{"id":1000025273,"date":"2025-11-13T08:25:41","date_gmt":"2025-11-13T11:25:41","guid":{"rendered":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000025273"},"modified":"2025-11-13T08:25:43","modified_gmt":"2025-11-13T11:25:43","slug":"a-caraglio-una-mostra-dedicata-ad-helmut-newton-intrecci-uno-stile-unico-e-geniale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?p=1000025273","title":{"rendered":"A Caraglio una mostra dedicata ad Helmut Newton. Intrecci : Uno Stile Unico e Geniale"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giovanni Cardone<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 1 Marzo 2026 si potr\u00e0 ammirare presso Il Filatoio di Caraglio di Cuneo la mostra dedicata a Helmut Newton \u2013 \u2018Helmut Newton. Intrecci\u2019 a cura di Matthias Harder. Appositamente concepita per il Filatoio di Caraglio, la mostra, realizzata in collaborazione con la Helmut Newton Foundation e il Comune di Caraglio, grazie al contributo della Fondazione CRT, della Fondazione Compagnia di San Paolo e della Fondazione CRC, con il supporto del Museo Lavazza e di Confindustria Cuneo, e con il patrocinio della Provincia di Cuneo,offre l\u2019opportunit\u00e0 unica di vedere riunite quelle serie fotografiche che raccontano l\u2019evoluzione e l\u2019affermazione di Newton nel panorama internazionale. In esposizione oltre 100 fotografie tra cui diversi scatti inediti, frutto delle prestigiose collaborazioni con <em>brand<\/em> di fama mondiale, come Yves Saint Laurent, Wolford, Ca\u2019 del Bosco, Blumarine, Absolut Vodka e Lavazza. La rassegna, promossa e organizzata da Fondazione Artea restituisce l\u2019audace sguardo di un autore capace di creare scenari onirici, ambigui e provocatori. La complicit\u00e0 con modelle quali Monica Bellucci, Kate Moss, Carla Bruni ed Eva Herzigov\u00e1, unita alla fiducia conquistata da parte di stilisti, riviste e brand internazionali, gli ha permesso di ridefinire i canoni della fotografia patinata, modificandola in un linguaggio teatrale ed evocativo. Newton era infatti noto per trasformare camere d\u2019albergo, teatri, musei e altri spazi urbani di citt\u00e0 come Venezia, Monaco, Parigi, in ambienti essenziali per immagini accuratamente inscenate. In una mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Helmut Newton apro il mio saggio dicendo: Nel corso del XVII\u00b0 secolo, grazie all\u2019 evoluzione delle tecniche di stampa, nei principali paesi europei iniziano a diffondersi le cos\u00ecdette gazzette, pubblicate generalmente una volta alla settimana e contenenti notizie e informazioni utili come ad esempio gli orari delle partenze e degli arrivi delle navi, i giorni dei mercati e delle fiere, le presentazioni di libri, e via dicendo. Con l\u2019 edizione a stampa delle gazzette nasce dunque la r\u00e9clame, quella che ad oggi possiamo considerare la prima vera e propria forma di pubblicit\u00e0, ancora priva di illustrazioni e basata su un testo simile per impaginazione e contenuto a quello degli articoli giornalistici. Sembra che le prime r\u00e9clames comparse sui giornali siano quelle pubblicate nel 1625 sul Mercurius Britannicus. Anche in Italia, alla fine del Seicento, compaiono le prime r\u00e9clames sui giornali locali. Il primo annuncio italiano risale al 1691 a Venezia sul Protogiornale Veneto Perpetuo. \u00c9 nel corso del Settecento per\u00f2 che la r\u00e9clame inizia a diffondersi in modo capillare sulla gran parte dei giornali locali, soprattutto in quelli inglesi come il Tatler, fondato nel 1709, e lo Spectator, creato nel 1711. La prima forma di pubblicit\u00e0 moderna ha dunque origine in Inghilterra, non \u00e8 un caso naturalmente, in quanto \u00e8 proprio l\u00ec che nel Settecento ha origine la prima rivoluzione industriale che comport\u00f2, tra le molteplici conseguenze, anche la produzione in serie dei prodotti. Come conseguenza pi\u00f9 indiretta della rivoluzione industriale e degli enormi cambiamenti che essa ha portato nelle citt\u00e0 e negli stili di vita della popolazione, tra la fine del Settecento e l\u2019inizio dell\u2019 Ottocento, naturalmente in Inghilterra, nasce anche la figura dell\u2019 agente pubblicitario. Questa nuova figura professionale diviene necessaria in seguito alle intuizioni, tutt\u2019 altro che errate, dei fondatori delle nascenti aziende. Essi infatti si rendono conto in fretta degli innumerevoli vantaggi che avrebbero potuto ottenere dalla possibilit\u00e0 di poter acquistare sulle riviste del territorio degli spazi in cui esporre e far conoscere il proprio prodotto quotidianamente ai moltissimi lettori. Le pubblicit\u00e0 sui giornali compaiono ben presto anche in Francia, a partire da Parigi dove, nel 1845 nascono alcune importanti concessionarie specializzate nella raccolta di annunci pubblicitari da pubblicare sui giornali locali: la Havas, la Panis, la Lafitte e la Soci\u00e9t\u00e9 G\u00e9n\u00e9rale des Annonces. Le r\u00e9clames di questo periodo hanno all\u2019 incirca le stesse caratteristiche sia in Europa che negli Stati Uniti; questa omogeneit\u00e0 di forma e contenuto si spiega col fatto che, a partire da questo periodo, le marche americane arrivano ormai a vendere anche nel vecchio continente. Anche in Italia in quegli stessi anni assistiamo ad una notevole espansione dell\u2019 economia e di conseguenza anche della stampa. Attilio Manzoni\u00a0 un farmacista bresciano, nel 1863 apre la prima concessionaria italiana, che ancora oggi lavora con grande successo. Con Attilio Manzoni nasce anche in Italia la figura del venditore di spazi pubblicitari. All\u2019 interno delle concessionarie iniziano a lavorare i \u2018creativi\u2019, figure professionali ancora ibride e dai profili non ben delineati, in grado di produrre gli annunci per quei clienti a cui vengono venduti gli spazi pubblicitari nei quotidiani. Nel 1888 la concessionaria di Attilio Manzoni progetta e realizza le prime campagne nazionali che sono comparse sulla stampa italiana: quelle per le acque Fiuggi e Santa Caterina Valfurva. Alla Manzoni sono seguite altre importanti concessionarie, come ad esempio la UPI, divenuta SPI nel 1945, dotate di un vero e proprio studio creativo che raggiunge il massimo sviluppo negli anni Trenta del Novecento, quando arriva persino ad essere la pi\u00f9 importante \u2018fabbrica\u2019 italiana di campagne pubblicitarie. Grazie all\u2019 invenzione della litografia, ideata da Aloys Senefelder nel 1796, a partire da inizio Ottocento compaiono sulle mura delle citt\u00e0 i primi manifesti in bianco e nero. Nel XIX\u00b0 secolo gran parte della popolazione \u00e8 ancora analfabeta e di conseguenza le pubblicit\u00e0 sui giornali, per quanto efficaci e certamente d\u2019 impatto, sono ancora rivolte ad una esigua parte della popolazione. Al contrario, invece, i manifesti appesi alle mura delle citt\u00e0 diventano fin da subito il mezzo pi\u00f9 veloce ed efficace con cui impressionare e guadagnare l\u2019 attenzione di tutti i passanti, lettori e