{"id":1000026770,"date":"2026-01-07T14:06:27","date_gmt":"2026-01-07T17:06:27","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000026770"},"modified":"2026-01-07T14:06:29","modified_gmt":"2026-01-07T17:06:29","slug":"se-questa-e-la-sinistra-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000026770","title":{"rendered":"Se questa \u00e8 la sinistra italiana"},"content":{"rendered":"\n<p>L&#8217;intervento americano in Venezuela e la deposizione del dittatore comunista Nicol\u00e1s Maduro hanno messo in luce una contraddizione profonda nell&#8217;ambito della sinistra occidentale. Mentre il popolo venezuelano rimaneva schiacciato dalla repressione, dalla povert\u00e0 e dall&#8217;esodo di milioni di cittadini, una parte della sinistra ha continuato a difendere il regime, trasformando la dittatura in un simbolo ideologico da proteggere a prescindere dai fatti.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi, in Venezuela si festeggia dopo anni di oppressione, mentre in alcune piazze delle societ\u00e0 libere \u2014 Italia compresa \u2014 qualche prefica ideologica protesta contro la caduta di un dittatore, incapace di distinguere tra antiamericanismo e difesa della libert\u00e0. La contraddizione \u00e8 sotto gli occhi di tutti: da una parte chi ha sofferto sulla propria pelle, dall&#8217;altra chi parla solo per slogan e ideologia.<\/p>\n\n\n\n<p>Maduro non \u00e8 mai stato un leader \u00abanti-imperialista\u00bb, ma un dittatore comunista che ha smantellato lo Stato di diritto, incarcerato gli oppositori, manipolato le elezioni e militarizzato la societ\u00e0. Difenderlo in nome dell&#8217;odio verso l&#8217;Occidente significa accettare la repressione e rinnegare ogni principio di libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Le condizioni in cui \u00e8 stato ridotto il Venezuela parlano da sole: povert\u00e0 drammatica, malnutrizione infantile e famiglie costrette a sopravvivere rovistando nella spazzatura in un Paese ricchissimo di risorse. Questo \u00e8 stato il risultato concreto di un regime incapace di governare e profondamente criminale.<\/p>\n\n\n\n<p>Regimi come quello venezuelano non sono isolati, ma inseriti in una rete di collateralismi geopolitici che comprende la Cina e, in alcuni casi, ambienti riconducibili al fondamentalismo islamico. Attori diversi, ma accomunati da un interesse strategico: indebolire le societ\u00e0 occidentali, minarne la coesione interna e sfruttarne le fragilit\u00e0 economiche e sociali.<\/p>\n\n\n\n<p>La destabilizzazione passa anche attraverso strumenti indiretti di corrosione sociale. In questo quadro si colloca il narcotraffico, che non \u00e8 una variabile criminale neutra, bens\u00ec un potente fattore di disgregazione delle societ\u00e0 libere. Il Venezuela di Maduro \u00e8 stato per anni uno snodo centrale delle rotte della droga verso il Nord America. Smantellare un sistema che avalla il narcotraffico significa quindi difendere la stabilit\u00e0 delle democrazie occidentali.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;intervento statunitense pu\u00f2 essere letto anche come azione difensiva di fronte a una vera e propria guerra ibrida. Il Venezuela, sotto il regime di Maduro, \u00e8 stato per anni un polo logistico per le rotte della droga, raccogliendo enormi quantit\u00e0 di cocaina provenienti dalla Colombia e dirottandole verso il Nord America. Secondo fonti americane, il Paese fungeva da punto di transito per oltre 250 tonnellate di cocaina all&#8217;anno, alimentando non solo la criminalit\u00e0 organizzata, ma anche fenomeni di destabilizzazione sociale e sanitaria in Occidente. Smantellare un regime che avallava tali flussi non rappresenta quindi una mera azione interventista, ma una misura difensiva per proteggere le societ\u00e0 libere da un nemico transnazionale e organizzato.<\/p>\n\n\n\n<p>Naturalmente, gli Stati Uniti hanno anche interessi economici e strategici. Il Venezuela possiede immense ricchezze minerarie ed energetiche ed \u00e8 un nodo chiave sul piano geopolitico. Washington considera legittimamente pericolosa la presenza di un regime ostile. Ma riconoscere gli interessi americani non significa negare la realt\u00e0: la fine del regime ha liberato un popolo e indebolito un sistema autoritario e criminale.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;intervento statunitense si inserisce in una continuit\u00e0 storica chiara: il precedente \u00e8 la cattura di Manuel Noriega a Panama nel 1989, che pose fine a un regime profondamente intrecciato con il narcotraffico. Anche allora si grid\u00f2 all&#8217;imperialismo, ignorando deliberatamente la natura del regime abbattuto. Oggi, come allora, l&#8217;azione americana pu\u00f2 essere letta anche come iniziativa difensiva sul piano geopolitico, in un Sud America sempre pi\u00f9 sotto l&#8217;influenza dell&#8217;espansionismo cinese, che si muove attraverso investimenti opachi e sostegno a governi autoritari.