{"id":1000026091,"date":"2025-12-08T12:49:46","date_gmt":"2025-12-08T15:49:46","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000026091"},"modified":"2025-12-08T12:49:47","modified_gmt":"2025-12-08T15:49:47","slug":"scoperte-sul-conero-migliaia-di-impronte-di-tartarughe-preistoriche-in-fuga-da-un-terremoto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000026091","title":{"rendered":"Scoperte sul Conero migliaia di impronte di tartarughe preistoriche in fuga da un terremoto"},"content":{"rendered":"\n<p>Un gruppo di geologi ha identificato migliaia di impronte fossili su una parete del Monte Conero, nelle Marche: potrebbero essere state lasciate da un branco di tartarughe preistoriche, mentre fuggivano da un violento terremoto avvenuto 80 milioni di anni fa in un antico oceano. L&#8217;eccezionale ritrovamento, raccontato in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica \u00abCretaceous Research\u00bb, \u00e8 un caso unico al mondo: sono le uniche impronte di rettili marini preistorici rimaste impresse su un antico fondale oceanico. La scoperta, raccontata da geologi delle universit\u00e0 di Urbino, di Trondheim (Norvegia) e dell&#8217;Osservatorio Geologico di Coldigioco, \u00e8 avvenuta per caso. Nel 2019 un gruppo di free climber aveva ottenuto dal Parco del Conero l&#8217;autorizzazione a scalare una parete rocciosa \u2013 solitamente interdetta al pubblico per rischio di frane \u2013 che si affaccia a picco sul mar Adriatico, lungo il litorale nord-orientale noto come Spiaggia della Vela. Quando l&#8217;hanno raggiunta in cordata hanno notato migliaia di impronte arcuate, larghe 20 cm e profonde fino a 10 cm, su un&#8217;area ampia 200 m2, come un campo di pallavolo. Da cosa potevano essere state prodotte? Gli arrampicatori hanno scattato diverse foto e le hanno mostrate ad Alessandro Montanari, direttore dell&#8217;Osservatorio Geologico di Coldigioco, che studia da 50 anni la Scaglia Rossa, la formazione geologica dell&#8217;Appennino centrale che nel Cretacico costituiva il fondale di un antico oceano. Fu proprio in queste rocce che Walter Alvarez, geologo dell&#8217;Universit\u00e0 di Berkeley, aveva trovato le tracce dell&#8217;impatto dell&#8217;asteroide che caus\u00f2 l&#8217;estinzione di massa dei dinosauri. Quale storia raccontavano quelle impronte? Era un mistero, che con pazienza i geologi hanno cercato di decifrare. Gli arrampicatori sono tornati sulla parete rocciosa con un drone, scattando foto aeree e prelevando campioni di roccia. Le analisi delle sezioni al microscopio hanno iniziato a svelare che cosa era successo.&nbsp;&nbsp;&nbsp;\u00abQuella parete del Conero \u00e8 una vasta lastra di calcare pelagico\u00bb, spiega Montanari. \u00abSi \u00e8 formata, cio\u00e8 per il lento accumulo, su un fondale marino, di scheletri calcarei di minuscoli organismi planctonici. Alle analisi al microscopio, i campioni sono risultati una biomicrite pelagica, ovvero un fango di mare profondo (ipotizziamo 600 metri) fatto di coccoliti, pezzetti di alghe calcaree del plancton, e residui di plancton con gusci calcarei\u00bb. Il campione di roccia, in base alle sue caratteristiche chimico-fisiche, \u00e8 stato datato a circa 80 milioni di anni fa: a quell&#8217;epoca la penisola italiana non esisteva ancora. Al suo posto c&#8217;era l&#8217;oceano Tetide, che separava l&#8217;Eurasia e l&#8217;Africa. L&#8217;area oggi occupata dal Mare Adriatico era una vasta piattaforma carbonatica, con mare basso, lagune e barriere coralline: un paesaggio simile a quello delle Maldive, per intenderci. Dunque, se l&#8217;attuale parete del Conero era un fondale oceanico, cosa ha prodotto quelle tracce? E come hanno fatto a conservarsi per milioni di anni? \u00abLo strato superiore delle rocce era una torbidite, ovvero una valanga sottomarina di sabbie, fango fine e sedimento\u00bb risponde Montanari. \u00abQuesta valanga ha ricoperto le impronte, e col passare del tempo si \u00e8 trasformata in calcare, sigillando queste tracce fino ai nostri giorni. E dalla datazione sappiamo che quella valanga non fu prodotta da una tempesta bens\u00ec da un terremoto\u00bb. Le rocce, infatti, risalgono a un&#8217;et\u00e0, il Campaniano, che fu caratterizzata da un repentino cambiamento climatico, dovuto a un abbassamento globale delle temperature. \u00abIl pianeta si \u00e8 raffreddato perch\u00e9 non passava abbastanza radiazione solare