non. I manifesti di inizio Ottocento tuttavia sono ancora prevalentemente caratterizzati da una costruzione grafica fortemente condizionata dal modello del libro e della scrittura letteraria: prevalenza di testo scritto con una struttura tipografica compatta, indifferenziata e lineare. Si tratta ancora fondamentalmente di una pubblicit\u00e0 che viene concepita per essere letta. Attorno alla met\u00e0 dell\u2019 Ottocento vengono per\u00f2 introdotte alcune \u2018frasi ad effetto\u2019, riassuntive del messaggio pubblicitario, che saltano all\u2019 occhio dell\u2019 osservatore per il font pi\u00f9 massiccio che spicca rispetto al resto del testo. L\u2019 utilizzo di slogan e il tentativo di introdurre una gerarchia nella lettura del testo mediante l\u2019 impiego di font differenziati, ci permette di cogliere quanto sia in corso un affinamento sostanziale, seppur lento e graduale, degli studi cognitivi sulla percezione. Questo processo, che inizia per l\u2019 appunto con la ricerca di sintesi dei primi slogan, porter\u00e0 la pubblicit\u00e0 moderna ad identificarsi sempre meno con il testo e sempre pi\u00f9 con l\u2019 immagine. I primi ad utilizzare i manifesti illustrati sono gli editori, ma ben presto vengono emulati anche dai teatri, dai cabaret e dai circhi equestri. I manifesti in cui \u00e8 presente una parte illustrata oltre alla parte di testo scritto possiedono un fascino e un potere persuasivo senza precedenti. Si pu\u00f2 dire, non a caso, che la pubblicit\u00e0 moderna nasca in concomitanza con la nascita dell\u2019 arte moderna. La radice comune \u00e8 rappresentata da quel periodo fatto di grandi cambiamenti sociali e tecnologici, di cui si \u00e8 fatto cenno in precedenza, che hanno comportato una rivoluzione sostanziale non solo della societ\u00e0 e dei costumi, ma anche dei caratteri e dei principi dell\u2019 arte. Il ruolo dell\u2019 artista all\u2019interno della societ\u00e0 naturalmente non pu\u00f2 non risentire dei cambiamenti della societ\u00e0 stessa, la quale \u00e8 andata trasformandosi come mai prima di allora. \u00c9 l\u2019epoca della Rivoluzione Industriale, della riproducibilit\u00e0 tecnica, del fenomeno della moltiplicazione dei prodotti e della loro trasformazione in merce, dell\u2019 aumento del consumo e della nascita delle masse, della diffusione capillare delle informazioni e della costruzione della rete di trasporti. Quand\u2019 \u00e8 che l\u2019 opera d\u2019 arte inizia a parlare di attualit\u00e0 e a farsi \u2018manifesto\u2019? Quando l\u2019 occasione espositiva \u00e8 ufficializzata e istituzionalizzata come evento aperto al giudizio di tutti? In concomitanza con l\u2019era dei manifesti pubblicitari affissi sui muri delle grandi citt\u00e0, inizia anche l\u2019 era dei manifesti programmatici dei movimenti artistici. Manet va sicuramente citato per aver introdotto e trattato il delicato rapporto tra arte e pubblicit\u00e0. Una tappa fondamentale nell\u2019 evoluzione del linguaggio della pubblicit\u00e0 \u00e8 costituita dal manifesto \u2018Les Chats\u2019 realizzato da Manet a Parigi nel 1868 per il libro omonimo di Champfleury. Forse per Manet si trattava di una semplice illustrazione, o forse senza esserne del tutto cosciente, \u00e8 affascinato dall\u2019 idea che la pubblicit\u00e0 possa rappresentare la citt\u00e0 come un libro, in cui i muri dei suoi palazzi sono rappresentati su dei fogli da disegno. I primi manifesti sono per lo pi\u00f9 pubblicit\u00e0 di negozi, di locali o di imprese del territorio. Grazie ad essi la pubblicit\u00e0 sposta il suo fulcro dal negozio al prodotto, che attraverso la diffusione dei cartelloni pu\u00f2 arrivare ovunque, ad di fuori del negozio e ben lontano da esso. Il prodotto ha bisogno di distinguersi, di essere notato: il formato del manifesto diventa quindi sempre pi\u00f9 grande. Nello stesso periodo nascono i primi grandi magazzini, primi fra tutti Au Bon March\u00e9 e Samaritaine a Parigi. Il primo illustratore a realizzare una vera e propria affiche, l\u2019 antenato del manifesto pubblicitario, \u00e8 Jules Ch\u00e9ret. L\u2019attivit\u00e0 pubblicitaria di Ch\u00e9ret \u00e8 frenetica, a lui sono stati attribuiti 882 manifesti, di cui 4 per l\u2019Op\u00e9ra, 15 per l\u2019Op\u00e9ra Comique, 28 per l\u2019Op\u00e9ras-Bouffes, 6 per Ballets, 57 per Folies Berg\u00e8re, 22 per Concert de l\u2019Horloge, 16 per Concert de l\u2019Alcazar, 22 per Concert des Ambassadeurs, 15 per concerti diversi, 59 per altri teatri ed altri spettacoli o balli, 33 per Cabarets, 16 per il Palais de Grace, 49 per l\u2019Hippodrome, 10 per Circhi, 32 per Esposizioni e Musei, 43 per manfestazioni diverse, 134 per libri, giornali e riviste o romanzi, ed i rimanenti per i Grandi Magazzini, ditte industriali o commerciali, o vari, tra i quali 3 per uffici di affissione o pubblicitari. Risulta difficile per noi sostenere con certezza se l\u2019 arte delle affiches sia stata influenzata e condizionata dai movimenti artistici dell\u2019 epoca o sia stata essa stessa a determinarli in parte a ad influenzarli, tuttavia \u00e8 indubbio che lo stile delle affiches \u00e8 stato capace di adattarsi al gusto del grande pubblico, a maturare e ad evolversi insieme ad esso, sostenuta dall\u2019 estro e dall\u2019 ingegno dei grandi artisti. L\u2019affiche in un primo momento ha interessato il grande pubblico catturandone l\u2019 attenzione, e poi lo ha conquistato, fino al punto che un manifesto senza immagine non ha pi\u00f9 senso di essere neppure notato. Per il pubblico francese \u00e8 stato un graduale quanto piacevole abituarsi al fatto che i muri spogli e freddi della nascente citt\u00e0 industriale siano diventati dei moderni musei a cielo aperto, dove chiunque, passando, pu\u00f2 soddisfare qualcuna delle proprie aspirazioni. Le prime affiches parigine sono una sorta di mezzo di educazione per la massa all\u2019 arte visiva, un\u2019 educazione che avviene per le strade, di semplice comprensione, colorata e molto pi\u00f9 canora di quanto l\u2019arte non fosse mai stata prima di allora. Sembra che la prima esposizione dei manifesti moderni illustrati sia stata quella organizzata da M. Vallet nel 1884 con le opere di Jules Ch\u00e9ret, giovanissimo ma gi\u00e0 celebre, e di Leon ed Alfred Choubrac, nel Th\u00e9atre au Passage Vivienne di Parigi. La seconda esposizione di manifesti risale all\u2019Esposizione Universale del 1889, ancora a Parigi, organizzata da Ernest Maindron. Naturalmente, il forte impatto dei manifesti sulla societ\u00e0 e la conseguente ripercussione che essi hanno determinato sulle vendite dei prodotti pubblicizzati ha fatto s\u00ec che \u00e8 andato aumentando sempre pi\u00f9 il numero di illustratori e la formazione di quelle figure professionali che costituiranno in seguito le sempre pi\u00f9 strutturate agenzie pubblicitarie del Secondo Dopoguerra. I manifesti pubblicitari diventano oggetto di studio e di discussione, vanno definendosi delle strutture specifiche e delle composizioni