo. In qualche rara occasione il pittore far\u00e0 uso di tele, precedentemente dipinte da Mazzacurati e Bartoli. Le tavole di compensato sulle quale Ligabue ha dipinto sino al 1948-1949 circa venivano recuperate presso il deposito degli scarti della pi\u00f9 grande fabbrica della zona a due passi dall\u2019abitazione di Andrea Mozzali. Poco prima che scoppiasse la Seconda guerra mondiale si esaurisce il primo ciclo creativo di Ligabue che potr\u00e0 essere definito come il periodo di incertezze delle primissime ingenue esercitazioni e della formazione di una morale d\u2019artista che sancir\u00e0 i suoi orientamenti futuri. Secondo periodo individuato da Sergio Negri va dal 1939 al 1952. Le caratteristiche principali del secondo periodo si contraddistinguono dalle precedenti mediante alcune precise inclinazioni tecniche. Ora la connotazione estetica si sviluppa su piani diametralmente opposti e assume valori altamente qualificanti sia nella coloristica sia nella complessa elaborazione delle forme. Fra i diversi moduli espressivi caratterizzanti la nuova impostazione stilistica, in cui secondo i canoni veristi viene osservata una rappresentazione obiettiva di tutta la realt\u00e0 anche nei suoi aspetti pi\u00f9 umili, il vero protagonista di un\u2019eccellente fantastica stagione figurativa \u00e8 senz\u2019altro colore. I dipinti di Ligabue in questo periodo sono caratterizzati da pennellate materiche, fino ad arrivare ad un \u201cbassorilievo cromatico\u201d.\u00a0 L\u2019artista valorizza la stesura degli innumerevoli piani tonali. Si nota un equilibrio di tutto l\u2019impianto grafico, impasto coloristico grasso e corposo, le scene rappresentate hanno un aspetto di rara piacevolezza pittorica. Nella tavolozza ai colori inizialmente adottati si aggiungono il blu di Prussia, la terra di Kassel e il rosso carminio, nel 1949 a incidere le prime lastre in zinco; questi a loro volta, mescolati agli altri gi\u00e0 in uso e a seconda delle esigenze creative del momento, si apriranno a quel fantastico repertorio di accordi cromatici che caratterizzeranno la seconda fase artistica. In questo periodo Ligabue orientato verso l\u2019approfondimento dei valori introspettivi, oltre beninteso a quelli estetici, ampiamente ravvisabili nelle parti esteriori delle stesse forme raffigurate. Un\u2019altra particolarit\u00e0 rilevata in questo periodo \u00e8 l\u2019uso del disegno d\u2019insieme tracciato sulla tavola a carboncino prima di procedere a dipingere. Acquisendo maggiore sicurezza nel suo lavoro creativo, allargando la tavolozza cromatica. Ligabue inizia ad esprimere su tela il dramma della sua esistenza attraverso la natura degli animali. Prima di rappresentare qualsiasi animale si guardava allo specchio che teneva sempre accanto al suo cavalletto, per immedesimarsi al meglio negli animali o in s\u00e9 stesso, dipingendo animali in lotta oppure animali feroci, ne imitava il verso ma con tale viscerale trasporto da intimorire tutti coloro che si trovassero nelle vicinanze. Erano urla impressionanti, a loro volta intercalate da gemiti angosciosi sollecitati dal suo subconscio che lo induceva in quel momento a vivere un rapporto di auto identificazione col soggetto stesso. Proprio attraverso l\u2019uso di significativi contenuti, che sfuggono alla normale percezione del tatto, il pittore si avvale delle facolt\u00e0 espressive, dopo essersi liberamente guardato dentro, nel pi\u00f9 profondo dell\u2019animo. Sono tipiche di questi anni intense scene di violenza e di lotta rappresentate da animali feroci in atteggiamenti aggressivi, al solito pervase da un unico messaggio contestuale, intriso di rabbia, dolore e armonia plastica. Dal 1948 al 1952 circa l\u2019artista user\u00e0 quasi sempre come supporto per i suoi dipinti tavole di faesite reperite dal falegname di Gualtieri. La qualit\u00e0 artistica non viene mai a mancare, appare una gradevole espressivit\u00e0 grafica, a sua volta notevolmente suffragata dagli schemi iconografici con straordinaria potenza espressiva e somiglianza fisica dei suoi oggetti. Il terzo e ultimo periodo creativo va dal 1952 al 1962. Tale periodo \u00e8 definito dai critici d\u2019arte come il pi\u00f9 breve, ma \u00e8 il pi\u00f9 proficuo periodo per Ligabue. La maggior parte tra i mille dipinti catalogati da Sergio Negri risalgono a questo periodo. L\u2019artista in quegli anni conobbe il suo pi\u00f9 grande successo, e a causa del quale si ritrovo a dover dipingere quadri su commissione. Ligabue, comp\u00ec vari viaggi dagli imprenditori italiani, alloggiando nelle loro ville, dove poteva lavorare indisturbato. Con il successo il lavoro raddoppi\u00f2 e Ligabue per finire in tempi prestabiliti si trov\u00f2 a dipingere un quadro al giorno, dipingendo male deliberatamente. Se il cliente non entrava nelle sue simpatie lui si rifiutava di fare un buon lavoro. In effetti l\u2019attenzione del pittore sar\u00e0 concentrata d\u2019ora in poi sui valori della forza espressiva, che inequivocabilmente si proporr\u00e0 come la tematica artistica. Il soggetto quindi, ormai predominante sull\u2019intero campo visivo, viene circoscritto da un vigoroso segno nero per evidenziarne al massimo le fattezze anatomiche, che oltretutto si proporranno sempre tese e nervosamente incise. Nel campo della coloristica si assiste a una graduale riduzione della scaletta dei toni, per favorire una pi\u00f9 sobria ed