{"id":1000026564,"date":"2026-01-02T11:18:25","date_gmt":"2026-01-02T14:18:25","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000026564"},"modified":"2026-01-02T11:18:26","modified_gmt":"2026-01-02T14:18:26","slug":"ce-una-petroliera-fantasma-in-fuga-dalla-guardia-costiera-americana-e-dice-di-essere-russa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000026564","title":{"rendered":"C&#8217;\u00e8 una petroliera \u00abfantasma\u00bb in fuga dalla Guardia Costiera americana. E dice di essere russa"},"content":{"rendered":"\n<p>Una petroliera in fuga, una bandiera russa dipinta in fretta sulla fiancata della nave, e la Guardia costiera americana che la insegue senza abbordarla. Sembra un romanzo di spionaggio, \u00e8 invece cronaca delle relazioni internazionali al tempo di Trump. Secondo due funzionari statunitensi sentiti dal New York Times, l&#8217;equipaggio della \u00abBella 1\u00bb, petroliera gi\u00e0 sanzionata dagli Stati Uniti, avrebbe dipinto una bandiera russa sullo scafo nel tentativo di ottenere una sorta di protezione diplomatica di Mosca mentre fuggiva dalle forze americane. Un gesto disperato, maturato durante un&#8217;odissea iniziata il 21 dicembre, quando la Guardia costiera Usa ha tentato di intercettare la nave nel Mar dei Caraibi mentre era diretta in Venezuela per caricare petrolio, finendo nel mirino del blocco imposto da Donald Trump contro il governo Maduro. Da quel momento, la Bella 1 ha cambiato rotta, disattivato il transponder il 17 dicembre e fatto perdere le proprie tracce ai sistemi di localizzazione pubblici. Secondo le autorit\u00e0, la nave avrebbe virato verso nord-ovest, forse in direzione di Groenlandia o Islanda, e non trasporterebbe carico. I funzionari americani spiegano che la Guardia costiera aveva titolo per intervenire perch\u00e9 la petroliera non batteva una bandiera nazionale valida, rendendola abbordabile secondo il diritto internazionale. Ma l&#8217;equipaggio non ha obbedito e ha continuato la navigazione, dando il via a un inseguimento raro per una nave civile. Il motivo dello stallo \u00e8 operativo: abbordare una petroliera in fuga richiede una squadra specializzata capace di mettere in sicurezza una nave in movimento con un equipaggio potenzialmente ostile. Non \u00e8 una procedura standard. Le altre due petroliere intercettate nello stesso periodo vicino al Venezuela avevano accettato senza resistenza l&#8217;abbordaggio. La Bella 1 \u00e8 sotto sanzioni da un anno per il trasporto di petrolio iraniano, considerato dalle autorit\u00e0 americane una fonte di finanziamento per il terrorismo. Fa parte della cosiddetta \u00abflotta fantasma\u00bb, l&#8217;insieme di navi che trasportano petrolio da Russia, Iran e Venezuela aggirando le sanzioni internazionali. A bordo, secondo le informazioni raccolte, ci sarebbero membri dell&#8217;equipaggio provenienti da Russia, India e Ucraina. All&#8217;inizio del mese, Washington ha fermato un&#8217;altra petroliera nei Caraibi e il 10 dicembre ne ha sequestrata una terza, ora ormeggiata in un porto del Texas. L&#8217;obiettivo dichiarato \u00e8 colpire il commercio petrolifero venezuelano, una delle poche fonti di ossigeno economico per Caracas.<\/p>\n\n\n\n<p>Maria Anzalone<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una petroliera in fuga, una bandiera russa dipinta in fretta sulla fiancata della nave, e la Guardia costiera americana che la insegue senza abbordarla. Sembra un romanzo di spionaggio, \u00e8 invece cronaca delle relazioni internazionali al tempo di Trump. 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