sempre pi\u00f9 attente e studiate. Nei manifesti pi\u00f9 significativi di inizio Novecento naturalmente vi si ritrova l\u2019 influenza delle pi\u00f9 importanti correnti artistiche dell\u2019 epoca e la sperimentazione delle tecniche pi\u00f9 avanzate, come il fotomontaggio. Tra il 1912 e il 1914 Paolo Picasso, seguito da George Braque e Juan Gris, realizza un gran numero di collage e disegni servendosi pezzi di marche commerciali, manifesti e lettere di insegne. Ma sono soprattutto i futuristi italiani ad avere un legame particolarmente intenso e proficuo con la pubblicit\u00e0. L\u2019 idea di pubblicare il Manifesto del Futurismo sulla pagina di Le Figaro del 20 febbraio 1909 \u00e8 considerato un atto che non pu\u00f2 esser casuale, bens\u00ec va interpretato come una consapevole strategia pubblicitaria che ha come scopo colpire il grande pubblico. I futuristi sono i veri pionieri della pubblicit\u00e0 in Italia, essi la sperimentarono in tutti i modi, dai volantini e gli striscioni, alle affissioni dei manifesti e a veri e propri annunci sui giornali, slogan ed eventi propagandistici provocatori come le \u2018serate futuriste\u2019. Anche la sperimentazione futurista delle \u2018parole in libert\u00e0\u2019 che si basa sull\u2019 utilizzo fortemente espressivo dei caratteri tipografici e una smisurata libert\u00e0 nella composizione dello spazio della pagina affonda le sue origini sulle sperimentazioni nel campo della grafica pubblicitaria dei manifesti. Nell\u2019 ambito futurista \u00e8 inoltre da ricordare il grande lavoro di Fortunato Depero che nel 1919 fonda la Casa d\u2019 Arte Futurista, la quale all\u2019 epoca svolgeva le stesse funzioni di un\u2019 odierna agenzia di pubblicit\u00e0. L\u2019 industriale Davide Campari non a caso ricorre a numerosi artisti, tra i quali Leonetto Cappiello e Marcello Nizzoni, con l\u2019obiettivo di creare pubblicit\u00e0 insolite e stravaganti. Anche Fortunato Depero lavora a lungo con Davide Campari e arriva persino a portare alla Biennale di Venezia del 1926 un dipinto, \u2018Squisito al selz\u2019 in cui sono rappresentati i tavolini di un caff\u00e8 con un Bitter Campari, opera dedicata proprio a Davide Campari. Si pu\u00f2 affermare che l\u2019 introduzione della fotografia all\u2019 interno della societ\u00e0 ha portato in un certo senso il voyerismo alle masse, rendendo pubblico ci\u00f2 che fino ad allora \u00e8 stato soltanto immaginato e segreto. Si pu\u00f2 iniziare a parlare di fotografia di moda a partire dagli anni Cinquanta dell\u2019Ottocento quando Charles Worth,\u00a0 con l\u2019 obiettivo di mostrare le proprie creazioni al grande pubblico, inizia a far indossare i propri capi a delle modelle in carne ed ossa. Gradualmente i lettori vengono introdotti alla cultura della rivista illustrata, e contemporaneamente grazie alle tecniche industriali di produzione di massa dei capi di abbigliamento, nei primi anni dei XX\u00b0 secolo anche i direttori delle riviste iniziano a mostrare il proprio interesse alle pubblicit\u00e0 di moda. Si assiste ad un aumento esponenziale dei fotografi commerciali, i quali imparano ad adattare il proprio stile alle necessit\u00e0 dei potenziali clienti. Alcuni si specializzano nella fotografia di moda, altri in quella di arredamento, di cibo, di automobili e di altri oggetti che iniziano ad imporsi come le icone del design del XX\u00b0 secolo. Il nuovo approccio alla fotografia editoriale nelle riviste \u00e8 segnato da un aumento esponenziale dell\u2019 utilizzo della fotografia nella pubblicit\u00e0. La prima rivista di moda illustrata \u00e8 Vogue, lanciata nel 1892, anche se in questo caso la fotografia ancora non sostituisce le illustrazioni. La vera svolta \u00e8 opera dall\u2019 edizione di Cond\u00e9 Nast del 1913, grazie al direttore artistico dell\u2019 epoca Baron Adolphe de Meyer e alle sperimentazioni di Edward Jean Steichen\u00a0 nel corso degli anni Venti. Steichen non ha uno studio proprio, in questo periodo si trova a lavorare esclusivamente all\u2019 interno dell\u2019 appartamente di Cond\u00e8 Nast. La prima fotografia di moda \u00e8 scattata proprio da Steichen e risale al 1911: l\u2019immagine contiene gi\u00e0 tutta la magia, il mistero, il sogno e il fascino che ancora oggi troviamo nelle grandi fotografie di moda. La collaborazione creativa tra la redazione di Cond\u00e9 Nast e i diversi fotografi che hanno susseguito Steichen \u00e8 trionfata nella nascita della fotografia di moda, tanto innovativa quanto provocatoria, sempre in grado di catturare, e anzi anticipare, lo stile del momento. Steichen \u00e8 dunque l\u2019iniziatore della fotografia di moda e ha fissato degli standard duraturi, il suo talento sta nel riuscire a trasformare l\u2019immagine in un quadro, studiandone impostazione e colori come fosse un pittore. Tra le svariate sperimentazioni Steichen si rende conto che aggiungendo una luce artificiale a quella naturale \u00e8 possibile ottenere una grande variet\u00e0 di scatti, trasformando le fotografie pubblicitarie da semplici immagini di un prodotto a qualcosa di pi\u00f9 naturale, a rappresentazioni pi\u00f9 sensuali e poetiche. Sulla scia di Steichen, Anton Bruehl, Nikolas Muray, George Hoyningen-Huene, e Cecil Beaton attraverso con i loro scatti contribuiscono a delineare e a costituire l\u2019 ideale del desiderio del consumatore nel corso di tutti gli anni Trenta. L\u2019 invenzione di macchine fotografiche portatili e di pellicole sempre pi\u00f9 prestanti, come la Rolleiflex, oltre che grazie all\u2019 introduzione dei colori, nel corso degli anni Trenta ha elevato la fotografia pubblicitaria da un\u2019 evoluzione dell\u2019 illustrazione ad una forma d\u2019 arte vera e propria. La leggerezza e le dimensioni ridotte delle macchine fotografiche ha consentito ai fotografi di essere sempre meno vincolati e di potersi avventurare anche al di fuori degli studi fotografici. Durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale, la fotografia di moda viene considerata qualcosa di frivolo e superficiale. L\u2019industria della moda in Francia attraversa un periodo di grande difficolt\u00e0 e molti atelier si trovano costretti a chiudere o a ridurre drasticamente l\u2019 attivit\u00e0 a causa della scarsit\u00e0 di fondi, oltre che di materiali e di modelli. Nonostante alcune eccezioni, si pu\u00f2 dire che in periodo di guerra la fotografia in studio per la maggior parte dei casi risulta essere fuori budget, lo studio francese di Vogue chiude nel 1940. Molti fotografi come Horst e Man Ray si ritrovano costretti ad abbandonare l\u2019 Europa e a trasferirsi a New York dove hanno la posibilit\u00e0 di fondare un nuovo modello di fotografia di moda approfittando dell\u2019 esuberanza giovanile della cultura Americana in pieno sviluppo. A New York la fotografia pubblicitaria continua a svilupparsi apparentemente indisturbata da ci\u00f2 che sta succedendo in Europa; Louise Dahl-Wolf\u00a0 pubblica il suo primo lavoro di moda per Harper\u2019s