{"id":1000027001,"date":"2026-01-11T23:33:20","date_gmt":"2026-01-12T02:33:20","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000027001"},"modified":"2026-01-11T23:33:22","modified_gmt":"2026-01-12T02:33:22","slug":"i-cinesi-ci-invadono-di-auto-clandestine-sfruttando-una-falla-ue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000027001","title":{"rendered":"I cinesi ci invadono di auto \u00abclandestine\u00bb sfruttando una falla Ue"},"content":{"rendered":"\n<p>Nel continente che pretende di regolamentare ogni bullone dell&#8217;automobile, esiste una falla clamorosa. Un varco normativo attraverso il quale stanno entrando in Europa \u2013 e anche in Italia \u2013 migliaia di auto cinesi di dubbia provenienza, aggirando controlli ambientali, standard di sicurezza e obblighi di omologazione. Non si tratta dei grandi marchi cinesi ormai ben noti, come BYD, Geely, MG o Chery, che operano seguendo le regole europee e investendo in certificazioni, reti commerciali e assistenza. Il problema riguarda invece una galassia di piccoli costruttori sconosciuti, spesso dai nomi impronunciabili, che sfruttano una procedura pensata per tutt&#8217;altro scopo: l&#8217;Individual Vehicle Approval (IVA). L&#8217;IVA nasce come omologazione speciale per esemplari unici, prototipi o veicoli destinati a collezionisti. Una scorciatoia burocratica che consente di certificare un singolo veicolo senza passare attraverso i rigidi test previsti per la produzione in serie. Proprio questa eccezione \u00e8 diventata il cavallo di Troia: alcune aziende cinesi \u2013 tramite importatori europei spesso basati in Germania o Polonia \u2013 immatricolano le vetture come \u00abpezzi unici\u00bb, per poi rivenderle in altri Paesi dell&#8217;Unione. Il risultato \u00e8 un mercato parallelo di automobili che bypassano i controlli su emissioni, sicurezza e CO\u2082, finendo sulle strade europee senza garanzie reali, senza una rete di assistenza e spesso senza disponibilit\u00e0 di ricambi. Una concorrenza che mette in grave difficolt\u00e0 i costruttori europei, costretti invece a rispettare procedure di omologazione costose e complesse. Il fenomeno si inserisce in un contesto globale dominato dalla crescita vertiginosa dell&#8217;industria automobilistica cinese: in Cina operano circa 150 marchi, molti dei quali di piccole dimensioni, in un ecosistema dove startup nascono e scompaiono rapidamente e le fusioni sono all&#8217;ordine del giorno. Una potenza produttiva che, combinata con normative europee incoerenti e facilmente aggirabili, rischia di trasformarsi in un problema sistemico. Le istituzioni europee promettono controlli pi\u00f9 severi e una stretta normativa per chiudere il buco dell&#8217;IVA, ma al momento i risultati concreti non si vedono. Nel frattempo, a pagare il prezzo pi\u00f9 alto sono i consumatori, che possono ritrovarsi proprietari di veicoli privi di reali tutele, e l&#8217;industria europea dell&#8217;auto, gi\u00e0 sotto pressione tra transizione ecologica, concorrenza globale e incertezza regolatoria. In un&#8217;Europa ossessionata dalle regole, c&#8217;\u00e8 chi continua a prosperare proprio aggirandole. E finch\u00e9 quella falla rester\u00e0 aperta, il traffico di auto \u00abfantasma\u00bb continuer\u00e0 a scorrere indisturbato.<\/p>\n\n\n\n<p>Nicola Porro<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel continente che pretende di regolamentare ogni bullone dell&#8217;automobile, esiste una falla clamorosa. 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