efficace visione figurativa. I colori pi\u00f9 frequentemente usati in questa ultima fase sono le terre di Siena, rossa e naturale. Il bruno Van Dyck, i gialli, di cromo, di limone, blu di Prussia, rosso carmino e il bianco di zinco. Tra dipinti molti autoritratti e la soggettistica rivolta al mondo animale. Dopo 1959 e sino alla fine della sua attivit\u00e0 lavorativa Ligabue si servir\u00e0 esclusivamente di tele del tipo commerciale, intelaiate e preparate, che acquistava regolarmente nei negozi specializzati. Solo in un\u2019occasione, nella primavera del 1962, ritorna all\u2019uso della faesite, quando dipinge Il serpentario, quadro di grandi dimensioni, a cui lavora quasi ininterrottamente per quaranta giorni, durante i quali spesso ascolta da un vecchio grammofono la Quinta sinfonia di Beethoven. Un approfondimento che merita di essere accennato riguarda l\u2019evoluzione della firma dell\u2019artista. Durante il primo e il secondo periodo la firma di Ligabue si ripropone sia nei disegni che nelle incisioni, completa di nome e cognome in chiave gotica. Nei dipinti del secondo periodo appare la sola iniziale del nome mentre il cognome per esteso, trasformato dall\u2019artista in Ligab\u00f9n secondo i caratteri grafici nordici ai quali si affider\u00e0 per tutto il corso della sua vita. Per quanto riguarda i dipinti di piccole e saltuariamente anche di grandi dimensioni sono siglati con solamente l\u2019iniziale del nome e del cognome, ma si possono trovare opere firmate per esteso sul retro del 20 dipinto. Nella seconda fase, a differenza della prima, tutte le opere erano complete di firma, in rari casi accompagnata dalla data. L\u2019artista per siglare le sue opere era solito usare il colore rosso; se ne era temporaneamente sprovvisto ricorreva all\u2019ocra gialla o alla terra di Siena. Secondo Sergio Negri in Antonio Ligabue, il catalogo generale dei dipinti la firma in determinate occasioni eserciti una duplice funzione. La presenza della firma dell\u2019autore per quanto riguarda le incisioni e i disegni a matita e a inchiostro non deve intendersi unicamente come autorevole legittimazione dell\u2019opera da parte dell\u2019autore, ma come un \u2018pregevole apporto decorativistico a tutta la conformazione grafica\u2019. Riguardo al terzo periodo riguardo le incisioni e i disegni la firma in uso \u00e8 la stessa del secondo periodo, alcuni disegni per\u00f2 insieme alla firma saranno accompagnati da un\u2019originale nomenclatura indicante nome e caratteristica del soggetto ritratto. Ligabue con il suo talento naturale per molto tempo era sconosciuto e inizialmente fu etichettato come pittore Na\u00eff. Il padre dell\u2019arte naif europea, Anatole Jakovsky, non volle includerlo nel firmamento naif dichiarando che Ligabue: \u201cRester\u00e0 uno dei grandi enigmi del nostro tempo\u201d. All\u2019inizio del suo percorso artistico i dipinti potevano favorire un accostamento alla na\u00efvet\u00e9, ma nei periodi successivi il pittore si esprime in modo differente con una grande indiscussa genialit\u00e0 creativa dominata e guidata dal sentimento. Come diceva Max Pol Fouchet \u201ci pittori Na\u00eff sono privi di qualunque preparazione artistica e di ogni movente estetico, essi si esprimono con figurazione dettate unicamente da sollecitazioni emotive realizzando dei veri i propri racconti per immagini caratterizzati dal brillante cromatismo, dalla freschezza e dalla spontaneit\u00e0 dell\u2019osservazione, dall\u2019interpretazione istintiva e spesso fantastica della realt\u00e0\u201d. Nelle prime esperienze creative di Ligabue si nota l\u2019analogia con l\u2019arte primitiva che con quella popolare o candida ma nel 1965 Renato Marino Mazzacurati definisce l\u2019artista \u201cnon pittore, Na\u00eff ma grande artista espressionista\u201d. \u201cLigabue \u00e8 senz\u2019altro un pittore dalle origini primitivistiche che non appena si trova sottoposto agli stimoli del suo istinto creativo, nonch\u00e9 a quelli di una proficua preparazione autodidattica, approda, dopo un ampio percorso di ricerche e sperimentazione estetiche, nelle contorte sfere dell\u2019introspezione e quindi dell\u2019espressionismo.\u201dChiarito che, nonostante le superficiali definizioni in voga negli anni sessanta, Antonio Ligabue non \u00e8 un Na\u00eff (e di questo oramai tutti gli esperti sono d\u2019accordo) negando un\u2019associazione troppo diretta fra arte e follia, Sergio Negri insiste sul fatto che Ligabue non \u00e8 neppure un primitivo, cio\u00e8 un artista privo di educazione, di cultura e una proficua preparazione autodidattica ha un suo stile unico e inconfondibile che si esprime in maggior parte nei autoritratti ed i dipinti degli animali. Anche avendo origini primitive nel suo ampio percorso di ricerca e sperimentazione estetica si appoggiano all\u2019 istinto creativo, sviluppa una profonda introspezione ed il suo stile originale espressionistico. L\u2019artista nei suoi dipinti, specialmente negli autoritratti, ricorre volutamente alla sintesi quindi alla deformazione di canoni figurativi, perch\u00e9 convinto d\u2019infondere al soggetto proposto una maggiore carica espressiva e nello stesso tempo spingersi verso la sua verit\u00e0 interiore. Negli ultimi dieci anni dal 1952 al 1962 il pittore lavorava di getto senza un abbozzo preliminare, portava sul dipinto un puro sentimento. La pittura di Ligabue diventa