{"id":1000025701,"date":"2025-11-25T08:56:45","date_gmt":"2025-11-25T11:56:45","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000025701"},"modified":"2025-11-25T08:56:47","modified_gmt":"2025-11-25T11:56:47","slug":"la-violenza-modifica-i-geni-delle-donne-il-50-ha-disturbi-dopo-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000025701","title":{"rendered":"La violenza modifica i geni delle donne, il 50% ha disturbi dopo anni"},"content":{"rendered":"\n<p>La violenza di genere, inflitta a livello fisico e\/o psicologico, non si pu\u00f2 cancellare dalla mente e dai ricordi e non la &#8216;dimenticano&#8217; neppure i geni delle donne che la hanno subita. Oltre la met\u00e0 delle donne vittime di violenza, a distanza di anni presenta infatti un disturbo da stress post traumatico, un quarto ha sintomi di depressione, un terzo \u00e8 ad alto rischio di subire di nuovo violenza. I dati sono stati raccolti grazie alle prime cento donne che hanno accettato di donare un campione di sangue per il progetto di ricerca EpiWE, Epigenetica per le donne, coordinato dall&#8217;Istituto Superiore di Sanit\u00e0 (Iss) e finanziato dal Ministero della Salute per indagare se, quanto e per quanto tempo la violenza influenzi l&#8217;attivit\u00e0 dei geni e comprometta la salute psico-fisica delle donne. Grazie a una collaborazione con la regione Puglia il progetto \u00e8 stato ora esteso anche ai minori che hanno assistito a violenza, un&#8217;esperienza che anche in questo caso porta, secondo i primi risultati, a profonde conseguenze psichiche. Le informazioni, spiega l&#8217;Iss, sono state raccolte su 76 vittime di violenza, mentre il resto del campione \u00e8 stato utilizzato come controllo, applicando EpiWEAT, un questionario elettronico innovativo elaborato da Iss in italiano e in altre quattro lingue (inglese, francese, spagnolo, tedesco) per favorirne la diffusione tra le donne immigrate e i mediatori linguistici. I questionari verranno poi integrati con analisi sui campioni per cercare le &#8216;cicatrici&#8217; epigenetiche sul Dna, impronte molecolari che non cambiano la struttura dei geni, ma ne modificano la funzionalit\u00e0. Al momento EpiWE ha coinvolto le regioni Lazio, Lombardia, Campania, Puglia e Liguria, in cui le donne possono ancora partecipare e aiutare lo studio donando un campione. Dallo studio \u00e8 emerso che oltre la met\u00e0 delle vittime presenta disturbi post-traumatici (Ptsd) gravi: il 27% delle donne con diagnosi di Ptsd e 28.4% con Ptsd complesso, il 23% delle vittime presenta sintomatologia depressiva, il 32% \u00e8 ad alto rischio di subire nuovamente violenza, pi\u00f9 della met\u00e0 ha un livello di istruzione pari o superiore al diploma di maturit\u00e0 e il 34% ha un&#8217;occupazione stabile, l&#8217;82% \u00e8 di cittadinanza italiana. L&#8217;aggressore nel 97% dei casi \u00e8 un uomo, nel 71% \u00e8 il coniuge o partner. Nel 90% dei casi la violenza (sessuale, fisica, psicologica ed economica) \u00e8 ripetuta nel tempo. \u00abLa violenza domestica lascia tracce epigenetiche che modificano l&#8217;espressione dei geni, cio\u00e8 la loro attivit\u00e0, senza alterare la sequenza del Dna &#8211; spiega Simona Gaudi, responsabile del progetto per l&#8217;Iss -. Studiare queste modificazioni potrebbe permetterci di predire gli effetti a lungo termine della violenza e sviluppare interventi preventivi personalizzati prima che insorgano patologie croniche\u00bb. Il progetto EpiWE, sottolinea inoltre Gaudi, \u00abha portato all&#8217;elaborazione oltre che di EpiWEAT di un secondo strumento digitale innovativo, EpiCHILD, pensato per i bambini e adolescenti. EpiCHILD \u00e8 stato somministrato per ora a 26 minori di 7-17 anni che hanno assistito alla violenza in famiglia, arruolati nel territorio pugliese in seguito a una collaborazione con la Regione Puglia e nell&#8217;ambito dello studio ESMiVA, Esiti di Salute nei Minori esposti a Violenza Assistita\u00bb. Secondo i primi risultati, spiega l&#8217;esperta, quasi l&#8217;80% dei minori ha vissuto come evento traumatico aver assistito a violenze fisiche in famiglia, e sono stati identificati diversi casi di Ptsd e depressione. Il 42,3% del campione ha genitori separati o divorziati, e nel 92,3% dei casi l&#8217;aggressore \u00e8 il padre. \u00abI risultati &#8211; conclude Gaudi &#8211; confermano l&#8217;urgenza di screening sistematici nelle strutture sanitarie e nei servizi sociali, interventi multidisciplinari integrati tra sanit\u00e0, scuola e servizi sociali, Protocolli di prevenzione personalizzati basati su evidenze scientifiche, monitoraggio nel tempo per valutare l&#8217;evoluzione dei sintomi. Lo studio proseguir\u00e0 con follow-up programmati per monitorare l&#8217;evoluzione della sintomatologia della violenza subita, e costruire una base dati per future ricerche sul trauma transgenerazionale\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La violenza di genere, inflitta a livello fisico e\/o psicologico, non si pu\u00f2 cancellare dalla mente e dai ricordi e non la &#8216;dimenticano&#8217; neppure i geni delle donne che la hanno subita. 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