Bazaar nel 1936. \u00c9 indubbiamente una pioniera della fotografia di grande formato, \u00e8 stata capace di mantenere una risoluzione e una nitezza ineguagliate per molto tempo, utilizzando la nuova pellicola 8&#215;10 Kodachrome. La fotografia di moda \u00e8 stata influenza per decenni dallo stile e dal lavoro della Dahl-Wolf, che \u00e8 anche riuscita a codificare il ritratto della donna degli anni Trenta, mostrandola in tutta la sua femminilit\u00e0 ed esaltandola ad oggetto del desiderio come non era mai stato fatto fino ad allora. Nel 1943 la FSA si scioglie; i numerosi fotografi e documentaristi iniziano a cercar fortuna altrove e alcuni di loro approdarono in questo modo alla fotografia di moda. Gordon Parks trova un\u2019occupazione a Vogue, inoltre grazie all\u2019 appoggio di Alexander Liberman che propone i suoi scatti all\u2019 editore di Glamour, dal 1944 le sue fotografie vengono pubblicate in entrambe le riviste. Al termine del conflitto mondiale aumenta in maniera esponenziale la produzione di beni di consumo, l\u2019 attenzione si sposta sul \u2018mercato di massa\u2019, e di conseguenza anche la moda riceve un impulso positivo, specialmente per quanto concerne i capi pret \u00e0 porter. Alexey Brodovitch\u00a0 \u00e8 una figura fondamentale in questi anni, contribuendo ad identificare e definire questo nuovo mercato. Ricopre il ruolo di art director di Harper\u2019s Bazaar dal 1938 al 1958, sostituendo il classico layout verticale con un\u2019 impaginazione pi\u00f9 libera e di pi\u00f9 ampio respiro caratterizzata da una struttura molto pi\u00f9 flessibile e adattabile alle esigenze della fotografia. La sua apertura mentale e la sua creativit\u00e0 in questo periodo rappresentano un\u2019 ottima sfida per i fotografi, oltre che una grande opportunit\u00e0. All\u2019 interno dello studio di Brodovitch sono passati molti fotografi ed artisti che hanno fatto la storia della fotografia di moda di questi anni. \u00c8 opportuno citare in particolare Irving Penn e Richard Avedon, suoi studenti ed allievi, oltre a Bob Cato, Otto Storch e Henry Wolf, che grazie a Brodovitch saranno art director delle pi\u00f9 importanti riviste di moda. Agli inizi degli anni Sessanta la fotografia di moda appare rivoluzionaria e futuristica. Il movimento femminista, le dimostrazioni contro la guerra e la Pop Art interessano nel profondo la fotografia di moda, e ne sconvolgono il senso oltre che la forma. Da un pi\u00f9 introspettivo romanticismo si passa all\u2019 espressione della libert\u00e0 sessuale e ad una nascente forma di erotismo esibito. Bob Richardson \u00e8 uno pi\u00f9 influenti fotografi di moda di questi anni, i suoi lavori per Vogue anticipano le strategie della fotografia di moda degli anni Novanta con le inquadrature azzardate e la luce innaturale derivanti dalle grandi personalit\u00e0 di registi cinematografici quali Antonioni e Goddard. Gli anni Sessanta rappresentano un momento di svolta nella fotografia, la quale inizia a mostrare esplicitamente il corpo, principalmente quello femminile. Le riviste di moda sono le prime ad esplorare i codici sociali e sensuali attraverso gli abiti e gli stili di vita; lo stile, l\u2019 eleganza, lo stato sociale, tutto sembra ruotare attorno all\u2019 esibizione della sensualit\u00e0. Gi\u00e0 alla fine degli anni Sessanta la nudit\u00e0 sembra aver perso il suo effetto shock; fotografi come Helmut Newton e Guy Bourdin valicano i confini del sensuale arrivando a proporre immagini sempre pi\u00f9 aggressive. Il fascino di Newton nei confronti della rappresentazione del nudo femminile lo ha inevitabilmente portato a lavorare per Playboy e a fotografare modelle di fama internazionale come Debra Winger e Grace Jones. I suoi scatti, tanto erotici quanto taglienti, hanno cambiato non solo la fotografia di moda, ma anche la moda stessa. Nel corso degli anni Ottanta la fotografia di moda non ha pi\u00f9 una direzione chiara e coerente; in Europa le immagini erotiche non suscitano pi\u00f9 alcun scandalo, in America la moda diventa sempre pi\u00f9 kitsch, la mediocrit\u00e0 sembra il leit motif di questi anni. Forse l\u2019unica eccezione \u00e8 rappresentata dal lavoro di Bruce Weber, diventato famoso grazie alla sua campagna pubblicitaria per Calvin Klein in cui ha introdotto nella fotografia di moda il tema della sensualit\u00e0 maschile. Il focus del lavoro di Weber mira ad esaltare il corpo dell\u2019 uomo pi\u00f9 che gli abiti che indossa; i suoi scatti delineano l\u2019 immaginario del sex appeal maschile, che viene esplorato da lui per la prima volta. Le sue fotografie omoerotiche rappresentano il primo e pi\u00f9 grande esempio di fotografie di gender. La fotografia di moda per definizione rappresenta uno strumento attraverso il quale cogliere ed esprimere lo spirito del tempo, e aiutare a suggerire cosa risulti pi\u00f9 desiderabile. Le fotografie di moda, di qualsiasi epoca storica, raccontano sempre di uno stile di vita ed incarnano i valori culturali di ciascun periodo. Esse hanno la capacit\u00e0 di persuadere, e di agire in profondit\u00e0, sulla nostra sfera emotiva. Helmut Newton nasce a Berlino nell\u2019 ottobre 1920. All\u2019et\u00e0 di sedici anni inizia a lavorare come apprendista nello studio della fotografa Else Simone, chiamata Yva, da cui impara l\u2019 arte della fotografia. Newton nutre una profonda ammirazione nei confronti di Bressai, che intorno 1929 \u00e8 attivo come fotografo per le principali riviste tedesche e che sar\u00e0 da modello e ispirazione al giovane Helmut. Nel 1938 Newton lascia Berlino insieme ai genitori, i quali si trasferiscono in Sud America, mentre lui si stabilisce a Singapore. La famiglia di Newton \u00e8 di origine ebraica, pertanto si vede costretta a fuggire dalla Germania per non finire nei campi di concentramento, come avverr\u00e0 invece purtroppo alla maestra di Helmut, Yva. Newton trascorre un breve periodo a Singapore, due anni in cui prova a cimentarsi come fotografo di cronaca presso il Singapore Straits Times ma viene licenziato dopo sole due settimane \u2018per incompetenza\u2019. Nel 1940 lascia Singapore per trasferirsi in Australia dove presta servizio nell\u2019esercito australiano per cinque anni come soldato semplice: la sua mansione \u00e8 di guidare camion e fare il manovale lavorando nelle ferrovie. Dopo esser stato congedato dall\u2019esercito apre un piccolo studio fotografico a Melbourne, e nel 1947 conosce June Brunell, attrice australiana che sposer\u00e0 un anno pi\u00f9 tardi, nel 1948. Anche June a partire dagli anni Settanta decide di dedicarsi alla fotografia con il nome di Alice Springs e avr\u00e0 una grande influenza nell\u2019opera del marito. Newton nel corso della sua carriera non ha mai amato parlare della sua infanzia e del momento in cui ha dovuto abbandonare la Germania e separarsi dalla sua famiglia, ma ha sempre sostenuto di nutrire una forte nostalgia nei confronti della citt\u00e0 di Berlino. Nel 1956 lascia Melbourne e si