{"id":1000026274,"date":"2025-12-18T07:53:04","date_gmt":"2025-12-18T10:53:04","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000026274"},"modified":"2025-12-18T07:53:05","modified_gmt":"2025-12-18T10:53:05","slug":"la-grecia-a-roma-immagini-e-potere-nella-citta-che-cambio-volto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000026274","title":{"rendered":"\u00abLa Grecia a Roma\u00bb: immagini e potere nella citt\u00e0 che cambi\u00f2 volto"},"content":{"rendered":"\n<p>La mostra, allestita ai Musei Capitolini \u2013 Villa Caffarelli e aperta fino al 12 aprile 2026, racconta come l\u2019arte greca abbia modificato l\u2019Urbe lungo i secoli: in origine oggetto di scambi e importazioni, poi bottino di guerra, infine segno individuale di prestigio. Un percorso che mostra come l\u2019eredit\u00e0 ellenica sia stata assorbita, reinterpretata e usata per definire identit\u00e0, memoria e forme del potere, offrendo oggi anche una chiave per leggere il nostro tempo<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img data-recalc-dims=\"1\" fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"710\" height=\"404\" data-attachment-id=\"1000026275\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000026275\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-1.jpg?fit=710%2C404&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"710,404\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"image\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-1.jpg?fit=300%2C171&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-1.jpg?fit=710%2C404&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-1.jpg?resize=710%2C404&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000026275\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-1.jpg?w=710&amp;ssl=1 710w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-1.jpg?resize=300%2C171&amp;ssl=1 300w\" sizes=\"(max-width: 710px) 100vw, 710px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Quando un Paese ne conquista un altro, cosa accade davvero, se il Paese conquistato \u00e8 portatore di una cultura, un\u2019arte, una bellezza e un pensiero pi\u00f9 densi e strutturati? Quale trasformazione investe il conquistatore? \u00c8 possibile, attraverso una mostra di arte antica osservare da vicino i meccanismi della storia e interrogarsi su questioni che continuano a riflettersi nel presente? La grande esposizione allestita a Villa Caffarelli,<em>&nbsp;La Grecia a Roma<\/em>, affronta questo nodo con rigore e limpidezza.&nbsp;<strong>Claudio Parisi-Presicce<\/strong>,&nbsp;sovrintendente capitolino e co-curatore insieme a Eugenio La Rocca, intervistato da Vatican News \u2013 Radio Vaticana, ci conduce dentro un percorso che si dispiega con un racconto coerente, denso di materiali, ricostruzioni e confronti, e che mette in luce un\u2019eredit\u00e0 artistica che \u00e8 stata capace di modellare l\u2019immagine stessa di Roma.<\/p>\n\n\n\n<p>Un dialogo lungo secoli<\/p>\n\n\n\n<p>La mostra indaga un rapporto che evolve nel tempo, oscillando fra attrazione, appropriazione e rielaborazione. Parisi-Presicce sottolinea, citando la celebre frase di Orazio, Graecia capta ferum victorem cepit, che \u201ci romani conquistarono la Grecia ma subito dopo la Grecia ha conquistato Roma\u201d, allora ancora \u201cselvaggia\u201d &#8211; scrisse il poeta latino &#8211; lontana per qualit\u00e0 e consapevolezza artistica. Il percorso espositivo si apre con i contatti commerciali tra Roma e le manifatture corinzie, euboiche e cirenaiche, e con le citt\u00e0 dell\u2019Etruria e della Campania &#8211; Pithecusa, Cuma, Cerveteri, Tarquinia &#8211; che facevano da cerniera tra mondi e linguaggi. La fase pi\u00f9 incisiva si sviluppa con l\u2019espansione romana nel Mediterraneo orientale. \u201cI generali portano a Roma come bottini di guerra i capolavori che incontrano nei santuari e nelle aree pubbliche delle citt\u00e0 greche\u201d, spiega il sovrintendente, collocandoli poi negli spazi pubblici, e trasformando cos\u00ec l\u2019immagine stessa della citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La nascita di un collezionismo identitario<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla met\u00e0 dell\u2019et\u00e0 repubblicana si affaccia una nuova stagione: il collezionismo. \u201cAlcune personalit\u00e0 particolarmente importanti come Varrone, Cicerone, poi lo stesso Giulio Cesare, si appropriano di queste opere d\u2019arte per decorare le proprie residenze\u201d. \u00c8 qui che Parisi-Presicce colloca l\u2019inizio della vera appropriazione culturale, quando Roma non si limita a ricevere ma riformula. Le botteghe greche si trasferiscono nella capitale, \u201ccominciano a produrre per i Romani\u201d e consolidano un gusto che torna a declinarsi in nuove forme.