{"id":1000027663,"date":"2026-02-02T09:18:25","date_gmt":"2026-02-02T12:18:25","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000027663"},"modified":"2026-02-02T09:18:28","modified_gmt":"2026-02-02T12:18:28","slug":"lultimo-caffe-di-severino-di-giovanni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000027663","title":{"rendered":"L\u2019ultimo caff\u00e8 di Severino Di Giovanni"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>125 anni la nascita &#8211; 95 anni fa la morte<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abContinua a studiare\u00bb.<\/em>.. Con queste parole, Severino Di Giovanni si conged\u00f2 dalla sua donna, Josephina Scarf\u00f2 nel suo ultimo colloquio avuto prima di essere giustiziato. E la bella ragazza di origine calabrese, sorella dell&#8217;altro condannato alla pena capitale, Paolino Scarf\u00f2, mantenne fede alla promessa fatta al suo compagno, conosciuto nella clandestinit\u00e0 di una lotta armata cruenta e amato in una terra dove i sogni restarono impossibili.<\/p>\n\n\n\n<p>Josephina negli anni prosegu\u00ec gli studi ed arriv\u00f2 alla laurea, passando poi alla professione del giornalismo, mantenendo fede alla promessa fatta al suo uomo e frequentando fino a &nbsp;&nbsp;tarda et\u00e0&nbsp;&nbsp; l&#8217;universit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Non&nbsp; era la gloria personale che cercava in verit\u00e0 Severino. Nato a Chieti il 17 marzo 1901, l&#8217;abruzzese visse i suoi primi anni nella pi\u00f9 assoluta povert\u00e0, in una condizione comune a tante famiglie del disastrato territorio dell&#8217;ex regno borbonico. Nei suoi primi anni anche l&#8217;affetto familiare venne presto a mancare, lasciandolo orfano in balia del mondo. Ma Severino, fin da piccolo dimostra un eccezionale dote &#8211; la caparbiet\u00e0-, arrivando con le proprie forze fin quasi al diploma magistrale. Il giovane teatino, in assenza della professione, si specializz\u00f2 come calzolaio, sposandosi all&#8217;et\u00e0 di soli diciotto anni con Teresa, una ragazza analfabeta. Le due circostanze si sarebbero rivelate importanti per il futuro del giovane e anche la nascita di tre figli avrebbe inciso sulle sue scelte future. Pi\u00f9 di tutto pot\u00e9 per\u00f2 il fascismo. Lettore entusiasta delle teorie di Bakunin e Malatesta, Severino Di Giovanni divenne un convinto anarchico, scontrandosi apertamente con la montante marea fascista. Annullate tutte le aspirazioni politiche (e con esse la speranza di un futuro pi\u00f9 decoroso per la propria famiglia), nel 1923, il giovane calzolaio abruzzese decise di imbarcarsi alla volta dell&#8217;Argentina, per cercare nel continente americano uno spazio pi\u00f9 consono alle proprie esigenze culturali ed economiche. Arrivato a Buenos Aires l&#8217;italiano trov\u00f2 subito impiego presso una tipografia cittadina e l&#8217;incontro con la stampa rappresent\u00f2 una vera e propria svolta nella propria vita. Entrato come umile operaio, l&#8217;abruzzese apprese in pochissimo tempo tutti i segreti dell&#8217;attivit\u00e0 tipografica trasformandosi in seguito in libraio ambulante. La passione per la politica e per l&#8217;editoria spinsero inoltre Di Giovanni a diventare anche editore e direttore di un giornale: Il Culmine, ovviamente di chiara ispirazione anarchica. Impegnato sempre pi\u00f9 nell&#8217;attivit\u00e0 politica, l&#8217;abruzzese inizi\u00f2 a entrare in attrito con il governo argentino, sempre pi\u00f9 intriso di elementi autoritari. Controllato sempre pi\u00f9 strettamente dalla polizia e dal potere militare, l&#8217;italiano non desistette dai suoi ideali e l&#8217;incontro con Josefina Scarf\u00f2 ne avrebbe acuito l&#8217;impegno. Abbandonata al suo destino la moglie, Severino si innamor\u00f2 infatti della bella quindicenne, sorella di due amici anarchici che abitualmente frequentava e nella casa degli Scarf\u00f2 matur\u00f2 la decisione di passare alla lotta armata, per sperare in una sollevazione popolare contro il regime argentino. Figlia di immigrati calabresi Josefina era una ragazza dall&#8217;intelligenza vivace, affascinata dal temperamento romantico dell&#8217;anarchico abruzzese. A sua volta, Severino consider\u00f2 la giovane ragazza come una vera e propria discepola, regalandole tutte le sue utopie politiche e sociali.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;esordio esplicito della lotta politica di Di Giovanni avvenne nel 1925. Durante una manifestazione contro i Savoia nel Teatro Col\u00f2n di Buenos Aires (il tempio argentino della lirica), l&#8217;anarchico infiamm\u00f2 la platea, lanciando volantini&nbsp; e attirando le ire della polizia di stato. Suoi furono anche le manifestazioni in piazza a difesa di Sacco e Vanzetti, due anarchici italiani ingiustamente condannati alla sedie elettrica negli Stati Uniti. Arrestato, dopo altre clamorose manifestazioni, dalle forze dell&#8217;ordine, il giovane abruzzese fugg\u00ec verso la clandestinit\u00e0 per dedicarsi completamente alla lotta politica armata. Negli anni a venire, Di Giovanni e i fratelli Scarf\u00f2 divennero una vera