{"id":1000025779,"date":"2025-11-27T10:18:37","date_gmt":"2025-11-27T13:18:37","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000025779"},"modified":"2025-11-27T10:18:39","modified_gmt":"2025-11-27T13:18:39","slug":"sudan-106-mila-persone-in-fuga-da-el-fasher","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000025779","title":{"rendered":"Sudan, 106 mila persone in fuga da El Fasher"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00abIn un mese pi\u00f9 di 106.000 persone sono state costrette a lasciare la capitale del Nord Darfur, El Fasher, e i villaggi intorno, da quando le forze paramilitari hanno conquistato il territorio\u00bb. \u00c8 quanto affermato ieri, marted\u00ec 25 novembre, dal portavoce dell&#8217;Onu, Stephane Dujarric, nel corso dell&#8217;incontro quotidiano con i media internazionali. Nella regione occidentale del Sudan, dilaniata dalla guerra tra militari e miliziani delle Forza di Supporto Rapido (Rsf), la situazione umanitaria, nel frattempo, si aggrava ogni giorno di pi\u00f9. Lo hanno denunciato anche le ong che operano sul terreno, continuando, pur nella difficolt\u00e0, a fornire sostegno alla popolazione sofferente. In questo momento oltre il 75% delle strutture sanitarie nelle aree colpite dal conflitto in Sudan non \u00e8 operativo, a causa di attacchi, saccheggi e carenze di personale, farmaci e forniture. Lo ha sottolineato Save the Children, sabato 22 novembre, in una nota in cui ha affermato che milioni di persone, in particolare bambini e donne incinte, non hanno accesso nemmeno ai servizi sanitari di base. In questo contesto, un segnale di speranza \u00e8 arrivato, nei giorni scorsi, con l&#8217;atterraggio a Port Sudan di un aereo cargo con 40 tonnellate di forniture mediche e alimenti terapeutici per curare i bambini in Sudan. Queste forniture saranno, poi, trasportate su strada per raggiungere tutto il Paese, compresa Tawila, nel Nord Darfur, dove molte persone si sono rifugiate in cerca di sicurezza. L\u00ec i sopravvissuti dall&#8217;assedio di El Fasher, durato oltre 500 giorni, sono assistiti anche dai team medici di Medici senza frontiere (Msf). L&#8217;ong ha riferito di aver riscontrato negli sfollati livelli estremi di malnutrizione acuta, in quella che \u00e8 ormai la pi\u00f9 grave crisi nutrizionale che ha colpito il Sudan dall&#8217;inizio della guerra. In preda alla disperazione per la mancanza di cibo, molti testimoni hanno raccontato di essere stati costretti ad alimentarsi \u2014 oltretutto a pagamento \u2014 con mangime per animali.&nbsp;&nbsp;Nei giorni scorsi anche Caritas internationalis e Act Alliance hanno espresso profonda preoccupazione per la grave crisi umanitaria in rapido deterioramento che sta colpendo il Paese, facendo eco all&#8217;urgente appello lanciato dai vescovi cattolici del Sudan e del Sud Sudan il 14 novembre. \u00abL&#8217;assistenza umanitaria necessaria \u2014 ha dichiarato Alistair Dutton, segretario generale di Caritas internationalis \u2014 deve essere urgentemente facilitata e fornita immediatamente. Bisogna aprire al pi\u00f9 presto una strada credibile per i negoziati di pace. Dobbiamo stare al fianco del popolo sudanese e della Chiesa locale\u00bb. La situazione descritta \u00e8 tra le pi\u00f9 drammatiche: \u00abI servizi pubblici sono collassati. Le case dei civili vengono deliberatamente attaccate e le persone assassinate sul posto. Si tratta ora della pi\u00f9 grande e grave catastrofe umanitaria al mondo, con 12 milioni di sfollati e 12 milioni di persone in urgente bisogno di assistenza salvavita. \u00c8 necessario intervenire immediatamente per arginare i livelli catastrofici di violenza sessuale contro le donne e il trauma tra i civili, gli operatori umanitari e gli assistenti\u00bb.&nbsp;&nbsp;Non va dimenticato, inoltre, che il Sudan sta pagando il prezzo della guerra anche sul piano educativo. A causa del conflitto, infatti, la maggior parte delle scuole \u00e8 chiusa e pi\u00f9 di tre quarti dei 17 milioni di bambini in et\u00e0 scolare sono esclusi da percorsi di istruzione: una crisi che rischia di compromettere il futuro di un&#8217;intera generazione. Intanto ieri, Amnesty International ha rilasciato un report con nuove testimonianze sulle violenze contro i civili commesse dalle Rsf ad El Fasher: \u00abcrimini di guerra\u00bb, dei quali \u00abi responsabili devono essere chiamati a risponderne\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Beatrice Guarrera<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abIn un mese pi\u00f9 di 106.000 persone sono state costrette a lasciare la capitale del Nord Darfur, El Fasher, e i villaggi intorno, da quando le forze paramilitari hanno conquistato il territorio\u00bb. \u00c8 quanto affermato ieri, marted\u00ec 25 novembre, dal portavoce dell&#8217;Onu, Stephane Dujarric, nel corso dell&#8217;incontro quotidiano con i media internazionali. 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