una costante ricerca introspettiva, dove l\u2019inizio pu\u00f2 ricordare l\u2019arte na\u00efve ma, con la maturazione inizia ad esprimersi con \u201cgenialit\u00e0 creativa\u201d, dove il sentimento ha un ruolo centrale. Del resto, l\u2019espressionismo non \u00e8 da intendersi come un vero movimento ispirato e sostenuto da un determinato gruppo di artisti. Si tratta piuttosto di una tendenza specificamente romantica, perci\u00f2 incline alla malinconia e alle suggestioni fantastiche, entro cui si muovono in modo indipendente i suoi adepti, che raramente troviamo interessati alle condizioni sociali e intellettuali della loro epoca, ma che fanno della pittura il vero e unico mezzo per persistere in un egoistico viaggio introspettivo. \u00a0Alcuni dei grandi espressionisti, come Soutine, Kirchner, Meidner, Heckel Kokoschka, Van Gogh, Munch, hanno analizzato s\u00e9 stessi dipingendo decine e decine di autoritratti cogliendo i caratteri morali e spirituali scattando la molla dell\u2019autoidentificazione. Sergio Negri definendo lo stile pittorico di Ligabue cita un grande storico dell\u2019arte Alain Bois: \u201c\u00e8 impossibile dare una definizione semplice e chiara del termine \u2018espressionismo\u2019. Dopo aver cambiato pi\u00f9 volte di significato, dopo essere stato riferito a opere molto diverse. A quelle di Munch come a quelle di Grosz, oggi questo termine si applica a un numero\u00a0 considerevole di opere che sembrano avere assai poco in comune da un punto di vista formale. Quel che unirebbe queste opere molto differenti, secondo la classificazione pi\u00f9 corrente, sarebbe il loro \u2018stato d\u2019animo\u2019, il loro \u201csenso\u201d; \u201cCome gli impressionisti affermavano la necessit\u00e0 di \u2018rappresentare\u2019 sentimenti. La genialit\u00e0 dei lavori, la bellezza delle opere di Ligabue, non sta solo nella tecnica, ma anche nel messaggio che le opere portano al pubblico che viene considerato come persone \u201cnormali\u201d, ma questo pubblico non \u00e8 ancora pronto per capire i messaggi ricevuti. L\u2019arte nella maggior parte dei casi viene creata da persone che soffrono, quelle che noi consideriamo malate mentalmente. Loro ci lanciano un messaggio, che noi dobbiamo interpretare. In conclusione, l\u2019evoluzione formalistica insita nella produzione pittorica di Ligabue, maturata fra i tormentati itinerari introspettivi, battute da grandi maestri espressionisti, ha portato la sua arte nel filone artistico espressivo della pittura italo-europeo. La prossimit\u00e0 di arte e follia, un tema da sempre attuale negli uomini, \u00e8 stato dibattuto fin dall\u2019 antichit\u00e0. Gli studiosi da tempo hanno notato una stretta relazione tra la follia e la genialit\u00e0 nel lavoro artistico. Secondo alcuni \u00e8 possibile che il decorso della psicopatologia della personalit\u00e0 geniale possa riflettersi nei mutamenti cronologici delle sue opere dal punto di vista stilistico e tematico, in veste di disturbo, inibizione o corroborante dell\u2019attivit\u00e0 creativa. Il mondo dell\u2019arte diviene la rappresentazione del mondo interiore in cui l\u2019artista si dibatte tra sanit\u00e0 e follia, mostrandone di volta in volta il decorso. La bizzarria dei poeti e dei drammaturghi era gi\u00e0 stata commentata da Platone, che aveva caratterizzato la \u201cmania\u201d come esaltazione dell\u2019anima, \u201cdono degli d\u00e8i che permetterebbe all\u2019artista e al poeta di realizzare le loro opere\u201d. \u201cTutto ci\u00f2 che \u00e8 grande \u00e8 accaduto nel delirio\u201d\u00a0 scrisse nel Fedro. Aristotele aveva associato creativit\u00e0 e malinconia. Come scrisse Alfredo Accantino nel suo libro \u201cOutsiders. Storie di artisti geniali che non troverete nei manuali di storia dell\u2019arte\u201d: \u201cle opere sono sempre influenzate dalla vita. \u00c8 inevitabile. Perch\u00e8 anche gli artisti, come ognuno di noi, proiettano nelle loro creazioni sogni desideri e paure. Diventano maturi, amano, invecchiano magari male. Le opere sono sempre figlie di queste storie. Questo \u00e8 il senso di Outsider. &#8230;perch\u00e8 hanno dovuto condividere l\u2019arte con la malattia. Del corpo o dell\u2019anima. O di tutti e due. Talvolta\u201d. La stravaganza di inventori, scienziati, artisti e scrittori \u00e8 universalmente nota. Ma non \u00e8 solo la gente comune a percepire eccentrici gli individui creativi, spesso sono loro stessi a sentirsi diversi. Nella nosografia psicologica oggi la categoria diagnostica che pi\u00f9 si avvicina ai soggetti creativi e agli artisti \u00e8 la personalit\u00e0 schizotipica, caratterizzata dalla credenza nel pensiero magico e nel paranormale, da fantasticherie esuberanti, sfumate dispercezioni uditive e visive, anedonia e ritiro sociale, e spunti paranoidei.