{"id":1000027094,"date":"2026-01-15T10:49:26","date_gmt":"2026-01-15T13:49:26","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000027094"},"modified":"2026-01-15T10:49:28","modified_gmt":"2026-01-15T13:49:28","slug":"alla-riscoperta-di-un-outsider-julius-evola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000027094","title":{"rendered":"Alla Riscoperta di un Outsider Julius Evola"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura Julius Evola apro il mio saggio dicendo : Studioso dai vastissimi interessi, Julius Evola, nei suoi scritti, tratta argomenti che vanno dalla spiritualit\u00e0 buddhista alla ritualit\u00e0 ind\u00f9; dalla simbologia alchemica alla sessuologia; dall\u2019arte d\u2019avanguardia alle nuove forme di pseudo-spiritualit\u00e0, anticipando, di un quarto di secolo, temi che caratterizzeranno il movimento della New Age. La sua opera, Il mistero del Graal, del 1937, precede tutto quanto sar\u00e0 scritto successivamente in materia. Riconosciuto da tempo come il pi\u00f9 importante poeta e pittore dadaista d\u2019Italia, fu filosofo giovanissimo, cos\u00ec insofferente dello status quo, da tentare il superamento di un idealismo che pone \u201cl\u2019Io al centro del cosmo, creatore di ogni realt\u00e0 e d\u2019ogni valore; di l\u00e0 da lui, il nulla, poich\u00e9 la sua teoria lo mostra inesorabilmente chiuso in una prigione, da cui non potr\u00e0 mai evadere, pel semplice fatto che essa \u00e8 una prigione che non ha muri\u201d . Il pensiero filosofico di Julius Evola, espresso nelle opere giovanili, non pu\u00f2 essere considerato solo un momento, poi superato ed abbandonato, come vorrebbero molti suoi interpreti, ma il cardine su cui ruota tutta la sua produzione successiva. Scritti come Saggi sull\u2019idealismo magico Teoria dell\u2019Individuo Assoluto. L\u2019uomo come potenza, non possono certo essere ininfluenti nella costruzione di quell\u2019edificio che Evola chiama Tradizione. L\u2019Individuo Assoluto evoliano \u00e8 sciolto da ogni legame; ma il vincolo che lo caratterizza e, nello stesso tempo, lo limita, \u00e8 ci\u00f2 che ne costituisce l\u2019essenza originaria: la propria finitezza. Condizione prima ed imprescindibile, per l\u2019uomo che voglia rendersi ab-soluto, \u00e8 poter trascendere la propria contingenza: rendersi immortale; perch\u00e9 se per Evola magico significa pratico, il superamento della condizione umana non va solo teorizzato, ma praticato: l\u2019Autarca di cui parla Evola dovrebbe essere arbitro della propria vita e della propria morte. Acerrimo nemico dello spirito conformistico che caratterizzava la cultura dell\u2019Italia del tempo, si avvicin\u00f2 a Giovanni Papini, alle esperienze intellettuali di Leonardo, di Lacerba e de La Voce di Prezzolini, da lui considerate come \u201cl\u2019unico vero Sturm und Drang\u201d che la nostra nazione abbia conosciuto. Evola confess\u00f2 che un significato profondo ebbe per lui come per altri intellettuali Papini, dal momento che \u201cegli fu allora un apritore di breccia. A lui ed al suo gruppo si deve il venire a contatto con le correnti straniere pi\u00f9 varie ed interessanti del pensiero e dell\u2019arte d\u2019avanguardia, con l\u2019effetto di un rinnovamento e di un ampliamento di orizzonti. Credevamo anche nella sincerit\u00e0 e nell\u2019autenticit\u00e0 di quanto aveva scritto nell\u2019autobiografico Un uomo finito. A dei giovani, non poteva non far colpo quel nichilismo che lasciava in piedi soltanto l\u2019individuo nudo, sdegnoso di ogni appoggio, chiuso ad ogni evasione\u201d . In questo sentimento antiborghese ed antirazionalistico, ma soprattutto insofferente della condizione umana, \u00e8 da ricercare ci\u00f2 che spinge Evola verso movimenti culturali d\u2019avanguardia. \u201cEsiste una forza cieca, brutale, che \u00e8 la nostra umanit\u00e0. E\u2019 come una gravitazione dello spirito, \u00e8 qualcosa di fatale, ed in uno, di sordo e d\u2019incomprensibile. Di essa raramente l\u2019uomo \u00e8 conscio e si rende libero e superiore. Eraclito chiam\u00f2 questa forza divenire, Schopenhauer volont\u00e0 di vita. Ma i nomi e le particolari determinazioni non importano. E\u2019 