trasferisce a Londra dove realizza le sue prime fotografie di moda. Resta a Londra un anno lavorando come fotografo di moda per l\u2019edizione inglese di Vogue, poi si trasferisce a Parigi dove trova lavoro per Jardin des Modes e per Vogue francese per cui lavora per ben venticinque anni. Fotografa anche per l\u2019edizione americana e italiana di Vogue, per Linea Italiana, Queen, Marie Claire e Elle. Tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta Newton vive un periodo di grande creativit\u00e0 e produttivit\u00e0: in questi anni prendono forma la sua visione e il suo linguaggio relativi alla moda e alla concezione della donna moderna. Philippe Garner descrive cos\u00ec la fotografia di Newton di questo periodo: Di questo mondo dell\u2019alta borghesia Newton si \u00e8 rivelato un egregio osservatore, sempre alla ricerca di un nuovo ideale di bellezza, creando molto scalpore e attirando le critiche di molte donne che lo hanno persino accusato di misoginia. Tre decenni pi\u00f9 tardi le fotografie di Newton ci appaiono tutt\u2019altro che maschiliste e misogine, al contrario, Newton \u00e8 stato in grado di creare una visione innovativa su temi ricorrenti, dando vita ad uno stile unico che ha anticipato l\u2019immagine della femminilit\u00e0 rispetto a come si \u00e8 poi effettivamente evoluta nel corso della seconda met\u00e0 del XX\u00b0 secolo. Il contributo di Newton e del suo lavoro nei confronti della storia della fotografia moderna \u00e8 proprio il fatto di esser stato in grado di anticipare i tempi, di aver avuto l\u2019intuizione e la capacit\u00e0 di immaginare la figura femminile esattamente come appare oggi a noi contemporanei del terzo millennio. Le donne di oggi sono esattamente come le ha ritratte Newton quarant\u2019anni prima: donne che preferiscono condurre il gioco piuttosto che essere spettatrici, donne che amano e desiderano chi vogliono e quando lo vogliono, donne in salute e piene di vigore dotate di corpi muscolosi e tonici corpi di cui loro stesse in primis hanno il dominio. L\u2019immaginario femminile creato da Newton anticipa la rivoluzione sessuale che culmina con l\u2019avvento della pillola anticoncezionale, l\u2019immagine che ci offre \u00e8 quella di una donna che sa esattamente ci\u00f2 che vuole e come ottenerlo, che \u00e8 ben lontana dall\u2019essere un oggetto sessuale dell\u2019uomo. \u00c8 proprio per questi aspetti tanto chiari quanto estremi che l\u2019opera di Newton \u00e8 apparsa cos\u00ec scioccante, le sue fotografie incarnano la graduale e costante conquista che ha modificato fortemente la mentalit\u00e0 femminile e fatto crollare i tab\u00f9 della moralit\u00e0 cristiana. Le principali categorie in cui Newton si cimenta sono: la moda, il nudo e il ritratto. Nell\u2019opera di Newton \u00e8 per\u00f2 impossibile parlare separatamente di questi tre aspetti perch\u00e9 le sue fotografie di moda possono essere un nudo o un ritratto, e viceversa, un nudo pu\u00f2 anche essere un ritratto. Helmut adora mescolare le carte e confondere i generi ed \u00e8 per questo andr\u00f2 ad analizzare insieme fotografie di moda, in cui troveremo sicuramente anche dei nudi e dei ritratti. \u00c9 possibile a mio avviso effettuare per\u00f2 una distinzione tra le fotografie di moda e i nudi rispetto ai ritratti. Nelle fotografia di moda e nei nudi, compresi i \u2018Grandi Nudi\u2019, l\u2019ambientazione \u00e8 studiata con meticolosit\u00e0 e con grande attenzione in quanto l\u2019intento \u00e8 quello di raccontare una storia, di svelare un intreccio, i modelli sono sempre attori che prendono parte di una storia. I ritratti invece sono eseguiti con primissimi piani che mettono in luce i tratti caratteristici dei soggetti attraverso una luce diretta e dura che mette a nudo ogni imperfezione. Newton confessa il suo forte interesse per la fotografia antropometrica introdotta nei primi anni del XX\u00b0 secolo per l\u2019identificazione dei criminali. Proprio per la profondit\u00e0 con cui si scava a fondo nei dettagli del volto, i ritratti di Newton hanno la capacit\u00e0 di mettere in luce la complessit\u00e0 dell\u2019essenza intima del soggetto ripreso. Gli ultimi anni della sua vita si trasferisce insieme alla moglie June a Montecarlo e poi a Los Angeles, dove muore nel mese di gennaio del 2004 a causa di un incidente stradale. Il giorno seguente avrebbe dovuto iniziare un servizio fotografico che porter\u00e0 a termine la moglie. Nel 2003 Helmut insieme alla moglie avevano costituito una fondazione, a Berlino: la Helmut Newton Foundation, che apre l\u2019 anno della sua morte.Il primo approccio alla fotografia di moda avviene da ragazzino, all\u2019interno dello studio fotografico di Yva a Berlino, noto per i ritratti e per le fotografie di moda. Diciotto anni pi\u00f9 tardi, nel 1956, Newton vede pubblicate le sue fotografie su Vogue. Helmut Newton \u00e8 stato uno dei primi ad essere considerato, per il suo talento, non soltanto un fotografo, ma anche un artista. Le sue fotografie femminili vanno al di l\u00e0 della moda: grazie a Newton la fotografia \u00e8 diventata seducente, elegante, potente, provocatoria e scioccante. Ha invitato l\u2019osservatore a guardare alla fotografia di moda in modo differente, e vista in quest\u2019ottica non appare pi\u00f9 frivola e superficiale, ma viene elevata a forma d\u2019 arte. Nel 1976 Newton pubblica la sua prima raccolta di fotografie: il volume \u00e8 intitolato White Women e viene pubblicato in diverse edizioni e in diverse lingue. Poco dopo ottiene il premio Kodak Photobook Award. Grazie a questa raccolta Newton \u00e8 riuscito a creare un particolare impatto che ha preparato la strada per una \u2018erotizzazione visiva\u2019 della moda, culminata tra il 1980 e il 1981 con le due famose serie Big Nudes e Naked and Dressed, volumi che raccolgono degli scatti che possono essere classificati contemporaneamente sia come fotografie di moda che come riratti. L\u2019idea del tutto anticonvenzionale di presentare la moda attraverso dei dittici di modelle svestite e vestite trova origine nella storia dell\u2019arte, in particolare nella Maya desnuda e nella Maya vestida di Goya, conservate al Prado di Madrid. Nel corso degli anni Settanta Newton compie un decisivo passo avanti nella sperimentazione della fashion photography utilizzando all\u2019interno del linguaggio visivo della moda una nudit\u00e0 pura o sottilmente accennata. Queste immagini insolite stupiscono e provocano, ma soprattutto rivoluzionano il concetto di fotografia di moda. Nel 1978 Newton pubblica la seconda raccolta di fotografie: Sleepless Nights, un\u2019altra importante raccolta di scatti iconici pubblicate da diverse riviste, tra cui naturalmente Vogue, sia nell\u2019edizione francese, che in quella italiana e americana, ma anche Playboy e Der Spiegel. Questa raccolta di immagini racconta come si pu\u00f2 immaginare di donne e di moda. Ma le fotografie di moda di Newton sono anche ritratti della societ\u00e0, in un certo senso