\u00a0 Questi soggetti possono fare discorsi insoliti, avere abbigliamenti strani ed esprimere reazioni emotive inappropriate. Spesso, si tratta di persone altamente dotate di talento, con ottima intelligenza e memoria. Alla base della relazione genialit\u00e0follia ci sarebbe un ridotto livello di funzionamento dei filtri cognitivi che nel cervello frenano e selezionano la quantit\u00e0 di stimoli afferenti che arrivano alla conoscenza consapevole. Un allentamento parziale e solo transitorio di tale meccanismo selettivo pu\u00f2 determinare la personalit\u00e0 schizotipica e la possibilit\u00e0 dei colpi di genio (scintille creative). Un maggior deficit dell\u2019inibizione filtrante sarebbe invece alla base della schizofrenia con veri i propri deliri, allucinazioni psicotiche, vitalizzate e strutturate come se il cervello crollasse per un sovraccarico di informazioni in arrivo che ostacola la normale classificazione e interpretazione di ci\u00f2 che i sensi raccolgono e che frammenta il rapporto con la realt\u00e0. La maggior parte delle persone che soffrono per\u00f2 di psicosi e schizofrenia non produce idee e opere ritenute geniali, vi \u00e8 sofferenza, inibizione e immiserimento ideativo. Le opere in caso possono essere interessanti ma non sono opere d\u2019arte. Lo spirito creativo dell\u2019artista, pur condizionato dall\u2019evolversi di una malattia, \u00e8 al di l\u00e0 dell\u2019opposizione tra normale ed anormale e pu\u00f2 essere metaforicamente rappresentato come la perla che nasce dalla malattia di una conchiglia. Come non si pensa alla malattia della conchiglia ammirandone la perla, cos\u00ec di fronte alla forza vitale dell\u2019opera non pensiamo alla schizofrenia che forse era la condizione della sua nascita.\u00a0 Per numerosi ricercatori un altro capitolo della psicopatologia ritenuto contiguo all\u2019arte \u00e8 il disturbo bipolare, o psicosi maniaco-depressiva, che \u00e8 caratterizzato da oscillazioni del tono dell\u2019umore. Sarebbero le fasi iniziali della psicosi maniacale depressiva, quando il tono dell\u2019umore \u00e8 discretamente euforico, elevato e il soggetto \u00e8 fiducioso, ispirato in preda a un \u201csacro fuoco\u201d, che la produzione creativa pu\u00f2 esprimersi compiutamente. Si pu\u00f2 essere grandi artisti senza essere bipolari; la malattia mentale pu\u00f2 semplicemente agire da catalizzatore per l\u2019artista stimolando, anche se la creativit\u00e0 esiste a prescindere dalla malattia. Anche le emozioni sono diventate oggetto di studio per le scienze cognitive e la psicologia collegando il mondo emotivo con le opere d\u2019arte. Secondo studiosi l\u2019attivit\u00e0 creativa rappresenta uno strumento per regolare le proprie emozioni e riportare a uno stato d\u2019equilibrio. Sigmund Freud considerava l\u2019attivit\u00e0 creativa come il frutto di sublimazione e Karl Gustav Jung stimava istinto creativo come fonte di spiritualit\u00e0 e della produzione di simboli. \u201cLotto con tutta la mia energia per rendermi padrone del mio mestiere, dicendomi che, se ci riesco, sar\u00e0 questo il miglior parafulmine contro il mio male. Il mio pennello scorre tra le mie dita come se fosse un archetto di violino. Ora riuscir\u00f2 a fondere quegli ori, e quei toni di fiori, il primo venuto non riesce a farlo, ci vuole tutta l\u2019energia di un individuo. Per arrivare a questo giallo stridente che ho raggiunto questa estate ho avuto bisogno di un po&#8217; di esaltazione. Van Gogh nel 1899 scrisse: \u201cNon nego la follia artistica di tutti noi e non dico che, sopra tutto io, non sono un pazzo vero e proprio, tuttavia bisogna prendere una decisione, tenendo conto delle malattie del nostro tempo. In fondo \u00e8 anche giusto che avendo vissuto per degli anni in salute relativamente buona, presto o tardi ne abbiamo anche noi la nostra parte. Per conto mio non avrei scelto la follia se si fosse trattato di scegliere, ma quando si ha una faccenda del genere \u00e8 una malattia come altra\u201d. Umberto Galimberti nella prefazione del libro Genio e follia di Jaspers, uno dei grandi protagonisti della cultura del Novecento, scrive: \u201c&#8230;la filosofia resta accanto all\u2019arte come espressione sintomatologica della condizione umana. Sin-tomo \u00e8 parola greca che vuol dire co-incidenza. In questi studi Jaspers vuole capire perch\u00e9, nelle loro espressioni pi\u00f9 alte, arte e follia coincidono, perch\u00e9 accadono insieme\u201d. \u201cSolo i folli abitati dal dio ne sono capaci, e allora qui, e non altrove, si scorge il nesso tra follia e creazione artistica, naturalmente con il sacrificio dell\u2019artista che, con la sua catastrofe biografica, segnala la condizione, a tutti comune, che \u00e8 la vita come assenza di protezione, da cui noi ci difendiamo non oltrepassando il recinto chiuso della nostra ragione, che abbiamo inventato come rimedio all\u2019angoscia.\u201d\u00a0 Come spiega il psichiatra nel suo lavoro, apparso per la prima volta nel 1922 in una raccolta di iscritti sulla psichiatria applicata, vuole porre il problema dei limiti della comprensibilit\u00e0 del vivere e dell\u2019agire umano. \u201cOgni fatto, compresi quelli della vita spirituale, porta in s\u00e9 un elemento che resta incomprensibile. Qui, trattandosi della malattia mentale, questo fatto si individua con maggior nitidezza nel paragone empirico, ma non per tanto lo si penetra. L\u2019esistenziale appare solo se si esaminano i dati particolari, se si articolano i problemi e si avvicinano e si confrontano gli elementi differenti. Solo cos\u00ec potevo raggiungere il fine che mi ero posto: non conoscenze definitive che d\u2019un solo colpo \u201csvelano il trucco\u201d, ma semplicemente una conoscenza che ci permetta di giungere nel punto da cui sia possibile percepire i veri enigmi e prenderne coscienza\u201d. Karl Jaspers nel libro Genio e Follia ha anche scritto \u201cGli psichiatri sono spesso stati troppo leggeri nei loro giudizi di valore. \u00c9 molto pericoloso