questa stessa forza che governa il moto degli astri, la simpatia delle molecole, la vibrazione dell\u2019etere: che governa la materia, insomma: e che rende l\u2019uomo materia quando egli obbedisce: vale a dire, quando \u00e8 sincero e naturale. Ma esiste pur nell\u2019uomo un elemento superiore: la facolt\u00e0 di opporsi, di negare: \u00e8 qui l\u2019elemento atavico, il segno della nobilt\u00e0 umana. Tutto il resto, si sappia o non si sappia, \u00e8 brutalit\u00e0. Chi \u00e8 sincero e naturale, non \u00e8 uomo, ma istrumento di una forza di cui egli non sa nulla: \u00e8 bandiera agitata e dilaniata dal vento, \u00e8 spora corrente sotto i ponti del tempo. Ora c\u2019\u00e8 chi ha nelle vene del sangue di schiavo. Sono i pi\u00f9. E questi obbedir\u00e0, porter\u00e0 il proprio fardello, allora si creer\u00e0 una fede, un idolo, far\u00e0 dell\u2019arte, far\u00e0 dell\u2019amore, per illudersi; far\u00e0 il giuoco dell\u2019umanit\u00e0, insomma, o della brutalit\u00e0, il che \u00e8 lo stesso, travestito in mille graziosi modi. Vi \u00e8 invece chi non ha precisamente sangue da schiavo. Questi si oppone, nega. Uccide in s\u00e9 ogni impulso naturale, ogni entusiasmo, ogni sentimento. Alla naturalezza, sostituisce la finzione; alla passione, il capriccio; all\u2019idolo, s\u00e9 stesso, infinito ed indicibile nulla. E, vivente, egli \u00e8 un morto, vivente, ha nel sangue il germe della decomposizione, segno del sua alto e doloroso destino. Egli vive solo per negare e per distruggere e non ha altro scopo, per la sua pena di vivere. Ecco Dada\u201d. L\u2019esperienza poetica evoliana risale al periodo compreso tra il 1916 e il 1922. Del 1922 \u00e8 il poema Le parole obscure du paysage interieur, mentre composizioni sparse sono state raccolte e ripubblicate nel 1969 da Vanni Scheiwiller con il titolo Raaga Blanda. Il dato dominante delle composizioni \u00e8 la descrizione di un dramma interiore, presente del resto in quasi tutti gli artisti europei dei primi due decenni del \u2018900. Evola osserv\u00f2 nella sua autobiografia che \u201cil tema fondamentale era quello della oscurit\u00e0 esistenziale, della sorda ed incessante gravitazione che sta al fondo della vita umana. Distruzione e rarefazione vi intervenivano, pel presentimento di una superiore libert\u00e0 e per effetto di un diverso impulso\u201d . Il giovane poeta avverte la labilit\u00e0 dell\u2019esistenza, a tratti medita addirittura il suicidio, suggestionato dalla tragica scelta di Michelstaedter, uccisosi poco pi\u00f9 che ventenne. Evola ravvisa nell\u2019arte astratta la possibilit\u00e0 di tentare con successo il superamento della realt\u00e0 empirica, disperatamente rifiutata, in un eccesso di misticismo stirneriano e nietzscheano, avendo quale fine il raggiungimento di stati superiori dell\u2019essere, di una dimensione metafisica nella quale lo spirito risulterebbe finalmente liberato. \u201cPer l\u2019individuo, non v\u2019\u00e8 ragione che egli si esprima: se lo fa \u00e8 un buffone, \u00e8 una prostituta nell\u2019esibizione sporca della propria nudit\u00e0 pel piacere altrui. L\u2019artista sincero che, naufragante nel divino istante dell\u2019ispirazione, quasi in preda ad una febbre indomabile, crea la vera opera d\u2019arte, ed il cane che salta sulla cagna e la monta, sono assolutamente la stessa cosa, passivo strumento entrambi d\u2019una forza di cui non san nulla. D\u2019altra parte non si possono esprimere che dagli elementi di ordine inferiore: perch\u00e9 i mezzi espressivi, simbolici, e determinati in ogni caso, servono per la pratica, per il mercato, cos\u00ec come ha mostrato molto bene Bergson, ma sono assolutamente incapaci a tradurre degli stati d\u2019animo puri ed intimi dell\u2019individuo. Esprimere \u00e8 uccidere. Dunque non si pu\u00f2 n\u00e9 si deve esprimere\u201d . Furono questi, sostanzialmente, i motivi di fondo che indussero Evola ad aderire al dadaismo, ma, paradossalmente, furono anche la causa del suo distacco da esso, allorquando comprese che il movimento di Tristan Tzara non era altro che \u201cuna sterile ancorch\u00e9 nobile ed intelligente, reazione intellettuale che si risolveva nel