{"id":1000026686,"date":"2026-01-04T15:14:18","date_gmt":"2026-01-04T18:14:18","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000026686"},"modified":"2026-01-04T15:14:19","modified_gmt":"2026-01-04T18:14:19","slug":"intelligenza-artificiale-a-scuola-si-o-no-ecco-come-la-situazione-tra-rischi-e-timori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000026686","title":{"rendered":"Intelligenza artificiale a scuola, s\u00ec o no? Ecco com&#8217;\u00e8 la situazione tra rischi e timori"},"content":{"rendered":"\n<p>Sull&#8217;uso dell&#8217;intelligenza artificiale nelle scuole aleggia l&#8217;ombra di una grande contraddizione. Mentre la tecnologia avanza di giorno in giorno e lascia poco margine a cittadini e governi per adattarsi alla nuova realt\u00e0, gli studenti e gli insegnanti la utilizzano per sfruttare tutti i suoi strumenti. Grazie a loro, e spesso ufficiosamente, l&#8217;AI \u00e8 gi\u00e0 presente nelle aule: vive negli smartphone, sostituisce bigliettini e minute, svolge tesine di fianco o al posto dei ragazzi e d\u00e0 una mano nella preparazione dei materiali didattici. Le famiglie osservano l&#8217;epidemia IA con curiosit\u00e0 o perplessit\u00e0, senza sapere fino a che punto influenzer\u00e0 il futuro dei propri figli, e i sistemi educativi europei, semplicemente, si trovano ancora in fase di pianificazione, senza un vero sistema di prevenzione dei rischi per studenti e insegnanti. Mentre la burocrazia ristagna, i prompt nelle aule fermentano.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;ultimo report sul Futuro dell&#8217;educazione 2025 di GoStudent getta luce su questo paradosso: in Italia, l&#8217;81% degli studenti utilizza qualche strumento di IA, ma solo il 44% vi ha accesso formale in aula. Una contraddizione difficile da giustificare: il lavoro accademico ruota sempre pi\u00f9 attorno a strumenti ai quali non hanno accesso a scuola e sui quali non hanno educazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stesso accade con i docenti: secondo il report il 66% non aveva ancora ricevuto formazione sull&#8217;IA nell&#8217;aprile 2025, nonostante gli stessi insegnanti considerino come prioritario formare gli studenti su cybersicurezza e intelligenza artificiale. La domanda interna esiste, il riconoscimento del rischio anche, ma gli strumenti formativi arrivano col contagocce. Eppure, la stragrande maggioranza dei genitori (pi\u00f9 di due terzi, secondo i dati di GoStudent) attribuisce alle scuole la responsabilit\u00e0 di insegnare l&#8217;IA.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa disconnessione non \u00e8 esclusiva dell&#8217;Italia. L&#8217;Indice Europeo dell&#8217;IA nell&#8217;educazione presenta uno studio comparativo sul modo in cui i diversi governi europei stiano pianificando l&#8217;integrazione dell&#8217;IA nei rispettivi sistemi educativi. Prendiamo il caso dell&#8217;Italia e del Regno Unito, rispettivamente primo e ultimo nella classifica elaborata dalla societ\u00e0 EdTech. Entrambi i Paesi hanno avviato delle iniziative per formare i docenti all&#8217;uso dell&#8217;IA: lezioni pi\u00f9 interattive, nuove strategie didattiche, e cos\u00ec via. Altri governi, tra cui quello spagnolo o francese, stanno ponendo invece l&#8217;accento sull&#8217;alfabetizzazione digitale proprio degli studenti, con l&#8217;obiettivo di formare i cittadini alla consapevolezza dei limiti e dei rischi dell&#8217;IA gi\u00e0 in et\u00e0 scolare.<\/p>\n\n\n\n<p>E le famiglie? I genitori sono sempre pi\u00f9 consapevoli che l&#8217;IA non sia un accessorio, ma una competenza essenziale. Il 68% di loro vede un grande potenziale nell&#8217;IA per migliorare l&#8217;apprendimento e la sicurezza online dei figli. Una fiducia che si specchia in un timore crescente: il 69% ritiene che i propri figli stiano diventando dipendenti dall&#8217;IA, e il 48% pensa che rimarranno indietro se non avranno accesso a strumenti educativi basati sull&#8217;IA. Cos\u00ec, mentre molti genitori hanno accettato i potenziali benefici dell&#8217;IA, non possono evitare di chiedersi quale sia il prezzo da pagare per il suo utilizzo. Per questo considerano oggi pi\u00f9 importanti le competenze personali, come: conoscere i rischi dell&#8217;IA e come prevenirli (44%), saperla usare per fare ricerche (40%), pensiero critico (31%) ed etica (26%).<\/p>\n\n\n\n<p>Ad approfondire il quadro intervengono nuove pubblicazioni scientifiche, come &#8216;Your Brain with ChatGpt&#8217; (Mit, 2025), che avvertono che l&#8217;IA pu\u00f2 diventare una stampella in una fase in cui i ragazzi sono ancora in pieno sviluppo neurocognitivo: l&#8217;IA pu\u00f2 potenziare l&#8217;apprendimento, ma pu\u00f2 anche indebolire la capacit\u00e0 di riflessione se usata come scorciatoia permanente.<\/p>\n\n\n\n<p>E i diretti interessati lo sanno bene: il 63% degli studenti europei vorrebbe che i propri insegnanti ne sapessero di pi\u00f9 sull&#8217;intelligenza artificiale, e pensano sia ormai necessario introdurre materie dedicate all&#8217;AI. Per loro, imparare a dialogare con gli algoritmi \u00e8 importante quanto imparare a leggere e scrivere per interpretare il mondo contemporaneo.<\/p>\n\n\n\n<p>Da qui nasce il paradosso: secondo i dati di GoStudent, l&#8217;85% degli istituti scolastici prevede di ampliare l&#8217;uso dell&#8217;IA entro il 2030, mentre il 56% dei docenti dichiara di avere bisogno di formazione specifica senza per\u00f2 riceverla. In altre parole, si introducono nuove tecnologie senza fornire agli insegnanti gli strumenti per utilizzarle in modo efficace.<\/p>\n\n\n\n<p>Mario Dionisi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sull&#8217;uso dell&#8217;intelligenza artificiale nelle scuole aleggia l&#8217;ombra di una grande contraddizione. Mentre la tecnologia avanza di giorno in giorno e lascia poco margine a cittadini e governi per adattarsi alla nuova realt\u00e0, gli studenti e gli insegnanti la utilizzano per sfruttare tutti i suoi strumenti. 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