<\/p>\n\n\n\n<p>Derubricare l&#8217;inserimento del Venezuela nella rete autoritaria globale significa sottovalutare deliberatamente una minaccia concreta e sistemica alla sicurezza internazionale. Pechino ha utilizzato il Venezuela come piattaforma strategica in America Latina, combinando prestiti miliardari, controllo delle infrastrutture, penetrazione tecnologica e dipendenza finanziaria per costruire un avamposto geopolitico nel tradizionale spazio d&#8217;influenza statunitense. Parallelamente, l&#8217;Iran ha trovato nel regime venezuelano un alleato politico e logistico fondamentale per aggirare le sanzioni internazionali, proiettare la propria influenza fuori dal Medio Oriente e consolidare una presenza indiretta nella regione. Attori diversi, ma accomunati da un obiettivo strategico convergente: indebolire l&#8217;ordine occidentale attraverso strumenti di guerra ibrida, creando zone grigie di illegalit\u00e0, traffici illeciti, cooperazione opaca e pressione geopolitica nel \u00abcortile di casa\u00bb degli Stati Uniti. Il Venezuela \u00e8 stato cos\u00ec non solo una dittatura interna, ma un nodo attivo di una rete autoritaria transnazionale, ostile alle democrazie liberali.<\/p>\n\n\n\n<p>La domanda non \u00e8 perch\u00e9 l&#8217;Occidente debba opporsi a regimi come quello di Maduro, ma come sia possibile che una parte della sinistra continui a giustificare un potere che reprime il popolo, collabora con reti criminali e indebolisce le societ\u00e0 libere, arrivando persino a piangerne la caduta mentre le vittime tornano finalmente a sperare.<\/p>\n\n\n\n<p>A chi accusa gli Stati Uniti di aver agito contro il diritto internazionale occorre chiedere: si pu\u00f2 davvero invocare il diritto internazionale per difendere un regime che ha violato ogni principio di legalit\u00e0? Maduro si basava su una vittoria elettorale contestata, non riconosciuta da numerose istituzioni nazionali e sovranazionali, e su un esercizio del potere contrario allo Stato di diritto. Un regime illegittimo non pu\u00f2 pretendere la tutela di norme che esso stesso ha calpestato. Molte critiche all&#8217;intervento americano cadono nella fallacia del Nirvana: si confronta una soluzione reale, imperfetta ma migliorativa, con una soluzione ideale e irrealizzabile. Il confronto corretto \u00e8 invece con l&#8217;unica alternativa reale: la prosecuzione della dittatura.<\/p>\n\n\n\n<p>Un Venezuela senza Maduro \u00e8 un miglioramento sostanziale: per il popolo venezuelano, per la regione e per la comunit\u00e0 internazionale, che vede ridursi l&#8217;influenza di reti autoritarie, criminali e geopoliticamente ostili. Il diritto internazionale non pu\u00f2 trasformarsi in un alibi per l&#8217;inerzia morale o in uno scudo per regimi illegittimi.<\/p>\n\n\n\n<p>Emblematiche, in questo senso, le proteste della CGIL, a cui hanno partecipato gruppi sparuti e autoreferenziali. Manifestazioni che si sono trasformate in un paradosso politico: a confrontarsi con il presidio c&#8217;erano cittadini venezuelani, testimoni diretti delle nefandezze del regime, della repressione, della fame e dell&#8217;umiliazione quotidiana. Uno scontro simbolico tra chi parla per slogan e chi parla per esperienza vissuta.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo scollamento dalla realt\u00e0 mostra fino a che punto una parte della sinistra radicale sia alienata dai fatti, pronta a ignorare la voce delle vittime pur di dare fiato a un antiamericanismo automatico. In nome di questa ossessione, si arriva persino a delegittimare chi ha conosciuto sulla propria pelle cosa significhi vivere sotto una dittatura, confermando che per alcuni l&#8217;ideologia conta pi\u00f9 della verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La realt\u00e0, per quanto scomoda per alcuni, \u00e8 semplice: con Maduro destituito, il Venezuela \u00e8 pi\u00f9 libero, le relazioni internazionali pi\u00f9 stabili e il mondo complessivamente pi\u00f9 sicuro. Tutto il resto \u00e8 ideologia che si ostina a difendere l&#8217;indifendibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Andrea Amata,<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;intervento americano in Venezuela e la deposizione del dittatore comunista Nicol\u00e1s Maduro hanno messo in luce una contraddizione profonda nell&#8217;ambito della sinistra occidentale. 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