<\/p>\n\n\n\n<p>La trasformazione del paesaggio urbano<\/p>\n\n\n\n<p>Molte opere giunte a Roma non conservano pi\u00f9 il loro contesto originario. In alcuni casi, tuttavia, frammenti e dati consentono ricostruzioni pi\u00f9 precise. \u201cQuando le opere vengono riutilizzate come decorazione dei frontoni, dei timpani dei templi greci\u201d, come nel caso del Tempio di Apollo Medico, eretto da Gaio Sosio, \u00e8 possibile ricomporre almeno in parte l\u2019antico programma figurativo. Lo stesso avviene negli Horti Sallustiani, dove sculture greche &#8211; oggi disperse tra Roma e Copenaghen &#8211; popolavano i percorsi dei giardini. Parisi-Presicce ricorda anche che \u201csono stati individuati dei numeri incisi sul metallo\u201d di alcuni bronzi rinvenuti a vicolo delle Palme, indizi di catalogazioni pubbliche che documentano la gestione di questo patrimonio.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" width=\"690\" height=\"266\" data-attachment-id=\"1000026276\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000026276\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-2.jpg?fit=690%2C266&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"690,266\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"image\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-2.jpg?fit=300%2C116&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-2.jpg?fit=690%2C266&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-2.jpg?resize=690%2C266&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000026276\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-2.jpg?w=690&amp;ssl=1 690w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-2.jpg?resize=300%2C116&amp;ssl=1 300w\" sizes=\"(max-width: 690px) 100vw, 690px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>La frase-chiave: l\u2019appropriazione della memoria<\/p>\n\n\n\n<p>Fra le riflessioni del Sovrintendente, una in particolare restituisce la portata culturale del fenomeno e merita di essere riportata integralmente: \u201cQuindi i Romani non si appropriano soltanto delle opere d&#8217;arte, ma si appropriano anche della memoria dei Greci, della tradizione dei Greci, motivi iconografici, miti, diventano parte del repertorio e della cultura figurativa e quindi della nuova identit\u00e0 dei romani\u201d. Una dichiarazione che sintetizza la profondit\u00e0 del processo: Roma incorpora la Grecia come patrimonio materiale e insieme come fondamento narrativo della propria identit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Stele, giardini, identit\u00e0<\/p>\n\n\n\n<p>Tra i materiali pi\u00f9 rivelatori figurano alcune stele funerarie della fine VI\u2013prima met\u00e0 del V sec. a.C., rinvenute negli Horti di Mecenate all\u2019Esquilino. Parisi-Presicce spiega che \u201cprobabilmente non avevano pi\u00f9 la funzione di segnacolo di sepolture, ma erano diventate elementi di arredo\u201d che attestavano prestigio, competenza artistica e memoria familiare.<\/p>\n\n\n\n<p>Rivedere le opere nei loro spazi<\/p>\n\n\n\n<p>Le ricostruzioni immersive hanno un ruolo decisivo. \u201cLa ricostruzione virtuale ci consente di avere una visione diretta e una percezione emotiva particolarmente suggestiva delle sculture nella loro collocazione originaria\u201d. Il caso del Tempio di Apollo Sosiano \u00e8 emblematico: impossibile da ricostruire fisicamente, ritrova coerenza attraverso la restituzione digitale. In mostra compaiono anche frammenti recentemente attribuiti, come \u201ci frammenti di capigliatura in bronzo che appartengono alla statua di Teseo\u201d e il \u201ccolmo del triangolo timpanale\u201d, mai esposto prima, che dimostra la grandezza di questi luoghi architettonici.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img data-recalc-dims=\"1\" decoding=\"async\" width=\"716\" height=\"380\" data-attachment-id=\"1000026277\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000026277\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-3.jpg?fit=716%2C380&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"716,380\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"image\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-3.jpg?fit=300%2C159&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-3.jpg?fit=716%2C380&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-3.jpg?resize=716%2C380&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000026277\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-3.jpg?w=716&amp;ssl=1 716w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-3.jpg?resize=300%2C159&amp;ssl=1 300w\" sizes=\"(max-width: 716px) 100vw, 716px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Capolavori e presenze rare<\/p>\n\n\n\n<p>Tra le oltre centocinquanta opere esposte emergono nuclei di straordinario rilievo: i grandi bronzi capitolini riuniti insieme in modo eccezionale, le sculture dei Niobidi dagli Horti Sallustiani &#8211; divisi per secoli tra Roma e Copenaghen &#8211; e la stele dell\u2019Abbazia di Grottaferrata, rara testimonianza dell\u2019eleganza funeraria arcaica. Accanto a questi capolavori, un ritorno di forte valore simbolico: una figura acroteriale (elemento decorativo posto sul vertice del tetto dei templi) femminile della celebre collezione Peretti Montalto, venduta oltre due secoli fa e di nuovo visibile nella capitale. Completano il percorso ceramiche attiche recentemente rinvenute nell\u2019area del Colosseo, presentate per la prima volta al pubblico. Le ricostruzioni immersive, attraverso videoproiezioni e restituzioni digitali, amplificano la percezione di questi materiali, restituendo ai gruppi scultorei la loro collocazione originaria e permettendo di comprendere la scala monumentale dei complessi di cui facevano parte.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"715\" height=\"271\" data-attachment-id=\"1000026279\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000026279\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-5.jpg?fit=715%2C271&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"715,271\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"image\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-5.jpg?fit=300%2C114&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-5.jpg?fit=715%2C271&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-5.jpg?resize=715%2C271&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000026279\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-5.jpg?w=715&amp;ssl=1 715w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-5.jpg?resize=300%2C114&amp;ssl=1 300w\" sizes=\"(max-width: 715px) 100vw, 715px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Una chiave per il presente<\/p>\n\n\n\n<p>Visitare La Grecia a Roma non significa soltanto attraversare una sequenza di capolavori. \u00c8 un\u2019occasione per osservare come una civilt\u00e0 abbia riletto s\u00e9 stessa attraverso ci\u00f2 che ha conquistato e da cui \u00e8 stata, inevitabilmente, trasformata. L\u2019esposizione mostra con particolare chiarezza come l\u2019arte greca, nel tempo, sia stata recepita, inglobata e poi restituita secondo forme diverse di potere: dapprima collocata negli spazi pubblici durante la Repubblica &#8211; nei templi, nei portici, nei fori &#8211; come strumento di rappresentazione collettiva; successivamente assorbita dalle \u00e9lite, che la trasformano in oggetto di collezionismo e in dichiarazione di prestigio personale. \u00c8 un processo che Parisi-Presicce descrive richiamando la stratificazione di appropriazioni, riletture e trasferimenti: dalle opere giunte come bottini di guerra, alla nascita di un gusto romano fondato sulla familiarit\u00e0 con i modelli greci, fino alla produzione delle botteghe elleniche trapiantate nella capitale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"683\" height=\"263\" data-attachment-id=\"1000026278\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000026278\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-4.jpg?fit=683%2C263&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"683,263\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"image\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-4.jpg?fit=300%2C116&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-4.jpg?fit=683%2C263&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-4.jpg?resize=683%2C263&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1000026278\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-4.jpg?w=683&amp;ssl=1 683w, https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/image-4.jpg?resize=300%2C116&amp;ssl=1 300w\" sizes=\"(max-width: 683px) 100vw, 683px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Come cambia lo sguardo nei secoli<\/p>\n\n\n\n<p>La mostra rende visibile questo movimento lungo i secoli, mostrando come ogni fase politica abbia prodotto un diverso modo di guardare all\u2019eredit\u00e0 greca. Ed \u00e8 proprio in questa capacit\u00e0 di far dialogare tempi diversi che la mostra acquista il suo significato pi\u00f9 attuale. Non perch\u00e9 ponga domande irrisolte, ma perch\u00e9 permette di riconoscere come quelle stesse dinamiche &#8211; appropriazione, trasformazione, riscrittura &#8211; possano specchiarsi nel presente. Comprendere questi passaggi non \u00e8 un esercizio di erudizione: \u00e8 un modo per leggere i meccanismi della storia e, attraverso essi, le forme delle epoche moderne.<\/p>\n\n\n\n<p>Maria Milvia Morciano<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mostra, allestita ai Musei Capitolini \u2013 Villa Caffarelli e aperta fino al 12 aprile 2026, racconta come l\u2019arte greca abbia modificato l\u2019Urbe lungo i secoli: in origine oggetto di scambi e importazioni, poi bottino di guerra, infine segno individuale di prestigio. 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