{"id":1000025511,"date":"2025-11-20T07:30:04","date_gmt":"2025-11-20T10:30:04","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000025511"},"modified":"2025-11-20T07:30:07","modified_gmt":"2025-11-20T10:30:07","slug":"il-programma-mnesys-la-piu-grande-ricerca-italiana-sul-cervello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000025511","title":{"rendered":"Il programma Mnesys, la pi\u00f9 grande ricerca italiana sul cervello"},"content":{"rendered":"\n<p>Il cervello umano \u00e8 una massa grigiastra e molliccia di appena un chilo e mezzo, racchiusa in pochi centimetri cubici all&#8217;interno del cranio. A vederlo non \u00e8 proprio gradevole, n\u00e9 lascia supporre le sue incredibili capacit\u00e0: \u00e8 un vero miracolo della natura e l&#8217;organo che pi\u00f9 di ogni altro ci definisce per quel che siamo. \u00c8 grazie a lui se possiamo pensare, emozionarci, sentire, relazionarci con gli altri e con il mondo; grazie alle sue capacit\u00e0 la specie umana ha potuto compiere imprese impossibili per qualsiasi altro animale: andare nello spazio, realizzare capolavori come la Cappella Sistina o la Divina Commedia, teorizzare la meccanica quantistica. Eppure, il cervello resta uno dei misteri pi\u00f9 insondabili, perch\u00e9 \u00e8 quanto di pi\u00f9 complesso si possa immaginare. Provate a pensare a un ammasso intricato di 150 miliardi di cellule, i neuroni, che stabiliscono fra loro 100mila miliardi di connessioni sempre diverse, in continuo cambiamento per adattarsi agli stimoli esterni: il risultato \u00e8 una rete di \u00abstrade\u00bb fra cellule cerebrali che messe in fila coprirebbero 160mila km, un terzo della distanza fra la Terra e la Luna. Tracciarne una mappa \u00e8 un&#8217;impresa titanica, tanto quanto decifrare come si formino il pensiero e la coscienza da un intrico di segnali chimici ed elettrici in continuo passaggio da un neurone all&#8217;altro. Eppure gli scienziati tentano da decenni di avvicinarsi al mistero del cervello, nonostante le enormi difficolt\u00e0 pratiche ed etiche della ricerca in neuroscienze: gli esperimenti realizzabili sull&#8217;uomo non sono molti, cos\u00ec per gran parte degli studi si deve far ricorso a modelli pi\u00f9 o meno \u00abgrezzi\u00bb, dalle cellule in vitro alle simulazioni oggi possibili grazie all&#8217;intelligenza artificiale. \u00c8 quello che accade anche con il programma Mnesys, che con circa 800 ricercatori al lavoro in oltre 90 centri in tutto il Paese \u00e8 il pi\u00f9 ampio programma di ricerca sul cervello mai realizzato in Italia, oltre che il pi\u00f9 grande e all&#8217;avanguardia in Europa. Avviata nel 2022 per una durata di tre anni, questa rete di studiosi d&#8217;eccellenza (tutti i migliori centri italiani di ricerca sul cervello sono oggi parte di Mnesys) sta cercando di capire che cosa accade nel cervello quando \u00e8 sano e quando si ammala, aggiungendo alle conoscenze attuali nuovi tasselli \u00abper scoprire per esempio biomarcatori in grado di aiutarci a fare diagnosi sempre pi\u00f9 precoci di malattie come Alzheimer, Parkinson o sclerosi multipla, anche prima che si manifestino, cos\u00ec da impostare strategie terapeutiche e preventive personalizzate, prevedendo anche la prognosi e la risposta alle cure\u00bb, spiega Antonio Uccelli, responsabile scientifico del programma Mnesys, professore di neurologia dell&#8217;Universit\u00e0 di Genova e direttore scientifico dell&#8217;IRCCS Policlinico San Martino di Genova. \u00abMnesys mira poi a individuare nuovi meccanismi di malattia e bersagli per possibili farmaci, a migliorare l&#8217;uso delle tecnologie per la cura delle patologie neurologiche e anche a sostenere lo sviluppo di modelli computazionali delle malattie, con tecniche di simulazione\u00bb. \u00c8 il caso di uno dei progetti pi\u00f9 visionari e innovativi di Mnesys, la realizzazione di gemelli digitali del cervello: su questi avatar, creati al computer elaborando mediante algoritmi matematici dati anagrafici, clinici, di laboratorio e diagnostici, \u00e8 possibile studiare come funziona il sistema nervoso in condizioni normali e di malattia ma soprattutto realizzare esperimenti virtuali che superano i limiti della ricerca sul cervello umano reale, consentendo di studiare meglio farmaci e non solo. Oltre ai modelli digitali, i ricercatori