qualificare con troppa fretta qualcosa come \u201cincomprensibile\u201d, \u201cquindi \u00e8 folle chiamare qualcosa vuoto, triviale, ricercato, confuso. Queste definizioni possono sembrare azzeccate, ma sar\u00e0 sempre di maggior interesse mettere in luce un lato positivo, mostrare ci\u00f2 che comprensibile, compiuto, efficace, perch\u00e8 non si pu\u00f2 avanzare nella ricerca che a questa condizione, mentre il giudizio negativo non fa che sopprimere il problema\u201d. Dilthei nei Canti della notte parl\u00f2 delle crisi di Holderling e paragon\u00f2 le differenti versioni della stessa poesia a seguito delle suddette crisi. Possiamo fare un paragone con Antonio Ligabue \u201cCome scese su di lui l\u2019ombra del crepuscolo, gli eroi e gli d\u00e8i cominciarono ad osservare dimensioni enormi e forme fantastiche. E il suo linguaggio giunge nella forza delle metafore fino alla stranezza e all\u2019eccentricit\u00e0. C\u2019\u00e8 un caratteristico miscuglio di fatti patologici insieme al sentimento del genio lirico per un nuovo stile\u201d. \u201c&#8230;una particolare indipendenza ed energia nelle immagini\u201d. \u201c\u2026 tutta la sua evoluzione poetica urgeva verso la totale liberazione del ritmo interiore del sentimento dalle forme metriche chiuse; quest\u2019 ultimo passo per\u00f2 fu compiuto da lui sul limitare la follia\u201d. Karl Jasper afferma \u201c&#8230;la nostra epoca \u00e8 affascinata dall\u2019esotismo, dalla novit\u00e0 dalla stranezza, dal ritorno al primitivo, s\u2019entusiasma per l\u2019arte orientale, per l\u2019arte dei neri e per disegni dei bambini. &#8230;\u00e8 come se una fonte ultima dell\u2019esistenza si aprisse per un istante, come se i recessi pi\u00f9 profondi della vita venissero alla luce. \u00c9 un\u2019esperienza che non ci porta ad accogliere l\u2019estraneo, ma ci spinge a trasformarlo in una figura a nostra misura. Ci tocca nel profondo, ma non \u00e8 il nostro mondo; da lei viene un\u2019interrogazione radicale, un appello che investe la nostra esistenza; il suo effetto \u00e8 benefico, ci trasforma. Oggi le fondamenta della nostra esistenza vacillano. Il nostro tempo ci esorta a rimettere tutto in questione e ci spinge verso un rapporto pi\u00f9 immediato con la vita. La nostra cultura si \u00e8 aperta alle cose pi\u00f9 estranee, basta che appaiano autentiche e votate.\u201d La cultura oggigiorno ha bisogno di dare l\u2019action alla massa, che ha la continua necessit\u00e0 di essere stupita per distrarsi dalla quotidianit\u00e0 e dalla noia della loro vita. \u201cNutriti come siamo di una cultura altamente intellettuale, posseduti da una volont\u00e0 di chiarezza illimitata, riconosciamo l\u2019autencit\u00e0 di questa profondit\u00e0 in cui l\u2019io si distrugge, la coscienza della presenza divina solo ai malati di mente? Viviamo in un\u2019epoca di imitazioni ed i artifizi, in cui tutto viene fatto in vista di un rendimento, in cui la vita \u00e8 una mascherata, un tempo in cui l\u2019uomo non perde mai di vista ci\u00f2 che \u00e8, in cui la semplice stessa \u00e8 voluta e l\u2019ebbrezza dionisiaca fittizia come l\u2019arte che la esprime, arte di cui l\u2019artistica \u00e8 troppo consapevole, e compiaciuto d\u2019esserlo. In una simile epoca, \u00e8 forse la follia la condizione di ogni autencit\u00e0 in campi in cui, in tempi meno incoerenti, si sarebbe stati capaci di espressioni autentiche anche senza essa? Assistiamo forse a una danza forsennata per giungere a qualcosa che si perde nel grido, nel gesto, nella violenza, nel narcisismo in una piattezza, in una sciocca ricerca del primitivo fino a una dichiarata ostilit\u00e0 verso la cultura? E questo qualcosa non si manifesta invece con profonda e sincera autenticit\u00e0 solo nei veri schizofrenici. Il difficile carattere di Antonio Ligabue, chiuso, poco socievole, con disturbi dell\u2019umore e con il comportamento instabile. Nel momento in cui, i disturbi si trasformano in crisi, la vita diventa molto difficile per l\u2019artista e neanche l\u2019attivit\u00e0 creativa li dona sollievo. Alla fine, la follia prende possesso della ragione, le azioni elementari della vita quotidiana diventano una lotta per la sopravvivenza. Allo stesso momento la mente e la memoria appaiono intatte o rimangono capaci di osservazioni profonde con una percezione straordinaria di armonia tra le forme e i colori. Grazie alla sua fantastica mano che aveva saputo creare tanti capolavori e all\u2019attivit\u00e0 pittorica costante, le produzioni artistiche diventano sempre pi\u00f9 toccanti. Il 14 luglio del 1937 Ligabue viene ricoverato per la prima volta all\u2019istituto psichiatrico san Lazzaro di Reggio Emilia, per essere dimesso e rimandato a Gualtieri il 3 dicembre dello stesso anno. L\u2019internamento \u00e8 dovuto al carattere irascibile e violento del pittore e ai suoi atti autolesionismo. Proprio in questo periodo verranno a manifestare nella realt\u00e0 pittorica di Ligabue valori cromatici ed espressione. Il 23 marzo del 1940 il secondo internamento di Ligabue presso l\u2019ospedale psichiatrico di Reggio Emilia. Il ricovero \u00e8 dovuto, secondo il medico condotto di Gualtieri, a psicosi maniacodepressiva. Il pittore, nei momenti di maggiore irrequietezza, aveva preso l\u2019abitudine di percuotersi il naso o la tempia destra con sassi appuntiti, producendosi delle profonde lacerazioni. Nel maggio del 1941 