rappresentano una sorta di lente di ingrandimento sulle abitudini e sui costumi della societ\u00e0 borghese di met\u00e0 Novecento. Sleepless Nights \u00e8 un volume a carattere retrospettivo che raccoglie settantuno fotografie, di cui trentatre a colori e trentotto in bianco e nero, realizzate per diverse riviste di moda negli anni precedenti, e rappresenta il volume che meglio fra tutti definisce lo stile di Newton e che lo incorona icona della fashion photography. In questa raccolta si trovano per laprima volta modelle seminude che indossano corpetti ortopedici, donne bardate con selle Herm\u00e8s, o ancora donne manichini. Nel 1978 negli scatti che realizza per l\u2019edizione francese di Vogue Newton inizia ad utilizzare dei manichini al posto delle modelle in carne ed ossa. Con i loro abiti, scelti dagli stilisti di Vogue, i manichini risultano cos\u00ec realistici da rendere difficile distinguerli dalle modelle vere. I manichini di Sleepless Nights sono presentati per lo pi\u00f9 in amorevole associazione con una persona reale. La tensione formale ottenuta da Newton attraverso l\u2019interazione di questi due \u2018soggetti\u2019 non ha n\u00e8 uguali n\u00e9 precedenti nella storia della fotografia di moda. Per Newton la moda \u00e8 spesso una scusa per realizzare qualcosa di diverso e di molto intimo ed individuale. La terza pubblicazione di Newton \u00e8 intitolata Big Nudes, volume pubblicato in diverse edizioni da numerose case editrici e in diverse lingue. Nella sua autobiografia pubblicata nel 2004 Newton spiega la genesi di Big Nudes, ovvero i grandi manifesti diffusi dalla polizia tedesca con le foto dei \u2018ricercati\u2019 dalla RAF che gli suggeriscono di fotografare dei nudi a figura intera all\u2019interno dello studio, utilizzando una macchina fotografica di medio formato e di trasformare poi questi scatti in stampe a grandezza naturale. Poco tempo dopo la loro realizzazione, i Big Nudes vengono esposti in diversi musei. Le fotografie successive mantengono il formato a grandezza naturale, e con la serie Naked and Dressed Newton apre una nuova dimensione dell\u2019immagine umana in fotografia. I quarantanove scatti in bianco e nero di Big Nudes infatti aprono la strada alle gigantografie che, da questo momento, entrano nelle gallerie e nei musei di tutto il mondo. La seconda delle due serie viene realizzata en plein air nella primavera 1981 per l\u2019edizione italiana di Vogue; ad essa susseguono dopo pochi mesi gli scatti in studio realizzati per Vogue Francia. Il dittico \u2018They are Coming!\u2019, che fa parte di questa serie, \u00e8 presentato come opera permanente nella sala d\u2019ingresso della Helmut Newton Foundation, di fronte a cinque Big Nudes, fin dal momento dell\u2019inaugurazione dello spazio espositivo. La collaborazione di Helmut Newton con Blumarine risale all\u2019inizio degli anni Novanta; il marchio affida ad Helmut ben sette campagne pubblicitarie che vedono come protagoniste alcune delle modelle che di l\u00ec a breve sarebbero diventate delle grandi top models. La fondatrice del brand nonch\u00e9 art director Anna Molinari da sempre crede nel connubio tra arte e moda, nell\u2019esaltazione del bello attraverso diverse forme espressive, tra cui naturalmente anche la fotografia. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:30.34685%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/01.-Helmut-Newton-Heather-looking-through-a-keyhole-Paris-1994-%C2%A9-Helmut-Newton-Foundation3-2-1308x1920-1-698x1024.jpg?ssl=1\"><img decoding=\"async\" data-attachment-id=\"1000025281\" data-permalink=\"https:\/\/gazzettinoitalianopatagonico.com\/?attachment_id=1000025281\" 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Le precendenti campagne pubblicitarie di Blumarine realizzate dal fotografo Albert Watson nella seconda met\u00e0 degli anni Ottanta sono ambientate in contesti architettonici e paesaggistici molto suggestivi che danno vita ad un concetto di bellezza romantico e senza tempo. Per Anna Molinari \u00e8 giunto il momento di cambiare registro e di proporre una lettura pi\u00f9 contemporanea del brand. Con questi presupposti, la scelta di affidare l\u2019incarico a Helmut Newton risulta quanto mai azzeccato. La sua visione della donna, come \u00e8 gi\u00e0 stato detto, \u00e8 celebrativa, con un\u2019esaltazione piene della femminilit\u00e0 espressa attraverso una particolare attenzione alla plastica del corpo che viene enfatizzato dai capi indossati dalle modelle. Newton per Blumarine fotografa modelle giovanissime come Carla Bruni e Monica Bellucci, donne tanto eleganti -squanto sensuali. Negli scatti di Newton l\u2019 abito sembra passare in secondo piano, ci\u00f2 che spicca \u00e8 l\u2019immagine potente della donna e della sua femminilit\u00e0 prepotente. Le campagne pubblicitarie di Helmut Newton per Blumarine sono rimaste impresse nell\u2019 immaginario collettivo. Naturalmente un ruolo importante l\u2019hanno svolto le modelle come Carla Bruni, Monica Bellucci, Eva Herzigova e Carr\u00e9 Otis, ma ci\u00f2 che \u00e8pi\u00f9 colpisce di queste immagini sono soprattutto la rivoluzione comunicativa e l\u2019anticipo sui tempi di certe tematiche. La complicit\u00e0 tra la modella e il fotografo \u00e8 evidente negli scatti di Newton, i suoi piedi o la sua ombra sono spesso presenti all\u2019interno dell\u2019inquadratura. Inoltre non ce costruzione, ma improvvisazione. Sotto il coordinamento di Rossella Tarabini\u00a0 il marchio Blumarine si \u00e8 proposto con uno stile innovativo che racconta di una donna borghese di carattere, una donna eccentrica e provocante. La prima campagna Blumarine firmata Helmut Newton \u00e8 quella della primavera\/ estate 1993, le modelle in questione sono Carla Bruni e Monica Bellucci. Gli scatti mostrano una Monica Bellucci in una sensuale veste nuziale, o ritratta con dei guantoni da box, o ancora in una posa statuaria sdraiata su un divano d\u2019epoca. Newton ha la capacit\u00e0 di mettere in scena dei brevi racconti attraverso degli scatti che sembrano \u2018rubati\u2019,\u00a0 come scrive claudio Marra: Per la campagna fotografica della stagione autunno\/inverno 1993\/1994 Newton sceglie di reinterpretare il tema delle rose che rappresentano lo stile Blumarine per eccellenza, incarnando l\u2019ideale di sensualit\u00e0 femminile pensato da Anna Molinari. Newton fa leva ancora sulla sensualit\u00e0 intrinseca all\u2019immagine della donna sposa, fotografando le modelle Joanne Branfoot e Nelly impegnate in un gioco di genere vestite in abiti nude look in un crescendo di sensualit\u00e0 davanti ad una parete di rose rampicanti. La messa in scena di questi scatti rimanda senza alcun dubbio alle ambientazioni dell\u2019 Orlando, film diretto da Sally Potter tratto dall\u2019omonimo romanzo di Virginia Wolf e presentato in anteprima nel 1992 al Thessaloniki International Film Festival. \u201cHelmut \u00e8 un narrativo, un filmico, racconta storie per frammenti, accenna intrecci che non