{"id":1000025348,"date":"2025-11-16T08:11:47","date_gmt":"2025-11-16T11:11:47","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000025348"},"modified":"2025-11-16T08:11:49","modified_gmt":"2025-11-16T11:11:49","slug":"xenotrapianti-piu-chiari-i-motivi-delle-reazioni-di-rigetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000025348","title":{"rendered":"Xenotrapianti: pi\u00f9 chiari i motivi delle reazioni di rigetto"},"content":{"rendered":"\n<p>La generosit\u00e0 di un paziente che ha donato il suo corpo alla scienza e dei suoi familiari ha permesso di studiare, per il tempo pi\u00f9 lungo finora, le complesse interazioni tra un rene di maiale trapiantato e l&#8217;organismo del ricevente. I risultati della ricerca, pubblicati su Nature, consentiranno di affinare i protocolli medici per scongiurare le reazioni di rigetto negli xenotrapianti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il timo: un&#8217;aggiunta calmante<\/p>\n\n\n\n<p>Un&#8217;equipe di chirurghi della New York University Langone Health ha collaborato con immunologi della Columbia University nel trapianto di un rene di maiale geneticamente modificato su un 57enne malato terminale di glioblastoma, che era stato dichiarato in morte cerebrale e che era tenuto in vita da un sistema di ventilazione artificiale. Oltre all&#8217;organo \u00e8 stata trasferita nel ricevente anche una parte del timo dell&#8217;animale, la ghiandola che fa parte del sistema immunitario in cui si sviluppano i linfociti T (le cellule pi\u00f9 coinvolte nei meccanismi di rigetto). Il timo insegna alle cellule immunitarie a distinguere tra elementi nativi, interni all&#8217;organismo, ed elementi estranei. Precedenti studi su animali suggerivano che trapiantarne una parte durante gli xenotrapianti potesse avere un effetto calmante sulle reazioni immunitarie del paziente ricevente. \u00c8 andata cos\u00ec: il tessuto ha ridotto gli attacchi del sistema immunitario dell&#8217;uomo al rene di maiale, e ha anche evitato una pericolosa perdita di proteine attraverso l&#8217;urina dovuta al cattivo funzionamento del rene &#8211; una grave complicanza degli xenotrapianti che spesso si verifica nei pazienti in vita. In sostanza, per ben 61 giorni, il rene donato ha fatto il suo lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rigetto in tempo reale<\/p>\n\n\n\n<p>Attraverso un&#8217;analisi dettagliata dell&#8217;attivit\u00e0 genetica e delle proteine prodotte nelle cellule umane e di maiale, gli scienziati hanno potuto prevedere gli attacchi immunitari verso il rene anche cinque giorni prima che si vedessero i loro effetti dannosi sui tessuti. Ne hanno osservati principalmente tre: una prima ondata, generica e aspecifica, il 21esimo giorno dopo l&#8217;operazione, da parte del sistema immunitario innato; una seconda da parte dei macrofagi al 33esimo giorno, durante la quale questi globuli bianchi hanno tentato di inglobare le cellule intruse; e un terzo attacco il 45esimo giorno, guidato dai linfociti T del paziente. Quest&#8217;ultimo episodio \u00e8 stato trattato con successo eliminando temporaneamente l&#8217;attivit\u00e0 delle cellule T nel ricevente.<\/p>\n\n\n\n<p>Poche modifiche necessarie<\/p>\n\n\n\n<p>Il rene trapiantato aveva subito poche modifiche (come quella per eliminare uno zucchero, l&#8217;alfa-gal, presente sugli organi di maiale ma non su quelli umani, che avrebbe causato una reazione di rigetto immediata). Ci\u00f2 nonostante, l&#8217;organo era ancora funzionante dopo due mesi, quando i familiari del paziente hanno scelto di porre fine all&#8217;esperimento. Questo sembra suggerire che organi minimamente modificati, pi\u00f9 facili ed economici da produrre, potrebbero funzionare bene per gli xenotrapianti, e che controllare la risposta dei linfociti T preesistenti nei pazienti potrebbe essere pi\u00f9 importante che dedicare tempo e risorse a una massiccia operazione di editing genetico sull&#8217;animale.<\/p>\n\n\n\n<p>Elisabetta Intini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La generosit\u00e0 di un paziente che ha donato il suo corpo alla scienza e dei suoi familiari ha permesso di studiare, per il tempo pi\u00f9 lungo finora, le complesse interazioni tra un rene di maiale trapiantato e l&#8217;organismo del ricevente. 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