l\u2019amico pittore e scultore Andrea Mozzali di Guastalla si assume l\u2019impegno presso la direzione del manicomio di \u201cseguire\u201d e ospitare Ligabue a casa propria, riuscendo cos\u00ec a riportarlo all\u2019insperata libert\u00e0. A questi anni il pittore autodidatta di tendenza espressionista e avvicina alla sua virt\u00f9 creativa rappresentando nell\u2019arte il dolente dramma della propria esistenza attraverso la configurazione dell\u2019aggressivit\u00e0 animale, della forza espressiva e rigorosit\u00e0 plastica. Il 13 febbraio 1945 Ligabue rompe una bottiglia di vino sulla testa di un soldato tedesco, provocandoli il ricovero all\u2019ospedale di Gualtieri. Ci informa Sergio Negri: \u201cLa produzione pittorica degli ultimi dieci anni \u00e8 senz\u2019altro la pi\u00f9 copiosa. Poco meno della met\u00e0 dei circa novecento o mille dipinti\u201d. \u201cIn questa fase \u00e8 riscontrabile una non comune discontinuit\u00e0 del livello qualitativo; a differenza della fase precedente in cui oscillazioni di questo tipo avevano solo un carattere episodico. Pu\u00f2 accadere, infatti, che a veri propri capolavori si alternino opere dagli scadenti contenuti estetici, in cui per\u00f2 non vengono mai del tutto a mancare gli schemi coloristici e soprattutto la forza espressiva, che rimane pressoch\u00e9 inalterata e si concretizzer\u00e0 sempre pi\u00f9 come la caratteristica fondamentale di questo terzo e ultimo periodo\u201d.\u00a0 \u201cIn questo periodo Ligabue secondo contratti stipulati con alcuni membri del mondo imprenditoriale di Reggio Emilia, Brescia, Verona e Guastalla, si isol\u00f2 per lunghi periodi presso le case dei singoli committenti al fine di realizzare tutte le opere con essi concordate, spesso di grandi dimensioni\u201d. \u201cL\u2019artista, che ormai conosce i segreti del mestiere, si esprime con una rapidit\u00e0 sorprendente, tanto da riuscire a dipingere un quadro di medie proporzioni in un solo giorno o poco pi\u00f9, seppure con i risultati non sempre lusinghieri. In effetti l\u2019eccesiva velocit\u00e0 nel portare a termine un dipinto, specialmente se di carattere figurativo, e la mancanza necessaria concentrazione psicologica possono determinare nell\u2019opera di qualsiasi pittore notevoli, anche se non costanti, squilibri compositivi.\u201d Per alcuni clienti che non godevano della sua simpatia, Ligabue eseguiva dipinti appositamente mediocri per sghignazzarne poi soddisfatto alle loro spalle. In verit\u00e0 ci\u00f2 avveniva negli ultimi tempi quando l\u2019artista si sentiva circuito per scopi lucrosi. Diceva che certe persone gli volevano \u201cmungere i quadri\u201d con l\u2019intento di venderli e ricavarne vantaggi economici. Dalla lettura di tutta la storia clinica ed essenziale di Antonio Ligabue si pu\u00f2 rispondere alla domanda: \u201cEra pazzo?\u201d, dicendo che \u201cToni\u201d no, non era matto, non era uno psicotico, perch\u00e9 riassumeva in s\u00e9 una personalit\u00e0 schizotipica, un disturbo bipolare, e una prepotente ricchezza emozionale, fattori spesso determinanti della genialit\u00e0 secondo i pi\u00f9 recenti studi di neuro-estetica. Antonio Ligabue \u00e8 stato un\u2019artista straordinario perch\u00e9 \u201cattraverso la sua percezione sensibile e onirica delle esperienze ed emozioni universali l\u2019arte ritorna istinto primordiale e trasforma la semplicit\u00e0 della sua espressione in emblematico, forte e complesso carisma\u201d. Di fronte ai combattimenti tra animali, alla lotta per la sopravvivenza, agli scontri ferini carichi di inusitata energia \u2013 temi che Ligabue ha ripetuto con ossessiva continuit\u00e0 come metafore della sua storia umana e artistica. Il dipinto I tacchini \u00e8 rappresentativo del primo periodo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:66.74369%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG-20251127-WA0010-1-1024x768.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000027725\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000027725\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/IMG-20251127-WA0010-1-scaled.jpg?fit=2560%2C1920&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"2560,1920\" data-comments-opened=\"0\" 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Ligabue influenzato da uno stato d\u2019animo piuttosto complesso, divide l\u2019opera in due parti ben precise. Nel primo piano, al disotto della linea dell\u2019orizzonte, egli inserisce gli elementi naturali dell\u2019ambiente Padano in cui vive; nella seconda parte i paesaggi dell\u2019infanzia trascorsa negli indimenticabili villaggi svizzeri. La scelta del soggetto non \u00e8 casuale, ma sempre condizionata dal momento psichico in cui vive l\u2019artista. Nei rari periodi di tranquillit\u00e0 interiore ricorono con prevalenza le dolci scene agresti. Gli animali dal carattere sereno e tranquillo vengono rappresentati con velato candore, in modo poetico e idilliaco, anche se traspare dalla profondit\u00e0 dei loro sguardi la tristezza di un animo rassegnato e sottomesso. I soggetti rappresentati potrebbero veicolare il messaggio dell\u2019irrequietezza dell\u2019autore; essi, infatti, nonostante siano rappresentati in atteggiamenti aggressivi, sono coinvolti nel momento del corteggiamento, in cui il tacchino cerca di accoppiarsi per riprodursi. Tale messaggio potrebbe raffigurare l\u2019attrazione latente che