mero negare\u201d. Evola si mostra dunque insofferente alle prospettazioni nichilistiche insite nelle forme modernissime di arte e di espressione, ben rappresentate, fra gli altri, dagli esiti politici cui pervennero Aragon, Eluard, Breton. In Italia, a soli ventidue anni, fu tra i primissimi a rappresentare l\u2019arte astratta, e ne abbozz\u00f2 la teoria in una minuscola pubblicazione, Arte Astratta, appunto. In questo libretto denunciava l\u2019aspiritualit\u00e0 di tutto ci\u00f2 che comunemente viene considerato spirituale, preludendo scelte pi\u00f9 ardite: l\u2019incontro con Nietzsche, l\u2019adesione ad una Weltanschauung puramente spirituale. L\u2019arte astratta non \u00e8, per\u00f2, il solo mezzo espressivo usato da Evola, egli coltiva anche interessi per l\u2019esoterismo e l\u2019alchimia, che non si esauriscono in superficiali curiosit\u00e0 intellettuali, ma vengono vissuti con totale partecipazione esistenziale. \u201cIn modo confuso ma intenso, si manifestava il congenito impulso alla trascendenza. In questo contesto, vi \u00e8 anche da accennare all\u2019effetto di alcune esperienze interiori da me affrontate a tutta prima senza una precisa tecnica e coscienza del fine, con l\u2019aiuto di certe sostanze che non sono gli stupefacenti pi\u00f9 in uso, e l\u2019impiego dei quali richiede anzi, nei pi\u00f9, il superamento di una naturale rivolta dell\u2019organismo e un particolare controllo di esso. Mi portai, per tal via, verso forme di coscienza in parte staccate dai sensi fisici. Passai non di rado vicino all\u2019area delle allucinazioni visionarie e fors\u2019anche della pazzia. Ma una costituzione fondamentalmente sana, il carattere autentico dell\u2019impulso che mi aveva condotto verso queste avventure e un\u2019intrepidezza dello spirito mi portarono oltre\u201d . Le sostanze usate da Evola sono, probabilmente, l\u2019oppio e l\u2019etere, evocati piu volte nelle poesie scritte durante la Prima Guerra Mondiale. \u201cIniziai le pratiche in piena guerra, in alta montagna, a 500 m. dal nemico\u201d . In una recente raccolta di saggi sul pensiero evoliano, Claudio Bonvecchio commenta: \u201cNaturalmente tutto ci\u00f2 per chi non si sforza di comprendere il pensiero di Evola \u00e8 pura insensatezza. Per chi, insomma, non si pone nell\u2019ottica di un pensiero in cui ogni ordine mondano \u00e8 inscritto nell\u2019ordine cosmico di cui l\u2019uomo \u00e8 parte, le sue appaiono pure fantasticazioni. Ne discende ovviamente che chi non si colloca in questa prospettiva e accetta il proprio radicamento nell\u2019Ombra, tende, compensativamente, a inseguire ogni ombra, facendone un simulacro di verit\u00e0. E allora il caso Evola si risolve nell\u2019ideologia di un fascista irriducibile che sogna improbabili ritorni nella nostalgia di un passato che \u2013come ogni passato- non torna. Il pensiero di Evola, impopolare e inattuale, ci appare, oggi pi\u00f9 che mai, qualcosa di estraneo, altro da noi, che ci urta e ci allontana dalle nostre certezze. Ma proprio per questo, come per qualsiasi \u201caltro da noi\u201d, non si tratta di condividere, assecondare oppure demonizzare: si tratta, anzitutto, di capire. \u201cLa filosofia \u00e8 la riflessione giunta a riconoscere la propria insufficienza e la necessit\u00e0 di un atto assoluto partente dall\u2019interno\u201d\u00a0 . Evola considera l\u2019idealismo, come pensiero critico-gnoseologico, punto di arrivo della filosofia occidentale. \u00a0Assumendone l\u2019impulso originario, e portandolo fino alle conseguenze estreme, esso ci apparir\u00e0 non pi\u00f9 come una soluzione, ma un problema, il punto di partenza per un possibile passaggio a quel mondo superrazionale e metafisico lontano da speculazioni intellettuali. Senza questo salto qualitativo, la filosofia rimane mero bizantineggiare; oppure si trasforma in specialismi senza uscita, incapaci di grandi sintesi, che spingono l\u2019uomo ad atteggiamenti a carattere prevalentemente pratico di fronte al mondo. \u201cOgni filosofia, in ultima istanza, \u00e8 sempre un simbolo, il segno espressivo di una tendenza che la precede e che in se stessa \u00e8 irriducibile al dominio razionale: il pi\u00f9 delle volte, essa appartiene all\u2019irrazionale nel qual caso si rende possibile una semplice psicologia della filosofia, in altre al superrazionale\u201d . Tutto ci\u00f2 pone inevitabilmente l\u2019uomo di fronte ad un bivio: \u201cfarsi agire\u201d, spinti da un pensiero teoretico incapace di realizzarsi, che ci induce all\u2019interno di una spirale senza fine e provoca i traumi esistenziali tipici della modernit\u00e0; \u201cagire\u201d, seguendo quell\u2019impulso profondo ed ancestrale il cui nome \u00e8 volont\u00e0 di potenza. Questo agire segna, nello stesso tempo, la fine dell\u2019idealismo classico ed il suo coerente svolgimento: nasce cos\u00ec quella che Evola, riprendendo un termine coniato da Novalis, chiama \u201cidealismo magico\u201d. Il tentativo evoliano di risolvere la teoria filosofica in prassi, non \u00e8 certo il solo; lo avvicina, per certi aspetti, a pensatori che hanno una visione del mondo e dell\u2019uomo diametralmente opposta alla sua. Marx costituisce, in tal senso, un esempio singolare ed illustre. Una differenza sostanziale tra Marx ed Evola, pu\u00f2 essere colta nel luogo in cui va ricercata la soluzione ai problemi esistenziali: il primo lo individua all\u2019esterno dell\u2019uomo, in una possibile societ\u00e0 di liberi ed uguali, che informa tutti gli individui che la compongono dei propri valori; il secondo lo identifica all\u2019interno dell\u2019uomo, non di tutti gli uomini tuttavia, solo di coloro i quali, attraverso una rivoluzione interiore, siano divenuti \u201cindividui assoluti\u201d. Queste semplici considerazioni dimostrano come, per Evola, esista, tra gli uomini, una differenza ontologica dalla quale non si pu\u00f2 prescindere, determinante nello stabilire chi sia portato ad \u201cagire\u201d o ad \u201cessere agito\u201d. Il soggetto pensato dagli idealisti, si chiami Spirito, Atto, Volont\u00e0, \u00e8 un\u2019ipostasi; perch\u00e9 \u201cla realt\u00e0 del pensiero non risiede nei contenuti che reca alla conoscenza, bens\u00ec nella identit\u00e0 che in essa si attua fra oggetto e soggetto\u201d\u00a0 : questa identit\u00e0 annulla l\u2019uomo nel cosmo ed il cosmo nell\u2019uomo. Il bersaglio principale dell\u2019Evola filosofo \u00e8, tuttavia, l\u2019idealismo attuale, dal quale diverge in due punti fondamentali: l\u2019atto gentiliano \u00e8 puramente gnoseologico, l\u2019atto evoliano \u00e8 creativo; l\u2019io di Gentile \u00e8 inghiottito da Dio, invano camuffato da io trascendentale, l\u2019io di Evola \u00e8 l\u2019individuo assoluto, o assoluta individualit\u00e0, \u201call\u2019arbitrio della volont\u00e0 del quale tutto ci\u00f2 che \u00e8, \u00e8 dovuto\u201d . Se l\u2019io vuole essere autenticamente creatore, non pu\u00f2 fermarsi all\u2019impotenza dell\u2019io idealistico, ma \u00e8 necessario, con un movimento concreto, \u201cfarsi Dio\u201d, unendo ragione, forze extrarazionali ed esoterismo orientale. Per questo, \u201call\u2019interno della propria natura, l\u2019uomo qualificato deve poter percepire direttamente la dimensione della trascendenza, giacch\u00e8 nell\u2019epoca della dissoluzione il senso della trascendenza non pu\u00f2 essere conferito dall\u2019esterno\u201d . Cos\u00ec, per Evola, Dio, Spirito, Io trascendentale, sono solo nomi, parole vuote, espressioni prive di realt\u00e0: l\u2019uomo, incapace di modificare la propria struttura ontologica, inconsapevole della potenza racchiusa nel suo io pi\u00f9 profondo, crea feticci metafisici, surrogati di s\u00e9 stesso. Se \u00e8 vero che nasce come \u201cente generico\u201d, \u00e8 pur vero che deve esistere, in vita, la possibilit\u00e0 di svincolarsi da una costrizione che toglie ogni libert\u00e0: pena l\u2019insopportabilit\u00e0 dell\u2019esistenza. Non esiste una verit\u00e0 a priori, l\u2019uomo non \u00e8 frutto di una potenza esterna che lo precede: questa potenza \u00e8 il suo nudo io, potenza in divenire, che si realizza alla fine del cammino diventando Dio. E\u2019 questo percorso, dal meno al pi\u00f9, da uno stato di subordinazione passivamente ed inconsciamente accettato, alla piena realizzazione di s\u00e9 stesso, non pi\u00f9 essere