{"id":1000026530,"date":"2025-12-31T10:28:25","date_gmt":"2025-12-31T13:28:25","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000026530"},"modified":"2025-12-31T10:28:27","modified_gmt":"2025-12-31T13:28:27","slug":"ce-un-luogo-in-occidente-in-cui-si-va-in-galera-per-un-post-sui-social","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000026530","title":{"rendered":"C&#8217;\u00e8 un luogo (in Occidente) in cui si va in galera per un post sui social"},"content":{"rendered":"\n<p>Negli ultimi anni i Governi del Regno Unito hanno devastato l&#8217;elemento pi\u00f9 autentico della democrazia: la libert\u00e0 d&#8217;espressione. Lo hanno fatto silenziando e punendo duramente qualsiasi contenuto online ritenuto offensivo dalla narrazione oggi dominante, ovvero quella del politicamente corretto. Dati ufficiali e indagini giornalistiche mostrano che nel 2023 le forze di polizia britanniche hanno effettuato oltre 12.000 arresti per contenuti ritenuti minacciosi o causa di ansia o disturbo per le \u00abminoranze\u00bb pubblicati sui social network; sostanzialmente l&#8217;equivalente di pi\u00f9 di 30 arresti al giorno per post, tweet, meme o commenti giudicati inappropriati secondo norme desuete che vengono follemente attualizzate al mondo digitale odierno. Questo fenomeno non \u00e8 per\u00f2 frutto di casualit\u00e0 o di un utilizzo errato di regolamenti arcaici: stiamo parlando di un&#8217;autentica macchina repressiva che non solo incrimina il pensiero, ma distrugge persone normali nella loro vita quotidiana, con arresti, indagini, iscrizioni nel registro di polizia e provocando loro uno stigma sociale non indifferente. La cosa pi\u00f9 raccapricciante \u00e8 che la maggioranza di questi arresti non si sostanzia in una condanna in tribunale: nel 2023 infatti, nonostante la mole di persone fermate, meno del 10% \u00e8 stato condannato. Le leggi di riferimento che provocano questi arresti insensati furono concepite pi\u00f9 di vent&#8217;anni fa per tutelare la rete telefonica dagli abusi di sms e chiamate. Oggi servono ad arrestare cittadini per un commento che pu\u00f2 risultare sgradito, irriverente o politicamente scorretto, spesso prima ancora di qualunque reale danno concreto (ammesso e non concesso che una persona debba essere arrestata solo perch\u00e9 ci\u00f2 che dice offende un altro individuo con una sensibilit\u00e0 evidentemente troppo marcata). Chiaramente molti casi sono diventati celebri. Tra i pi\u00f9 citati c&#8217;\u00e8 sicuramente quello dell&#8217;autore televisivo Graham Linehan, arrestato all&#8217;aeroporto di Heathrow per dei post relativi all&#8217;identit\u00e0 di genere (un amuse bouche di ci\u00f2 che sarebbe successo in Italia se fosse stato approvato il DDL Zan&#8230;) Ma mentre la polizia accumula arresti, cresce la protesta popolare: nel novembre scorso una petizione con pi\u00f9 di 190.000 firme ha chiesto al Parlamento di rivedere l&#8217;uso di pene detentive per post online. Ebbene nessuna di queste mozioni popolari sta venendo accolta. Anzi, negli ultimi tempi i governi britannici hanno calcato la mano: nell&#8217;ottobre del 2023 \u00e8 entrato in vigore l&#8217;Online Safety Act, un pacchetto di norme che affida all&#8217;authority delle comunicazioni poteri enormi su ci\u00f2 che le piattaforme devono rimuovere o bloccare, con multe miliardarie in caso di inadempimento. Una follia assoluta degna dei regimi autoritari da cui l&#8217;Occidente giura ogni giorno di distanziarsi. L&#8217;online safety act \u00e8 stato ufficialmente progettato per combattere violenza, pornografia infantile e incitamento reale alla violenza (vi ricorda qualcosa? Ora ci arriviamo&#8230;) ma nella pratica viene usato subdolamente per sorvegliare e reprimere opinioni politiche scomode o critiche sociali. Sotto questo nuovo regime, centinaia di persone sono state accusate o perseguite per reati di comunicazione che vanno dalla diffusione di informazioni considerate false (da chi? Boh) a messaggi ritenuti minacciosi; i criteri vaghi altro non fanno che legittimare l&#8217;arresto preventivo. Chi pensa che questa deriva sia un&#8217;anomalia isolata guarda la realt\u00e0 con gli occhi ben chiusi. In seno all&#8217;Unione Europea, proposte come il cosiddetto chat control, (ecco, ci siamo arrivati), il sistema di scansione automatica di messaggi privati per ricercare contenuti proibiti, sono state avanzate e discusse fino a poche settimane fa. Per fortuna le critiche generate (si ricorda che il chat control permetterebbe di monitorare e setacciare le comunicazioni private di tutti noi su Whatsapp, Messenger o email alla ricerca di parole chiave sospette) hanno fermato la follia orwelliana. Tuttavia, anche se tali misure non sono state formalmente adottate, la loro semplice esistenza nel dibattito politico europeo \u00e8 un avvertimento: il rischio di controllo statale delle parole non \u00e8 remoto, n\u00e9 confinato a Londra. Cara Gran Bretagna, patria di democrazia, devi chiamare le cose con il loro nome. Arrestare cittadini per parole, opinioni critiche o battute equivale a normalizzare una censura che avanza inesorabile, tra la preoccupazione della gente. Non esistono compromessi quando uno Stato inizia a decidere quali idee possono esistere e quali no. Chi controlla le parole, alla fine punta a controllare anche il pensiero. E quando uno Stato punisce il pensiero, la democrazia muore.<\/p>\n\n\n\n<p>Alessandro Bonelli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi anni i Governi del Regno Unito hanno devastato l&#8217;elemento pi\u00f9 autentico della democrazia: la libert\u00e0 d&#8217;espressione. Lo hanno fatto silenziando e punendo duramente qualsiasi contenuto online ritenuto offensivo dalla narrazione oggi dominante, ovvero quella del politicamente corretto. 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