l\u2019artista prova per il sesso femminile, ma che non riesce a esprimere in maniera concreta. Ogni immagine di Ligabue \u00e8 sempre viva e ricca di pathos. Il periodo della creazione del quadro corrisponde con il primo ricovero di Ligabue all\u2019ospedale di san lazzaro, in questo quadro infatti predomina una coloristica accesa, intense tonalit\u00e0, dove predomina 33 una violenza contenuta ed equilibrata. In questo quadro si vedono gli influssi della scuola romana, come Scipione e Mafai a cui guarda Ligabue nel periodo del ricovero su suggerimento di Mazzacurati. La composizione appare semplice, con un\u2019immagine centrale e una pianura come sfondo. Gli schemi cromatici sono di buona consistenza i valori materici e plastici sono concreti. La coloristica \u00e8 soffusa e tenue, il pittore adotta ancora il metodo di diluire i colori con l\u2019acquaragia. In questo dipinto Ligabue si serve di un disegno di fondo che gli permette di avere una prima visualizzazione dell\u2019impianto grafico. Possiamo notare una formazione della coscienza d\u2019artista, riesce con temi semplice ad entrare nella mente dello spettatore. Trasmettendo emozioni dirette. Lui era un animale che dipinge. Si pu\u00f2 vedere anche in questo semplice e a prima vista innocuo scenario una tensione della sopravvivenza. Nel quadro si pu\u00f2 vedere la manualit\u00e0 di Ligabue, non usava solamente i pennelli ma le dita e le mani e addirittura le unghie, per abbellirlo ha inciso il prato facendo intravedere il fondo giallo dando al quadro la sua tipica armonia cromatica. Un\u2019altra particolarit\u00e0 che pu\u00f2 essere notata \u00e8 il cielo, il cielo di \u2018 i tacchini\u2019 non \u00e8 sereno ma porta tempesta. Un\u2019altra caratteristica del primo periodo era la definizione con una linea di contorno dei suoi personaggi.\u00a0 Antonio Ligabue dipingeva con impasti di colore ad olio su lastre di faesite, sistemate da lui, di dimensioni medie. Nel quadro \u00e8 presente la firma dell\u2019artista. La firma non compare spesso in questo primo periodo la sua presenza pu\u00f2 essere interpretata come dimostrazione di un\u2019acquisita consapevolezza professionale. Il contesto naturale inoltre \u00e8 un tipico paesaggio della pianura padana. Sullo sfondo \u00e8 presente una stalla, la stessa stalla di Gualtieri dove Toni ha vissuto per un periodo della sua vita. L\u2019aquila con volpe 1949-1950\u00a0 \u00e8 stata dipinta da Ligabue presso il ricovero di mendicit\u00e0, dove il grande ed efficace risultato compositivo viene a essere condizionato dal profondo tormento interiore. Il pittore, che ha inteso immortalare le fasi finali di una lotta all\u2019ultimo sangue, non si \u00e8 lasciato andare a eccesive raffigurazioni ambientali. Egli ha volutamente lasciato spoglio e indefinito il paesaggio circostante dopo l\u2019unico accenno al piccolo campanile di una chiesa che, lontana sullo sfondo, sembra quasi voler rimarcare gli alti valori della fede cristiana. Il cielo appare agitato e travolto da un cupo turbinio di colori. Mentre il resto figura completato da vigorose campiture gialle, verdi e brune, in un\u2019essenzialit\u00e0 austera, nell\u2019intento di lasciare ogni predominanza alla tragedia e al dramma, che si sta consumando nel primo piano. L\u2019atmosfera tragica e misteriosa coinvolge ogni centimetro della superficie pittorica in una perfetta simbiosi di contenuti estetici e psicologici. La grande aquila che troneggia ad ali dispiegate in una fantastica armonia architettonica, mentre i suoi poderosi artigli sono affossati nella preda, assume, attraverso l\u2019aspetto possente e la fierezza dello sguardo, la regalit\u00e0 del condottiero antico quando intuisce di avere ormai vinto la battaglia. Diversamente la volpe, irrigidita e tesa in un disperato tentativo di salvezza. Sembra emettere dalla bocca vistosamente spalancata un tragico, lacerante \u201cgrido\u201d di dolore e di rabbia che risuona per tutta la valle. Due animali si affrontano lottando nel dipinto. Una grande aquila atterra dall\u2019alto sulla schiena di una volpe. Il rapace affonda gli artigli sulla schiena e sul collo dell\u2019animale tenendo l\u2019equilibrio con le ampie ali piegate verso il cielo. L\u2019aquila seduta trionfalmente sul corpo della preda consapevole della vittoria. La sua testa inoltre \u00e8 coronata dalle piume sollevate che la rendono minacciosa. Anche lo sguardo \u00e8 profondo e deciso. La volpe invece si dibatte in basso e cerca di liberarsi. Con uno scatto ruota la parte anteriore del corpo e tenta di mordere il suo aggressore. La scena si svolge tra grandi zolle di terra e fili d\u2019erba. In primo piano compare anche uno scorpione mentre a destra, in alto vola una farfalla cavolaia. Sul fondo infine \u00e8 disteso un tranquillo paesaggio di pianura con un paesino bianco, probabilmente Gualtieri. Solo 35 il cielo sottolinea la drammaticit\u00e0 della scena con il colore intenso del tramonto. Antonio Ligabue interpret\u00f2 gli animali soggetti dei suoi dipinti con una grande empatia. L\u2019artista, infatti, si avvicinava alla loro apparenza anche fisicamente cercando di riprodurre la loro mimica. Ligabue si identificava cos\u00ec quasi come uno sciamano a tranquilli animali da cortile o a pericolose bestie feroci. La lotta per la vita \u00e8 spesso rappresentata con durezza e violenza nei suoi dipinti. I teatri nei quali si