condizionato ma condizionante, che Evola indica nelle sue opere filosofiche. \u201cDire quanto Evola abbia effettivamente realizzato personalmente, o se mai abbia realizzato la potenza, \u00e8 semplice presunzione, ed indebita invasione di un campo che \u00e8 per principio preclusa a noi e a chi scriva su di lui. Iscritto alla Facolt\u00e0 di Ingegneria di Roma, ma aspirante pittore e desideroso d\u2019avanguardia \u201cdato che in Italia come movimento artistico d\u2019avanguardia praticamente esisteva quasi soltanto il futurismo\u201d ad esso si avvicina divenendo in particolare amico di Balla. Il suo studio era divenuto, intorno alla met\u00e0 degli anni dieci, luogo di incontro e di apprendistato per i giovani artisti romani. Per Evola non si tratta per\u00f2 solo di pittura e frequentando Balla e i suoi allievi ha anche modo di alimentare la sua curiosit\u00e0 per le discipline di natura esoterica, interesse comune nei circoli intellettuali di inizio secolo e molto diffuso in ambito artistico sia europeo basti pensare a Kandinsky, Mondrian e, per noi di maggiore interesse Duchamp sia italiano serpeggia tra gli aderenti al gruppo futurista, da Balla a Bragaglia, tra le pagine di Italia Futurista e nell\u2019opera pittorica del versante pi\u00f9 astratto del movimento: Ginna, Maria Ginanni, Rosa Ros\u00e0 e Mario Carli. In una testimonianza su Evola il pittore Arnaldo Ginna ricorda: \u201cnon so precisamente definire gli studi e le esperienze di Evola, so soltanto che ciascuno di noi aveva tra le mani i libri di teosofia della Besant e della Blavatsky, e poi le opere di antroposofia di Rudolf Steiner. Si parlava, da Balla, soprattutto di arte, ma non si disdegnava anche quest\u2019ultimo interesse.\u201d Altri libri di cui Evola \u00e8 avido lettore sono quelli della collana \u201cCultura dell\u2019anima\u201d fondata da Giovanni Papini seguito da Evola anche sulle colonne di Leonardo e Lacerba &#8211; ed edita dall\u2019editore Rocco Carabba. Collana di natura essenzialmente filosofica e attraverso cui l\u2019Italia conosce Nietzsche, alterna al prezzo popolare di una lira, filosofi greci e contemporanei, scritti di mistici e santi, testi esoterici, buddisti e di filosofia ebraica e apre agli adolescenti di allora orizzonti ben pi\u00f9 vasti di quelli offerti dalla cultura ufficiale. Con questa collana, le riviste e i suoi scritti, Giovanni Papini diviene figura fondamentale nella formazione di Evola, principale esponente \u201cdell\u2019unico vero Sturm un Drang che la nostra nazione abbia conosciuto, dell\u2019urgere di forze insofferenti del clima soffocante dell\u2019Italietta borghese del primo novecento.\u201d Lo attrae di lui l\u2019aspetto pi\u00f9 nichilista, paradossale e polemico contro l\u2019accademismo, il servilismo intellettuale e la morale borghese, vissuto con l\u2019autenticit\u00e0 che emerge nell\u2019autobiografico Un uomo finito, opera che raccoglie unanimi consensi e suscita incondizionati e giovanili entusiasmi. Vi sono alcuni aspetti per\u00f2 dei futuristi che Evola non condivide e l\u2019insofferenza nei loro confronti si fa pi\u00f9 acuta allo scoppio della guerra e al contrapporsi di vedute tra interventisti e non, nel periodo della dichiarata neutralit\u00e0 del paese. Ad Evola sembra inconcepibile che i futuristi abbracciano i luoghi comuni patriottici e accettino, supinamente, l\u2019idea che si tratti di una guerra per la difesa della civilt\u00e0 contro il barbaro invasore. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:37.32008%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000027099\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000027099\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/julius-evola-lo-spirituale-nellarte_00.jpg?fit=600%2C600&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"600,600\" data-comments-opened=\"0\" 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Rientrato a Roma dalla guerra cade in un profondo stato di malessere esistenziale. Spinto dal disgusto e dall\u2019insofferenza per la vita quotidiana e incalzato da un innato impulso alla trascendenza, si dedica dapprima all\u2019esplorazione della coscienza e dei suoi