nell&#8217;atmosfera, oscurata non a causa di massicce eruzioni vulcaniche, bens\u00ec della polvere prodotta dall&#8217;esplosione in atmosfera di una pioggia di meteoriti. Lo sappiamo grazie alla presenza, nelle rocce, di un elemento chimico, l&#8217;elio-3, che si forma nello spazio profondo\u00bb, racconta Montanari. Dunque, la Terra si raffredd\u00f2, e i mari si abbassarono in seguito alla glaciazione. Questo ridusse la pressione sulla crosta terrestre, che per\u00f2 torn\u00f2 a salire quando l&#8217;atmosfera si liber\u00f2 delle polveri e il ghiaccio si fuse, facendo risalire il livello dei mari: la variazione di pressione sulla crosta ha innescato una grande attivit\u00e0 sismica nell&#8217;area. Ma cosa pu\u00f2 aver prodotto quelle tracce? In quell&#8217;antico oceano, gli unici vertebrati che vagavano per le profondit\u00e0 marine erano pesci e rettili. Solo questi ultimi potevano aver lasciato impronte sul fondale con le loro pinne. E all&#8217;epoca c&#8217;erano solo tre specie di grandi rettili marini, oggi estinti: plesiosauri, mosasauri e tartarughe marine. Quale di loro poteva essere stato? \u00abAvevamo un indizio importante che deponeva a favore delle tartarughe: il numero di impronte. Erano circa un migliaio, e solo le tartarughe si muovono in massa: oggi diverse specie arrivano sulle spiagge tropicali per deporre le uova. E alcune specie che si nutrono di spugne e altri invertebrati colonizzano in massa gli ambienti di tipo lagunare perch\u00e9 vi trovano cibo in abbondanza e riparo dai predatori che infestano i mari aperti\u00bb spiega Montanari. Restava per\u00f2 da accertare se le tracce trovate sul Conero fossero compatibili con i movimenti sottomarini di una tartaruga. Gli scienziati lo hanno accertato osservando su YouTube i video di tartarughe marine hawaiane che nuotano vicino al fondale: \u00abQuesti rettili sfiorano, e talvolta immergono la punta delle pinne anteriori e della coda nel sedimento morbido, lasciando segni arcuati paralleli simili a quelli trovati sul Conero\u00bb, aggiunge. Una ricostruzione (ottenuta con l&#8217;ausilio di sistemi di intelligenza artificiale) di rettili preistorici che vivevano nell&#8217;oceano Tetide: da sinistra, un plesiosauro, un mosasauro e una tartaruga della famiglia dei protostegidi. Ecco quindi la ricostruzione di quanto accadde 80 milioni di anni fa in quelle acque: \u00abLe tracce rappresentano lo spostamento in massa di un numero elevato di tartarughe della famiglia protostegidi, oggi estinte\u00bb racconta Montanari. Alcune specie raggiungevano i 4 metri dilunghezza. \u00abUn terremoto improvviso ha provocato una fuga precipitosa verso il mare aperto, nella direzione opposta all&#8217;epicentro. Alcune di loro, in preda al panico, hanno nuotato vicino al fondale lasciando le loro impronte sul sedimento carbonatico molle, che sono state immediatamente ricoperte da una valanga sottomarina innescata da quel sisma. Qualcosa di simile \u00e8 accaduto 600 milioni di anni fa nel Burgess Shale (Canada), dove si sono conservati molti fossili grazie al collasso sottomarino di grandi piattaforme calcaree\u00bb. Quelle sul Conero non sono le uniche tracce fossili di vertebrati preistorici scoperte in Italia. Le pi\u00f9 famose e numerose sono state trovate nella Cava Pontrelli di Altamura, in Puglia: sono circa 4mila, risalgono al Cretaceo superiore (ca. 70 milioni di anni fa) e appartengono ad almeno cinque specie diverse, tra cui dinosauri erbivori come sauropodi, ceratopsidi e anchilosauri, e carnivori come teropodi. Circa 70 impronte di sauropodi, teropodi e iguanodonti sono state trovate sempre in Puglia in una cava a Borgo Celano. Sul Monte Cagno, in Abruzzo, \u00e8 stata scoperta invece l&#8217;impronta del pi\u00f9 grande dinosauro bipede carnivoro (un teropode) mai trovata in Italia: \u00e8 lunga circa 135 cm e risale al Cretaceo inferiore (125-113 milioni di anni fa). L&#8217;ha lasciata un animale lungo circa 8 metri.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Vito Tartamella<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un gruppo di geologi ha identificato migliaia di impronte fossili su una parete del Monte Conero, nelle Marche: potrebbero essere state lasciate da un branco di tartarughe preistoriche, mentre fuggivano da un violento terremoto avvenuto 80 milioni di anni fa in un antico oceano. 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