svolgono questi drammi naturali sono per\u00f2 spesso sereni paesaggi di campagna. Si coglie infatti una contrapposizione tra la brutalit\u00e0 della scena in primo piano e il paesaggio che si distende intorno. Pare cos\u00ec di sentire i versi prodotti dagli animali durante l\u2019aggressione in primo piano contro il silenzio della campagna padana. La scena rappresenta la ferocia della natura ma anche la bellezza degli animali che combattono contro il destino e il fato. La volpe non ha scampo ma potrebbe sopraffare l\u2019aquila. La sua fine non \u00e8 certa, tuttavia il destino che segna la vita di animali e uomini sembra non lasciare dubbi sulla conclusione della lotta. Il professore emerito di letteratura italiana all\u2019universit\u00e0 di San Gallo, Renato Martinoni insiste molto sull\u2019importanza della scuola di Marbach e dei metodi innovativi della pedagogia curativa che nel primo Novecento conosce importanti sviluppi nell\u2019Europa del nord.\u00a0 Ancora oggi gli allievi dell\u2019istituto di Marbach, dove fu ricoverato Antonio Ligabue nel 1913, dividono l\u2019impegno scolastico fra l\u2019apprendimento in classe e il lavoro all\u2019aperto, a stretto contatto con la natura e con gli animali, usano l\u2019arte come terapia, disegnando, scolpendo la pietra, impratichendosi delle tecniche creative. I docenti e i medici che seguono i ragazzi insistono sulle loro abilit\u00e0 nel disegnare. Nel periodo che l\u2019artista pass\u00f2 a Marbach gli insegnanti seguirono e cercarono di appoggiare la sua abilit\u00e0 nel disegnare gli animali. Segno di un\u2019attitudine innata che, accompagnata da una formazione scolastica all\u2019avanguardia per i tempi, hanno lasciato dei semi che presto germinarono. Purtroppo, le opere di Ligabue realizzate negli istituti non sono state conservate. Come detto sopra i due temi principali della pittura di Antonio Ligabue sono gli animali e gli autoritratti, e devono molto all\u2019esperienza maturata dall\u2019artista nei suoi primi anni di reclusione all\u2019ospedale per malati mentali. Come ricorda Martinoni, d\u2019altronde, \u00abla figura e l\u2019opera di un artista \u00e8 fatta di aspetti &#8216;intrinseci&#8217; e allo stesso tempo di elementi pi\u00f9 &#8216;esterni&#8217; o &#8216;complementari&#8217;, ma non per questo meno profondi, che lasciano comunque meglio intendere certe implicazioni e certe dinamiche\u00bb. I preziosi frammenti che questo saggio recupera dalle nebbie di un passato mai approfondito con tanta documentata devozione promettono di aprire squarci di luce sull\u2019\u00bbimpenetrabile mistero\u00bb che avvolge la genesi dell\u2019arte di Antonio Ligabue.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I tre periodi di Antonio Ligabue<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1975, in occasione della prima grande mostra antologica di Antonio Ligabue, il critico Sergio Negri propose una suddivisione dell\u2019opera del pittore in tre periodi distintivi, che \u00e8 diventata un riferimento fondamentale per lo studio dell\u2019artista.<\/p>\n\n\n\n<p>Primo periodo (1927\u20131939) Le opere di questo periodo mostrano una certa ingenuit\u00e0 tecnica e coloristica. I dipinti sono caratterizzati da colori tenui e diluiti, con un abbondante uso di acquaragia che rende le immagini sfumate. La tavolozza \u00e8 limitata, con prevalenza di verdi, marroni, gialli e blu cobalto. I temi principali sono scene di vita agreste e animali feroci, rappresentati con poca aggressivit\u00e0. La composizione \u00e8 semplice, spesso concentrata su un\u2019unica immagine centrale.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo periodo (1939\u20131952) In questa fase Ligabue padroneggia meglio colore e linea, creando composizioni pi\u00f9 complesse e dinamiche. La materia pittorica acquisisce spessore e i toni diventano pi\u00f9 caldi. L\u2019artista scopre le diverse tonalit\u00e0 del giallo, che usa frequentemente insieme alla terra di Kassel, al blu di Prussia e al rosso carminio. Egi dipinge senza disegni preparatori, ottenendo figure con una potente espressivit\u00e0 grafica.<\/p>\n\n\n\n<p>Terzo periodo (1952\u20131962) Questo \u00e8 il periodo pi\u00f9 prolifico di Ligabue. Il segno nero intorno alle figure diventa pi\u00f9 marcato e continuo, definendo nettamente i soggetti. La tavolozza si arricchisce, includendo giallo limone, terre di Siena, giallo cadmio e bruno Van Dyck, con abbondante uso di bianco di zinco. La mastra \u00e8 accompagnata da un catalogo edito da &nbsp;Moebius.<\/p>\n\n\n\n<p>Palazzo di Citt\u00e0 di Cagliari<\/p>\n\n\n\n<p>Antonio Ligabue. La grande mostra<\/p>\n\n\n\n<p>dal&nbsp; 28 Novembre 2025 al 7 Giugno 2026<\/p>\n\n\n\n<p>dal Marted\u00ec alla Domenica dalle ore 10.00 alle ore 18.00<\/p>\n\n\n\n<p>Luned\u00ec Chiuso<\/p>\n\n\n\n<p>Foto dell\u2019Allestimento della mostra Antonio Ligabue. La grande mostra dal 28 Novembre 2025 al 7 Giugno 2026 Palazzo di Citt\u00e0 di Cagliari&nbsp; Courtesy Arthemisia<\/p>\n\n\n\n<p>Fonte Uffici Stampa Ufficio stampa Arthemisia Salvatore Macaluso | sam@arthemisia.it press@arthemisia.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 7 Giugno 2026 si potr\u00e0 ammirare a Palazzo di Citt\u00e0 di Cagliari che accoglie per la prima volta una mostra dedicata ad Antonio Ligabue curata da Francesco Negri e Francesca Villanti. 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