stati di alterazione con l\u2019uso di stupefacenti e poi allo studio di testi esoterici, entrando in contatto con gli ambienti occultistici romani. Il dadaismo gli viene incontro in questo periodo, probabilmente attraverso Prampolini e la collaborazione di alcuni dadaisti alla sua rivista Noi, offrendogli il miraggio di un affrancamento dall\u2019avanguardia italiana e la possibilit\u00e0 di un\u2019apertura, a livello internazionale e su un piano pi\u00f9 elevato, non solo artistico, ma esistenziale, di un\u2019adesione incondizionata e di un riconoscimento, che \u00e8 per lui quasi identificazione, nella figura di Tristan Tzara. Malgrado la sua apparente brevit\u00e0 in essa si racchiude un periodo di tempo ampio e denso di avvenimenti, che inizia nel 1917 &#8211; con i riferimenti alle riviste ove vengono pubblicati i primi poemi di Tzara \u2013 attraversa il periodo della guerra e del primo dopoguerra quando, l\u2019affinit\u00e0 tra la produzione poetica e filosofica elaborata autonomamente da Evola e il dadaismo, viene a lui rivelata da \u201cqualcun altro\u201d, forse da Prampolini, che con il dadaismo aveva avuto a che fare a partire dal 1916. Prampolini probabilmente avverte l\u2019alterit\u00e0 di Evola in seno al futurismo e ne predice l\u2019imminente separazione del movimento. Evola, fin da questa prima lettera, dichiara il suo interesse per aspetti teorici e fondanti che il dadaismo invece rifiutava di avere e bench\u00e9 dichiari di voler fare della sua rivista un organo di diffusione del dadaismo in Italia, risulta schiacciante nella lista dei collaboratori indicati a Tzara, la presenza futurista. Semplificando, si possono isolare tre \u201cquestioni\u201d che saranno analizzate nei successivi paragrafi: la prima fase della partecipazione italiana al dadaismo, l\u2019elaborazione teorica dell\u2019attivit\u00e0 artistica di Evola e il suo progetto di fondare in Italia una rivista dadaista. Abbiamo visto come Evola si avvicini al dadaismo tramite e su consiglio di Prampolini e come scriva a Tzara, quando ancora ignora quasi tutto del dadaismo, desideroso di \u201cconoscere le posizioni del movimento.\u201dIl suo proposito iniziale \u00e8 quello di verificare la vicinanza a Dada di alcuni suoi scritti la raccolta di poesie Raaga blanda mia cattiva sfera e i saggi di filosofia mistica Il sole della notte vicinanza che i suoi amici gli hanno suggerito. Al momento di questa prima lettera entrambe le raccolte sono ancora in attesa di un\u2019editore. Svanisce per Ra\u00e2ga Blanda mia cattiva sfera la proposta di Marinetti e le Edizioni futuriste di Poesia occorrer\u00e0 aspettare Scheiwiller e il 1969 mentre un estratto di Il sole della notte viene pubblicato con il titolo \u201cL\u2019arte come libert\u00e0 e come egoismo\u201d, nel numero di Noi del gennaio 1920, primo numero cui Evola collabora. Il testo, con alcune modifiche e aggiunte, sar\u00e0 poi nuovamente pubblicato nel 1920, dopo l\u2019avvenuto incontro di Evola con il dadaismo, con il titolo di Arte Astratta. La convinzione con cui Evola afferma essere il suo un \u201clibro effettivamente Dada\u201d ha spinto Tzara, che pur non lo ha letto, ad ammetterlo tra i testi della Collection Dada e me a tentare un\u2019analisi del testo, nelle sue successive stesure per comprendere quanto di implicitamente dadaista vi fosse nella prima e quanto di pi\u00f9 direttamente influenzato nella seconda, servendomi di alcuni testi di Tzara e del metodo comparativo. Vi \u00e8 ad esempio in \u201cL\u2019arte come libert\u00e0 e come egoismo\u201d e nel Manifesto sull\u2019amore debole e l\u2019amore amaro\u201d una curiosa rispondenza tra due tipi di umanit\u00e0 descritti: tra \u201cl\u2019uomo del mercato\u201d di Evola, che \u201ccerca l\u2019oblio, l\u2019assenza di s\u00e9 stesso\u201d e il \u201cselfcleptomane\u201d di Tzara, che \u201csottrae senza preoccuparsi del proprio interesse, n\u00e9 della propria volont\u00e0 elementi della propria personalit\u00e0.