{"id":1000026311,"date":"2025-12-18T09:27:18","date_gmt":"2025-12-18T12:27:18","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000026311"},"modified":"2025-12-18T09:27:20","modified_gmt":"2025-12-18T12:27:20","slug":"giganti-ghiacciati-o-rocciosi-urano-e-nettuno-rivisti-da-uno-studio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000026311","title":{"rendered":"Giganti ghiacciati o rocciosi? Urano e Nettuno rivisti da uno studio"},"content":{"rendered":"\n<p>La nostra idea sull&#8217;interno dei pianeti pi\u00f9 lontani del Sistema Solare potrebbe essere sbagliata. Un gruppo di ricercatori dell&#8217;Universit\u00e0 di Zurigo e del centro svizzero NCCR PlanetS ha sviluppato nuovi modelli che mettono in discussione la tradizionale classificazione di Urano e Nettuno come \u00abgiganti di ghiaccio\u00bb: al loro interno, spiegano gli studiosi, potrebbe esserci molta pi\u00f9 roccia e molta meno acqua di quanto si sia sempre pensato. Lo studio, pubblicato su Astronomy &amp; Astrophysics, non pretende di definire con certezza la composizione dei due pianeti, ma mostra che non \u00e8 affatto obbligatorio immaginarli come mondi dominati dal ghiaccio. Una conclusione che si accorda anche con ci\u00f2 che sappiamo su altri oggetti lontani, come Plutone, risultato sorprendentemente ricco di materiale roccioso. Due pianeti estremi e ancora poco conosciuti Urano e Nettuno sono i pi\u00f9 lontani dal Sole: Urano orbita a circa 2,9 miliardi di km dalla Terra (in media). Ha un diametro di circa 50.700 km, mentre Nettuno si trova ancora pi\u00f9 lontano, a 4,3 miliardi di km dal nostro pianeta, e ha un diametro di circa 49.200 km. Entrambi vengono tradizionalmente etichettati come \u00abgiganti di ghiaccio\u00bb, in contrasto con i giganti gassosi Giove e Saturno. Ma questa distinzione, secondo i ricercatori svizzeri, sarebbe troppo semplicistica. \u00abLa classificazione dei giganti di ghiaccio \u00e8 eccessivamente semplificata\u00bb, spiega Luca Morf, dottorando dell&#8217;Universit\u00e0 di Zurigo e primo autore dello studio. \u00abUrano e Nettuno restano pianeti molto poco compresi\u00bb. Finora i ricercatori hanno utilizzato due approcci diversi: modelli fisici, accurati ma che portano a troppe domande a cui dare risposte; modelli empirici, semplici ma poco completi e troppo distanti dalla realt\u00e0. Il nuovo metodo sviluppato dalla squadra svizzera combina per la prima volta i punti di forza di entrambi, creando un modello \u00abagnostico\u00bb, cio\u00e8 senza preconcetti sulla composizione interna. I ricercatori sono partiti da una densit\u00e0 interna casuale, senza dare per scontato che ci sia ghiaccio. Poi hanno calcolato il campo gravitazionale compatibile con i dati osservativi. Da queste informazioni hanno ricavato una possibile composizione. L&#8217;intero processo per\u00f2, \u00e8 stato ripetuto migliaia di volte finch\u00e9 il modello non \u00e8 coinciso al meglio con le misure reali. Il risultato? Un ventaglio completamente nuovo di possibilit\u00e0. \u00ab\u00c8 un&#8217;idea che avevamo proposto gi\u00e0 15 anni fa\u00bb, racconta Ravit Helled, professoressa dell&#8217;Universit\u00e0 di Zurigo e coordinatrice del progetto. \u00abOra abbiamo finalmente gli strumenti numerici per dimostrare che Urano e Nettuno potrebbero essere ricchi di acqua&#8230; ma anche di rocce\u00bb. I ricercatori tuttavia, non si sono spinti a definire la possibile struttura interna con i diametri dei possibili livelli rocciosi e\/o ghiacciati, perch\u00e9 i parametri sono ancora troppo labili. Una delle caratteristiche pi\u00f9 enigmatiche dei due pianeti \u00e8 il campo magnetico, completamente diverso da quello terrestre. Sulla Terra i poli magnetici sono due e ben definiti; su Urano e Nettuno, invece, la dinamo interna produce campi irregolari, inclinati, con pi\u00f9 poli. I nuovi modelli suggeriscono la presenza di strati di \u00abacqua ionica\u00bb \u2013 acqua compressa a pressioni e temperature estreme, capace di condurre elettricit\u00e0 \u2013 che genererebbero dinamo magnetiche in zone insolite. Inoltre, secondo i ricercatori, il campo magnetico di Urano avrebbe origine pi\u00f9 in profondit\u00e0 rispetto a quello di Nettuno. Nonostante i risultati siano promettenti, restano margini di incertezza. \u00abNon conosciamo ancora bene il comportamento dei materiali nelle condizioni estreme del cuore di un pianeta\u00bb, spiega Morf. \u00abQuesto potrebbe influenzare i risultati, e per questo dovremo migliorare i modelli\u00bb. Una cosa per\u00f2 \u00e8 chiara: le osservazioni disponibili oggi non sono sufficienti per dire se Urano e Nettuno siano davvero giganti di ghiaccio o, in parte, giganti rocciosi. Per scoprirlo servirebbero nuove sonde, come gi\u00e0 avvenuto per Giove con la missione Juno o per Saturno con la missione Cassini e le future missioni dedicate. \u00abAbbiamo bisogno di missioni su Urano e Nettuno che possano rivelare la loro vera natura\u00bb, conclude Helled.<\/p>\n\n\n\n<p>Luigi Bignami<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La nostra idea sull&#8217;interno dei pianeti pi\u00f9 lontani del Sistema Solare potrebbe essere sbagliata. 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