{"id":1000025409,"date":"2025-11-16T09:01:28","date_gmt":"2025-11-16T12:01:28","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000025409"},"modified":"2025-11-16T09:01:30","modified_gmt":"2025-11-16T12:01:30","slug":"censimento-universale-per-il-telescopio-rubin-che-scopre-una-galassia-con-la-coda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000025409","title":{"rendered":"\u00abCensimento universale\u00bb per il telescopio Rubin che scopre una galassia con la \u00abcoda\u00bb"},"content":{"rendered":"\n<p>A pochi mesi dal debutto ufficiale, l&#8217;Osservatorio Vera C. Rubin mantiene la sua promessa: riscrivere la storia osservabile dell&#8217;Universo. Anche prima dell&#8217;avvio delle indagini scientifiche, la gigantesca fotocamera montata su una vetta cilena ha restituito un&#8217;immagine di prova che nascondeva una scoperta inattesa: una lunga scia di stelle \u2014 un flusso stellare \u2014 che si dipana da una galassia ben nota, segno che in passato quella galassia potrebbe aver fagocitato e smembrato una compagna molto pi\u00f9 piccola. \u00abQuesto \u00e8 il primo flusso stellare rilevato da Rubin\u00bb, spiega Sarah Pearson, astrofisica all&#8217;Universit\u00e0 di Copenaghen. \u00ab\u00c8 solo un assaggio di quante strutture di questo tipo scopriremo\u00bb. Il risultato \u00e8 stato descritto nelle Research Notes dell&#8217;American Astronomical Society. La protagonista della scena \u00e8 Messier 61 (M61), individuata per la prima volta nel 1779 nell&#8217;Ammasso della Vergine e da allora oggetto di attenzione per la sua intensa attivit\u00e0. Messier 61 \u00e8 infatti una galassia \u00abstarburst\u00bb: ospita fenomeni di formazione stellare estremamente vigorosa e ha prodotto parecchie supernove osservate dagli astronomi. Si trova nella costellazione della Vergine (Virgo) ed \u00e8 membro dell&#8217;ammasso della Vergine. Si trova a circa 50-55 milioni di anni luce dalla nostra galassia. Il suo diametro \u00e8 all&#8217;ordine dei 100.000 anni luce: quindi di dimensioni comparabili a quelle della nostra Via Lattea. Nonostante osservazioni approfondite condotte con strumenti di prim&#8217;ordine \u2014 tra i quali i telescopi spaziali Hubble e James Webb \u2014 \u00abnessuno aveva finora evidenziato questo questo flusso stellare\u00bb, commenta Aaron Romanowsky della San Jose State University, tra gli autori dello studio. Analizzando con cura la prima immagine di Rubin, ottenuta con la pi\u00f9 grande fotocamera digitale costruita finora, il team ha applicato filtraggi per rimuovere la luce diffusa e far emergere la debole traccia. Il flusso si estende per circa 55 kiloparsec \u2014 cio\u00e8 circa 180.000 anni luce \u2014 e rientra cos\u00ec tra i pi\u00f9 lunghi mai misurati. La sua origine sembra essere una galassia nana strappata a pezzi dalla forza di marea di Messier 61: un incontro che potrebbe aver innescato proprio l&#8217;esplosione di una formazione stellare osservata nella galassia pi\u00f9 grande. Quella singola immagine comunque, contiene milioni di galassie e questo lavoro \u00e8 soltanto un&#8217;anticipazione. Nei prossimi anni Rubin raccoglier\u00e0 luce da ordini di grandezza pi\u00f9 ampi di oggetti celesti, fornendo un censimento senza precedenti che dovrebbe rivelare come, dove e quando le galassie si assemblano e si trasformano. \u00abCi aspettiamo che quasi ogni galassia sia circondata da questi flussi \u2014 sono parte integrante della storia della formazione galattica\u00bb, conclude Romanowsky. \u00abRubin ci permetter\u00e0 di individuarli anche quando sono debolissimi come nel caso di M61\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Luigi Bignami<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A pochi mesi dal debutto ufficiale, l&#8217;Osservatorio Vera C. Rubin mantiene la sua promessa: riscrivere la storia osservabile dell&#8217;Universo. 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