\u201d \u00c8 per comodit\u00e0, abitudine, paura e indolenza, che il primo rinuncia alla \u201cfiamma interiore che giace abbandonata sotto i suoi piedi\u201d, che \u201cse posseduta, gli scardinerebbe tutte le sue tiepide citt\u00e0, gli distruggerebbe tutti i suoi ideali ridicoli, i comodi, le voluttuose assenze: lo annienterebbe\u201d e il secondo \u201cderuba s\u00e9 stesso. Fa sparire quelle caratteristiche che lo distinguevano dalla comunit\u00e0. Quel che c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 comodo e di meno pericoloso non \u00e8 forse derubare s\u00e9 stessi?\u201d Cos\u00ec per l\u2019uomo del mercato di Evola \u201cquel che vi \u00e8 di fondamentalmente puro, di originale nell\u2019individuo non si conosce, non si ha\u201d e i selfcleptomani di Tzara \u201channo un gran daffare con i lori cervelli. Non ce la faranno mai a finire. Lavorano. Si tormentano si ingannano si derubano sono molto poveri.\u201d Vi \u00e8 poi in questo di Evola e nel \u201cManifesto Dada 1918\u201d di Tzara la stessa insoddisfazione per i limiti della filosofia &#8211; per la filosofia di Kant in particolareEvola scrive: \u201cLa filosofia non pu\u00f2 nulla non si pu\u00f2 vedere una scatola standovi rinchiusi\u201d\u00a0 e per la dialettica di Hegel ,Tzara rincara \u201cil problema \u00e8 la filosofia . Tutto quel che si vede \u00e8 falso. Questo modo di guardare subito l\u2019altro lato di una cosa, per imporre indirettamente la propria opinione, si chiama dialettica, cio\u00e8, discutere sul prezzo dello spirito delle patatine fritte, ballandoci intorno la danza del metodo\u201d e per la scienza \u201cvera in quanto utile\u201d per Evola che \u201cquindi ha il valore che per la creazione di un artista, ha il vantaggio del rasoio automatico\u201d e che \u201cripugna\u201d Tzara \u201cnon appena diventa speculativa-sistema; non appena perde il suo carattere di utilit\u00e0 \u2013 cos\u00ec inutile \u2013 ma perlomeno individuale.\u201d Vi \u00e8 la stessa possibilit\u00e0 intravista nell\u2019arte. Non \u201cl\u2019arte come \u00e8 intesa genericamente\u201d, dice Evola, ossia istinto, sentimento, psicologia o formalismo e che per Tzara \u201cnon ha quell\u2019importanza che noi, masnadieri dello spirito, le stiamo cianciando da secoli\u201d, ma \u201cl\u2019arte come fatto egoistico,\u00a0 lusso, come un chiaro capriccio dell\u2019individuo che ha trovato e realizzato s\u00e8 stesso, l\u2019unico per la prima volta\u201d per Evola e l\u2019arte \u201ccome cosa privata\u201d e \u201ccoscienza di un supremo egoismo\u201d per Tzara. Sono due, ma potrebbe essere un\u2019unica voce. Il testo di Evola \u00e8 molto pi\u00f9 breve del manifesto di Tzara e la versione ampliata in Arte Astratta colma lacune presenti pi\u00f9 per motivi di spazio che non ideologici. Anche Evola individua nel \u201cprincipio di comodit\u00e0\u201d l\u2019unica giustificazione reale di logica e morale, per altro prive di fondamento valido. L\u2019uomo scrive regole e principi che funzionano in un sistema che lui ha costruito, ma finisce col pensare che tale sistema sia a lui indipendente, che regole e principi siano eterni ed universali. Se poi ha bisogno di credere che tale sistema non proceda in modo puramente meccanico, crede di vedere in esso l\u2019opera e il progetto di un\u2019autorit\u00e0 a lui superiore. Ritrovare s\u00e9 stessi, riappropriarsi di s\u00e9 stessi significa per Evola, guardarsi da fuori, vedere quel pezzo di sistema corrispondente al nostro io, opporsi alla forza che inconsapevolmente lo trascina e che Evola chiama \u201cinerzia spirituale\u201d, superare ci\u00f2 che \u00e8 umano e pratico, sentimento e istinto e la conoscenza viziata dai sensi e dalla cultura. \u201cMa occorre saper non vedere, non trovare, non avere: porsi nel nulla, freddamente, sotto una volont\u00e0 lucidissima e chirurgica.