e propria spina nel fianco della dittatura militare, assurgendo a simboli della rivoluzione argentina. Il regime militare, nelle azioni (spesso sanguinose) degli anarchici colse il giusto peso, ovvero il tentativo di imporre idee populiste ad una struttura sociale ancora in gran parte a digiuno di qualsiasi informazione democratica. Di Giovanni e i fratelli Scarf\u00f2 divennero dei veri e propri ricercati e per finanziarsi utilizzarono le armi della rapina. Con i soldi delle rapine essi finanziarono inoltre anche la casa editrice che pubblicava il loro giornale anarchico, mantenendo sempre fede al loro impegno culturale. Il gruppo guidato dall&#8217;abruzzese mise a segno numerosi attentati dinamitardi e l&#8217;abruzzese rischi\u00f2 sempre in prima persona per portare a termine le azione ideate. Ma, sul rovescio della medaglia, Di Giovanni prosegu\u00ec anche la sua personale lotta per la cultura. Egli si consider\u00f2 sempre un intellettuale spinto all&#8217;azione sanguinosa dalle proprie idee e dalla speranza di cambiare il mondo. Un&#8217;utopia ricorrente nei velleitari progetti degli anarchici di tutto il mondo.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:12.57063%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Severino_di_Giovanni.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000027667\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000027667\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Severino_di_Giovanni.jpg?fit=250%2C418&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"250,418\" data-comments-opened=\"0\" 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Arrestato, dopo infinite peripezie, e accusato di omicidio (ma l&#8217;accusa pare sia frutto di un progetto pretestuoso), l&#8217;abruzzese venne processato nel giro di pochissime ore. Per mantenere una parvenza di legalit\u00e0, il governo regal\u00f2 all&#8217;italiano anche un \u00abgiusto\u00bb processo. A difendere l&#8217;imputato (in un tribunale controllato totalmente dalla gerarchia militare) fu chiamato il giovane tenente Juan Carlo Franco, quale difensore d&#8217;ufficio, il quale tent\u00f2 inutilmente di strapparlo alla condanna a morte, chiedendo perfino l&#8217;aiuto di Francisco Per\u00f2n, futuro presidente del paese sudamericano.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo febbraio del 1931, Severino Di Giovanni e Paolo Scarf\u00f2 vennero portati davanti al plotone d&#8217;esecuzione. Nei giorni precedenti l&#8217;esecuzione, l&#8217;abruzzese affid\u00f2 tutte le sue memorie e il suo credo politico all&#8217;amatissima Josefina, chiedendole di portare avanti soprattutto la lotta per l&#8217;acculturazione, unica strada certa per un&#8217;effettiva democratizzazione del paese. Poi affront\u00f2 l&#8217;ultima sfida della sua vita con il coraggio dell&#8217;eroe. La fucilazione, seguita con morbosa attenzione da un&#8217;opinione pubblica assetata di sensazionalismo, venne eseguita all&#8217;alba di un afoso giorno dell&#8217;inverno australe, trasfigurandola nel mito. L&#8217;anarchico \u00abvestito di nero\u00bb, mor\u00ec sapendo di aver combattuto una lotta impari. Ma molti furono gli argentini che nei mesi e negli anni seguenti, sarebbero andati in pellegrinaggio sulla sua tomba, per depositare un fiore alla memoria del&nbsp; primo rivoluzionario sudamericano.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;eco dell&#8217;affare \u00abDi Giovanni\u00bb prosegu\u00ec per anni e trascin\u00f2 nel baratro anche il difensore Franco. Esautorato, per la sua strenua linea difensiva dell&#8217;anarchico, dall&#8217;esercito, il giovane ex-ufficiale dovette fuggire in Paraguay e soltanto alla caduta della dittatura militare (avvenuta anche grazie alla sollevazione popolare, dopo pochi mesi dalla fucilazione dell&#8217;anarchico) pot\u00e9 rientrare nei ranghi delle Forze Armate. Ma anche Franco avrebbe pagato con la morte la sua simpatia per il romantico anarchico abruzzese. L&#8217;ufficiale, emarginato e trasferito a una guarnigione del lontano nord-ovest, sarebbe infatti morto in circostanze misteriose.<\/p>\n\n\n\n<p>Di Giovanni divenne, dopo molti anni anche personaggio delle scene teatrali. Alla fine degli anni &#8217;80 infatti la sua \u00abromantica\u00bb storia diventa infatti tema di uno spettacolo che riscuote grandissimo successo in tutto il Sudamerica, regalando alle gesta dell&#8217;utopista italiano quel respiro che soltanto ai grandi viene concesso. L&#8217;eroe dei poveri, nel paese del tango, \u00e8 ancora oggi un personaggio di primo piano e ancora in tanti ricordano le sue ultime richieste, nel giorno della sua fucilazione: <em>\u00abPer cortesia pu\u00f2 portarmi un caff\u00e9? Gradirei che fosse molto dolce\u00bb<\/em>!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>125 anni la nascita &#8211; 95 anni fa la morte \u00abContinua a studiare\u00bb&#8230; Con queste parole, Severino Di Giovanni si conged\u00f2 dalla sua donna, Josephina Scarf\u00f2 nel suo ultimo colloquio avuto prima di essere giustiziato. 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