Mnesys stanno creando anche \u00abcervelli in miniatura\u00bb per studiare le malattie pi\u00f9 difficili da replicare su singole cellule o negli animali da esperimento. A partire da cellule prelevate da pazienti con demenza, fatte regredire allo stadio di cellule staminali e poi \u00abriprogrammate\u00bb perch\u00e9 diventino neuroni, \u00e8 possibile formare in vitro i cosiddetti organoidi, mini-cervelli utilizzabili come un laboratorio cellulare per testare anche nuove terapie. Accanto a questi metodi pi\u00f9 all&#8217;avanguardia non mancano progetti che sfruttano strategie pi\u00f9 consuete come i classici studi in vitro e in vivo, dalle indagini su singole molecole fino agli studi di popolazione: le ricerche in corso sono oltre 300 e hanno gi\u00e0 portato a oltre 600 pubblicazioni scientifiche, con tanti risultati gi\u00e0 tangibili. Come aggiunge Uccelli, \u00absono stati per esempio individuati nuovi biomarcatori per diverse malattie neurodegenerative, come la pentraxina-2 neuronale (NPTX2) per l&#8217;Alzheimer. Questa proteina \u00e8 cruciale per il funzionamento delle sinapsi, i punti di contatto fra neuroni nei quali le cellule \u00abdialogano\u00bb fra loro. La ricerca ha utilizzato la PET con glucosio marcato, una tecnica di imaging che, oltre a visualizzare l&#8217;organo, consente di valutare il metabolismo delle cellule. Si \u00e8 visto che, gi\u00e0 durante il deterioramento cognitivo lieve, in alcune aree cerebrali c&#8217;\u00e8 una correlazione tra i livelli di NPTX2 presente nel liquido cerebrospinale (che circonda e protegge cervello e midollo spinale) e le alterazioni del metabolismo del glucosio tipiche della malattia. NPTX2 \u00e8 perci\u00f2 un promettente biomarcatore, sia per valutare lo stadio dell&#8217;Alzheimer, sia per stimarne il rischio di progressione\u00bb. Gli studi del programma Mnesys, suddivisi in sette sotto-progetti differenti (detti, in termine tecnico, spoke) coordinati da altrettante universit\u00e0 sotto la guida dell&#8217;Universit\u00e0 di Genova in sinergia con il Policlinico San Martino, non si limitano per\u00f2 a indagare le malattie neurologiche o neurodegenerative, ma coprono tutti gli ambiti delle neuroscienze, dallo sviluppo del cervello dei neonati alla plasticit\u00e0 neuronale, dalle funzioni cognitive al controllo del movimento, dalle percezioni e dal dialogo cervello-corpo alle interazioni sociali e comportamentali. Anche in questi settori stanno emergendo nuove ipotesi, teorie innovative e dati interessanti: si sta per esempio studiando come proteggere lo sviluppo neurologico dei bambini nati prematuri attraverso l&#8217;aggiunta alla dieta di grassi dall&#8217;elevato potere antiossidante, contenuti nell&#8217;olio d&#8217;oliva, nella soia o nel pesce, ma anche come migliorare nei pazienti con Parkinson e Alzheimer le capacit\u00e0 di riconoscere le espressioni facciali altrui ed esprimere le emozioni, per aiutarli a interagire e comunicare meglio con gli altri e migliorare cos\u00ec la qualit\u00e0 di vita. Una strategia a tutto tondo che, come conclude Uccelli, vuole \u00absvelare i segreti del cervello ma soprattutto sviluppare trattamenti personalizzati per le malattie neurologiche e psichiatriche, arrivando a una reale medicina di precisione anche per il sistema nervoso centrale\u00bb. Non solo: \u00abMnesys \u00e8 una macchina complessa, ma \u00e8 anche una grande occasione di sviluppo per il Paese\u00bb spiega Enrico Castanini, presidente di Mnesys S.c.a.r.l., la societ\u00e0 che gestisce tutto il programma. \u00abOltre ad avere un grosso impatto sulle conoscenze scientifiche, pu\u00f2 generare valore economico trasferendone i risultati sul mercato grazie al coinvolgimento del mondo dell&#8217;impresa\u00bb. Negli articoli che compongono questo speciale vi portiamo nel cuore pulsante di questa straordinaria avventura scientifica, esplorando uno per uno i sette ambiti di ricerca del programma Mnesys. Un viaggio senza precedenti tra scoperte che stanno riscrivendo ci\u00f2 che sappiamo del nostro cervello.<\/p>\n\n\n\n<p>Elena Meli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il cervello umano \u00e8 una massa grigiastra e molliccia di appena un chilo e mezzo, racchiusa in pochi centimetri cubici all&#8217;interno del cranio. 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