svolge, dissemina indizi che non spiega, sfrutta, anche da questo punto di vista, il voyerismo congenito della fotografia, il suo essere unit\u00e0 isolata che necessariamente porta a interrogarsi e fantasticare su ci\u00f2 che non \u00e8 mostrato sugli altri ipotetici fotogrammi mancanti\u201d. Per la campagna fotografica della stagione autunno\/inverno 1993\/1994 Newton sceglie di reinterpretare il tema delle rose che rappresentano lo stile Blumarine per eccellenza, incarnando l\u2019ideale di sensualit\u00e0 femminile pensato da Anna Molinari. Newton fa leva ancora sulla sensualit\u00e0 intrinseca all\u2019immagine della donna sposa, fotografando le modelle Joanne Branfoot e Nelly impegnate in un gioco di genere vestite in abiti nude look in un crescendo di sensualit\u00e0 davanti ad una parete di rose rampicanti. La messa in scena di quesi scatti rimanda senza alcun dubbio alle ambientazioni dell\u2019 Orlando, film diretto da Sally Potter tratto dall\u2019omonimo romanzo di Virginia Wolf e presentato in anteprima nel 1992 al Thessaloniki International Film Festival. Per la campagna pubblicitaria della primavera\/estate 1995 Newton sceglie di fotografare la bellissima modella Carr\u00e9 Otis, che gi\u00e0 aveva posato per Playboy nel 1989. Si parla molto di questa modella negli anni Novanta a causa della sua tormentata relazione col marito Mickey Rourke, e questa vicenda sembra condizionare fortemente gli scatti di Newton, che assumono le sembianze di una biografia raccontata per immagini. In questa campagna emerge in maniera evidente l\u2019idea della donna borghese, trasgressiva e viziata, ma al tempo stesso forte e di carattere. Sono fotografie in bianco e nero e a colori, che esprimono spensieratezza e violenza, con tagli diagonali e riprese dal basso verso l\u2019alto e al contrario dall\u2019 alto verso il basso. Carr\u00e9 Otis \u00e8 fotografata distesa a tessa su un tappeto di riviste scandalistiche e lo stesso Newton \u00e8 presente all\u2019interno dell\u2019inquadratura con le sue scarpe da tennis bianche. Per rende pi\u00f9 vera la messa in scena Newton prende parte della fiction e interpreta \u2018 l\u2019uomo senza volto \u2019 che \u00e8 presente molto spesso nelle sue storie per immagini. Un percorso articolato in capitoli cronologici, i visitatori possono attraversare tutte le fasi ed evoluzioni della vita e della carriera di Newton, dagli esordi fino agli ultimi anni di produzione. Helmut Neust\u00e4dter nasce a Berlino nel 1920 da una ricca famiglia di origine ebrea ed esprime presto il suo interesse per la fotografia. Inizia la propria formazione all\u2019et\u00e0 di 16 anni affiancando la famosa fotografa di moda Yva, ma presto lascia la citt\u00e0 per sfuggire alla persecuzione degli ebrei. Dopo alcuni viaggi in cui lavora come fotoreporter, apre a Melbourne un piccolo studio con il supporto della futura moglie, l\u2019attrice June Brunell. Nel 1956, operando sotto il nome anglicizzato di Helmut Newton, inizia a collaborare con Vogue Australia, Vogue Inghilterra e con Henry Talbot, nel loro studio comune a Melbourne. Il fotografo raggiunge il suo stile inimitabile a Parigi negli anni sessanta: la sua visione dinamica si manifesta, ad esempio, in una serie di fotografie delle produzioni dello stilista Andr\u00e9 Courr\u00e8ges che Newton scatta per la rivista britannica Queen nel 1964, o nei suoi lavori per Vogue Francia ed Elle Francia. In questo periodo, Newton sviluppa intense collaborazioni con Yves Saint Laurent e Karl Lagerfeld attraverso le quali cattura lo spirito del tempo, segnato dalla rivoluzione sessuale di fine decennio, senza limitarsi alla rappresentazione dell\u2019abbigliamento come accessorio, con una fotografia dal taglio metafisico. A met\u00e0 degli anni sessanta acquista una casa vicino a Saint-Tropez in Costa Azzurra, luogo che diventer\u00e0 sfondo per innumerevoli scatti. Si fa strada l\u2019interesse per il tema del sosia, che comincia a elaborare attraverso duplicazioni di immagini e accostamenti di manichini e modelli dal vivo. Le diverse commissioni da parte di riviste internazionali lo spingono a viaggiare a Venezia, Londra, Milano, Roma, Montr\u00e9al e Tunisi. Negli anni settanta, uscendo dai canoni della fotografia di moda classica, realizza immagini sempre pi\u00f9 provocatorie, stravolgendo set e impiegando modelli e stylist in modo non convenzionale. Newton allarga ulteriormente le possibilit\u00e0 creative dei suoi servizi fotografici: in elicottero, su una spiaggia alle Hawaii, in hotel parigini. Con la sua opera, testa i limiti sociali e morali, arrivando a ridefinirli. Le sue modelle appaiono eleganti ed erotiche, anarchiche e giocose. Queste immagini catturano e ingannano l\u2019occhio, solo ad un esame pi\u00f9 attento si distingue ci\u00f2 che \u00e8 reale da ci\u00f2 che \u00e8 una ricostruzione o rievocazione delle sue idee e osservazioni. La sua ispirazione per questi scatti viene dalle fonti pi\u00f9 disparate: il surrealismo, i racconti di fantasia di E.T.A. Hoffmann, le trasformazioni viste nel film Metropolis di Fritz Lang. Nel 1981 pubblica l\u2019innovativa serie \u201cNaked and Dressed\u201d, che appare nelle edizioni italiana e francese di Vogue e successivamente nei suoi libri. Il nuovo concetto visivo dei dittici consiste nel far posare, gli uni accanto agli altri, i modelli nudi e vestiti, raccontando lo spirito culturale del tempo \u2013 come i cambiamenti del ruolo delle donne nella societ\u00e0 occidentale. Parallelamente a queste immagini produce i primi cosiddetti \u201cBig Nudes\u201d, sia per la carta stampata che come stampe a grandezza naturale. A partire dal 1987 Newton idea la propria rivista di grande formato, \u00abHelmut Newton\u2019s Illustrated\u00bb, costituita da quattro numeri pubblicati a intervalli irregolari. Negli anni novanta Newton usa un approccio ancora pi\u00f9 innovativo e all\u2019avanguardia, lavorando sia per editoriali di moda che per grandi commissioni e campagne pubblicitarie di stilisti quali Chanel, Thierry Mugler, YSL, Wolford, e clienti come Swarovski e Lavazza. In questo periodo le immagini di moda iniziano ad affermarsi nel mercato dell\u2019arte con quotazioni \u201cstellari\u201d alla luce della crescente consapevolezza del significato culturale del genere. Newton riceve premi in Francia, Monaco e Germania come riconoscimento della sua totale dedizione alla fotografia. L\u2019ultima selezione di scatti vede intrecciarsi ancora una volta, nel modo unico di Newton, i principali temi approfonditi nel corso della sua carriera: la moda, il nudo e il ritratto. Si tratta di un\u2019ultima potente testimonianza del carattere unico e della straordinaria visione del fotografo. Fino alla fine della sua vita Helmut Newton ha continuato a incantare e provocare con la sua singolare interpretazione della femminilit\u00e0. Il suo lavoro per oltre sei decenni ha sfidato ogni tentativo di categorizzazione. Nessun altro fotografo \u00e8 mai stato pubblicato quanto Helmut