\u201d Scoprire con distacco la natura illusoria e relativa del sistema e ricondurlo all\u2019io, come sua rappresentazione. Non a caso l\u2019ingegnere \u00e8 descritto nel giorno di festa: sapiente, egli che ha costruito le sue macchine, sa anche come fermare, modificare o invertire il loro funzionamento. Infine\u00a0 posso dire che la figura di Julius Evola pare ormai difficile negare una specifica, anche se controversa, rilevanza all\u2019interno del panorama culturale e politico novecentesco. Ci\u00f2 malgrado, la sua opera continua ad essere studiata in una dimensione, per l\u2019appunto, spiccatamente conflittuale. Da una parte sono numerosi, infatti, gli studi dal carattere accentuatamente apologetico, e perfino agiografico; dall\u2019altra, invece, sono frequenti liquidazioni radicali e, in non pochi casi, aprioristiche. Tutto ci\u00f2 non ha certamente contribuito a creare le condizioni per un esame critico dell\u2019uomo e della sua opera, che oggi appare per\u00f2 urgente. La presente tesi di dottorato, pur nella consapevolezza dei suoi limiti, oggettivi e soggettivi, si prefigge di compiere un passo in questa direzione. Per raggiungere, anche se solo tendenzialmente, l\u2019obiettivo richiamato, sar\u00e0 quindi opportuno, da un lato, prendere le distanze dalle posizioni di adulatori politicamente vicini alle idee dell\u2019ideologo della destra radicale, posizioni estremistiche, che hanno contribuito a determinare, in non piccola parte, l\u2019ostracismo dell\u2019ambiente accademico, e un atteggiamento di convenzionalistica profilassi culturale nei suoi confronti; ma dall\u2019altro, sar\u00e0 anche necessario andare oltre quelle liquidazioni eccessivamente totalizzanti che hanno impedito la considerazione degli aspetti, anche di sostanziale novit\u00e0, apportati dall\u2019esperienza di Evola, che \u00e8 stato un dei raro esempio, all\u2019interno del panorama culturale italiano del secolo scorso, di interesse profondo ed autentico verso culture extraeuropee, come risulta dai suoi numerosi studi sull\u2019alchimia, sullo yoga, sul buddhismo. L\u2019estrema eterogeneit\u00e0 degli argomenti trattati, costituisce un rilevante problema per chiunque si confronti con la produzione evoliana. Il pensatore romano, spazia da interessi artistici allo studio di dottrine sapienziali, dal tradizionalismo alla simbologia ed alla mitologia. Risulta pertanto importante adottare delle prospettive d\u2019indagine che, pur non risultando pregiudizievoli per la comprensione dell\u2019insieme, facilitino l\u2019articolazione del materiale e la presa su di esso.<\/p>\n\n\n\n<p>Foto di Julius Evola<\/p>\n\n\n\n<p>Julius-Evola&#8211;Composizione&#8211;Paesaggio\u2014Dada<\/p>\n\n\n\n<p>Julius-evola-lo-spirituale-nell\u2019arte<\/p>\n\n\n\n<p>Julius-Evola&#8211;Feste&#8211;1918&#8211;Collezione-privata\u2014Milano<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Evola, 1918-20. Senza titolo. Olio su tela, cm 50,2\u00d740,3, firmato in basso a sinistra. Coll. privata.<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone&nbsp; In una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura Julius Evola apro il mio saggio dicendo : Studioso dai vastissimi interessi, Julius Evola, nei suoi scritti, tratta argomenti che vanno dalla spiritualit\u00e0 buddhista alla ritualit\u00e0 ind\u00f9; dalla simbologia alchemica alla sessuologia; dall\u2019arte d\u2019avanguardia alle nuove forme di pseudo-spiritualit\u00e0, anticipando, di un quarto di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1000027096,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"jnews-multi-image_gallery":[],"jnews_single_post":{"format":"standard"},"jnews_primary_category":[],"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[3],"tags":[47,48],"class_list":{"0":"post-1000027094","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte","8":"tag-arte","9":"tag-giovanni-cardone"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/in-rilievo-letture-homo-faber-evola-01.jpg?fit=1000%2C623&ssl=1","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000027094","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000027094"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000027094\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1000027101,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1000027094\/revisions\/1000027101"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1000027096"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000027094"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1000027094"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1000027094"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}