{"id":1000026097,"date":"2025-12-08T12:51:52","date_gmt":"2025-12-08T15:51:52","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000026097"},"modified":"2025-12-08T12:51:53","modified_gmt":"2025-12-08T15:51:53","slug":"il-satellite-swot-ha-fatto-la-prima-radiografia-a-uno-tsunami-dallo-spazio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000026097","title":{"rendered":"Il satellite SWOT ha fatto la prima \u00abradiografia\u00bb a uno tsunami dallo Spazio"},"content":{"rendered":"\n<p>Un satellite della NASA e del CNES ha osservato uno tsunami con un livello di dettaglio mai raggiunto finora, aprendo la strada a modelli pi\u00f9 accurati e, in prospettiva, a sistemi di allerta pi\u00f9 tempestivi ed efficaci. Il protagonista della vicenda \u00e8 SWOT (Surface Water and Ocean Topography), il satellite lanciato nel 2022 con l&#8217;obiettivo di misurare l&#8217;altezza delle superfici d&#8217;acqua di tutto il pianeta \u2014 dagli oceani ai grandi laghi, dai fiumi alle correnti costiere. La sua tecnologia chiave, un radar interferometrico a banda Ka (un tipo di radar che usa onde radio ad alta frequenza, banda Ka, e due antenne che lavorano insieme per misurare con estrema precisione le differenze di altezza della superficie dell&#8217;acqua), consente di acquisire immagini della superficie marina su fasce larghissime, con una risoluzione che supera di gran lunga quella dei satelliti altimetrici tradizionali. Per anni SWOT ha lavorato studiando correnti minori e variazioni sottilissime del livello del mare. Poi, il 29 luglio 2025, un terremoto di magnitudo 8,8 nella zona di subduzione delle Isole Curili-Kam\u010datka, al largo della Russia orientale, ha generato un potente tsunami nel Pacifico settentrionale. Proprio in quel momento, SWOT stava sorvolando l&#8217;area. L&#8217;incrocio tra i dati del satellite e le misurazioni di tre boe del sistema DART (Deep-ocean Assessment and Reporting of Tsunamis) ha permesso ai ricercatori di ottenere la prima \u00abradiografia\u00bb completa della propagazione di un&#8217;onda di tsunami in mare aperto. Ci\u00f2 che \u00e8 emerso ha sorpreso gli esperti: lo tsunami non si \u00e8 comportato come un&#8217;unica grande onda compatta \u2014 come suggerivano molti modelli \u2014 ma ha mostrato un&#8217;evidente struttura dispersiva, frammentandosi in un fronte principale e in una serie di onde minori che lo seguivano a distanza. Tradizionalmente infatti, i modelli degli tsunami \u2014 soprattutto quelli generati da forti terremoti di subduzione \u2014 assumono che queste onde non siano dispersive. Ci\u00f2 significa che l&#8217;energia si concentra in un&#8217;unica grande onda o in un fronte molto compatto, tutte le componenti dell&#8217;onda (lunghezze d&#8217;onda diverse) inoltre, viaggiano pi\u00f9 o meno alla stessa velocit\u00e0 e durante la propagazione in mare aperto lo tsunami mantiene una forma stabile, cambiando pochissimo prima di arrivare vicino alle coste. Questa idea deriva dal fatto che gli tsunami hanno lunghezze d&#8217;onda enormi (centinaia di chilometri) e un periodo molto lungo (dai 10 ai 60 minuti): in queste condizioni, la teoria classica prevede che la dispersione sia trascurabile. Le misurazioni del satellite SWOT indicano invece, che lo tsunami del 2025 non era un&#8217;unica onda, Non mostrava un solo fronte netto, ma una struttura pi\u00f9 complessa. Inoltre il fronte si \u00e8 frammentato in pi\u00f9 componenti. I dati mostrano un fronte principale molto energetico, seguito da una \u00abcoda\u00bb di onde pi\u00f9 piccole, ma chiaramente organizzate e coerenti. Questa frammentazione \u00e8 tipica dei fenomeni dispersivi e in un&#8217;onda dispersiva, le lunghezze d&#8217;onda diverse viaggiano a velocit\u00e0 diverse e l&#8217;onda si \u00absfianca\u00bb, si allarga o si scompone.&nbsp;&nbsp;L&#8217;idea che uno tsunami oceanico possa essere pi\u00f9 dispersivo del previsto \u00e8 sorprendente perch\u00e9 implica che l&#8217;energia non si propaga in un unico \u00abblocco\u00bb e suggerisce che l&#8217;interazione con la batimetria (la forma del fondale) potrebbe essere pi\u00f9 complessa di quel che si pensava e ci\u00f2 rende il comportamento dell&#8217;onda meno prevedibile con i modelli attuali, che assumono poca o nessuna dispersione. Conseguentemente pu\u00f2 cambiare la tempistica degli arrivi sulle coste, perch\u00e9 singole sottocomponenti possono rallentare o accelerare, pu\u00f2 influenzare la distribuzione dell&#8217;energia: non solo la prima onda pu\u00f2 essere pericolosa, ma anche quelle successive. I satelliti precedenti osservavano lo tsunami come una sola linea di dati, passando perpendicolarmente al fronte: troppo poco per capire la struttura tridimensionale dell&#8217;onda. SWOT, invece osserva una fascia larga fino a 120 km, misura l&#8217;altezza superficiale con una risoluzione di pochi centimetri e permette di ricostruire l&#8217;intera forma dell&#8217;onda, non solo un profilo. Questa nuova \u00abvista dall&#8217;alto\u00bb ha permesso di rilevare caratteristiche che prima erano completamente invisibili. \u00abSWOT \u00e8 come un nuovo paio di occhiali\u00bb, spiega Angel Ruiz-Angulo, oceanografo fisico dell&#8217;Universit\u00e0 d&#8217;Islanda e primo autore dello studio pubblicato su The Sismic Record. \u00abCon i dati delle boe potevamo vedere lo tsunami solo in punti isolati dell&#8217;oceano. I satelliti precedenti mostravano, nel migliore dei casi, una singola striscia attraverso la perturbazione. SWOT ci offre invece un&#8217;immagine larga fino a 120 chilometri, con una risoluzione che non avevamo mai avuto\u00bb. Questa capacit\u00e0 permette di cogliere non soltanto l&#8217;altezza dell&#8217;onda, ma anche la sua forma complessiva, le variazioni laterali, la dispersione e l&#8217;interazione con la batimetria oceanica. Per gli studiosi si tratta di informazioni preziosissime: conoscere meglio la struttura di uno tsunami in mare aperto significa migliorare in modo significativo i modelli numerici utilizzati per prevedere quando e come colpir\u00e0 le coste. SWOT e i futuri satelliti simili potrebbero contribuire al monitoraggio quasi in tempo reale degli tsunami, integrando i sistemi tradizionali basati sulle boe e sui sismografi. Non si tratterebbe di sostituire le reti esistenti, ma di affiancarle con una nuova capacit\u00e0 osservativa capace di \u00abvedere\u00bb l&#8217;onda nel suo insieme.<\/p>\n\n\n\n<p>Luigi Bignami<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un satellite della NASA e del CNES ha osservato uno tsunami con un livello di dettaglio mai raggiunto finora, aprendo la strada a modelli pi\u00f9 accurati e, in prospettiva, a sistemi di allerta pi\u00f9 tempestivi ed efficaci. 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