Newton e alcune delle sue immagini pi\u00f9 iconiche sono diventate parte della nostra memoria visiva collettiva. \u00a0Il titolo &#8211; Intrecci &#8211; diventa la chiave per interpretare non solo il percorso espositivo, ma anche il rapporto profondo tra la fotografia di Newton e il luogo che la ospita. Nel Filatoio di Caraglio, nato per intrecciare fili di seta e produrre tessuti preziosi, la memoria materiale della tradizione tessile dialoga con le trame concettuali delle sue immagini. Ma non \u00e8 solo un richiamo al contesto: nella carriera di Newton gli intrecci sono ovunque. Intrecci biografici, come il lavoro per la storica azienda tessile tedesca Nino-Moden negli anni Sessanta, che segna l\u2019inizio della sua visione estetica; intrecci professionali, con grandi committenti internazionali che hanno trasformato la moda in un terreno di sperimentazione creativa; intrecci narrativi, che abitano ogni fotografia, in cui il desiderio si mescola al potere, la posa alla provocazione, la bellezza all\u2019ironia. L\u2019esposizione si apre con una sezione introduttiva che propone gli scatti pi\u00f9 iconici di Newton, quelli che lo hanno reso uno dei fotografi di moda pi\u00f9 famosi e influenti del XX secolo: dai ritratti di celebrit\u00e0 quali Catherine Deneuve, Andy Warhol e Paloma Picasso, al suo primo nudo, quello di Charlotte Rampling all\u2019H\u00f4tel Nord-Pinus di Arles nel 1973. Fotografie che coniugano eleganza e seduzione, offrendo uno sguardo critico sul cambiamento del ruolo femminile nella societ\u00e0 occidentale del tempo.Il percorso prosegue con i lavori realizzati per le grandi committenze della moda. A partire dalla collaborazione con Yves Saint Laurent, durata per alcuni decenni, iniziata nel 1969 a Parigi con i ritratti dello stesso stilista e continuata fotografando sia le collezioni di alta moda sia quelle di <em>pr\u00eat-\u00e0-porter;<\/em> quindi con Versace, con una serie di immagini realizzate nel 1985 a Montecarlo, in cui le modelle appaiono quasi esclusivamente di schiena. Una sezione \u00e8 inoltre dedicata al particolare rapporto di lavoro che Newton stringe con Anna Molinari, che concede grande libert\u00e0 al maestro per interpretare i modelli del suo <em>brand<\/em>Blumarine<em>.<\/em> L\u2019H\u00f4tel Balmoral a Monte Carlo, la costa rocciosa di Monaco, i giardini esotici di Antibes o le ville di Nizza fecero da ambientazione agli scatti dove le modelle, da Monica Bellucci a Carla Bruni, da Nadja Auermann a Carr\u00e9 Otis, si muovevano come attrici che interpretavano un copione scritto proprio dal fotografo. La mostra d\u00e0 poi conto della sua carriera nel mondo della pubblicit\u00e0 di prodotto, campo che concede a Newton maggiore libert\u00e0 di azione, consentendogli di creare le sue immagini con meno vincoli e risultati pi\u00f9 radicali: dai lavori commissionati da Mario Valentino alla grande catena americana di magazzini Neiman Marcus, dall\u2019azienda del lusso Asprey, agli orologi Paul Picot, dalla casa vinicola italiana \u201cCa\u2019 del Bosco\u201d a Lavazza. Helmut Newton \u00e8 stato un maestro della cosiddetta <em>mood photography<\/em>, un genere capace di creare un\u2019atmosfera particolare e di suscitare una connessione emotiva tra il prodotto, che viene solo evocato senza mai rivelarlo in maniera esplicita, e il lettore della rivista. Esemplari a tal proposito sono gli scatti per promuovere i profumi di Laura Biagiotti e Yves Saint Laurent degli anni Novanta, insieme alla serie di scatti per il marchio italiano di borse Redwall. Ad accompagnare la mostra\u00a0 sar\u00e0 un ricco Public Programme, a cura di Monica Poggi e Fondazione Artea, che proporr\u00e0 incontri e dialoghi con esperti di fotografia, moda e cultura visiva. Un\u2019occasione per leggere e contestualizzare il lavoro dei due maestri, ma anche per riflettere sulle intersezioni fra fotografia, produzione, collezionismo e societ\u00e0 contemporanea.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Biografia di Helmut Newton<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Inizia la propria formazione all\u2019et\u00e0 di 16 anni affiancando la famosa fotografa di moda Yva, ben presto lascia la citt\u00e0 per sfuggire alle persecuzioni degli ebrei. Dopo alcuni viaggi durante i quali lavora come fotoreporter, nel 1945 apre a Melbourne un piccolo studio e successivamente inizia a collaborare con Vogue Australia, British Vogue e con Henry Talbot, un collega fotografo tedesco. Nel 1961 si trasferisce a Parigi con la moglie June e afferma il suo stile grazie ai lavori per Vogue France, Elle France e Queen. Si mostra subito in grado di catturare lo spirito dei tempi, senza limitarsi alla rappresentazione dell\u2019abbigliamento come accessorio e proponendo una fotografia dal taglio metafisico. Nel 1981 sviluppa un nuovo concetto visivo che desta scalpore per Vogue Italia e Vogue France: chiede alle modelle di spogliarsi dopo un servizio fotografico e le ritrae nella stessa identica posa, ma nude. Negli anni \u201990 Newton usa un approccio pi\u00f9 all\u2019avanguardia, lavorando sia per editoriali di moda che con stilisti come Chanel, Thierry Mugler, YSL che con altri clienti come Swarovski e Lavazza. In occasione del suo ottantesimo compleanno, gli viene dedicata una retrospettiva alla Neue Nationalgalerie di Berlino. Nel 2004 muore a Los Angeles solo pochi mesi prima dell\u2019apertura della sua Fondazione a Berlino, della quale diventa presidente la moglie June.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Filatoio di Caraglio di Cuneo<\/p>\n\n\n\n<p>Helmut Newton. Intrecci<\/p>\n\n\n\n<p>dal 23 Ottobre 2025 al 1 Marzo 2026<\/p>\n\n\n\n<p>Gioved\u00ec e Venerd\u00ec dalle ore 15.00 alle ore 19.00<\/p>\n\n\n\n<p>Sabato e Domenica dalle ore 10.00 alle ore 19.00&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Helmut-Newton-Heather-looking-through-a-keyhole-Paris-1994-\u00a9-Helmut-Newton-Foundation3-2-1308&#215;1920<\/p>\n\n\n\n<p>Helmut-Newton-Lavazza-Calendar-1994-Monaco-1993-\u00a9-Helmut-Newton-Foundation-1562&#215;1920<\/p>\n\n\n\n<p>Helmut-Newton-Mansfield-British-Vogue-London-1967-\u00a9-Helmut-Newton-Foundation-1441&#215;1920<\/p>\n\n\n\n<p>Helmut-Newton-Nadja-Auermann-Blumarine-Monaco-1993-\u00a9-Helmut-Newton-Foundation-1920&#215;1290<\/p>\n\n\n\n<p>Helmut-Newton-Yves-Saint-Laurent-Paris-1992-\u00a9-Helmut-Newton-Foundation-1880&#215;1920<\/p>\n\n\n\n<p>Helmut-Newton-Monica-Bellucci-Blumarine-Monaco-1992-\u00a9-Helmut-Newton-Foundation-1920&#215;1916<\/p>\n\n\n\n<p>Helmut-Newton-Yves-Saint-Laurent-Paris-1991-\u00a9-Helmut-Newton-Foundation-1893&#215;1920<\/p>\n\n\n\n<p>Helmut-Newton-Self-Portrait-at-home-Monte-Carlo-1993-\u00a9-Helmut-Newton-Foundation-1288&#215;1920<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cardone Fino al 1 Marzo 2026 si potr\u00e0 ammirare presso Il Filatoio di Caraglio di Cuneo la mostra dedicata a Helmut Newton \u2013 \u2018Helmut Newton. 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