{"id":1000026968,"date":"2026-01-11T22:37:04","date_gmt":"2026-01-12T01:37:04","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000026968"},"modified":"2026-01-11T22:37:06","modified_gmt":"2026-01-12T01:37:06","slug":"guerre-e-mercati-affari-doro-per-la-finanza-armata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000026968","title":{"rendered":"Guerre e mercati, affari d&#8217;oro per la finanza armata"},"content":{"rendered":"\n<p>Se la &#8216;minaccia&#8217; della pace tra Russia e Ucraina ha fatto perdere ai i titoli europei del settore della difesa circa il 20% dai massimi di ottobre scorso, la promessa di nuove guerre dopo l&#8217;operazione Usa in Venezuela ha fatto schizzare su del 10% i titoli dell&#8217;industria delle armi a Wall Street. Un trend positivo che gli analisti finanziari non hanno avuto difficolt\u00e0 a ricollegare alla promessa del presidente Trump di un aumento della spesa militare fino a 1.500 miliardi di dollari entro il 2027, sforando ampiamenti il tetto approvato dal Congresso di 900 miliardi per il 2026.<\/p>\n\n\n\n<p>Crescono anche i titoli Europei<\/p>\n\n\n\n<p>Per gli investitori dei principali mercati europei il settore militare \u2013 anche se meno brillante rispetto a quello d&#8217;oltreoceano \u2013 rimane promettente per gli anni a venire grazie agli impegni assunti dai governi circa un aumento della spesa militare, favorita anche dal piano di riarmo europeo Readiness 2030 che ammonta a 800 miliardi di euro. Insomma, la riluttanza degli Stati Uniti a continuare a finanziare i paesi della Nato ha fatto s\u00ec che negli ultimi quattro anni, la tedesca Rheinmetall abbia guadagnato il 1.724 per cento, Leonardo il 758 per cento, Fincantieri il 387%, Avio il 320%, la francese Thales il 203%, l&#8217;inglese BAE System il 204 per cento. Infine, dopo che il target Nato \u00e8 stato alzato al 5%, da raggiungere entro il 2035, ci sar\u00e0 una spinta ulteriore anche nei Paesi tradizionalmente pi\u00f9 parchi nelle spese militari.<\/p>\n\n\n\n<p>Niente &#8216;bolle&#8217; finanziarie per le armi<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante la crescita del valore azionario esagerata delle aziende legate al settore degli armamenti sia legata pi\u00f9 alla promessa di futuri investimenti da parte degli Stati, che non (ancora) ad un aumento paragonabile della produzione o delle commesse, gli analisti finanziari sono nel complesso convinti che non si tratti di una &#8216;bolla&#8217; e sono pronti a scommetterci. \u00abTutte queste imprese \u2013 conferma Simone Siliani, direttore di Fondazione Finanza Etica &#8211; hanno visto negli ultimi anni crescere a dismisura il proprio valore nelle Borse ben oltre la loro effettiva capitalizzazione oppure della loro capacit\u00e0 produttiva\u00bb. Insomma, l&#8217;unica giustificazione per questo tipo di andamento dei mercati va ricercata nel persistere delle tensioni geopolitiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Risparmiatori spesso inconsapevoli<\/p>\n\n\n\n<p>La promessa di un ulteriore crescita di valore finanziario per il settore degli armamenti \u00e8 destinata ad alimentare un circolo vizioso e altamente anti-etico. \u00abLa maggior parte delle persone normali, sia in Italia che altrove, &#8211; sottolinea Simone Siliani &#8211; non gradisce che i propri soldi vadano a finanziare le armi, perch\u00e9 hanno chiaro in testa che pi\u00f9 armi produci, pi\u00f9 \u00e8 possibile che queste armi vengano usate. E quindi, pi\u00f9 facile che alimentino conflitti e guerre\u00bb. Tuttavia, nonostante la crescita del numero di banche che investono o forniscono servizi finanziari ad imprese nel settore della difesa e degli armamenti, per i risparmiatori meno consapevoli \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile averne la consapevolezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Il &#8216;mimetismo&#8217; dei fondi armati<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSapere che cosa c&#8217;\u00e8 in un fondo azionario \u00e8 decisamente complesso e il pi\u00f9 delle volte le persone non lo chiedono alla propria banca.\u00bb &#8211; spiega Siliani \u2013 \u00abE poi ci sono tanti modi per \u00abnascondere\u00bb imprese degli armamenti in un fondo che magari ha 50, 60, 100 diversi emittenti. Un&#8217;impresa che \u00e8 diventata ancora pi\u00f9 ardua per il risparmiatore dopo le modifiche introdotte alle regolamentazioni dell&#8217;Unione Europea, per cui \u00e8 molto pi\u00f9 frequente il fatto che dentro i fondi cosiddetti sostenibili (secondo gli articoli 8 e 9 della tassonomia green europea) vi siano imprese del settore degli armamenti\u00bb. Anche per colmare questo deficit di conoscenza e trasparenza, Fondazione Finanza Etica redige un rapporto annuale che rappresenta il grado di esposizione dei maggiori gruppi bancari italiani al settore degli armamenti, \u00abZeroArmi\u00bb, che permette ai risparmiatori di informarsi e poi scegliere pi\u00f9 consapevolmente.<\/p>\n\n\n\n<p>Per gli Stati la Difesa non \u00e8 una spesa<\/p>\n\n\n\n<p>La corsa della spesa pubblica nel settore della Difesa certamente risente della generale instabilit\u00e0 geopolitica e della mancanza di sicurezza a livello globale. Del resto anche la Russia e la Cina hanno continuato ad aumentare i propri bilanci della difesa: la prima arrivando a spendere circa il 9% del proprio Pil; la seconda, annunciando un aumento del 7,2 % del proprio bilancio della difesa, che nel 2025 dovrebbe raggiungere i 220 miliardi di euro. Ma non si tratta solo di spesa. \u00abIn Europa, come anche in Italia, &#8211; nota il direttore della Fondazione Finanza Etica &#8211; le maggiori imprese di questo settore, che poi sono quelle quotate in borsa, sono propriet\u00e0 di Stato. Prendiamo l&#8217;italiana Leonardo, ad esempio, lo Stato italiano la possiede per oltre il 30%. Quindi sono tutte fortemente tutelate o addirittura partecipate dagli Stati. Per gli Stati dell&#8217;Ue poi c&#8217;\u00e8 un ulteriore vantaggio perch\u00e9 grazie a Rearm Europe agli Stati membri \u00e8 stato concesso di infrangere il muro del Patto di stabilit\u00e0, sforando il tetto del 3% del rapporto tra debito e Pil\u00bb. Insomma, per i governi di oggi una manna in termini economici, \u00abma per le giovani o future generazioni &#8211; conclude Siliani &#8211; un debito che in qualche modo andr\u00e0 pagato e che condizioner\u00e0 quindi negli anni &#8217;30 e &#8217;40 di questo secolo la possibilit\u00e0 di destinare risorse statali alla sanit\u00e0, alla scuola, al welfare, e cos\u00ec via\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Stefano Leszczynski<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se la &#8216;minaccia&#8217; della pace tra Russia e Ucraina ha fatto perdere ai i titoli europei del settore della difesa circa il 20% dai massimi di ottobre scorso, la promessa di nuove guerre dopo l&#8217;operazione Usa in Venezuela ha fatto schizzare su del 10% i titoli dell&#8217;industria delle armi a Wall Street. 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